A sinistra: Tutti gli abiti indossati da Paola e Pamela nell'editoriale sono MIU MIU. A destra: Tutti gli abiti indossati da Aya nell'editoriale sono Prada.

Le seconde generazioni di Milano si raccontano

"YOUTH" è la nuova serie di editoriali di i-D Italy realizzata dal fotografo Ben Drame e dalla stylist Alexandra Ciubutaru: uno spazio interamente dedicato all'universo personale di talent di seconda generazione.

di Gloria Venegoni
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28 giugno 2021, 8:37am

A sinistra: Tutti gli abiti indossati da Paola e Pamela nell'editoriale sono MIU MIU. A destra: Tutti gli abiti indossati da Aya nell'editoriale sono Prada.

YOUTH è l’editoriale di i-D in collaborazione con il fotografo Ben Drame e la stylist Alexandra Ciubutarul, il cui scopo è dare una piattaforma a talent di seconda generazione in Italia. Attraverso queste foto e i racconti diretti di chi vive quotidianamente questa molteplicità identitaria, l’intento è quello di puntare i riflettori e amplificare le loro voci. 


Non possiamo negare che nel Bel Paese ci sia ancora bisogno di dimostrare che lo stereotipo dell’italiano medio con i connotati di Gabriel Garko o della famiglia tipica alla Dolmio siano fantasie deliranti (googlare: delusional). Abbiamo ancora bisogno disperato di fare un bel reality check, e spingere l'acceleratore sulla rappresentatività. Che non dev’essere soltanto un aumento quantitativo in numero di personaggi, presenza in programmi, volti pubblicitari di seconda generazione sbattuti in giro dai media come token, ma deve essere anche qualitativo, di comprensione e ascolto per descostruire davvero quelle convinzioni senza basi.

Se nel primo capitolo di questo editoriale avevamo incontrato talent della capitale sabauda, qui ci spostiamo a Milano, la metropoli industriale italiana, conosciuta principalmente per nebbia, costo di vita inaccessibile, ma, anche, per citare uno dei ragazzi inclusi nell’editoriale, per essere “un vibrante centro di interscambi culturali.”

Ecco quindi le testimonianze di 7 talent di seconda generazione a Milano

YOUTH: le seconde generazioni di Milano si raccontano - aya milanopyramid davanti. aun tappeto appeso
Tutti gli abiti indossati da Aya nell'editoriale sono Prada.

Nostalgia e trasversalità identitaria

Qualsiasi persona che sia vissuta all’estero a lungo lasciandosi permeare dalle abitudini del paese ospitante conosce perfettamente quella dissonanza che si percepisce rendendosi conto di aver assorbito così tanto di una cultura da non sentirsi più a proprio agio con certe usanze del paese d’origine. Ma conosce altrettanto bene la nostalgia che la lontananza da quel paese provoca, per quanti difetti esso possa avere.

Figuriamoci quando il paese fa parte della tua identità come persona e se in hai lì le tue radici. Se da una parte questa ambivalenza costituisce un’arma a proprio favore, dall’altra è un’inevitabilmente fonte di nostalgia. A spiegarcelo bene è Aya, conosciuta sui social come Milanpyramid, ragazza nata in Egitto e cresciuta a Milano che si divide tra l’attivismo sui social e il lavoro nell’industria della moda (per capirci, ha colto l’attenzione di brand del calibro di Valentino). “Quando si cresce in un paese diverso da quello dei propri genitori è come se un pezzo di te venisse preso senza consenso,” prova a spiegare, riuscendo a verbalizzare un concetto estremamente complesso “Nonostante ciò, possiamo continuare a raggiungere quella parte sottratta.”

YOUTH: le seconde generazioni di Milano si raccontano - ivano robustelli regista in piedi in mezzo a due bancarelle di frutta davanti a un fruttivendolo
Tutti gli abiti indossati da Ivan nell'editoriale sono Lacoste.

