Glenn Martens è il designer dell'anno, e ti spieghiamo il perché

Tra Y/Project, Diesel e Jean Paul Gaultier, quella del designer belga è diventata una delle voci più rilevanti della moda contemporanea.

di Dominic Cadogan
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29 aprile 2022, 4:00am

Al quarto mese del 2022, Glenn Martens si è già affermato come il designer dell'anno. Il designer belga ha infatti realizzato due delle collezioni più memorabili della stagione A/W 22: la prima, per Y/Project, brand con cui ha inscritto la sua reputazione di designer all’avanguardia e la seconda, per Jean Paul Gaultier, la sua prima collezione haute couture progettata per la leggendaria maison parigina.

Quest'ultima collezione, in particolare, ha sfilato durante la Paris Couture Week alla fine di gennaio, ossia il momento in cui il mondo della moda si riunisce per osservare collezioni impeccabilmente realizzate, anche se spesso esteticamente conservatrici e in linea con le aspettative della Chambre Syndicale de la Haute Couture. In questo contesto, i 36 look firmati Glenn si sono immersi nell’ambiente più rigido della moda, rinvigorendolo dall’interno e infondendogli una nuova energia. Inoltre, questa collezione ha segnato un momento di svolta per lo stilista belga, marcando il suo ritorno al marchio che ha di fatto lanciato la sua carriera nella moda—JPG è stato il primo brand per cui Glenn ha lavorato subito dopo la laurea alla Royal Academy of Fine Arts di Anversa. Un ciclo si è concluso con il culmine di 14 anni di lavoro.

A look from Glenn Martens' SS22 Jean Paul Gaultier couture collection
Fotografia Arnaud Lajeunie. Immagine courtesy di Jean Paul Gaultier

Gli abiti della collezione incarnavano un’esplosione di sofisticatezza, ricerca e sperimentazione. Per esempio, l'iconica marinière bretone simbolo del marchio è stata trasformata in un abito in maglia da cui germogliavano coralli appuntiti e l'iconica maglia anni '90 Gaultier è stata interpretata in una versione in delicato tulle stratificato. La collezione era Glenn al suo meglio, eppure anche carica dell’essenza Gaultier e di tutto ciò che amiamo del designer. "Gaultier è stato uno dei più grandi progettisti della storia della moda. Io ho preso gli elementi che mi hanno toccato e ho cercato di reinventarli secondo una visione più Y/Project,” ha spiegato Martens.

Se la geniale collezione couture era solamente un antipasto, la collezione co-ed Y/Project A/W 22 era inequivocabilmente la portata principale. Allestita in un gigantesco magazzino alla periferia di Parigi, questa è stata probabilmente la sua migliore collezione ad oggi. La sfilata celebrava i codici del marchio—la tipica sartoria distorta, maglieria decostruita e accessori assurdi—regalandoci anche dei tocchi di JPG. Come i look trompe-l'oeil in technicolor tratti dalla leggendaria collezione S/S 96 JPG, in questo caso ripresi e reinterpretati attraverso stampe caleidoscopiche, impronte di corpi nudi su abiti, minigonne e jeans.

A look from Y/Project's AW22 collection
Immagine courtesy di Y/Project

E se ora, dopo il suo esordio nella couture, Glenn sta finalmente ricevendo l’approvazione della critica e un successo planetario, è nel corso del suo incarico per Y/Project che il designer ha realmente saputo esprimere le proprie visioni. Al punto che diventa difficile ricordare un periodo in cui il marchio non fosse sinonimo con il designer e il suo stile, un brand che in realtà getta le sue radici nel 2010, frutto delle visioni distopiche rispetto all’abbigliamento maschile del designer Yohan Serfaty. Dal 2013, anno in cui Martens ha preso le redini del fondatore dopo la sua prematura morte, Glenn ha trasformato il marchio in uno dei pilastri della Settimana della Moda parigina, lottando per la ribalta contro pesi massimi come Balenciaga e Louis Vuitton.

Senza dubbio, una delle ragioni che stanno dietro al successo di questo progetto è l’intenzione che vi sta alla base: quella di incoraggiare e celebrare l'espressione individuale. Che si tratti di capi dotati di cuciture metalliche flessibili o di top con più scolli e maniche, gli abiti di Glenn sembrano fatti per essere sfoggiati in mezzo alla strada, sono abiti realizzati per le persone che amano essere osservate. Un esempio su tutti? Le famigerate "janties" della collezione S/S 19: sgambatissime mutande in denim. Ah, e ricordate quegli stivali Ugg alti fino alla coscia—forse un po' poco pratici, ma molto chiacchierati—che aveva indossato Rihanna al Coachella del 2018? Glenn era la mente dietro a tutto questo.

