Fotografie coutresy di Kim Shui, Colin Locascio, Theophilio e SC103 

12 designer emergenti dalla New York Fashion Week

Da Colin Locascio a Theophilio, ecco la nostra guida ai nuovi nomi della NYFW da tenere d'occhio nei prossimi mesi.

di Nicole DeMarco e Mahoro Seward
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14 settembre 2021, 1:55pm

Fotografie coutresy di Kim Shui, Colin Locascio, Theophilio e SC103 

Le settimane della moda sono tornate, e in grande stile! E a dare inizio alle danze è come sempre l’hub americano della moda, ora appena reduce dalla notte del MET, New York City. Oltre alle sfilate in presenza di Coach, Collina Strada, Eckhaus Latta, Vaquera e Maryam Nassir Zadeh, questa stagione ha fatto tornare alla casa madre anche nomi come Thom Browne, Rodarte e Telfar, i quali, nelle stagioni precedenti alla pandemia, avevano deciso di sfilare altrove.

Oltre a tutto questo, abbiamo visto anche dei debutti in passerella, come quelli di Peter Do e Maisie Wilen. Infatti, negli ultimi anni, New York si è affermata come un crogiolo di talenti emergenti della moda, nomi che stanno cambiando a colpi di collezioni potenti le regole del gioco della moda.

Qui, ti presentiamo alcuni dei nomi emergenti più interessanti della NYFW.

Batsheva

La stilista Batsheva Hay, con il suo ominimo brand Batsheva e le sue collezioni womenswear, ha anticipato il recente successo dello stile cottagecore, costruendo la sua collezione S/S 22 attorno all'idea che ovunque tu sia ti possa sentire a casa. Carino, no? "Le scelte in fatto di abbigliamento si basano su cosa ci piace vedere riflesso nello specchio della nostra camera da letto mentre proviamo cose folli," racconta. "L'idea è quella di poter indossare dei costumi in casa, e poi indossarli anche fuori."

Colin Locascio

a model posing in front of a bridge wearing colin locascio

Come molti di noi, Colin Locascio, designer nato e cresciuto a New York, sogna di tornare a tempi non troppo lontani: l'era dei cellulari Motorola, dei diamanti sui denti in vero stile anni ‘00, le serie di Nickelodeon e quelle tipo La Tata. Combinando lo stile newyorkese con le influenze degli anni '90 e '00, Colin progetta pezzi pop che non solo ci trasportano indietro nel tempo, ma ci ricordano che vestirsi bene (o persino male!), può e deve essere divertente. Per la S/S 22, il designer guarda invece alle opere d'arte dei bambini (quelle che si appendono al frigorifero, per intenderci), alle croccanti collane di pasta e ai colorbook colorati fuori dalle righe, una ricerca che esplora l'ingenuità e la giocosità dell’infanzia attraverso il colore, la texture e le stampe. Questa vibe ci viene trasmessa dai suoi capi fatti a mano tra cui spiccano una maglia jacquard ispirata al picnic e il twin set fatto all’uncinetto con papillon di pasta.

Chromat

Se dovessimo indicare quale brand potrebbe essere eletto a portabandiera di molti dei valori che vengono ora difesi nella moda, questo sarebbe Chromat. Fondato nel 2010 da Becca McCharen-Tran, il brand esplora il concetto di inclusività in senso ampio, creando uno sportwear e costumi da bagno per corpi di qualsiasi forma, dimensione, identità di genere ed etnia. Durante la NYFW, il brand ha presentato Chromat x Tourmaline, "una collaborazione di costumi da bagno che abbraccia l’idea di opulenza collettiva.” Becca ha così unito le forze con la regista, artista e attivista Tourmaline per la collezione, dopo che l’anno scorso avevano già collaborato per Joy Run, un film che celebra e mostra l'A/W 20 del marchio. Vale la pena guardarlo nel caso tu non l’abbia già fatto!

Elena Velez

Probabilmente saprai che le conversazioni che aleggiano da sempre attorno alla moda americana si rifanno a concetti come utilità, commercializzazione e abbigliamento sportivo, ma una cosa che spesso viene omessa è il nobile patrimonio artigianale della nazione. Una designer che cerca di attirare la dovuta attenzione su questa parte di storia ancora fin troppo oscura è Elena Velez, nata a Milwaukee, che concentra la sua pratica sull'artigianato storico e sull'eredità manifatturiera della sua città natale.

