Raf Simons AW03. Still via YouTube

Raf Simons e la musica: guida completa alle reference che l'hanno ispirato

Dal post-punk all'hip-hop, da Peter Saville a David Bowie, ecco cosa ascolta il designer Belga.

di Liam Hess
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30 ottobre 2020, 10:37am

Raf Simons AW03. Still via YouTube

A più di due decenni dall'inizio della sua carriera, lo strano e meraviglioso universo creativo di Raf Simons ha creato molto più che semplici vestiti. Con riferimenti e influenze che abbracciano il mondo dell’arte, del cinema e della musica, la sua è una vera e propria enciclopedia culturale della moda. Ripercorrendo le collezioni di Raf—dal suo omonimo brand, alla direzione creativa da Jil Sander, Dior, Calvin Klein, fino al suo debutto con Prada per questa ultima SS21—sembra che non ci sia un angolo di storia controculturale che il designer non abbia, ad un certo punto della sua carriera, incanalato in una sfilata di moda.

Tra gli album punk che hanno segnato la sua adolescenza in Belgio, la sua ossessione per le copertine dei dischi disegnate da Peter Saville, il suo culto per David Bowie e la scena hip-hop, qui trovi la nostra guida completa ad una delle fonti inesauribili che hanno ispirato l’immaginario visivo di Raf: la musica.

Raf Simons e il punk, dove tutto ha avuto inizio

Anche se Raf Simons ha fondato il suo omonimo brand nel 1995, è stato nel momento in cui ha debuttato sulle passerelle parigine tre anni dopo, che ha iniziato a incanalare su di sé l’attenzione del pubblico e della critica. Dopo aver studiato Design Industriale in un’università nella città belga Genk, si è trasferito ad Anversa per fare uno stage presso il designer di moda Walter van Beirendonck. Dopo poco tempo, è stato incoraggiato da Linda Loppa in persona—la docente di fashion design e mentore de i Sei di Anversa—a fondare una sua linea di abbigliamento maschile, pur non avendo alcun titolo o formazione nel settore.

Poi, una visita a Parigi. In un viaggio nella capitale francese come assistente per van Beirendonck, Raf ha assistito al leggendario spettacolo SS90 di Martin Margiela presso un parco giochi abbandonato nei sobborghi di Parigi. In un'intervista a The Gentlewoman, Raf afferma di aver "sempre pensato che la moda fosse un po' superficiale, ma che quella sfilata ha cambiato ogni cosa".

Così, per la sua seconda sfilata, la collezione SS98 “Black Palms”, Raf ha incanalato lo stesso spirito di guerriglia di Margiela, ambientandola in un parcheggio in disuso vicino alla Bastiglia, sull’aria di una colonna sonora New Beat belga—una fusione underground di techno e acid house. Modelle stravaganti hanno preso d'assalto la passerella su cui campeggiavano sagome di palme e il simbolo anarchico, mentre altri modelli indossavano canottiere tagliate e T-shirt stampate con le grafiche di Never Mind the Bollocks dei Sex Pistols. Questa invocazione dello spirito del punk—un momento nella storia controculturale su cui Raf ritornerà più e più volte—non era intesa come qualcosa di nostalgico, ma piuttosto una dichiarazione d’intenti. Con la sua vasta conoscenza della cultura pop e di quella underground, Raf era pronto ad aprire nuovi orizzonti.

Kraftwerk, il gruppo cult che ha influenzato l'estetica di Raf Simons
Fotografia di Fröhling/Kraftwerk/Getty Images

L’omaggio al gruppo cult Kraftwerk

Basta uno sguardo ai trend del tempo, per capire quanto fosse rivoluzionario l'arrivo di Raf all’interno del mondo della moda. I modelli scolpiti e sexy di Tom Ford per Gucci erano all'apice della loro popolarità; ma allo stesso tempo, il mercato dell'abbigliamento maschile stava iniziando ad espandersi. Raf è intervenuto proprio al momento giusto, partecipando ad un cambiamento epocale nella maniera in cui gli uomini intendevano apparire e abbracciando una nuova generazione di clienti, alla ricerca di abiti che riflettessero la propria personalità.

