Lil C: “A dirla tutta, siamo veramente persone favolose”

Per celebrare la collezione Pride di Calvin Klein abbiamo incontrato giovani artisti queer di tutta Europa. Qui, Lil C, DJ e broadcaster, ci racconta perché “essere persone favolose” è l’essenza della vita queer di Londra.

Nel corso dell’ultimo anno, trovare un motivo per festeggiare è diventato sempre più complicato. In particolare, per i membri delle comunità queer il 2020 non è stato certo una grande, infinita parata. Tuttavia, anche se quest'anno le occasioni per celebrare in carne ed ossa le nostre identità e comunità sono state rimandate a data da destinarsi, le persone queer di tutto il mondo hanno dimostrato un dinamismo e una capacità di resistenza tali da essere d’ispirazione. Abbiamo dimostrato che l'orgoglio queer, il cosiddetto Pride, va ben oltre i confini di una singola parata o del Pride Month, perché è qualcosa che ognuno di noi porta dentro di sé, ogni giorno di ogni anno. 

Per celebrare l'intero spettro delle identità LGBTQIA+ e la gioia generata dalla libera espressione sé, Calvin Klein ha lanciato la campagna #PROUDINMYCALVINS, invitando nove talenti queer internazionali ad esprimere la versione più autentica di loro stessi in una serie di video e immagini. Nel corso di quest'anno, Calvin Klein ha collaborato con i leader delle comunità queer di tutto il mondo per celebrare i temi dell'amore, della famiglia, dell'alleanza e dell’identità, ma ha anche lanciato la collezione Pride, disponibile tutto l’anno.

Determinato a mantenere viva a lungo l’atmosfera di festa, i-D ha chiesto a cinque artisti emergenti della comunità LGBTQIA+ internazionale di raccontarci cos’è per loro il concetto di Pride, le comunità di cui fanno parte, cosa rende la vita queer nelle città in cui vivono così interessante e quali cambiamenti vorrebbero veder realizzati nella lotta tutt’ora in corso per l’uguaglianza dei diritti queer. Oggi intervistiamo Lil C, speaker radiofonica per Boiler Room ed NTS Radio, che con il suo lavoro cerca di portare un pizzico di divertimento e irriverenza nelle vite dei suoi ascoltatori, ma anche di comunicare lo spirito unitario e celebrativo che definisce la vita notturna di Londra.  

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Cosa significa per te il concetto di Pride?
Sentirsi a proprio agio con se stessi quando si sceglie di esistere nella versione più autentica di sé, pur rimanendo rispettosi dell’esistenza altrui. Celebrare, capire e rispettare—si tratta di questo.

In che modo il concetto di Pride fa parte della tua vita?
Sono una host radiofonica, quindi se a qualcuno piace la musica che suono, o chi sono, cosa rappresento e il programma che conduco, allora mi ascolterà regolarmente. Queste persone sono interessate a quello che dico e suono in radio, ai miei gusti e alla mia selezione musicale. È questo ciò che mi fa sentire davvero orgogliosa di me stessa, il modo in cui intendo il concetto di Pride, perché è in radio che posso dare una piattaforma alle persone che ammiro. In questo modo l’attenzione non è tutta concentrata su di me, ma si sposta su chi scelgo di aiutare e portare sotto i riflettori, mostrandone e condividendone il lavoro. 

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Cosa cerchi di comunicare a chi ti ascolta?
Una certa irriverenza. Spesso sembra tutto così serio, ma l’intenzione che sta dietro al mio programma è che per un’ora chi mi ascolta possa ballare nella sua stanza, cucinare, disconnettersi dal resto del mondo e ritagliarsi un po’ di tempo per sé.

Quali sono i migliori aspetti dell’essere queer e vivere a Londra?
Siamo persone favolose, a dirla tutta. Non dobbiamo chiedere un parare scientifico, ma se proprio volessimo fare qualche test, sono certa che i risultati confermerebbero il fatto che siamo favolosi. Quindi sì, questa è probabilmente una delle cose migliori. Anche avere un gruppo di persone favolose che sono sintonizzate sugli stessi favolosi interessi. Sta tutto nell’essere persone favolose, a dirla tutta! 

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Ti consideri parte di una comunità specifica?
La comunità di cui faccio parte a Londra, e la scena dei club queer in cui questa comunità prende vita, si basa molto sul trovarsi in un certo luogo, nell’essere insieme e partecipare feste come il Pxssy Palace e il BBZ. Prima della pandemia ci vedevamo e ballavamo uniti, perché per noi tutto ruota intorno all’idea del lasciarsi andare, festeggiare e divertirsi. Ho riflettuto molto su quanto sia radicale la gioia queer della comunità nera, perché ci sono così tante forze nel mondo a ricordarci il dolore da cui siamo circondati. Si tratta di una gioia che emancipa chi la prova, dimostrando che possiamo esistere senza paura. E una volta che esisti senza paura, allora sei veramente libero. Questo dovrebbe essere l'obiettivo per tutti noi.

Si dice spesso che il primo Pride sia stato stato una rivolta. A mezzo secolo di distanza dai Moti di Stonewall, per cosa pensi la comunità LGBTQIA+ debba ancora lottare?
Per i diritti delle persone transgender. Quest'anno è stato assurdo, ma capisci che le cose stanno andando veramente male solo quando le posizioni più reazionarie diventano parte della conversazione pubblica. La consapevolezza sul tema è in aumento da alcuni anni, ma poi guardi all’altra faccia della medaglia e ti accorgi che le statistiche sul tasso di suicidi e sull’aspettativa di vita delle persone transgender hanno numeri da capogiro. Da qualunque parte si analizzi la faccenda, questa non può essere la battaglia finale che decideremo di combattere in futuro, perché è in questo preciso istante che la comunità trans è sottorappresentata in termini di legislazione e sostegno governativo.

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