Larry Clark, Untitled (Kids), 1995. Collection Museum of Contemporary Art Chicago, Gift from the Howard and Donna Stone Collection. Photo: Michal Raz-Russo, © MCA Chicago.

Come "Tulsa" di Larry Clark ha definito l'estetica punk degli anni '70

Corpi nudi e martoriati, sguardi persi nel vuoto, gesta nichiliste e autodistruttive. La realtà in presa diretta degli adolescenti della provincia americana, dove il sogno americano diventa un incubo.

di Marco Frattaruolo
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16 marzo 2021, 12:03pm

Larry Clark, Untitled (Kids), 1995. Collection Museum of Contemporary Art Chicago, Gift from the Howard and Donna Stone Collection. Photo: Michal Raz-Russo, © MCA Chicago.

i was born in tulsa, oklahoma in 1943. when i was sixteen i started shooting amphetamine. i shot with my friends everyday for three years and the left town but i've gone back through the years. once the needle goes in it never comes out.

—Larry Clark, introduzione di Tulsa

Larry Clark non deve essere il tipo che si lascia facilmente lusingare dalle celebrazioni. Ma 50 anni è un anniversario importante, e da quel 1971 in cui uscì il suo iconico libro Tulsa (edito da Lustrum Press) a oggi, è passato mezzo secolo in cui il mondo è cambiato e a una velocità stratosferica, con in mezzo quella cesura netta dell’avvento di Internet che ha cambiato veramente tutto.

Se oggi Tulsa è considerata una delle opere fotografiche più iconiche degli anni ‘70, è perché all’epoca ha saputo intercettare sul nascere quello che di lì a poco si sarebbe imposto come l'immaginario di riferimento della nascente sottocultura punk. Proprio in quegli anni gli Stooges di Iggy Pop avevano iniziato a tracciare la strada del movimento con il loro deflagrante omonimo album di debutto (1969), calcando ulteriormente il solco con il successivo Fun House (1970), ma l'estetica e l'attitudine punk erano ancora in divenire.

Gli adolescenti dell'America punk nelle foto di

Ed ecco arrivare, nel 1971, Larry Clark con Tulsa, una raccolta di fotografie in bianco e nero scattate in tre sessioni—1963, 1968 e 1971—che ritraggono senza alcun tipo di filtro la realtà in presa diretta di ragazze e ragazzi più o meno adolescenti dediti a ogni tipo di perdizione. È in quell’istante che iniziano a delinearsi i contorni dell'immaginario punk. “Questo non è un libro fotografico che può starsene tranquillo e senza pretese sul tavolo di un caffè. Non è un libro facile da assimilare, affrontare e sfidare. Questa è una raccolta di fotografie che assalgono, lacerano, devastano. Sono immagini che splendono di una feroce onestà.” Così lo descrive Dick Cheverton, giornalista del Detroit Free Press, in una recensione pubblicata nel novembre del 1971.

Ma facciamo un passo indietro. Tulsa è Tulsa, la città dell'Oklahoma in cui Larry Clark è nato nel 1943, madre fotografa (specializzata in ritratti di bambini) e padre venditore porta a porta di libri e riviste. È lì che Clark inizia a scattare a soli dodici anni, si spara la prima dose di anfetamina a sedici e nel 1964 decide di mollare tutto per la più elettrizzante New York, dove prova a campare come fotografo freelance. Finché, quello stesso anno, riceve la chiamata per il Vietnam.

Gli adolescenti dell'America punk nelle foto di

Di ritorno dal Vietnam, riprende a immortalare con la sua 16 mm le giornate dei suoi amici, che nel frattempo “si erano dati alla criminalità… io stesso all'epoca ero una sorta di fuorilegge,” racconta in un’intervista del 1984. Ne ritrae i corpi nudi e martoriati, gli sguardi persi nel vuoto, le gesta nichiliste e autodistruttive. Mette a fuoco i dettagli di camere da letto sotto-sopra che sono un tripudio di siringhe, sesso e armi. Corpi che si consumano, che si colorano di lividi e ferite. Poster di Gesù Cristo e bandiere a stelle e strisce appese a mura scrostate, lenzuola sporche di sangue, madri incinte in attesa di una dose. Il funerale di un bambino, lo stesso che appare steso in una bara.