La collezione successiva a "Black Palms", era totalmente ispirata al gruppo cult di elettronica Kraftwerk. La sfilata, presso il Moulin Rouge di Parigi, presentava una semplice palette di colori—rosso e nero—e fu in seguito fu descritta dallo stesso Raf a T Magazine come qualcosa che non ha "niente a che fare con la moda, solo con la musica". Sulle note di Autobahn di Kraftwerk, i modelli scendevano delle scale mobili e si muovevano con precisione robotica, creando un’atmosfera futuristica e sinistra. Ma quella collezione non solo è stata una delle più audaci sintesi di musica e moda di Raf, è stata anche l’inizio di una vera e propria ossessione del designer per la sartoria innovativa e del tailoring sperimentale.

Se prima il suo lavoro era contraddistinto da silhouette ispirate dalla cultura giovanile belga, la collezione Kraftwerk era invece un primo tentativo di definire una nuova tipologia di abiti, cappotti e pantaloni skinny, tutto dal taglio impeccabile, realizzati con una precisione tale che ha realmente definito il corso della storia della moda (pensare che le silhouette sleek di Hedi Slimane da Dior Homme arriveranno oltre un decennio dopo). I look finali della collezione erano delle repliche esatte di quegli abiti indossati dai Kraftwerk sulla copertina del loro album del 1978, The Man-Machine, e nella sfilata è apparso un cameo della band stessa.

David Bowie come Ziggy Stardust, ispirazione costante di Raf Simons
Fotografia di Michae Putland via Getty Images

L’amore per David Bowie e la sua versatilità

Se dovessimo scegliere una sola influenza musicale che fa parte dell’essenza stessa di Raf, non avremmo dubbi, sarebbe David Bowie. Gli esempi dell’influenza del cantante inglese nel lavoro di Raf sono infinite; si pensi alle magliette serigrafate di Aladdin Sane, che il designer ha progettato nel lontano 1995 per il lancio del suo brand; la collezione SS99, con la colonna sonora di “Life on Mars?”; la maglieria ricoperta di patch Bowie per l'AW01; e persino la sua sfilata di debutto per Calvin Klein, che iniziò e finì con il classico di Bowie del 1985 "This Is Not America".

E se i riferimenti, più o meno espliciti, a Bowie sono sparsi praticamente in tutta la carriera del designer, il legame più forte che unisce i due creativi è sicuramente un desiderio di innovazione e sperimentazione implacabile. Quando nel 2005 Raf ha preso il ruolo di direttore creativo presso Jil Sander, molti sono rimasti sconcertati da questa decisione: ecco uno stilista che non aveva alcuna formazione sulla progettazione di moda, la cui carriera fino a quel momento era esistita interamente nel regno dell'abbigliamento maschile, a prendere le redini di un marchio prettamente femminile. L'estetica di Raf era una versione irriverente e senza filtri dell'abbigliamento sottoculturale, l'esatto opposto del minimalismo chic di Sander.

Dior Haute Couture Primavera 2015 Raf Simons, ispirata a David Bowie
Dior Haute Couture PE15. Fotografia di Stephane Cardinale/Corbis via Getty Images

Eppure, dalla prima collezione in poi, è stato un successo indiscusso, poiché Raf ha dimostrato la sua capacità di adattarsi ad una clientela drasticamente diversa dalla propria, con la stessa sicurezza di Bowie e le sue infinite reinvenzioni camaleontiche. Dopo il periodo da Jil Sander, avrebbe continuato da Dior, alla cui estetica si è adattato ancora una volta con una facilità impressionante. Proprio per questa maison, Raf ha omaggiato Bowie forse nella maniera più intima e commuovente, proprio per la collezione couture SS15. Indimenticabile la tuta a righe di paillettes che ha segnato l'epoca di Ziggy Stardust, reinventata da Raf per la donna moderna. Sembra che ovunque vada Raf, Bowie lo segua sempre.