“Da una parte, dell'Egitto mi mancano il profumo delle strade, la musica, il cibo e il mare., continua Aya. “Ma, dall’altra, quando sono in Egitto mi mancano quei lati dell’Italia che lì sono impossibili da ritrovare. Alla fine, conosco meglio l’Italia dell’Egitto.”

Paola e Pamela, dj e influencer bergamasche con genitori originari del Ghana e famose sui social come Polly and Pamy, fanno eco a questa ambivalenza espressa da Aya: “Non potremmo mai andare in Ghana senza pensare all’Italia e viceversa,” ammettono. “Quando siamo in Italia, del Ghana ci mancano, oltre ai nostri parenti, anche la musica, l’atmosfera festiva del paese e il cibo—soprattutto gli jollof di riso!” 

YOUTH: le seconde generazioni di Milano si raccontano - ragazza in mezzo al prato con cappellino rosa maglietta bianca e pantaloni a fantasia
Sarah indossa pantalone Italia 90. T-shirt dall'archivio della modella. Cappello dall'archivio della stylist.

La lingua come metafora culturale

Ogni lingua presenta delle espressioni intraducibili in altri idiomi, modi di dire o semplici parole che, per qualche motivo, suonano meglio in una o nell’altra lingua. Per esempio, è comunemente riconosciuto che le parolacce e gli insulti in italiano diano più soddisfazione, o che quando ci si arrabbia ci si sfoghi meglio nella propria lingua madre. La lingua parlata è sia frutto che matrice del proprio popolo: ne rappresenta perfettamente l’essenza, e ci sono parole e detti che, anche se trasponibili per assonanza in altre lingue, perdono comunque parte delle proprie sfumature quando le si traduce.

Ce ne ha parlato Sarah, modella e studentessa di moda a Milano, cresciuta ad Udine, adottata dalla città meneghina e di origini nigeriane. “Mi vengono in mente due parole intraducibili in italiano: una è ‘Oya’, un appellativo che mi sentivo dire quando ero in ritardo per andare a scuola. L’altro invece l’ho imparato da amici ed è ‘Eish’, che potremmo tradurre come ‘Damn!’, in inglese”. Ogni riferimento a Kendrick Lamar è puramente casuale.

YOUTH: le seconde generazioni di Milano si raccontano - ragazza capelli lunghi neri con braccia alzate davanti a dei vasi
 Amelyn indossa top nero Giuseppe Buccinnà, body e leggins Nicola bacchilega.

La parola di Amelyn, studentessa di Scienze della Comunicazione nata e cresciuta a Milano da genitori filippini, ci catapulta direttamente alle fluttuazioni emotive dell’adolescenza: “‘Kilig’ rappresenta quella sensazione che si prova quando la persona che ti piace ti scrive e il sorriso che ti viene quando vieni investito da quelle sensazioni. Un po’ come dire ‘farfalle nello stomaco’.” 

“Amo molto il detto egiziano ‘Fai del bene e buttalo in mare’, che ci ricorda di non si fa del bene aspettandosi qualcosa in cambio” è la frase estremamente lucida e vera di Aya. Un insegnamento altrettanto importante è insito nel detto cubano scelto da Ivano, regista di base a Milano: “‘A quien dios se lo dio san pedro se lo bendiga’ è un detto che si usa molto a Cuba, spesso anche nelle canzoni. Il concetto è che bisogna accettare ciò che il destino ha in serbo affrontandolo e cercando sempre il lato positivo.”

YOUTH: le seconde generazioni di Milano si raccontano - ragazzo a torso nudo seduto su un muro con delle tag rosse
Red indossa pantaloni Salvatore Vignola total, underwear Supreme. Scarpe dall'archivio del modello.

