Immagine tratta dal numero di i-D "The Piracy Issue" dell'ottobre 2008. Modella Natasha Poly. Fotografia di Emma Summerton. Fashion Director Edward Enninful.

Sesso, potere e religione: storia del guanto dalle popolazioni barbariche al coronavirus

Parlare della storia del guanto significa parlare della storia del mondo stesso, decifrando i significati che questo piccolo ma grande oggetto ha incarnato durante i secoli.

di Alexandre Zamboni
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26 maggio 2020, 9:32am

Immagine tratta dal numero di i-D "The Piracy Issue" dell'ottobre 2008. Modella Natasha Poly. Fotografia di Emma Summerton. Fashion Director Edward Enninful.

Know Your Fashion History è la rubrica di i-D che rintraccia i momenti salienti della storia della moda contemporanea, che ne influenzano e manipolano il presente determinandone spesso il futuro. Ogni articolo si propone di raccontare fenomeni legati all’industria della moda, i suoi personaggi chiave e le sue ripercussioni. Mai senza un pizzico di ironia.

In questo articolo vi portiamo alla scoperta di uno degli oggetti protagonisti di questa pandemia, il guanto. Attraverso miti, racconti e aneddoti storici ripercorriamo la storia millenaria di questo piccolo ma grande oggetto, dalle popolazioni barbariche a Marc Jacobs, passando per Petrarca e l'Impero Britannico.


Nel momento in cui scrivo, negozi di vendita al dettaglio e ristoratori stanno riaprendo le porte ai loro fedeli clienti, in seguito al dibattutissimo e attesissimo Dpcm del 17 maggio 2020. Come tutti gli avidi consumatori del paese, anche io ho avuto l’immensa gioia di poter entrare in un negozio che non fosse la sezione bambini dell’OVS o il fedele panettiere di quartiere.

Ma quando mi avvicino all’agognata porta del mio negozio preferito, una gentile commessa mi blocca indicandomi le mani: non indosso guanti in lattice, obbligatori ai sensi del sopracitato decreto. Così mi offre dei sacchetti di plastica facenti le veci di un vero e proprio paio di guanti, io posso finalmente entrare e gioire come un bambino in un negozio di caramelle.

Soddisfatto ma colpevole mi allontano dal negozio e inizio a riflettere sulla dimenticanza di un oggetto di cui ho fatto ben poco uso in passato, se non durante l'inverno, ma che da qualche mese è diventato uno dei protagonisti della mia vita insieme a mascherine, igienizzante per mani e dirette improvvise del Presidente del Consiglio (lo confesso, sono stato una bimba anche io).

"Parlare della storia del guanto significa parlare della storia del mondo stesso, e studiarlo vuol dire decifrare i significati che questo piccolo ma grande oggetto ha incarnato durante i secoli."

I guanti hanno sempre esercitato un strano fascino su di me. Ricordo che da piccolo mi divertivo ad indossare quelli in silicone per pulire le stoviglie a mo’ di guanti da serata di gala. Quando ho preso la patente, mi sono subito immaginato con dei tamarrissimi mezzi guanti in suede a bordo della mia ruggente Toyota Yaris.

October 2008 Cover star Natasha Poly Photography Emma Summerton Fashion Direction Edward Enninful
Immagine tratta dal numero di i-D "The Piracy Issue" dell'ottobre 2008. Modella: Natasha Poly. Fotografia: Emma Summerton. Fashion Director: Edward Enninful.

Ma che storia ha questo oggetto dall’aura così mistica? Mi sono immerso nei libri e nei documenti che trattano l'argomento, e mi sono presto reso conto che parlare della storia del guanto significa parlare della storia del mondo stesso, e studiarlo vuol dire decifrare tutti i significati che questo piccolo ma grande oggetto ha incarnato in sé durante i secoli, se non addirittura i millenni.

Affrontare la cronologia completa di una narrazione così complessa sarebbe riduttivo, per questo il racconto che vi propongo sorvola come un albatro sull’oceano e pesca aneddoti, leggende e significati che hanno coinvolto i guanti durante la loro storia*, oggi più attuale che mai.

"Tra la caduta dell’Impero Romano e oggi, il guanto perde qualunque scopo utilitario, diventando un oggetto talmente connotato da perdere la sua funzione originale, ossia proteggere la mano."