Le grafiche di Peter Saville per i Joy Division nella collezione Raf Simons SS18
Raf Simons PE18. Courtesy di Raf Simons

Le iconiche collaborazioni di Raf con Peter Saville

In una conversazione con Kanye West per il magazine Interview, Raf racconta che Neerpelt, la città in cui è cresciuto, “era così piccola che non c'era proprio nulla, tranne un piccolo negozio di dischi. Penso che tutto abbia avuto inizio così per me, collezionando dischi." È facile dimenticare che nell'era pre-Internet, quando si aspettava il proprio turno per entrare nella cabina di ascolto di un negozio di dischi, era proprio la copertina a fare pubblicità e garantire la vendita di un album. “Copravo i dischi perché mi intrigavano i loro immaginari", ha spiegato Raf in un'intervista per The Talks. "Dobbiamo tornare indietro nel tempo—quando non c’erano computer, cellulari, niente di niente—in un certo senso era puro isolamento."

I design ormai iconici di Peter Saville per la Factory Records, inclusi i leggendari LP di band post-punk britanniche come i New Order e i Joy Division, hanno introdotto Raf alla musica d'avanguardia di Manchester. Così, nel momento in cui Raf stava progettando la sua collezione AW03—una sfilata che "rifletteva sul processo di crescita e di riconsiderazione dell'età adulta"—il leggendario art director era in cima al suo elenco di potenziali collaboratori. Raf ha così ottenuto pieno accesso agli archivi di Peter, riprendendo e stampando le sue grafiche più celebri su di una serie di parka, quelli che ora sono tra i pezzi più rari e preziosi dell'archivio del designer.

Le grafiche di Peter Saville per i New Order nella collezione Raf Simons AW18

Da quel momento, la collaborazione professionale tra Raf e Peter è diventata una delle più fruttuose della moda. Quando nel 2016 Raf ha preso le redini di Calvin Klein, ha arruolato Saville per ridisegnare l'iconico logo del marchio; poi per la sua collezione SS18, quando le grafiche dei dischi dei New Order sono riapparse su T-shirt e su lanterne cinesi in una campagna fotografata da Willy Vanderperre. Per la sua ultima collezione SS21, è poi tornato sul lavoro dei Joy Division, citando le loro canzoni "Isolation", "Incubation" e "Disorder". Per un designer come Raf, la musica non è semplicemente la colonna sonora di una sfilata, ma una vera e propria finestra su altri tempi e luoghi. E sono proprio l'anima e l'autenticità di questo approccio, che rendono capi vecchi di decenni ancora attuali, vere e proprie ossessioni degli appassionati di moda di oggi.

Come Raf è diventato l’ossessione dell’Hip Hop internazionale

“Please don’t touch my Raf.” “Raf Simons, Rick Owens, usually what I’m dressed in.” “It's rare Raf, when I wear Raf.” Dalla sua prima hit “Peso,” fino a un pezzo del 2017 intitolato semplicemente “RAF,” il rapper e “fashion killa” A$AP Rocky non ha mai smetto di professare la sua ammirazione per il lavoro del designer belga. Ma A$AP non è certo la prima figura del mondo dell'hip-hop a rimarcare la sua ossessione per i design rivoluzionari di Raf.

È difficile individuare esattamente quando Raf è diventato il designer di riferimento per i rapper più cool del momento: mentre i suoi ultimi lavori vengono associati più alla ricerca raffinata di forme e linee, le sue prime collezioni—"Black Palms", per esempio—hanno segnato un fenomeno che sarebbe sempre più andato ad espandersi nel mondo della moda, quello di calare un vestiario underground e controculturale nel reame dell’alta moda, dell’élite. Kanye West è un suo fan di lunga data, avendo notando l'impatto del designer già nel 2008 sul suo influente disco 808s & Heartbreak. Oggi si mostra regolarmente (insieme a Kim K) indossando abiti d'archivio presi in prestito dall'avido collezionista David Casavant. Dopo tutti gli anni a trarre ispirazione dalla musica, è bello vedere che l'improbabile storia d'amore tra il mondo dell'hip-hop e Simons ha portato il mondo della musica a restituire qualcosa in cambio.

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Crediti

Testo di Liam Hess

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