timothée chalamet è il leonardo dicaprio del 2018

Dalla Leomania alla Chalamania: fenomenologia e analisi dell'innamoramento per l'attore irraggiungibile e un po' dannato.

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lug 24 2018, 2:38pm

Immagini via Instagram, collage di Niccolò Fiorentini.

Neanche il più ottimista si sarebbe aspettato che il film Chiamami Col Tuo Nome avrebbe ottenuto un successo così dirompente e vasto da ispirare un tour nei luoghi in cui è stato realizzato. Eppure è esattamente ciò che è accaduto: tutti lo abbiamo visto, tutti (o quasi) lo abbiamo apprezzato, compreso chi di queer culture sa poco o nulla. E così CMBYN è uscito dai confini del cinema LGBTQ, portando all’attenzione del grande pubblico riferimenti e tropi specifici.

Uscita nei cinema statunitensi nel novembre 2017 e arrivata poi qualche mese dopo in Italia, la pellicola di Guadagnino ha ovviamente ad oggi perso parte dell’hype, com'è fisiologico. La parabola ascendente di Timothée Chalamet, invece, sembra tendere all’infinito. Dopo aver interpretato Elio, l’attore 22enne ha infatti raccolto intorno a sé un interesse pericolosamente vicino al feticismo, corroborato da moltitudini di fan incalliti, thread su reddit e fanpage in suo onore. Altro dato interessante: creato il 1 luglio, il profilo Instagram @chalametinart—che inserisce Chalamet nelle opere d’arte più note—ha racimolato in poco più di tre settimane oltre 50K follower.

Come accade a ogni fenomeno di costume che si rispetti, anche per questo è stato coniato un neologismo ad hoc: Chalamania, che al cognome di Timothée unisce, appunto, la parola mania; e “ciò succede quando la [suddetta] mania è genuina,” sostiene in un articolo il Guardian.

Non nego di essere io stesso vittima della Chalamania. Ogni volta che ci penso è un po’ come tornare al 1998, quando all’età di sette anni iniziò per me un lustro di sopportazione (mia) e sospiri (di mia sorella) causato dalla sua ossessione adolescenziale per Leonardo DiCaprio. Proprio in quell’anno uscì infatti nelle sale italiane Titanic, e un po’ per quella legge del battito d’ali eccetera eccetera, tale evento ebbe un impatto diretto e reiterato sulla mia vita.

Data la presenza di poster del protagonista appesi ovunque in casa, iniziai a sentirmi piuttosto osservato; fui intanto costretto a sorbirmi infiniti pomeriggi di visione del suddetto film, almeno finché la videocassetta non si smagnetizzò definitivamente; e infine iniziarono le lunghe discussioni sul fatto che Rose (Kate Wisley) avrebbe potuto fare un po’ di spazio a Jack prima che ci morisse assiderato in mezzo all’Atlantico.

Traumi infantili a parte, scrivo tutto questo per dare maggior sostanza alla mia tesi sugli idoli nel mondo dello spettacolo oggi: l’attuale innamoramento generale nei confronti di Timothée Chalamet è identico nella sostanza (meno nella forma) a quello che vent’anni fa provavano per Di Caprio le ragazzine e i ragazzini di mezzo mondo.

In molti mi hanno detto in questi mesi che il confronto è eccessivo, eppure le mie ricerche lo confermano: all’epoca, mia sorella era stata colpita da quella che, guarda un po’, veniva definita proprio come Leomania. “Tanto bello da impazzire… Esplode la DiCaprio mania,” recitava per l’appunto un articolo di Repubblica l’1 Marzo 1998.

In ogni caso, ad anticipare la mia tesi è stato un articolo dell’aprile scorso di Interview Magazine in cui ci si chiedeva: Timothée Chalamet è il nuovo Leonardo Di Caprio? Ebbene, a distanza di mesi e con un po’ di lungimiranza la risposta è solo e soltanto una: sì. Per capirlo in maniera un po’ analitica bisogna mettere a confronto biografia, filmografia e caratteristiche dei due attori.

Timothée Chalamet è nato e cresciuto a Manhattan da madre americana e padre francese, mais oui. Ancora oggi vive a NYC, e vanta uno zio che è un regista piuttosto noto. Prima di arrivare al grande pubblico è apparso in serie tv (Homeland) e film d’autore (Miss Stevens, 2016), ma è solo dopo il suo personale Titanic che lo vogliono un po’ tutti, e per ruoli degni di nota. In pochi mesi interpreta lo stronzetto insensibile di Lady Bird (2017), lo spacciatore di Hot Summer Nights (2018), il ragazzo complicato di Beautiful Boy (2018), Enrico V in The King (ancora in fase di riprese) e l’innamorato di Selena Gomez in a Rainy Day in New York (che potrebbe non vedere mai la luce per gli sviluppi che hanno coinvolto il regista Woody Allen nel periodo del #metoo).

Tutto ciò combacia esattamente con la narrativa di successo globale che due decenni fa ha portato DiCaprio a essere scritturato, subito dopo Titanic, per film come La Maschera di Ferro, Celebrity (sempre di Woody Allen), The Beach, The gangs of New York e così via.

Certo, a differenza di Chalamet, DiCaprio non nasce in un contesto che gli permette di avere fin da subito grossi contatti col mondo del cinema: la mamma di origini italiane è una fumettista di Los Angeles, i suoi divorziano, lui è irrequieto, non gli piace studiare (ma anche Chalamet abbandona gli studi per dedicarsi alla recitazione). Leggenda vuole però che una certa donna decida di chiamare il figlio Leonardo proprio mentre si trova di fronte a un’opera dell’omonimo artista agli Uffizi di Firenze—una sorta di buon auspicio, che a quanto pare ha funzionato davvero.

Altro punto di contatto, e altro bonus quando si tratta di conquistare i cuori degli adolescenti, la loro fisicità: entrambi androgini, dalla chioma fluente, in tutto e per tutto paragonabili all’archetipo dell’efebo dell’antica Grecia. Senza dimenticare l’alone di mistero che li avvolge, dato che si tratta di due rari esemplari di personaggi pubblici molto interessati a tutelare la loro privacy.

Di DiCaprio si sa che ha avuto flirt con (quasi) tutte le top model dell’epoca, come Bridget Hall, Naomi Campbell e Helena Christensen. Chalamet è uscito per un po’ con la figlia di Madonna, Lourdes, ma è impossibile fare ulteriori supposizioni grazie ai social network: pur essendo seguito su Instagram da oltre due milioni di follower, non cura molto il suo profilo e ha dichiarato più volte di essere indifferente alle dinamiche da like e affini.

Piuttosto, come l’ambasciatore ONU DiCaprio, Chalamet è molto sensibile a tematiche più socialmente impegnate: dopo l’ennesima accusa a Woody Allen da parte della figlia adottiva Dylan Farrow di averla molestata da bambina, il giovane attore americano ha deciso di devolvere il suo cachet di A Rainy Day in New York a tre associazioni - tra cui l’LGBT Center di New York.

Nel 1995 il New York Times prevedeva che DiCaprio sarebbe diventato il nuovo River Phoenix (quello di Belli e Dannati, esatto). Nel 2018, Timothée Chalamet è già il nuovo Leonardo DiCaprio. Quindi smettetela di dire che non è così. Piuttosto, l’unico vero augurio da fare è il seguente: Timothée - dato che già hai ottenuto la prima nomination agli Oscar - speriamo solo che tu non debba aspettare tanto come il tuo collega per ottenere una statuetta laccata in oro.

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Crediti


Testo di Vincenzo Ligresti
Immagini via Instagram