Il mondo è bello perché è vario (ma anche simile)

In psicologia sociale, Sherif e Tajfel (googlateli qui) hanno focalizzato la loro ricerca sullo studio di come l’essere umano tenda a separarsi in gruppi. Tra i vari difetti, abbiamo la tendenza ad acutizzare le differenze che ci separano da coloro che reputiamo appartenere a una cerchia sociale diversa dalla propria, e a minimizzare quelle che vediamo in membri della nostra cerchia. Ma la verità è che siamo tutti figli dei nostri bias, e che i punti di somiglianza con altre persone e culture diverse esistono, tanto quanto esistono delle differenze. Il tentativo di appiattire ogni differenza in nome del politically correct, comunque, non è meno tossico del demonizzare quelle diversità. Alcuni elementi sono inconciliabili, ed è questa la bellezza della multiculturalità.

“Romania e Italia condividono l’importanza della famiglia. Lo si vede soprattutto nel periodo natalizio, quando per entrambe le culture è tassativo passare quei giorni in famiglia” racconta Carla Martin, modella di origini rumene. Ivano invece ripropone un tema che era già emerso nell’editoriale precedente di YOUTH, raccontandoci che “avendo padre italiano e madre cubana, sono cresciuto vivendo entrambe le culture, e posso dire che ci sono più differenze che somiglianze. Un punto in comune, però, è il calcio, che appassiona tantissimo sia italiani che cubani, specie durante i mondiali.”

YOUTH: le seconde generazioni di Milano si raccontano - Polly e Pam abbracciate edute in mezzo a un parco
Tutti gli abiti indossati da Paola e Pamela nell'editoriale sono MIU MIU.

“Potremmo dire che paesi diversi hanno sempre in comune l’avere delle usanze precise che sono alla base della cultura. Non trovo delle somiglianze tra la cultura filippina e quella italiana, ma di sicuro entrambe hanno delle usanze canonizzate,” afferma Amelyn, dandoci materiale su cui potremmo riflettere a lungo.

Milano, “hub” di mille realtà

“Milano vibra di un atmosfera multietnica che si ritrova ovunque nella città, quindi non mi serve un luogo specifico dove poter ritrovare le mie radici,” è la sentenza lapidaria quanto veritiera di Red, visual artist di origini etiopi la cui identità artistica multiforme è impossibile da inserire in un unico box. Milano è da sempre metropoli proteiforme per eccellenza, mosaico che giustappone la raffinatezza del quartiere Brera alla vivacità underground di Lambrate. C’è spazio per tutt* e per nessuno, ed è impossibile ridurre questa marea di colori ad un singolo quartiere. Infatti, se a Torino erano emersi dei quartieri a cui collegare la vivacità multietnica, questa è ormai diventata parte integrante del tessuto sociale di tutta la città meneghina.

YOUTH: le seconde generazioni di Milano si raccontano - ragazza con top rosso e pantaloni verdi con mani sui fianchi
Carla indossa top, pantaloni e culotte OH CARLA. Scarpe Suicoke. Orecchini MATO.

E anche le testimonianze dei ragazzi ci confermano che non esiste un’unica zona di Milano dove incontrare le proprie radici. “A differenza di Udine, dove sono cresciuta, a Milano non ci sono molte comunità nigeriane. Quindi direi che la zona che preferisco è Milano Sud, perché lì ci sono una moltitudine di quartieri completamente diversi tra di loro e persone da vari background,” ci racconta Sarah. 

Non sempre però sono delle zone a farci sentire a casa, quanto lo sono dei luoghi specifici, dei perimetri delineati da quattro mura definite a cui sono legati ricordi e sensazioni. “Il nostro angolo preferito di Milano è il Rocket, soprattutto quando fanno la serata Akeem of Zamunda, perché sentiamo musica afro beat e ritroviamo tutti i nostri amici di etnie diverse. In quei momenti è come se non fossimo più in Italia,” ci indicano Paola e Pamela. Per Amelyn si tratta sempre di un luogo definito, ma di cui ogni persona ne ha una versione personale declinata nel proprio vissuto. “Più che un angolo di Milano, direi che ritrovo le mie radici filippine all’interno di casa mia,” ci racconta, dando voce a un pensiero globale. “Oppure alle grandi feste filippine dove tanti parenti e amici si ritrovano e si riuniscono. Siamo una comunità vasta, quindi quando ci si ritrova tutti parlano filippino, si mangiano i piatti tipici, si canta e si balla insieme, e si ha la sensazione di essere a casa.”

