Le fotografie di moda di Davide Sorrenti, incomprese e disarmanti

“MY BEUTYFULL LYFE” è il nuovo libro edito da Francesca Sorrenti che celebra la visione poetica del fotografo.

di Dal Chodha
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18 novembre 2021, 11:06am

Studiando la storia del fotografo Davide Sorrenti, prima di parlare direttamente con sua madre Francesca, ho incontrato centinaia di articoli che parlavano di droga. C’era poco che parlasse realmente di arte, bellezza o delle inquietudini della giovinezza, elementi portanti delle immagini di Davide. Elogiato fino alla sua prematura morte a soli 19 anni nel 1997, il suo corpus di opere—realizzato di getto, con istinto e sicurezza—diventò il simbolo di quello che i media avrebbero poi bollato come “heroin chic”. Da quel momento, l’eredità del lavoro dell’artista ha preso una piega alquanto distorta.

All’inizio di quest’anno, in E/MOTION: Fashion in Transition—una mostra al MoMu—ho visto l’immagine scattata da Davide in cui si vede Frankie Rayder tenere stretto al petto un bouquet di fiori gialli mentre indossa uno slip dress minimal e socchiude i suoi occhi gonfi e tristi. Nella galleria, lo scatto era appeso di fianco a una clip di Bill Clinton che accusa l’industria della moda di aver “reso popolare l’eroina tra i più giovani.” Il ritratto disperato di Davide era stato utilizzato come nota a margine delle preoccupazioni del presidente. "Eppure, nessuna delle immagini di Davide faceva riferimento alle droghe,” racconta Francesca via Zoom da New York. "Davide fumava un sacco ma non si è mai fatto di altre cose. Gli chiedevo, ‘di cosa vuoi parlare attraverso le tue immagini?’ e lui rispondeva, ‘Ma, è il mio mondo e nel mio mondo c’è tanta malinconia.”

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Detour editorial, 1997 (Frankie)

Ed è proprio questa malinconia che pervade MY BEUTYFULL LYFE, il terzo libro sul lavoro di Davide Sorrenti pubblicato da IDEA, che vedrà al luce proprio alla fine di questa settimana. Progettato ed editato da Francesca, è pieno di ritratti assorti, ritagli di giornale e disegni scannerizzati dai quaderni di Davide. Non è un miscuglio di disperate istanze sul tema della droga. I talent e le modelle esprimono quel tipo di romanticismo e quel distacco tipico dell’immaginario Preraffaellita.

Nell’introduzione al libro, la editor Katie Grand parla dell’immaginario dei primi anni ‘90. Sottolinea quel tipo di iconografia che ritraeva “i cool kids che giravano con un fotografo estremamente cool e la sua famiglia, anche quella sorprendentemente cool.” Francesca riflette: "Credo che per Katie, 'cool' significhi ‘diverso’, e ovviamente, essendo italiani, siamo sempre stati una famiglia molto unita. Per noi era importante stare insieme, amarsi l’un l’altro ed essere molto rispettosi. Amore e rispetto erano parle potentissime.”

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Trasferendosi dall’Italia all’America all’inizio degli anni ‘80 dopo essersi separata dal marito, Francesca si è trovata senza soldi e con tre figli da crescere, uno dei quali—Davide—malato di talassemia. Mario, Vanina e Davide non sapevano l’inglese, il che li avvicinò ancora di più. Mentre Francesca cominciava a lavorare come Direttrice Creativa, Mario iniziò a posare come modello e a scattare le sue prime fotografie. Vanina invece iniziò a lavorare come stylist. Poi c’è stata la recessione del 1989, e Francesca perse il suo posto nell’azienda. "A quel punto, Mario ha detto, 'Ma, perché non inizi a scattare?' E ho subito amato l’idea. In quel momento, Davide era il piccolino che ci seguiva ovunque, ma la situazione non era per nulla facile. Aveva delle difficoltà a imparare, e doveva andare all’ospedale due volte alla settimana per fare le trasfusioni di sangue. Eppure, osservava tutto e tutti."

Davide amava l’hip-hop, l’arte, l’opera, la pittura. Aveva un brand di moda chiamato The New Shit. Era un ragazzo tosto che disegnava continuamente e teneva animali impagliati nella sua camera. "Mario gli ha comprato la sua prima macchina fotografica, e lui la portava con sé ovunque andasse. Ma gli anni ‘90 a New York non erano un bel momento o luogo in cui crescere,” racconta Francesca. "Chiunque voleva essere un gangster. Tutti volevano farsi di droghe perché volevano sentire quello che Kurt Cobain sentiva. Dovevano sentire quello di cui parlava Sid Vicious. E volevano scattare fotografie come quelle di Nan Goldin."

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Request Jeans campaign, 1996

Era un momento di contrasti e paradossi. Sulla copertina delle riviste c’erano superstar belle e sane in bikini. Dietro le quinte, invece, c’era un mondo malsano e tossico. "Le Sandra Bullock del cinema stavano sparendo, volevano più ragazze cattive. E poi le modelle sono diventate superstar. Le agenzie permettevano loro di fare qualsiasi cosa. Erano sempre più giovani, e anche i booker erano sempre più giovani. E i designer—quelli più vecchi—erano inquieti perché, proprio dopo una recessione, era tutto in mano ai ragazzini.” In mezzo a tutto questo c’era Davide: “un ragazzino malato e talentuoso, la cui vita era appesa a un filo.”

Questo nuovo libro di 160 pagine raccoglie tutti gli elementi toccati da Francesca: la famiglia, la voglia di imparare, l’amore, e il coraggio di masticare tutto ciò che la vita ti sputa in faccia. Internamente, Davide aveva il corpo di una persone di 80 anni, e al momento della sua morte non aveva fatto una delle sue trasfusioni. I media hanno fatto in fretta a tacciare questa morte come un’overdose da eroina—ci sono voluti mesi perché un esame tossicologico smentisse tutto quanto. "Davide aveva provato l’eroina solo quattro o cinque mesi prima della sua morte, e una dose minima. Aveva iniziato a soffrire di dolori atroci; aveva dei problemi alla schiena molto seri, gli facevano male le gambe, ma nessuno lo sapeva."

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Detour editorial, 1996 (Dan Miller)

Oggi, le nuove generazioni stanno scoprendo il suo lavoro e forse si identificano in quella voglia di immortalare e fermare su pellicola il loro folle mondo. "Quando è morto, c’erano ragazzini malati che mi scrivevano dicendo ‘allora posso fare anche io qualcosa della mia vita,’” aggiunge Francesca. "Ci sono libri di storia della moda che dicono che ‘la morte di Davide Sorrenti ha messo fine all’heroin chic.’ Era nato per dare un messaggio.” Perché ascoltando le parole di sua madre e guardando il lavoro contenuto in MY BEUTYFULL LYFE, è chiaro che l’eredità di Davide parla di vita, e non di morte. 

MY BEUTYFULL LYFE’ verrà presentato domenica 21 novembre 2021, dalle 16 alle 18 presso Dover Street Market New York, 160 Lexington Avenue. Puoi preordinare il libro qui.

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Editoriale per Interview Magazine, giugno 1996 (Jason)
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Editoriale per Independent magazine, outtakes (Carmen)
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Editoriale per Interview, 1996 (Chris)
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Editoriale per Surface, 1996 (Jade)
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Campagna per Request Jeans, 1996 (Philippa, Tasha & Charlotte)
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Dune Summer Issue, 1996
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Matsuda outtake, 1997 (Jaime King)

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Crediti

Tutte le immagini courtesy di Idea

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