Perché il trend del Balaklava può essere problematico

Cos'è il Balaklava? Com'è entrato nella moda? E perché ha spopolato proprio su TikTok? Parliamone.

di Geremia Trinchese
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09 febbraio 2022, 5:00am

Immagine di sinistra via @hijabi_frog; immagine di destra via @shamilnaa

Che i trend della moda peschino in continuazione dal passato non è una novità—un esempio lampante il revival degli anni Duemila attualmente in corso. E l’attuale esplosione del balaklava non è che l’esito di un lunghissimo e complesso percorso in cui il capo ha assunto stili e significati diversi, fino a invadere letteralmente ogni spazio IRL e online: su TikTok il trend “scarf balaclava” conta 214.2 M di visualizzazioni a febbraio 2022, quest’audio è ovunque ed è persino diventato un filtro, mentre le collezioni della Paris Fashion Week pullulano di balaklava.

Cos’è il balaklava?

Se hai passato almeno un po’ di tempo su Internet nell’ultimo periodo, sai sicuramente di cosa parliamo: il balaklava è l’ultimo trend dell’inverno 2022. Nel remoto caso in cui tu non ne sappia ancora nulla, ecco una veloce spiegazione: per balaklava (o balaclava) si intendo un capo che copre gran parte del volto—come puoi vedere qui—nato storicamente con funzione militare. La prima occasione documentata in cui è stato utilizzato risale alla battaglia di Balaklava del 1854 durante la guerra Crimea, quando i soldati inglesi lo indossarono per affrontare il clima rigido della zona, non avendo nient’altro a disposizione.

Come il Balaklava è entrato nella moda ed è diventato un trend

Secondo Vincenzo Veneruso, fashion designer, il primo utilizzo del Balaklava nella moda risale alla collezione Guerriglia Urbana di Walter Albini del 1976. Ma da quel momento in poi è praticamente impossibile ricostruire in modo chiaro e lineare tutti gli utilizzi del balaklava, individuando la motivazione precisa che l’ha reso oggi un vero e proprio trend. Veneruso ci ha detto che forse “c’entrano anche Kim Kardashian e Kanye West,” ma non basta a trovare una risposta. Mrs Riot, illustratrice che ha fatto del balaklava il proprio logo, ci racconta che ha iniziato a utilizzarlo nel 2019, quando l’ha visto per la prima volta indossato dalle Pussy Riot

Perché il Balaklava è diventato un trend

Torniamo indietro a inizio 2020. Prima di quel momento, in cui la pandemia di Covid-19 ha stravolto il mondo per come lo conosciamo—estetiche incluse—, cosa avresti pensato vedendo qualcuno andare in giro con indosso una mascherina? Ormai abbiamo normalizzato almeno in parte il fatto di avere il volto semi-coperto, cosa che prima poteva sembrarci strana e a tratti persino inquietante, non ci fa più paura ed è un costume che è entrato a fare parte dei nostri usi quotidiani. Questo processo ha reso di conseguenza l’utilizzo del balaklava più accettabile di quanto non lo sarebbe stato anche solo un paio di anni fa.

Mrs Riot ci spiega che la scelta di utilizzarlo come logo è stata una decisione “fortemente politica, un simbolo di ribellione non solo estetica. Il balaklava mi sembrò rivoluzionario perché mi aiutava a nascondere la mia identità e a diventare MRS RIOT. Quando nessuno sa chi sono mi sento fortissima, parte di qualcosa più grande di me. Mi sento in diritto di essere libera.” 

C’è un altro aspetto da considerare. Ora che passiamo molto meno tempo in giro ed è sempre più difficile abbandonare il comfort casalingo, il balaklava in inverno è l’ideale se vuoi continuare a sentirti sotto le coperte anche quando sei fuori. 

Ma soprattutto, perché il Balaklava è diventato un trend su TikTok?

Il balaklava è semplicemente perfetto per TikTok. È perfetto perché è legato al trend del DIY—di cui vi avevamo già parlato in questo articolo—, non è particolarmente complesso da creare—bastano un filo e un uncinetto—, e può essere customizzato in infiniti modi diversi, trasformando un semplice lavoro manuale in un vero e proprio progetto creativo. Ultimo aspetto, ma non per importanza: il balaklava è una di quelle attività che non comporta alcun tipo di impatto ambientale, né quando è fatto da te, né quando è comprato da qualcuno che lo produce in casa.

Vitamina, creator di base a Firenze, ha iniziato a realizzare e vendere i suoi balaklava l’anno scorso, e nel giro di poco tempo è stata costretta a limitare gli ordini perché si è trovata letteralmente sommersa dalle richieste. Quando le abbiamo chiesto chi fosse il prototipo di persona che ne compra uno, ci ha risposto che “non esiste” e ne ha fatto anche qualcuno per persone anziane; “forse per un regalo o uno scherzo,” aggiunge, ma non ne è sicura.

