La bellezza quotidiana dei vicoli di Napoli, nelle foto Sam Gregg

Se è vero che di fotografi che si avvicinano a culture diverse dalla propria ce ne sono moltissimi, in pochi resistono a deformarle con una patina di sensazionalismo. Lui è uno di questi.

di Laura Ghigliazza
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27 aprile 2021, 2:36pm

Negli ultimi anni Napoli ha attirato un’enorme quantità di persone, affascinate da questo luogo, dalle sue architetture, dalla sua struttura urbanistica, dalla sua aura e dalle persone che la animano. Tra loro c'è Sam Gregg, fotografo londinese che dal 2014 racconta i molteplici volti di questa città attraverso il suo progetto See Naples and Die.

Se all’inizio poteva essere pura curiosità, con il passare del tempo la sua è diventata una vera e propria missione documentaria, dettata dalla volontà di restituire una Napoli senza filtri, né sensazionalismi, né feticismi. Le sue foto non pretendono di spiegarti il mondo, ma solo di restituirlo con brutale onestà.

Ne avevamo parlato con lui qualche anno fa, e ora abbiamo deciso di risentirlo per sapere come si è sviluppato il suo progetto nel frattempo, cosa è cambiato nella sua visione e in che modo vede ora Napoli.

Sam Gregg See Naples and Die

Partiamo dall’inizio, per chi non conosce ancora il tuo lavoro. Ci racconti quando hai cominciato a scattare a Napoli?
Ho iniziato durante una viaggio nel 2014. Nel 2016 mi sono trasferito lì insegnando inglese per oltre un anno. È stato allora che il progetto ha iniziato davvero a prendere forma. Dal 2018 in poi ho trascorso a Napoli circa 2, 3 mesi ogni anno.

Cosa ti fa tornare lì?
Napoli è una città con infiniti segreti. Puoi percorrere la stessa strada mille volte, ma ci sarà sempre qualcosa di nuovo ad aspettarti dietro l'angolo. Può essere relativamente piccola, specialmente il centro storico, ma la cultura è molto condensata. Sembra di essere dentro una pentola a pressione culturale. Per dirla semplice, continuo a tornare a Napoli perché la amo. Mi sento felice lì. Mi sento a casa.

Sam Gregg See Naples and Die

L’espressività dei tuoi soggetti colpisce immediatamente. Cosa ti affascina di loro?
Nella mia vita sono sempre stato un emarginato, ero quello strano. Per la maggior parte dei miei vent'anni ho lottato con questa condizione, e penso che sia stata una delle cause della mia depressione e ansia. Ho sempre fatto del mio meglio per inserirmi, per essere qualcuno che non ero, ma non ero molto bravo a farlo. Ho sempre gravitato verso gli outsider e coloro che non hanno paura di distinguersi, perché mi rivedo in loro. Il mio approccio non è affatto voyeuristico.

La mia più grande paura è la normalità. La evito a tutti i costi. Fotografare outsider e comunità marginali mi ha davvero aiutato a sentirmi a mio agio con chi sono. Non ho più paura di essere diverso, ma accolgo la diversità. Penso che questo sia il motivo per cui gravito verso Napoli e i napoletani. Il resto d'Italia li ha essenzialmente rifiutati. Sono trattati come reietti ma sono fieramente orgogliosi di essere diversi.

Sam Gregg See Naples and Die

Come si è evoluto il tuo lavoro rispetto all’ultima volta che ne abbiamo parlato qui su i-D?
Penso che sia cambiato molto. È sicuramente diventato un po' più morbido, con l'età ci si ammorbidisce. Molti dei valori fondamentali rimangono, come l'antichità di fronte alla modernità, l'individualismo di fronte al collettivismo, ma c'è un po' meno aggressività. Ora vivo una vita più pacifica e serena a livello di salute mentale, e penso che questo si rifletta nel mio lavoro.

