La maglieria sperimentale, native-fluid e cross-culturale della Vitelli F/W 22-23

La collezione "Gioventù Cosmica 2022 - Parte prima: Fiori di Lillà" nasce una maglia alla volta all'interno dello studio-bottega Spazio Vitelli, nel centro di Milano.

di Benedetta Pini
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28 febbraio 2022, 6:06pm

Un collettivo artigianale creativo, più che un brand nel senso convenzionale del termine. Così potremmo definire Vitelli, che continua il suo percorso attraverso il movimento globale pacifico e anti-ideologico nato alla fine degli anni Settanta al motto “la musica è cultura”: il Cosmic italiano, da cui deriva il titolo della collezione continuativa, Gioventù Cosmica, presentando la stagione F/W 22-23 alla Milano Fashion Week Donna A/W 2022.

Quest’ultimo episodio si chiama Fiori di Lillà, un mash-up poetico tra la canzone Lilac Wine e un concetto più ampio di “fioritura” come simbolismo romantico, ed espande l’universo sperimentale, organico e responsabile di quello che è forse l’ultimo baluardo punk della couture italiana. Un universo crossmediale e ibrido che si estrinseca in una sfilata-spettacolo-concerto-festa-fanzine, con l’esibizione di Venerus ed Elisa, le fotografie di Adrianna Glaviano, gli artwork di Mino Luchena e il party di Spiritual Sauna.

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Ed ecco cosa c’è dietro al concetto di Gioventù Cosmica: una visione proteiforme, inclusiva e naïf nel senso etimologico del termine, emblema di una nuova generazione senza limiti né confini, senza preconcetti né pregiudizi, responsabile e cosciente. Una generazione che vuole riappropriarsi del proprio ritmo e che pretende il tempo necessario, qualunque sia, che rivendica un approccio lento ma solido, che parte dal sé, dalle radici, dalla casa e si evolve attraverso l’apporto di ogni singola individualità del collettivo, allo scopo di promuovere il cambiamento e potenziare la comunità fluida, multi-etnica e culturale che orbita attorno a Vitelli.

Fiori di Lillà porta allo step successivo questo processo filosofico, per sfuggire alla “Fenomenologia dell’Ego”, decostruire la visione della creatività come “mestiere dell’ispirazione” e smantellare la retorica del “designer genio” che traina le masse. La creatività è collettiva. È il risultato di ogni singola mano, mente, anima dietro a ogni singola maglia, cucitura, silhouette.

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Per innescare questo cambiamento del paradigma sociale Vitelli prende a riferimento il romanticismo del Liberty milanese, da cui emula l’approccio “no reference but nature”, che immaginava di fondere arte e società, produzione seriale e dettaglio artigianale, garantendo la conservazione del “mestiere” e facilitando l’integrazione delle classi subalterne nel sistema industriale d’inizio Novecento. E se i creativi liberty non sono riusciti a ribaltare il sistema dominante, forse lo farà Vitelli, e forse lo sta già facendo.

Intanto, quello che è certo è che, come all’epoca l’arte liberty ha iniettato nell’ambiente architettonico milanese molti capolavori del fatto a mano, disseminando la città di scorci evasivi, natura rampicante, simbologia e sentimentalismo, oggi progetti come Vitelli lasciano un segno, immettendo nel sistema della moda una venatura punk, scanzonata e irriducibilmente libera.

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Una visione creativa che si concretizza in una linea impreziosita di sete e crepe deadstock, e capi double-face in cui temi floreali e fibre lanose si fondono attraverso l’infeltrimento, creando nuove possibilità di riciclo per il tessuto stampato. La ricerca di pratiche rigenerative nella maglieria crea per questa collezione un nuovo tessuto ibrido, realizzato con filati di maglieria (rigorosamente upcycle) lavorati in trama e ordito su macchine meccaniche degli anni ‘70, utilizzato per capi progettati per generare minimi (o nulli) scarti di taglio.

E poi la grande novità di quest’anno, i primi esperimenti di “piumino”, imbottiti con i tagli di cimosa ottenuti dagli scarti dell’industria tessile. A completare la collezione i capi di “circular production”: maglieria smacchinata a mano, accessori all’uncinetto e una serie di scaldamuscoli pazzeschi, realizzati nel “Teatro della Maglieria Organica” (Organic Knitting Theater) presso Spazio Vitelli, nel centro di Milano, utilizzando gli stessi scarti di campionatura e produzione del progetto.

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Crediti

Editor: Benedetta Pini
Fotografie: Parinya Wongwannawat

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