Cosa significano gaslight, gatekeep e girlboss?

E cosa possiamo imparare da queste tre definizioni che ora troviamo usate ovunque e a sproposito? Breve storia di come l'Internet stravolge i significati.

di James Greig
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16 agosto 2021, 4:00am

Nel 2021, ogni discorso serio e onesto online viene stravolto nel giro di pochissimo tempo. Questa tendenza è evidente soprattutto nell'ascesa dei meme a tema “Gaslight, Gatekeep, Girlboss”, una parodia del motto motivazionale più odiato di sempre, "Vivi, Ridi, Ama", iniziata con un post su Tumblr a gennaio (seguito a ruota dalla sua controparte meno conosciuta: "Manipolare, Mansplain, Malewife"). Ma cosa significano, in realtà, questi tre termini?

Storia di com’è nato il meme “Gaslight, Gatekeep, Girlboss”

Un articolo di Vox pubblicato all'inizio di quest'anno suggeriva che il meme “Gaslight, Gatekeep, Girlboss” rappresenterebbe una confutazione culturale dell'archetipo della girlboss, in altre parole, il gaslighting e il gatekeeping sarebbero parti inestricabili dell'essere una girlboss. Un altro articolo uscito nel frattempo, sosteneva che la frase rappresenterebbe "un contro-meme, che si oppone all’opprimente richiesta di guardare avanti e di progredire a tutti i costi, di essere un ingranaggio di una ruota funzionale che si rifiuta di smettere di girare—come se non fosse stata proprio quell'avidità per una crescita costante e per il cosiddetto ‘progresso’ a portarci a questo punto." Ma nessuna delle due spiegazioni è pienamente convincente. In generale, i meme “Gaslight, Gatekeep, Girlboss” tendono a essere più assurdi che didascalici, e raramente articolano un punto chiaro e coerente.

Facendo un passo indietro. "Gaslight, Gatekeep, Girlboss” è, in realtà, uno slogan composto da parole chiave messe insieme a caso—ecco perché è divertente. Supponiamo che indichi il non poterne più del termine girlboss, questo varrebbe anche per gatekeep e gaslight—due concetti effettivamente utili che sono stati declassati a termini nosense da Internet (come sottolinea il pezzo di Vox: "Il meme Gaslight, Gatekeep, Girlboss è più che altro una presa di coscienza auto-ironica di quanto fossimo tutti entusiasti di usare queste parole senza neanche sapere bene cosa significassero").

Cosa significa “Girlboss”

Il termine girlboss è stato coniato nel 2014 dalla fondatrice di Nasty Gal Sophie Amuroso (il suo ultimo libro autobiografico si intitolava #Girlboss; lo stesso nome che ha dato alla sua società di media) e si è diffuso rapidamente fino a diventare un fenomeno culturale. Inizialmente le persone l'hanno preso sul serio, ma è passato ormai molto tempo da quando il termine veniva usato in modo corretto. Girlboss, infatti, non viene più neanche usato dalle stesse persone che l’hanno coniato, e ha perfettamente senso: essere nello Zeitgeist e adottare per prime i nuovi trend culturali è proprio una componente essenziale dell'essere girlboss.

Principalmente ora è usato come presa in giro di chi si comporta come tale, anche se alcune ex girlboss hanno già iniziato a riappropriarsi del termine. In questo senso, girlboss potrebbe entrare nel vocabolario basic: una parola con connotazioni negative che le persone usano comunque su se stesse con una strizzata d’occhio (se cerchi #girlboss su Instagram, c'è ancora una discreta quantità di persone che ne fanno uso, ma si tratta di normie, quindi non contemplate in questo articolo).

La parola girlboss è morta soprattutto perché è quello che succede inevitabilmente a qualsiasi trend, ma l’astio che ha ispirato la nascita del termine ha a che fare con una crescente insoddisfazione nei confronti delle politiche di rappresentazione della nostra società: sempre più donne sono diventate scettiche verso l'idea che il successo individuale sia connesso con l'emancipazione su larga scala. Una serie di controversie emerse tra aziende guidate da donne, da Nasty Gal al club privato per sole donne The Wing (entrambe accusate di perpetuare ambienti di lavoro tossici), ha infatti confermato che le donne capitaliste possono essere altrettanto sfruttatrici e spietate quanto le loro controparti maschili.

Il termine girlboss si è così intrecciato con il concetto di "femminismo bianco" o di "femminismo liberale", caratterizzati da un’integrità di facciata e un focus su un’emancipazione solo individuale. Questa scuola di femminismo sempre più fuori moda è stata oggetto di pesanti critiche negli ultimi cinque anni, oltre a essere stata ridicolizzata da un po’ troppi libri sfornati per riempire gli scaffali dei bookstore e vendere facile con titoli come Ragazze Antipatiche e Donzelle Insofferenti.

La popolarità del femminismo liberale potrebbe non finire a breve, ma è raro sentirne parlare in accezione positiva, e anche le persone che vi aderiscono utilizzano soltanto il termine femminismo. Nonostante il termine e il concetto della girlboss siano in marcato declino, l'ideologia aziendale da cui è scaturito è ancora oggi imperante. Basta vedere il successo di questo post virale su una CEO che organizza le cartelle delle sue app con frasi motivazionali del tipo "Sono produttiva", "Sono istruita" e "Sono ricca". Avrebbe potuto aggiungere tranquillamente "Io sono una girlboss", "Io faccio gatekeep", "Io faccio gaslight".

