Immagine di sinistra via @twothirdshoney; immagine di destra via @adrianahotcouture

8 profili Instagram che stanno sovvertendo il concetto di lingerie

Tulle etereo, babydoll in pizzo e colori tenui. Dimentica tutto questo, perché il mondo della lingerie nasconde molto altro.

di Anna Maria Giano
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03 agosto 2021, 4:00am

Immagine di sinistra via @twothirdshoney; immagine di destra via @adrianahotcouture

Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti in una celebre scena di Palombella Rossa. E anche in questo contesto avrebbe ragione. Il termine “lingerie” deriva infatti dal francese “linge”, che significa lino, ovvero il tessuto più adatto a realizzare questo genere di capi. In italiano, invece, i medesimi capi prendono il nome di “biancheria intima”, un termine che implica una connotazione culturale adombrata di tabù, e che ci spingere a nascondere ogni capo che rientri in questa categoria. Quello dell’intimo è infatti un microcosmo di intenzioni contrastanti, che oscilla tra volontà di coprire e desiderio spogliare, dove la nudità è al tempo stesso esaltata e crocefissa.

Inutile negare l’evidenza, un capezzolo senza reggiseno fa scalpore, come un perizoma che sbuca da una gonna: l’intimo pensato per corpi femminili è ancora un tabù, ed è arrivato il momento di fare qualcosa a riguardo.

A provarci è una comunità digitale di artist e creativ che sta portando avanti crociata a colpi di post sul feed di Instagram. L’obiettivo è quello di valorizzare la lingerie in quanto capo d’abbigliamento come qualunque altro. Perché no, non si tratta solo reggiseni e mutandine.

Ecco i profili Instagram body positive che stanno rivoluzionando la lingerie.

The Tog Father, l’artista che crea visioni rinascimentali e oniriche di donne in lingerie

Caravaggio incontra Agent Provocateur nella mente eclettica di A.J. Hamilton, artista e fotografo che riconfigura l’immaginario sex gear in chiave pittorica. Attraverso un processo di sublimazione dei suoi scatti, i colori perdono saturazione lasciando una patina alla olio su tela.

L’intimo diventa l’esaltazione, l’enfatizzazione, l’abbellimento che decora il nudo e non cela. Contrastando un Daniele da Volterra che coprì i genitali michelangioleschi della Cappella Sistina, The Tog Father li sottolinea con una delicatezza che è pura poesia.

Fleet Ilya, il brand di lingerie minimal e inclusiva

Il minimalismo che ci piace tanto assume una connotazione estrema nel brand Fleet Ilya, che riduce per massimizzare. Less is More, decantava Mies Van Der Rohe, e la lingerie essenziale di Fleet Ilya ha proprio lo scopo di eliminare materia per lasciare strabordare il corpo. Pellami, metalli, fibbie e ganci in tonalità neutre costituisco il prodotto di un brand rivoluzionario che tratta il BDSM con completini in macramè e twin set delicati.

C’è una tensione sessuale estrema in una proposta che è vero S&M, ma priva dei soliti latex rosa shocking e rosso lacca. Usando solo materiali di qualità eccelsa che accarezzano la pelle senza irritarla, i capi Fleet Ilya e i suoi scatti social hanno la peculiarità della lingerie d’eccezione: una leggerezza così assoluta da risultare evanescente.

Reflective Desire, il profilo Instagram che esplora l’universo sessuale attraverso il sex gear

Un nome onomatopeico, quello di Reflective Desire, che trasmette il proprio linguaggio attraverso una scelta di termini quantomai azzeccata. Proponendo scatti di mise sadomaso con tanto di corde, catene e collari, questo profilo Instagram vuole essere il riflesso visibile di desideri sessuali inespressi, di voglie mai soddisfatte per vergogna o paura.

Lo scopo primario del progetto è quello di normalizzare l’estremo, di rendere consueto ciò che troppo a lungo è stato demonizzato come perversione. Attraverso immagini dal forte potere comunicativo, l’atto del piacere è raffigurato con un gesto di forza, una presa di consapevolezza e liberazione.