A quali lavori fotografici su Napoli ti ispiri?
Ci sono stati alcuni grandi lavori su Napoli di fotografi non napoletani come Charles Traub, Philip Lorca di Corcia, Johnnie Shand Kydd etc. Ma il mio preferito in assoluto è un fotografo contemporaneo locale, di Torre del Greco: Ciro Battiloro. Il suo progetto a lungo termine Sanità mostra un'incredibile intelligenza emotiva. È tenero, crudo e soprattutto rispettoso. C'è anche il fotografo napoletano Riccardo Carbone, il cui archivio è forse il più vasto mai esistito su Napoli, risale fino agli anni Cinquanta ed è un vero e proprio portale del tempo. E poi il fotografo Luciano Ferrara, che ha fatto un progetto sui Femminielli di Napoli. Ma ce ne sarebbero davvero troppi da nominare.

Sam Gregg See Naples and Die

Da straniero, come instauri un rapporto con le persone che scatti? 
I miei amici napoletani mi dicono che sono napoletano proprio per come sono; per quanto sono appassionato della città, quanto tempo ci ho passato e quanta cultura ho assorbito. Posso dire con certezza che conosco il centro di Napoli meglio del 99,9% dei napoletani, perché sono costantemente in giro per le strade e assorbo informazioni dalla gente del posto. Ma ,detto questo, sarò sempre un outsider, al massimo un napoletano adottato, e mi sta bene così.

I napoletani sono molto curiosi per natura, quindi puoi immaginare la loro fascinazione quando incontrano un londinese che vaga per le strade secondarie di Forcella o Porta Nolana. Apprezzano molto quando qualcuno si appassiona alla loro cultura e ama la loro città, questo ti apre ogni tipo di porta. Spesso, nel giro di pochi istanti, sono a casa loro a bere un caffè. Bisogna dire che anche il mio essere di Londra fa tanto. Tantissime persone di Napoli hanno parenti a Londra, e questo è già di per sé un modo per rompere il ghiaccio.

Il tema della religione ritorna spesso nei tuo scatti, c’è una ragione particolare?
A essere onesto, non lo so. È una domanda che mi pongo costantemente e alla quale non ho una risposta. Ho anche pensato di parlarne con una figura professionale in ambito psicologico per capire da dove deriva il mio fascino. Sono cresciuto in una famiglia essenzialmente atea in una delle città meno religiose del mondo, e non ho avuto alcun contatto con la religione fino agli ultimi anni, quando ho iniziato a viaggiare. Essenzialmente la mia curiosità è accesa da cose che mi sono estranee, e la religione vi rientra. Allo stesso tempo, la religione è quasi impossibile da evitare a Napoli e non includerla nel mio lavoro sarebbe di per sé un sacrilegio. Napoli ha la più alta densità di chiese del mondo, ne vanta circa 500. La religione pesa sulla città. Porta con sé un immenso bagaglio emotivo. 

Sam Gregg See Naples and Die

Ci racconti qualche dettaglio dietro alla foto qui sopra?
Questo è un signore che conosco dei Quartieri Spagnoli. È un po' una celebrità locale. Andavo spesso a ubriacarmi con lui di qualsiasi vino senza marca che gli capitasse tra le mani. La sua casa è un mix incredibilmente eclettico di tutti i tipi di cimeli strani, dall'iconografia religiosa, all'armamentario musicale, fino agli animali impagliati. Non lo vedo da un po'. Spero stia bene.

Le immagini del progetto See Naples and Die saranno esposte dal 25 al 27 Giugno al Radar Photo Festival di Trani con un’installazione a cura di Piero Percoco e Scuola Spaziotempo.

Sam Gregg See Naples and Die
Sam Gregg See Naples and Die
Sam Gregg See Naples and Die
Sam Gregg See Naples and Die
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Sam Gregg See Naples and Die

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Crediti

Testo di Laura Ghigliazza
Fotografie di Sam Gregg

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