Iniziamo con un po’ di etimologia: secondo l'Enciclopedia Treccani, il termine "guanto" deriva dal germanico want. In inglese è glove, in francese gant e in tedesco curiosamente handschuh, letteralmente scarpa per mano. Sebbene utilizzati e conosciuti fin dall’antichità, i guanti diventano uno status symbol indispensabile solo durante l’Alto Medioevo. Si dice infatti siano le popolazioni barbariche provenienti da luoghi ostili e freddi ad indossarli con assiduità per primi, utilizzandoli con uno ovvio scopo protettivo e funzionale—un po’ come noi ora durante la pandemia di covid-19.

Nel breve lasso di tempo intercorso tra la caduta dell’Impero Romano (476 d.C.) e oggi, il guanto assume tutto fuorché un scopo utilitario e diventa un oggetto talmente connotato da perdere la sua funzione originale, ossia proteggere la mano. Ovviamente tranne in ambito sportivo e militare, ma in questa rubrica parlo di moda, e per buona pace degli sportivi non mi occuperò della nobile arte del baseball o del pugilato.

Ma facciamo un leggero passo indietro e ritorniamo all’origine di questo manufatto. Nel libro Les Ornements de la Femme (trad. gli ornamenti della donna) del 1892, lo scrittore Octave Uzanne cita un poema del 1580 di Jean Godard (non il regista, ovviamente) chiamato Le gant, in cui si attribuisce la nascita del guanto al mito dell’amore di Venere per Adone. Si narra infatti che il giovane, durante una battuta di caccia in una foresta colma di rovi e spine, si ferì la mano e dal suo sangue nacque una rosa rossa. Per proteggere e mettere in prigione le sue dita, la dea ordina alle tre grazie di cucire attorno alla mano di Adone un involucro in cuoio. La regina dei fiori e il guanto avrebbero quindi la stessa origine!

"Alla corte elisabettiana togliersi un guanto e toccare la mano nuda è considerato un gesto quasi erotico. Possiamo dunque immaginare la tensione sessuale durante la volta, la danza più popolare dell’epoca."

Il mito è interessante poiché introduce il primo tema a cui è legato questo oggetto: l’amore e il desiderio. Se nell’Alto Medioevo il guanto viene usato principalmente con scopi religiosi (di cui parleremo più avanti), dal Basso Medioevo in poi diventa anche uno strumento di comunicazione tra gli amanti. Un poetico esempio di questo legame è presente nel Canzoniere del Petrarca, che nel sonetto CLXVI (166), confessa all’amata Laura di averle rubato il leggiadretto e caro guanto per poter toccare e vedere i suoi diti schietti, simili a perle orientali.

Intanto, all’epoca in cui scrive il poeta il commercio e la produzione dei guanti raggiunge il suo massimo splendore e sfarzo, iniziando ad impreziosirsi con ricami e pietre preziose e venendo prodotto con materiali pregiati, pellami leggeri, maglia e seta. L'utilizzo diventa così popolare che in tutta Europa vengono fondate gilde di guantai artigiani, tra cui la celebre Worshipful Company of Glovers di Londra, fondata proprio nel 1349. Il guanto è ormai oggetto del desiderio, una bacchetta magica delle sorprese fatate e scettro della bellezza, come dice Uzanne nel suo libro, parlando alla fantomatica Madame Louise.

Alla corte elisabettiana togliersi un guanto e toccare la mano nuda è considerato un gesto quasi erotico. Possiamo dunque immaginare la tensione sessuale durante la Volta, la danza più popolare dell’epoca. Inoltre, i guanti non vengono più solamente decorati, ma anche profumati con le essenze più raffinate; si dice che proprio Elisabetta I fosse una grande fan delle fragranze esotiche, probabilmente utilizzate per coprire il forte odore delle pelli conciate.

"Per la Chiesa Cattolica, durante l'Eucarestia i guanti fungono da protezione e separazione tra la mano umana e il corpo di Cristo: l’ostia non dovrebbe toccare la pelle del peccatore, perché quest'ultima la renderebbe impura."

Ma l’affascinante storia del guanto non si limita a pene d’amore e leziosi ricami di perline, al contrario, è spesso coinvolto in storie di potere e dinamiche di offensiva e difensiva. L’esalazione del profumo di un guanto è sfruttata per produrre dei veleni mortiferi e rendere i guanti delle armi letali. Ricordiamo inoltre che durante il medioevo il gesto cavalleresco di gettare il guanto in terra significa sfidare un avversario, e che spedirlo è un'esplicita provocazione—a volte, addirittura una dichiarazione di guerra. Non per niente, Carlo V fa recapitare un guanto a Westminster in offesa all’Inghilterra e con disprezzo dichiara che avrebbe potuto conquistare e contenere Parigi all’interno di un solo guanto. L’Imperatore ama indossarli e si fa ritrarre con essi da Tiziano nel 1548, durante la Dieta di Augusta.