YOUTH: le seconde generazioni di Milano si raccontano - polly e pam in piedi al centro di un campo da basket
Tutti gli abiti indossati da Paola e Pamela nell'editoriale sono MIU MIU.

Guardare al futuro

Ogni persona si protrae verso il futuro, sperando di migliorarsi e crescere per sempre, con l’obiettivo di raggiungere i propri sogni nel cassetto e che le proprie passioni si concretizzino. Lo è ad esempio per Paola e Pamela, che puntano a riprendere a viaggiare in tutto il mondo e a lanciare il proprio brand di moda.

E poi c’è Carla, che reputa il futuro distante e troppo nebuloso, preferendo guadagnarsi la propria felicità nel momento presente: “Non penso molto al futuro. Preferisco vivermi il presente o comunque pensare al futuro vicino. In generale, mi auguro di diventare una persona realizzata, felice del proprio percorso e essere sempre convinta delle proprie decisioni.” E a sovvertire i soliti luoghi comuni arriva anche Sarah, che ha un’opinione opposta rispetto al detto popolare di vivere ogni giorno com fosse l’ultimo. “Per me bisogna vivere ogni giorno come fosse il primo. Il fine non è la perfezione, ma migliorarsi sempre. E ogni giorno è una buona occasione per cominciare a migliorarsi. Idee come queste mi aiutano a tenere alto l’umore quando vengo sommersa dalle insicurezze.”

YOUTH: le seconde generazioni di Milano si raccontano - ragazzo con polo multicolor seduto su una panchina davanti a un bar
Tutti gli abiti indossati da Ivan nell'editoriale sono Lacoste.
YOUTH: le seconde generazioni di Milano si raccontano - ragazza con cappellino rosa e canotta bianca in un parco
Sarah indossa pantalone Italia 90. T-shirt dall'archivio della modella. Cappello dall'archivio della stylist.
YOUTH: le seconde generazioni di Milano si raccontano - ragazza davanti a edifici in cemento con cappellino rosa
Sarah indossa pantalone Italia 90. T-shirt dall'archivio della modella. Cappello dall'archivio della stylist.
YOUTH: le seconde generazioni di Milano si raccontano - ragazza appoggiata ad un carrello con delle piante
Amelyn indossa top nero Giuseppe Buccinnà, body e leggins Nicola Bacchilega.
YOUTH: le seconde generazioni di Milano si raccontano - ragazza che solleva le braccia davanti a vasi di terracotta
Amelyn indossa top nero Giuseppe Buccinnà, body e leggins Nicola Bacchilega. Scarpe dall'archivio della stylist.
YOUTH: le seconde generazioni di Milano si raccontano - ragazzo a torso nudo che si guarda i piedi
Red indossa pantaloni Salvatore Vignola total, underwear Supreme. Scarpe dall'archivio del modello.
YOUTH: le seconde generazioni di Milano si raccontano - ragazzo a torso nudo che fa una tag rossa
Red indossa pantaloni Salvatore Vignola total, underwear Supreme. Scarpe dall'archivio del modello.
YOUTH: le seconde generazioni di Milano si raccontano - ragazza in pantaloni versi e top rosso che fa delle mosse di danza
Carla indossa top, pantaloni e culotte OH CARLA. Scarpe Suicoke. Orecchini MATO.

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Crediti:

Fotografo: Ben Drame
Stylist: Alexandra Ciubutaru
Assistente stylist: Ardenia Bolla
Regia: Amedeo Zancanella e Anton Pio Rubino
Sound Designer: Claudio Fedele
MUA: Ginevra Calie, Midori Takahashi e Chiara Vitulo
Testo: Gloria Venegoni

Modell*:
Amelyn per Monster MGMT
Aya Mohamed per Bold Management
Carla Martin per Monster MGMT
Ivano
Paola Ameyibor e Pamela Ameyibor per Bold Management
Red
Sarah per Monster MGMT

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