interviste impossibili: la donna dietro il debutto di ssheena

"Per ora non ha nessuna mission se non quella di combattere il cattivo gusto con dell'altro cattivo gusto."

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set 27 2017, 2:26pm

Ho provato a intervistare Sabrina Mandelli, che è poi la persona reale che si nasconde (proprio attivamente, come una specie di ninja) dietro SSHEENA, in qualunque modo possibile. E non è servito quasi a niente. Le ho mandato domande su app di messaggistica istantanea varie ed eventuali fingendo che fossero curiosità mie, off the record, dimmi pure quello che vuoi. Le ho telefonato. Ho anche messo platealmente il telefono sul tavolo durante una cena, memo vocale accesa, faccia a faccia. L'ho incalzata con domande da manuale. Ne è uscita una registrazione di più di un'ora quasi completamente inutile ai fini dell'editoria di settore e piena di cose che non si possono ripetere. Risate sguaiate, diverse bestemmie, pause di riflessione anche poetiche e un certo modo di gesticolare che non saprei come ma si intuisce anche dalla sola voce. Quel che ho potuto ricavare è un arcipelago di cose guadagnate con le unghie, di boutade cariche di senso come di scarti e frattaglie di un processo creativo bizzarro. Volutamente buttato via per timidezza e intimo understatement tutto brianzolo eppure poetico e convinto. Sicuro. Fiero. Senza perdere la tenerezza.

Jacopo: Da bambina eri fissata coi vestiti?
Sabrina: "No, ma neanche da grande. Ho frequentato l'Istituto Marangoni un po' per caso. Mi era piaciuta la prima sfilata di Gareth Pugh, ero in fissa con la scultura e volevo andare a Brera [Accademia di Belle Arti di Brera, ndr], ma ero convinta di non saper disegnare. Facevo solo dei disegni tipo porno gay sul muro a ragioneria che mi hanno anche fatto finire in presidenza. Però una mia professoressa era convinta avessi talento, quindi mi ha fatto parlare con sua figlia che insegnava belle arti e questa mi ha consigliato di provare con la Marangoni." Niente fascinazione per il mondo della moda però: " In vacanza dalla Marangoni andavo all'autodemolizioni di mio padre e mi lasciava distruggere le macchine" All'inizio Dolce e Gabbana e la demi-couture, le celebrity e gli abiti custom-made. E una passione per il workwear. "Il mio luogo preferito di ricerca è il Bricocenter: l'abbigliamento da lavoro è utile e non fashion, e adoro mixare questi dettagli con la moda, perché la rendono più fresca e inusuale. Sono convinta che una designer debba essere almeno una sarta decente. Un giusto mix tra sarta accettabile e diva," come ha dichiarato di recente a Vogue Italia.

Poi Off-White e Virgil Abloh, dove è (tutt'ora) head designer per il womenswear. "Una cosa che mi ha insegnato e che mi ripete sempre Abloh è di fare abiti per una donna 'fierce'."

E infine SSHEENA, alla sua prima vera sfilata per questa spring/summer 18. Un lavoro sull'immaginario femminile, più che sugli abiti. "Non credo ci siano vestiti giusti o sbagliati, alla fine sono solo stracci. Sono il personaggio e l'atmosfera che ci stanno dietro e che descrivono uno stile a fare la differenza. E lo stile si nutre di cultura, non di vestiti."

Un mostro di Frankenstein però auspicabile che si compone di pezzi e reference appunto culturali e multitasking, e non la moda che parla di moda. Ci sono i Ramones "It was funny because it looked like all the girls in New York were changing their name to Sheena after that. Everybody was a Sheena" e ci sono le Edith Bouvier di Grey Gardens, Norma Desmond, Billy Wilder (tanto Billy Wilder), Joan Crawford e anche Petra Von Kant. Divismo e psicosi, la situazione è grave ma non seria.

La collezione si chiama Life in a Day e dentro ci sono le donne di una vita in 30 uscite. Melodramma, una non velata proposta gender-bender, tagli e volumi da New York post '77 e uno smisurato amore per le atmosfere del Monocle Club di quella Parigi anni '30 pre-invasione, leggendario ritrovo lesbo ante-litteram e paradiso queer. "È da una vita che mi chiedono se sono lesbica."

Jacopo: Se dovessi, per chiudere, descrivere in due parole la mission di SSHEENA?
Sabrina: Che domanda di merda, che cazzo ne so. Per ora non ha nessuna mission se non quella di combattere il cattivo gusto con dell'altro cattivo gusto. Poi fammici pensare... Mi piace fare tutto quello che mi piace senza dover seguire un trend, come invece ho sempre dovuto fare nei posti dove ho lavorato. Oggi riguardavo le foto della sfilata e ho pianto un po' sull'aereo, c'era davvero un pezzettino di me in ognuna di loro.

Un attimo dopo mi vibra il telefono, e intanto Sabrina chiude dicendomi "Ah, c'è anche questa frase che mi piace tantissimo 'Ho sempre amato la tua nuca, la sola parte di te che potevo guardare senza essere visto'." Viene da Jules et Jim di Truffaut. SSHEENA è probabilmente anche Catherine. E anche Jeanne Moreau.

Crediti


Testo Jacopo Bedussi
Fotografia Lorenzo Fanfani