Mei Pang, la make-up artist che utilizza la lingerie come dispositivo di autoaffermazione

È un gioco di parole interessante quello che unisce inglese e francese nel verbo linger, che rimanda al concetto di soffermarsi, come cantavano i Cranberries nel 1993, di prestare un’attenzione semi-morbosa a ciò che diamo per scontato. Un verbo che diventa un sostantivo tutto nuovo nel concetto di lingerie di Mei Pang, modella e make-up artist che tratta il proprio corpo come una tela, concentrandosi su quei centimetri di fisicità rimasti a lungo inesplorati.

La biancheria intima secondo Mei Pang è tanto il tatuaggio quanto lo slip, tanto il vestirsi quanto il restare nudi, è il soffermarsi su di sé autoaffermandosi come opera d’arte.

Somber Hour, l’archivio di immagini ispirato ai tuoi wet dreams

Per quanto vergogna e oscurantismo iconografico abbiano cercato di controllare la consapevolezza femminile, quadri e poi fotografie, film e poi spot pubblicitari hanno reintrodotto il sesso—in modo più o meno strumentale—nell’immaginario collettivo.

Dai cherubini neoclassici di William Adolphe Bouguereau che incarnano Amore e Psiche bambini fino a una giovane Kate Moss semi-nuda immortalata da Mario Sorrenti, il nudo e il suo corollario di attributi è raccolto in Somber Hour, un profilo che tenta l’impossibile: educare alla sessualità come fonte ispirazione estetica, dalle alucce sante ai calici di vino rovesciati del barocco, fino ai maestri fotografi del Novecento. E che intima a non giudicare l’individuo sulla base dei suoi gusti (sessuali) nel frattempo.

Enam Asiama, la modella che esprime la propria body e sex positivity attraverso la lingerie

Se la nudità è un tabù, la nudità plus-size ha bisogno di un aggettivo extra per essere qualificata. Il fatto stesso che esista una categorizzazione di corpi diversi rappresenta una barriera che persone come la modella Enam Asiama vogliono abbattere.

Con fotografie che la raffigurano nella sua consapevolezza, Enam combatte quegli stereotipi e la grassofobia, promuovendo la body positivity più spontanea.

Hanna Thornhill, la fotografa che progetta e scatta lingerie fatta di frutta, pietre e altri elementi naturali

La natura è nuda, un’affermazione che sfocia nella filosofia quando si tratta di fare collidere il mondo della lingerie con un approccio il meno possibile contaminato dagli stereotipi collettivi. Hanna Thornhill è una creativa che usa elementi vegetali come biancheria intima: foglie sul pube, fette di fico sul seno, perle d’acqua dolce intrecciate a formare un reggiseno.

Una poetica bucolica attenta la sostenibilità. C’è bisogno di ricorre al sintetico invece di utilizzare qualcosa che esiste già, e a profusione? Giocando sul sillogismo di nudo e naturale, la fotografa e art director ci invita a riconsiderare il nostro corpo e ad accettarlo in modo spontaneo per davvero.

Adriana Hot Couture, il brand che crea lingerie sperimentale, kitsch ed emancipata

Adriana Hot Couture è il progetto tutto italiano che sta rivoluzionando l’asset della lingerie nazionale, catapultandola nel panorama globale della celebrazione del corpo. Tra frizzi, lazzi, nastri e fiocchi, il lato childish della biancheria incontra l’auto-consapevolezza.

C’è ironia e c’è provocazione, c’è tenerezza e c’è eccesso. Il guanto di pizzo incontra la calza a rete con nastri attorcigliati, creando un immaginario che è delicato solo in apparenza. Proponendo biancheria intima e abbigliamento ispirato alla corsetteria, è il brand su cui teniamo gli occhi puntati, in attesa di una nuova sorpresa.


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Crediti

Testo Anna Maria Giano

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