Il guanto è onnipresente nelle corti europee e i numerosi quadri del tempo ne sono la testimonianza principale. Possiamo citare Uomo dal guanto (1523), sempre di Tiziano, in cui un anonimo giovane, forse Giambattista Malatesta o Ferrante Gonzaga, posa per il pittore veneziano con un’aria pensosa, ora vigorosa, ora lasciva. Il guanto funge dunque da simbolo della classe sociale del proprietario e più è prezioso, più alto è il rango. Non è però unicamente sinonimo del potere secolare, ma anche e soprattutto del potere temporale. E qui entriamo nel lato mistico della faccenda.

Fin dal X secolo circa infatti, la Chiesa Cattolica utilizza i guanti [chirotecae in latino ecclesiastico, NdA] durante le cerimonie religiose, rendendoli manufatti estremamente preziosi che fungono da protezione e separazione tra la mano umana e il corpo di Cristo: l’ostia non dovrebbe toccare la pelle del peccatore, poiché diventerebbe in qualche modo meno pura, venendo a contatto con la sfera terrena. Solo con la riforma protestante si perde questa usanza, considerata obsoleta e vestigio di una Chiesa dedita al lusso e al materialismo. La Chiesa Cattolica perpetua invece tutt'oggi questa tradizione: i guanti sono in uso tra tutti i prelati che hanno diritto a funzionare con privilegi pontificali.

"Alla Corte francese di Luigi XIV e XV il guanto diventa espressione del Rococò e viene adornato con piume, gemme e nastri: a Versailles less is not more."

Lungo tutto il Medioevo e Rinascimento l'utilizzo del guanto viene però vietato in alcune situazioni: a causa della sua forte connotazione culturale e di costume, è considerato una sorta di maschera, un oggetto fonte di intrighi e inganni. Toglierselo significa essere nudi e sinceri davanti al sovrano o alla legge, tanto che ancora oggi è considerato di cattivo gusto firmare un contratto, stipulare un patto o stringersi la mano (coronavirus permettendo) indossando un guanto.

Durante tutto il XVII secolo e l’inizio del XVIII il guanto è sempre di grande moda. Alla corte francese, prima di Luigi XIV e poi XV, è espressione del Rococò dell’epoca e viene adornato con piume, gemme e nastri; a Versailles Less is not more. La popolarità del guanto però subisce una forte frenata a metà del XVIII secolo, quando Marie Antoinette e la sua sarta Rose Bertin introducono uno stile più semplice, oserei dire bucolico. Dal 1784 circa infatti la sovrana di origine austriaca si allontana gradualmente dalla pomposità della corte di Versailles e riscopre un’ideale vita pastorale nel suo personale villaggio di campagna, l’Hameau de la Reine, prediligendo abiti di mussola bianca e riducendo drasticamente gli accessori.

Così nel giro di qualche decennio il guanto viene relegato principalmente alla caccia e all’equitazione. Solo durante l’epoca del Direttorio e dell’Impero Napoleonico fa un ritorno in grande stile, in particolare nella moda femminile. Guanti lunghi fino alle spalle in raso sono essenziali per coprire le candide braccia lasciate scoperte dai vestiti in stile impero senza maniche. Ed è solo l’inizio: durante tutto il XIX secolo il guanto torna ad essere un accessorio indispensabile sia per gli uomini che per le donne, sia di giorno che di sera.

"Nel Novecento il guanto diventa sinonimo di femminilità benpensante e delicata: nasce in questi anni l'espressione White Gloves Off, che significa essere disposti a sporcarsi le mani, e nel caso della battaglia femminista, spogliarsi dei pregiudizi del patriarcato."

Ispirandosi ad un altro celebre dandy britannico, nel 1839 l'artista francese Alfred D’Orsay afferma che un gentleman per essere tale dovrebbe cambiarsi i guanti sei volte al giorno per ogni occasione. Esagerato. Un tale ossessione per i guanti la ritroviamo solo più di cento anni dopo, durante gli anni ‘50 del Novecento, quando il guanto ormai è diventato sinonimo di eleganza e femminilità.