Per Year 0, la collezione di 20 look che ha presentato mercoledì in una mostra alla Shin Gallery, la designer ha tratto ispirazione dal “decadimento delle grandi civiltà” e ha tentato “di ricontestualizzare la gerarchia tra corpo e scultura democratizzando le risorse e il riconoscimento per gli artisti al di fuori delle capitali creative tradizionalmente riconosciute." Per quanto complicato possa sembrare, Elena ha dimostrato una capacità unica di sposare temi audaci con la propria abilità scultorea e profondamente poetica. Un must per tutti i teorici della moda là fuori!

Head of State

Dopo non averne potuto godere durante l’estate 2020, quest'anno i mesi estivi hanno visto l'orgoglioso ritorno dei festival, con partecipanti che si sono radunati a frotte in campi fangosi o località esotiche per spendere i loro soldi in pinte costose e partecipare a concerti trasmessi su impianti audio scadenti. Durante questa stagione, anche Taofeek Abijako di Head of State pensava ai festival, anche se di proporzioni un po' più epiche rispetto a qualsiasi weekender occasionale a cui avete partecipato tu e i tuoi amici lo scorso fine settimana. "Crescendo a Lagos, ho sentito storie infinite su questo festival chiamato Festac '77, che ha avuto luogo nella città vicina alla mia nel 1977," racconta, descrivendolo come "un grande evento lungo un mese che celebrava l’arte e la cultura nere—equivalente alle Olimpiadi.” La curiosità su come sarebbe l'evento se si ripetesse oggi è culminata nella collezione S/S 22 del giovane designer, che la descrive come “un'interpretazione ri-concettualizzata e moderna dell'evento, con look ispirati ai diversi ospiti che hanno partecipato e si sono esibiti al festival” quasi 45 anni fa. Ecco i look che vedremo al Glastonbury Festival la prossima estate!

Kim Shui

a model photographed in front of a white background in a cutout kim shui dress

Nata in America e cresciuta a Roma da genitori cinesi, Kim Shui non ha paura di sperimentare con stampe accese, texture complesse e silhouette audaci, con i suoi abiti ispirati alla night life e che vediamo indossare dai club kids di New York dal debutto del brand nel 2016. Quest'anno, un periodo in cui abbiamo assistito a una violenza senza precedenti indirizzata contro le persone asiatiche negli Stati Uniti, Kim ha difeso e celebrato la sua comunità presentando un cast totalmente asiatico e sfidando nozioni come visibilità, inclusività e diversità nell'industria della moda di oggi. La collezione S/S 22 della designer gioca anche con il kitsch e le fantasie occidentali, riscrivendo e cooptando questi tropi. Negli accessori c’è un focus sulla giada, che ritroviamo nelle decorazioni in cristallo, nelle stampe e nelle texture. "L'Occidente ha feticizzato l'Asia per secoli e ora Kim sta capovolgendo la prospettiva,” spiega Fiona Luo.

Puppets & Puppets

Nelle ultime tre stagioni, Puppets and Puppets si è trasformato da un progetto ancora in erba noto per le sue sfilate teatrali e per gli accessori accattivanti (ma impossibili da indossare)—come le scarpe a forma di scatola delle uova e i cappelli a strati di torta—a un vero brand di moda i cui agognati design sono ora disponibili all'acquisto sul retailer online SSENSE. Gli abiti della collezione sono infatti ispirati a due concetti chiave: "Come la pandemia ci ha colpito mentalmente e gli anni venti in America," ci racconta Carly. “Il punto di intersezione tra i due temi è una sorta di piacere perverso. Anche se al momento non siamo ancora fuori dalla pandemia, vogliamo sentirci liberi. Siamo in bilico tra ossessione e speranza.”

