Immagini Courtesy di Arcin Sagdic e Ezra Miller

Dai un'occhiata alla collezione S/S 21 di Maison Margiela trasformata in arte digitale

Gli artisti Arcin Sagdic ed Ezra Miller hanno reinterpretato i concetti chiave dell'ultima collezione di John Galliano, e ce ne hanno parlato.

di Mahoro Seward
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20 aprile 2021, 9:37am

Immagini Courtesy di Arcin Sagdic e Ezra Miller

La stagione A/I 21 può anche aver visto ritornare in passerella la maggior parte dei designer—per quanto senza pubblico e pre-registrate—, ma il format dei fashion film sperimentali per presentare le collezioni S/S 21 occupa il primo posto nei nostri cuori. Come per ogni esperimento, alcuni hanno avuto una larga audience, altri… un po’ meno. In ogni caso, vedere i grandi titani della moda utilizzare gli stessi medium dei giovani stilisti in erba è stata una fonte d’ispirazione per loro. Che sia un potenziale inizio di qualcosa di nuovo per un settore spesso incline alla stasi? Di tutti i fashion film che hanno innescato questa atmosfera, spicca su tutti quello diretto da Nick Knight per la presentazione della collezione S/S 21 Co-Ed di Maison Margiela.

S.W.A.L.K. II nel corso di 45 minuti sfuma i confini di tra i generi audiovisivi, svolazzando tra segmenti di documentari che vedono John Galliano meditare intorno all’ispirazione centrale della stagione, performance di tango e modelli che danzano nell’atmosfera romanticamente cupa della collezione, culminando in un matrimonio subacqueo. Andando oltre il suo scopo funzionale—che sarebbe mostrare i vestiti—, la presentazione è un'opera d'arte commisurata agli abiti.

Per celebrare l’arrivo della collezione S/S 21 Co-Ed negli store, l’avanguardistica Maison ha deciso di spingere oltre la narrazione artistica che c’è intorno al concept rivelando Key Pieces, un progetto che vede la collezione attraverso gli occhi di due delle giovani voci più rilevanti dell'arte contemporanea. Focalizzandosi su tre dei temi portanti della collezione (l’effetto bagnato, la stampa funzionale e l’anonimato del rivestimento), Arcin Sagdic e Ezra Miller hanno avuto la possibilità di reinterpretare gli abiti fatti a mano della collezione attraverso le loro pratiche artistiche marcatamente digitali.

Di seguito Arcin Sagdic ed Ezra Miller condividono con noi il processo creativo dietro alle opere che hanno realizzato per il progetto, così come il loro metodo e il modo in cui si relazionano al mondo Maison Margiela.

Arcin Sagdic

Qual’è la prima cosa che ti viene in mente quando pensi a Martin Margiela? La prima cosa che mi salta in mente è l’eleganza misteriosa e anatomica di ogni collezione. Quale terreno comune c'è tra la tua pratica artistica e il mondo di Maison Margiela? Negli ultimo sette anni ho trasceso il concetto di forma e di umano, per questo collaborare con Maison Margielasotto il titolo di Anonymity per la collezione Co-Ed S/S 21 mi è sembrato naturale, una continuazione di questa visione. Come presenteresti il lavoro che hai realizzato per Key Pieces? La materia è atomizzata, la riconoscibilità delle forme è momentanea, le composizioni chimiche svelano i loro segreti. Tutto ciò porta il protagonista in un ambiente ultraterreno, in cui la cognizione umana del colore e del momentum si interseca con la realtà, dove le leggi fisiche sono sospese. L’immaginario per la collezione Co-Ed S/S 21 è un'indicazione di materialità, esistenti e inesistenti. Cosa ti ha ispirato maggiormente della collezione S/S 21 e del fashion film? Dal primo istante in cui ho visto la collezione, ho sentito la maestria e la precisione di John Galliano; questa sensazione e ispirazione ha segnato la direzione delle nostre riprese, impostata in modo naturale. È stato uno scambio di idee molto fluido, che ci ha portato fino a questo risultato. Come sei arrivato a tradurre questa ispirazione nel tuo lavoro? Il mio tentativo era di portarlo il più lontano possibile nello spazio esterno, e di trasmettere un senso ultraterreno, dove il tempo e la materia sono distorti. Cosa speri rimanga del tuo lavoro agli spettatori? Un senso di evanescenza delle forme.

Ezra Miller

Qual è la prima cosa che ti viene in mente quando pensi a Martin Margiela? Quando rifletto su Martin Margiela penso a qualità, sperimentazione, bellezza, oblio, trasgressione. Quale terreno comune c'è tra la tua pratica artistica e il mondo di Maison Margiela? Nella mia pratica cerco sempre di spingermi oltre, migliorando e fratturando i miei metodi precedenti. Non mi interessa preservare un metodo di lavoro, quanto piuttosto la mia forte identità. Vedo tutto ciò riflesso anche nella storia e nell’heritage di Margiela. Il linguaggio della maison è difficile da definire, ma allo stesso tempo fortemente riconoscibile e sempre innovativo. Come presenteresti il lavoro che hai realizzato per Key Pieces? Il lavoro è una GAN (rete antagonista generativa) basata sulle fotografie che ho scattato a Key Pieces. Per me il lavoro è il risultato della nostra fiducia condivisa in un approccio sperimentale. Quando Margiela mi ha contattato per creare un'animazione interpolante delle immagini dei pezzi chiave, ho sentito il bisogno di fotografare gli abiti stessi, per ottenere il risultato che entrambi volevamo: immagini senza cuciture, che evidenziassero la texture, il colore e la forma dei pezzi, ma allo stesso tempo non puramente fotografiche. Maison Margiela ha creduto in questo processo e il risultato è qualcosa che eleva e valorizza sia l'abbigliamento che la fotografia. Cosa speri rimanga del tuo lavoro agli spettatori? Spero che il pubblico presti attenzione ai dettagli e al tempo che è stato impiegato nella creazione delle immagini. Sono state necessarie molte ripetizioni e combinazioni di centinaia di fotografie, tempo speso nella riqualificazione della rete neurale—una sorta di modello computazionale, composto da neuroni artificiali—, altro tempo per l’interpolazione dei video. Per enfatizzare al meglio la bellezza degli abiti ho scelto la miglior combinazione possibile di texture e angoli.

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK.

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