A pensarci bene, però, non se ne vedono poi così tanti in giro, come sottolinea anche Vitamina: “Ne ho notato qualcuno alle manifestazioni, ma la maggior parte dei balaklava li ho visti su Instagram.” Ed ecco il nodo principale della questione: il balaklava è un trend perfetto per i social media per la sua potenza estetica. Si tratta di un capo pensato per essere consumato attraverso uno schermo. E se per un outfit IRL opteresti per un balaklava piuttosto sobrio, quanto funzionerebbe un design eccentrico come questo in un contenuto Tiktok? 

Dì la verità, nella tua cameretta non è che ci siano molti elementi semplici e allo stesso tempo cool da condividere mentre sei in DAD o in smartworing. E se nel 2020 hai già provato con il mullet e forse l’hai anche già abbandonato, non ti resta che tentare coi balaklava. 

Il trend del Balaklava e l’appropriazione culturale

Tutto perfetto, sì. Se non fosse che quando si trasforma un capo con uno specifico significato sociale, politico o religioso in un trend, questo rischia di venire del tutto snaturato, creando un problema di rappresentazione e di appropriazione culturale. Soprattutto quando il capo in questione ricorda uno hijab, il cui uso sta scatenando feroci dibattiti in tutto il mondo, come in Francia, e in certi paesi può farti perdere il lavoro

Lo svuotamento semantico di un oggetto succede continuamente—meno di 2 anni fa, nel 2019, è capitato alla Kefiah, storico simbolo della lotta palestinese. E in ognuno di questi casi il confine tra omaggio culturale e appropriazione culturale è molto sottile. Secondo la creator Kiyonah Mya Buckhalter, si tratta di una “diversa consapevolezza nell’indossare qualcosa, tenendo a mente o meno il suo significato e la sua storia.” Sumi Saiboub, content creator, afferma che “la linea di demarcazione si traccia tra chi ne beneficia e chi viene accreditato.” Rajae, studentessa, parla anche di empatia: “Omaggio è quando conosci e vuoi condividere con gli altri quello che sai, sensibilizzando su un tema in maniera rispettosa.”

Secondo Kiyonah, dunque, il trend del balaklava non è che una dimostrazione di come spesso “il problema non sia il capo coperto, ma l’Islamofobia. Avere il capo coperto è divertente e cool quando lo fa la moda, ma tremendamente oppressivo quando lo si fa per religione.” E se per alcune persone, come per Selma, quella del balaklava è una “questione totalmente indifferente rispetto all’hijab perché si parla di due cose diverse e non assimilabili”,  per altre potrebbe anche essere un aiuto nella normalizzazione dell’hijab. “Potrebbe essere un fenomeno positivo, rendendo il capo coperto non più un’eccezione, che sia per moda o per religione,” afferma Sumi.

Il rischio, secondo Rajae e Nada, è che invece comporti l’inasprirsi di un doppio standard. Nada, che non ha mai indossato un balaklava, ci racconta infatti che le stesse persone che giudicavano il suo hijab uno “strumento d’oppressione” ora trovano il balaklava “trendy”. “Questo vale anche a livello sistemico, non solo personale: nel Regno Unito si parla di vietare l’hijab per le competizioni sportive, in Francia di renderlo illegale, ma intanto sulla copertina dei magazine di moda il capo coperto piace a tutt3. Se questo non è un doppio standard, cos’è?” conclude Nada. E su questo concorda anche Sumi: “Succedeva già con i beanies, quando il velo è sostituito da un capo socialmente accettato, diventi subito parte dello status quo—ma sempre a seconda del colore della tua pelle.” 

Ma anche nel caso in cui il trend del balaklava agevolasse una normalizzazione del volto coperto, non è detto che sia un processo positivo in assoluto: normalizzare significa anche semplificare, rendere quotidiano un gesto, eliminando la simbologia che comporta e, di conseguenza, rimuovendo il rispetto religioso o politico nei suoi confronti. “Il balaklava, come qualsiasi altro trend, avrà un effetto positivo solo quando le donne che agiscono per fini religiosi saranno validate allo stesso modo di chi lo fa per la moda, con consapevolezza della differenza che c’è,” afferma Kiyonah.

Infine, anche nel caso in cui avvenisse una normalizzazione positiva del capo coperto, non è detto che questi effetti valgano davvero per tutt3. Dhya ci dice che, nonostante le faccia piacere che il balaklava sia diventato un trend, è convinta che non possa portare a nulla di positivo, “dimostrato dal fatto che, quando si è trovata a fare da interprete in aeroporto, ha notato quanto i controlli siano diversi a seconda del colore della pelle e dell’etnia, anche se il capo è coperto allo stesso modo. Perché in un caso è moda, in un caso è Islam, e questo cambia tutto.”

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Crediti

Testo: Geremia Trinchese

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