Saint Sintra

a model posing in corset and miniskirt designed by saint sintra

Anche se pensi di non conoscere Saint Sintra, l’omonimo brand fondato da Sintra Martins nel 2020, è probabile che tu abbia visto i suoi pezzi nel tuo feed di Instagram, magari indossati da alcune delle it-girl del momento. Sia Kim Petras che Olivia Rodrigo (e la sua gang di ragazze), che nel video di Brutal diretto da Petra Collins indossava la minigonna in stile anni ‘00 e il top a rete del brand, hanno scelto di indossare pezzi di questo marchio per la comunicazione delle loro ultime uscite. C'è bisogno di aggiungere altro? Saint Sintra è un nome da tenere d'occhio, e per la S/S 22 ha presentato quella che ha definito “una distopia technicolor hyperpop,” esplorando “il mondo post-analogico attraverso una lente frivola ed edonistica che cattura lo spirito della gioventù.”

SC103

hands holding out a leather loop bag designed by sc103
Photography Jon Nellen

Una collaborazione tra le stiliste Sophie Andes-Gascon e Claire McKinney, SC103 è a metà tra praticità e assurdità. Conosciute soprattutto per le loro frizzanti borse in pelle avvistate in giro per il centro città, il duo di designer emergenti crea principalmente pezzi unici su prenotazione (si legga: difficili da ottenere, ma molto ambiti) che "esplorano l'istintualità e le diverse sfumature che stanno dietro alla creazione di abiti e accessori su misura.” Presentata tramite un lookbook, la collezione S/S 22 di SC103 è "una riflessione sulle nostalgie personali e un abbraccio al futuro.” A comporla, T-shirt con decalcomanie consunte, reggiseni in pelle con tagli e abiti con fiorellini in pizzo arruffato che non fanno parte né del passato, né del presente e né del futuro.

Theophilio

Dal suo lancio nel 2016, il brand Theophilio di Edvin Theophlio Thompson, con sede a Brooklyn, si è affermato come una delle voci più lungimiranti nella comunità della moda di New York. Molto prima che queste lotte fossero in voga, i temi dei rappresentazione, responsabilità ecologica e comunità erano già tematiche al centro del brand. Inoltre, Edvin è riuscito a mantenere la sua integrità presentando un'estetica incandescente e singolare. Traendo ispirazione in egual misura dalla cultura giamaicana, isola natale dello stilista, e dall'energia elettrica della sua città adottiva, Theophilio unisce civetteria a un senso di rigore senza compromessi per quanto riguarda la manifattura dei pezzi. I pezzi più interessanti delle collezioni precedenti includono sottovesti elasticizzate e vestiti di perline che trasudano voglia di festa. Air Jamaica, la collezione per la NYFW, è stata descritta dal designer come una "celebrazione degli eroi e delle icone del mio paese d'origine."

The Stolen Garment

La storia dietro al brand con sede a Seoul The Stolen Garment, inizia a Londra. Nel 2017, Woo Park stava facendo sfilare la sua collezione di laurea nella metropoli quando uno dei suoi look è stato rubato. Una caccia virale al pezzo rubato ha fatto sì che qualcuno caricasse su Internet le foto di una persona non identificata vista indossare l'indumento in giro per la città. Sebbene il pezzo non sia mai stato trovato, Woo ha adottato una prospettiva poetica sulla situazione, scegliendo di vederlo come un'estensione itinerante di quella fatidica sfilata di moda. Da allora ha continuato a produrre più collezioni in onore di quel capo. In questa stagione vediamo seta martellata ispirata a Nobuyoshi Araki e stampe con gocce di sudore che "fanno riferimento all'immaginario di corpi sudati, impegnati in atti BDSM".

Willy Chavarria

New York, New York, it’s a hell of a “glorious shit hole”! OK, non è proprio così che fa la canzone, ma questa è la rivisitazione di Willy Chavarria. Intitolata CUT DEEP, questa collezione segna il ritorno del designer alla NYFW con il suo brand da quando ha ottenuto un grosso lavoro come SVP per la collezione maschile di Calvin Klein. Per la sua sfilata, si è recato in uno dei barbieri più iconici di Lower Manhattan, presentando una collezione che gioca con la grinta e il glamour della vita nella Grande Mela.

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK.

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Crediti

Testo di Nicole DeMarco e Mahoro Seward

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