A look from Glenn Martens' SS22 Jean Paul Gaultier couture collection
Fotografia di Arnaud Lajeunie. Immagine courtesy di Jean Paul Gaultier

E anche se i suoi capi spesso diventano virali sul web, questo non vuol dire che il designer sia interessato a sfocare i confini del "buon gusto" semplicemente per soddisfare i creator di meme di tutto il mondo. Negli anni ‘90, Miuccia Prada era alla guida della rivoluzione “ugly chic” e Glenn potrebbe essere la sua controparte contemporanea, capace di creare capi classici e decisamente sovversivi. Le sue manipolazioni sartoriali, le maglie decostruite e il denim come credo progettuale, completano look degni di un risveglio da una notte edonista e favolosa.

"Gli abiti di Glenn caricano di un'energia speciale gli uomini e alle donne che li indossano. Te ne rendi conto, da fotografo,” racconta Arnaud Lajeunie, collaboratore di lunga data dello stilista. “È un mix di coerenza stilistica e sorpresa: sai che è un capo di Glenn, ma ne rimani costantemente spiazzato. Ha una voce chiara, infusa di un desiderio di evolversi e sperimentare costantemente.”

Nel 2017, quello stesso spirito è stato formalmente riconosciuto dall’industria quando Glenn ha vinto il Premio ANDAM per suo lavoro da Y/Project, raggiungendo altri talenti premiati come Anthony Vaccarello, Iris Van Herpen e Alexandre Mattiussi, aggiudicandosi € 250.000 da investire nel marchio. E se alcune persone avrebbero scelto di sedersi sugli allori, Glenn ha invece preso quel premio come spinta per spingersi oltre ai limiti, portandolo a lavorare con Diesel solamente un anno più tardi.

A look from Y/Project's AW22 collection
Immagine courtesy di Y/Project

Infatti, dopo una prima apparizione come ospite dell'iniziativa Red Label indetta dal marchio italiano—una collaborazione che ha portato la sua collezione di fronte all’obiettivo di Hans Eijkelboom e sulle passerelle di una sfilata fortemente inclusiva—il designer è stato successivamente arruolato nel 2020 come nuovo direttore artistico della maison di lifestyle italiana. Prendendosi a carico un marchio che era stato senza una guida dal 2017, Martens ha infuso la sua visione sperimentale ai classici del brand realizzando capi iconici come jeans/stivali, borsette Y2K e, naturalmente, altri leggendari “janties”. "Non volevo essere un direttore creativo qualsiasi e fare cose semplicemente carine,” ha detto scherzando dopo il suo debutto. L’impatto che ha avuto la sua visione sul marchio è innegabile e ha scritto un nuovo capitolo del concetto di "streetwear”—una parola diventata quasi un tabù—creando abiti radicalmente cool indossati tanto dalle celebrità quando da adolescenti nostalgici degli anni 2000.

Il suo nome è sulla bocca di insider, nerd o semplici amanti della moda al punto che ci si potrebbe chiedere: "C'è qualcosa che lo stilista non sappia fare?" Dopo aver vinto nel gioco della haute couture, sembra che la risposta sia no. Quel debutto è stato un momento topico per JPG, ma soprattutto una grande vittoria per Glenn. Certo, la collezione ha offerto al designer l'opportunità di portare un senso di glamour e di artigianato nella sua pratica, ma gli ha anche permesso di ricordarci che la couture può aprirci a una visione ben diversa dal lusso, il tulle e le concezioni più canoniche di bellezza.

A look from Glenn Martens' SS22 Jean Paul Gaultier couture collection
Fotografia di Arnaud Lajeunie. Immagine courtesy di Jean Paul Gaultier

Sebbene semplici nella loro composizione, i look sono carichi di teatralità e potenza e lo dimostrano gli stessi scatti della collezione, realizzati da Arnaud. "Il processo che utilizza Glenn [per la creazione di abiti] è un mix sapiente e interessante di concetti precisi e adattamenti istintuali,” spiega il fotografo. “Quando lavoriamo insieme, traccia sempre un quadro molto preciso da cui partire, ma è anche molto elastico e raddrizza il percorso quando sente che qualcosa non funziona. È sempre in evoluzione.”

Fare centro nell’haute couture al primo tentativo non è un'impresa da poco e dopo un assaggio di opulenza firmata Glenn, la moda ha senza dubbio sviluppato una dipendenza per questo universo Martens 2.0. Con ancora un po’ di mesi entro al fine del 2022, sappiamo di non essere soli nel voler osservare i prossimi passi di questo già iconico designer.

A look from Y/Project's AW22 collection
Immagine courtesy di Y/Project

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK.

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