Cosa significa “Gaslight”

Passiamo ora al gaslighting. A differenza di girlboss, questo termine è nato come qualcosa di più di uno slogan. Deriva da un'opera teatrale di Patrick Hamilton del 1938, Gas Light, in cui un uomo tenta di fare impazzire sua moglie alterando la sua percezione della realtà. Per decenni, il termine gaslight è stato comunemente usato per descrivere un tipo specifico di abuso emotivo. Si tratta di un fenomeno reale, ed è importante avere una parola per individuarlo e marcare negativamente questo modello di comportamento.

Nonostante queste buone premesse, il termine gaslight è stato stravolto dal processo di "concept creep", ovvero il suo significato, che inizialmente descriveva un fenomeno ben preciso, si è ampliato e generalizzato, perdendo di fatto la propria specificità e potenza. Oggi gaslight è diventato principalmente un modo più elegante per dire "mentire", spostandosi dalla sfera interpersonale a quella pubblica. Uno degli esempi più famosi di questa tendenza è un articolo virale intitolato Donald Trump Is Gaslighting America. Ma lo stava facendo davvero? O stava “semplicemente” mentendo all’America?

È vero che le falsità dei politici a volte sono così eclatanti che definirle gaslighting potrebbe sembrare calzante, ma, per la maggior parte dei casi, quello che fanno è ascrivibile alla semplice disonestà. Si tratta di un comportamento sufficientemente negativo per un funzionario pubblico, e per essere descritto non necessita di appropriarsi di un termine, rendendolo inflazionato. Questo processo rende infatti la parola meno efficace nel descrivere il comportamento a cui si riferiva originariamente. La conseguenza di questo slittamento di significato è che, quando si subisce un vero e proprio gaslighting in una relazione personale, ora si evita utilizzare questo termine, e non c’è più un modo per descriverlo. Adesso il termine ha raggiunto il punto di non ritorno, e suona solo un po' superficiale. RIP gaslighting: ucciso da troppi articoli di riflessione retorici.

Cosa significa “Gatekeep”

Il gatekeeping è forse il meno virale dei tre termini in questione. Di base, si riferisce a una serie di pratiche che concettualmente fanno riferimento al termine “gate” [cancello, NdT], portate avanti da persone che si arrogano il diritto di decidere cosa sia giusto o sbagliato in assoluto, filtrando le informazioni che vengono divulgate. Nel Regno Unito, il termine si riferisce alla gestione degli alloggi da parte delle autorità locali, che rifiutano di ospitare i senzatetto anche se avrebbero il dovere di farlo. Per le persone trans, il gatekeeping medico significa l'impossibilità di accedere in modo diretto all'assistenza sanitaria di cui hanno bisogno, senza dover passare attraverso una terza parte potenzialmente astiosa e ostruttiva. È una grave forma di oppressione che si manifesta anche in certe forme di grassofobia medica.

In contesti meno seri, gatekeep è usato per definire quelle persone che, nel tentativo di controllare gli altri, giudicano chiunque abbia i loro stessi interessi, con la supponenza che nel loro caso si tratti soltanto di una posa. Per farvi un esempio lampante: quando incontrano qualcuno con una maglietta dei Nirvana e gli chiedono di nominare tre canzoni della band. E ne è stato vittima anche Jeremy Corbyn, quando ha dichiarato che gli piaceva l’Ulisse di Joyce e qualcuno lo ha sfidato a una gara di lettura.

Ma come il gaslighting, anche il gatekeeping è caduto vittima del “concept creep”, e ora viene utilizzato per descrivere qualsiasi tipo di comportamento denigratorio. Chi esprime una qualsiasi opinione a favore della cultura di massa, ad esempio, rischia di venire bollato come gatekeeper. Si veda quello che è successo a Martin Scorsese quando (non completamente a torto) ha paragonato i film Marvel alle giostre dei parchi a tema. Il regista è stato accusato di voler decretare (leggi: fare gatekeping) cosa sia o no vero cinema, anche se, in realtà, non intendeva escludere nessuno.

In effetti, ora, gaslighting e gatekeeping vengono entrambi regolarmente usati quando "qualcuno che dice qualcosa che non mi piace". Il linguaggio cambia, e questo non è necessariamente un problema, ma in questi contesti rischia di minare l'utilità di due concetti che un tempo avevano un certo valore. Forse, di fronte a questa presa di coscienza, dovremo inventare nuove parole per indicare i fenomeni a cui facevano originariamente riferimento gatekeeping e gaslighting, prima che ci mettessero mano i social media.

Come scrive la linguista Gretchen McCulloch nel suo libro Because Internet: Understanding the New Rules of Language, "creare, condividere o ridere di un meme significa affermare di essere un insider: sono un membro della cultura di Internet e se non capisci questo concetto, allora sei fuori." Creare meme è un modo per segnalare che siamo consapevoli di quando i trend vanno fuori moda, anche se rimane una quantità considerevole di normie che non hanno recepito il messaggio. Essere tra i primi a rendersi conto che qualcosa è diventato basic è una nuova forma di capitale culturale. Ma cosa rimarrà se ogni forma di linguaggio rischia di essere ridotta a un ammasso di parole senza senso e in modo così veloce? Tutte le locuzioni popolari, preziose o banali che siano, vanno infatti incontro allo stesso destino: venire masticate e sputate dalle fauci implacabili, divoranti, e in definitiva piuttosto banali, di Internet.

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK.

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Crediti

Testo di James Greig

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