La copertina del magazine Life li mette in bella vista nel febbraio 1952 sulla foto scattata da Nina Leen per il settimanale americano. È l’inizio di una decade in cui il guanto si traduce non solo nel ritorno ai fasti del passato, ma nella visione benpensante della donna dell’epoca, una figura delicata e composta come un fiore—pensiamo al modello della casalinga americana perfetta o la debuttante al ballo con l’abito di tulle .

Il guanto è spesso bianco e corto, esprimendo quella solida divisione tra la vita professionale maschile e il mondo prettamente femminile dell’ambiente domestico. Ancora oggi l’espressione inglese White Gloves Off (trad. via i guanti bianchi) significa essere disposti a sporcarsi le mani, a lavorare, e nel caso della battaglia femminista, spogliarsi dei pregiudizi e delle costrizioni del patriarcato. Non a caso, si chiama proprio così un libro sulla storia del femminismo della provincia canadese dell’Ontario, in cui a cavallo fra gli anni ‘70 e ‘80 un gruppo di volontarie affrontano il premier Bill Davis per implementare i diritti delle donne in campo lavorativo, familiare ed economico."

"Sul finire del Ventesimo Secolo i guanti ritornano ad essere un accessorio quasi fetish, connotato sessualmente e protagonista di un look S&M che ha creato numerosi adepti nel mondo della moda."

Ben lontano dallo stereotipo della docile casalinga, troviamo un nuovo simbolo della mano guantata nell’irriverente personaggio di Holly in Colazione da Tiffany (1961), film in cui Audrey Hepburn indossa probabilmente il paio di guanti più iconico del cinema mondiale. Abbinati al celebre little black dress di Givenchy, i lunghi accessori neri di satin assottigliano le già esili braccia dell’attrice e si potrebbero quasi definire lo Yin dei pudici guanti anni ‘50, il bianco Yang. Per Holly, infatti, i guanti non sono una costrizione ma un semplice vezzo, un accessorio glamour da esibire con un croissant e un paio di occhiali da sole Oliver Goldsmith.

Un altro celebre paio di guanti neri sono quelli di Charlotte Rampling nel controverso film del 1974, Il Portiere di Notte di Liliana Cavalli, storia di una relazione sadomaso nell’oscura Vienna degli anni ‘50 tra Lucia, un'ebrea sopravvissuta al campo di concentramento e il suo aguzzino Maximilian. Nella scena più famosa del film, una languida Charlotte Rampling canta una canzone per le guardie del campo, indossando unicamente dei lunghi guanti neri, dei pantaloni con bretelle e un cappello della divisa SS.

Anche grazie all’influenza del film, i guanti ritornano ad essere un accessorio quasi fetish, estremamente connotato sessualmente e protagonista di un look S&M che ha creato numerosi adepti, arrivando fino a ai giorni nostri. Come dimenticare infatti una sensualissima Kate Moss con una sigaretta fumante tra le dita e un paio di guanti di pelle, che chiude la sfilata A/W 2011 di Louis Vuitton by Marc Jacobs.

"Per il futuro, prevedo un’interpretazione più funzionale del guanto. La moda farà quello che sa fare meglio: attingere dal presente e farci sognare, agguantando l’attimo."

Sesso, potere e religione: gli ingredienti della storia che hanno fatto muovere guerre e agitare passioni, rappresentati da un accessorio apparentemente innocuo, che sia in lattice, pelle o seta. Oggi possiamo aggiungere un nuovo capitolo alla sterminata storia del guanto, e non possiamo fare altro che chiederci quando potremo farne di nuovo a meno. Nel frattempo la moda sembra abbia anticipato l’utilizzo massiccio di questo accessorio durante le ultime stagioni, senza sospettare che non sarebbe più servito per completare il look, bensì per proteggerci da un virus.

L’abbiamo visto in tutte le salse, alla Jackie Kennedy da Marc Jacobs, futuristici da Mugler e super glamour alla couture di Valentino. Prevedo un’interpretazione più funzionale e oserei dire colorata durante le prossime fashion week, fisiche o digitali che siano. Del resto la moda farà quello che sa fare meglio, attingere dal presente e farci sognare, agguantando l’attimo.

*raccontata insieme ad altri numerosi oggetti nel libro di Sam Willis e James Daybell, Storia imprevedibile del mondo

Crediti

Testo di Alexandre Zamboni
Immagine di copertina tratta dal numero di i-D "The Piracy Issue" dell'ottobre 2008. Modella Natasha Poly. Fotografia di Emma Summerton. Fashion Director Edward Enninful.

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