La frase “death is more perfect than life” introduce il ritratto di un ragazzo che accarezza una pistola, accompagnato dalla didascalia “dead, 1970”. In Tulsa il sogno americano diventa l’incubo una provincia marginale e marginalizzata, attraversato da un brivido di corpi sospesi tra la vita e la morte, con la lussuria che precipita nella perdizione della droga e della violenza. Questa è stata la vita di Larry Clark e dei suoi compagni di Tulsa, come descritta in un’intervista rilasciata al Los Angeles Times nel 1990: “La gente di Tulsa non aveva alcun riguardo per la propria vita né per quella degli altri. Non avevamo paura, ma avevamo un senso di disperazione e anche questo è qualcosa che ho sentito. Penso che tutti desiderassimo un altro modo di vivere, eppure ci siamo arresi a un certo stile di vita e a un certo senso di disperazione”.

Gli adolescenti dell'America punk nelle foto di
UNTITLED BY LARRY CLARK, 1979

Lo sguardo di Clark è schietto, senza fronzolì né pretenziose velleità sociologiche: “Descrivo i soggetti che fotografo come veri esseri umani, così che le persone possano relazionarsi a loro indipendentemente da quello che fanno […] mi considero una persona morale, ma le mie fotografie non sono studiate per affrontare i problemi della società. Certo, le mie fotografie affrontano l'ipocrisia sociale, ma sto solo cercando di mostrare le cose per come sono. Sono semplici foto della mia vita, per come l'ho vissuta”.

Nel 1971 la pubblicazione di Tulsa non desta troppo clamore, ne vengono stampate circa 2700 copie e vengono vendute a 5 dollari. Lo stesso Clark si rifiuta di promuovere il volume, come forma di rispetto per le vite dei suoi amici, che nel frattempo cominciano a morire uno dopo l’altro. Nonostante il bigottismo che contraddistingue certi ambienti dell’epoca, il libro viene accolto abbastanza positivamente dalla critica, come racconta Clark nell’intervista sopracitata al LA Times: “Molti ne erano spaventati, altri ne comprendevano la pubblicazione credendo si trattasse di una dichiarazione anti-droga… molte ragazze cominciarono a chiedermi di uscire con loro convinte fossi un angelo dell'inferno o qualcosa del genere.”

Gli adolescenti dell'America punk nelle foto di
UNTITLED BY LARRY CLARK, 1979

Ma questo primo successo non porta in alcun modo Clark lontano dal suo lato più selvaggio e auto-distruttivo. I Settanta sono per lui un vero incubo, contrassegnato dall'abuso di droghe e da scontri con le autorità (tra il '78 e il '79 passa 19 mesi in carcere per aver violato la libertà condizionale a cui era stato condannato dopo aver sparato al braccio di un amico durante una partita di poker). Solo negli anni Ottanta, dopo essersi sposato e aver messo al mondo due figli, Clark sembra trovare una certa pace. Nel 1983 dà alle stampe il suo secondo libro fotografico, Teenage Lust, che vede Clark immergersi di nuovo nel mondo adolescenziale, con il sesso a prendere il posto della droga.

“C'era questo fumetto del New Yorker in cui il protagonista era un ragazzo che girava per l'inferno con una macchina fotografica. Ho pensato che non puoi scattare foto dell'inferno dall'esterno: devi essere dentro l'inferno per poterlo fare,” afferma in un’intervista rilasciata a Interview Magazine nel 2016. Ed è questo a rendere gli scatti di Clark così schietti e potenti; non perché nessun altro artista abbia mai lavorato agli stessi temi (pensiamo a Nan Goldin, Bruce Davidson, Ryan McGinley, Ed Templeton, Diane Arbus e Robert Frank), ma perché ha fuso sé stesso con la sua opera, entrandovi dentro e uscendone pieno di ferite sulla propria pelle.

Senza Tulsa non ci sarebbe nemmeno stata una delle pietre miliari del cinema indipendente americano qual è Kids—che ha avviato tutto un filone di titoli come Bully, Ken Park etc.—; e forse neanche la Chloë Sevigny, il Rosario Dawson e l’Harmony Korine per come li conosciamo oggi. Il resto è storia.

Gli adolescenti dell'America punk nelle foto di
LARRY CLARK, UNTITLED (KIDS), 1995. COLLECTION MUSEUM OF CONTEMPORARY ART CHICAGO, GIFT FROM THE HOWARD AND DONNA STONE COLLECTION. PHOTO: MICHAL RAZ-RUSSO, © MCA CHICAGO.
Gli adolescenti dell'America punk nelle foto di
UNTITLED BY LARRY CLARK, 1979
Gli adolescenti dell'America punk nelle foto di
UNTITLED BY LARRY CLARK, 1979

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Crediti

Testo di Marco Frattaruolo
Immagini via the Australia National Portrait Gallery e Courtesy of MCA

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