L'account IG che ha ispirato ogni singolo moodboard del 2020

Un po’ Wes Anderson, un po’ Paolo Sorrentino, un po’ Jacquemus: @somewhereiwouldliketolive è il punto di riferimento definitivo dell'estetica 2020.⁣

di Raquel Zas
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24 luglio 2020, 4:00am

Immagine via @somewhereiwouldlketolive.

Su Instagram ogni giorno vengono caricate circa 60 milioni di immagini. In un mare così vasto di contenuti, si può trovare di tutto. Ma veramente di tutto. Per questo motivo, con il passare del tempo il nostro occhio sta diventando sempre più difficile da impressionare, al punto che catturarne l'attenzione sta diventando un'impresa per pochi. E tra questi pochi, c'è un account che sa navigare alla grande questo mare, distinguendosi dalla massa: @somewhereiwouldliketolive.

Basta scorrere per brevi istanti il feed di questa pagina ormai iconica per entrare in mondi straordinari, case spettacolari e paesaggi surreali, che potrebbero tranquillamente essere la scenografia di un film di Paolo Sorrentino o di Wes Anderson. Le immagini di questo account sono diverse dalle altre, non solo perché sono il risultato di un attento e complesso lavoro curatoriale, ma anche perché propongono qualcosa che va molto più in là di immagini semplicemente belle da guardare: sono spunti che ci offrono l'occasione di proiettarci all'interno di luoghi dove effettivamente vorremmo scappare e rifugiarci. Così, abbiamo intervistato i creatori dell'account, l'interior designer Katty Schiebeck e il fotografo Ruben Ortiz, per capire tutto ciò che effettivamente serve per ottenere un seguito di oltre mezzo milione di follower, tra cui Emily Ratajkowski, J Balvin e Julia Hobbs.

Quando e perché avete deciso di creare l'account?
Tutto è iniziato con un blog nel 2010. All'epoca, Instagram era un'app creata per utilizzare filtri fotografici, e pochissimi conoscevano Pinterest. I blog erano uno di quei pochi spazi digitali in cui le persone potevano condividere contenuti visuali. L'idea dietro al nostro progetto era quella di fornire una panoramica dei nostri riferimenti e delle nostre influenze estetiche, io come fotografo d'interni e Katty come architetto d'interni. È così strano pensare che a quel tempo avevamo un archivio dei nostri contenuti in file e cartella sul computer. Non ci saremmo mai aspettati di arrivare a ottenere qualcosa di simile a @somewhereiwouldliketolive.

Avete più di mezzo milione di follower, cos'è che attrae le persone nel vostro feed, in un'epoca in cui siamo letteralmente in overdose da immagini?
Nel nostro caso, penso che l'idea dietro al profilo vada oltre la ricerca di “belle” immagini. Fin dall'inizio, abbiamo notato come quello di @somewhereiwouldliketolive fosse in realtà un approccio verso i luoghi che condividiamo tutti. L'idea è di proiettare gli utenti all'interno di spazi idilliaci, ed è una sensazione che molte persone cercano. Ci piace pensare di aver dato forma a qualcosa di sentito a livello universale, unendo culture e paesi diversi.

Dietro il vostro feed c'è un notevole lavoro di ricerca e curatela, qual è il vostro metodo di lavoro?
C'è voluto molto tempo per creare l'account @somewhereiwouldliketolive e ci vuole molto tempo, MOLTO! [ride], per continuare ad alimentarlo. Col tempo, per noi è diventato un processo naturale, siamo costantemente in cerca di immagini. Anche se siamo in un momento in cui l’accesso a immagini e informazioni è un processo immediato e istantaneo, ci vuole molto più tempo per scremare i contenuti e trovare qualcosa che effettivamente non sia simile ad altro. Oggi le fonti sono cambiate, e abbiamo dovuto adattarci ai nuovi processi. Ci siamo lasciati alle spalle Fotolog, Myspace, ecc. Molti blog o profili che erano stati creati su queste piattaforme ora non esistono più. Spero solo che Tumblr non scompaia mai, il meglio del meglio è sempre stato lì.

Cosa deve avere un'immagine, o meglio, un luogo, per aggiudicarsi una casella nel vostro feed?
Cerchiamo costantemente di individuare un dettaglio che ci porta a selezionare l'immagine per il nostro feed. Ma, in realtà, non sappiamo ancora spiegarlo in modo razionale. Alla fine, si tratta semplicemente di quale foto ci piace di più, è sempre andata così e finora ha funzionato. Suonerà come un cliché, ma cerchiamo sempre di essere fedeli a noi stessi, e sembra essere un metodo efficace [ride].

Nelle vostre immagini non solo si scoprono dei luoghi inimmaginabili, ma anche interni da sogno. Il successo dovuto all'account vi ha aiutato in qualche modo con il vostro studio di interior design, o è stato il contrario
Credo che siano due dimensioni totalmente correlate. All'inizio cercavamo immagini solamente per noi stessi, poi abbiamo iniziato a farci conoscere e il New York Times ci ha selezionato come uno degli account da seguire su Instagram. Da allora abbiamo iniziato a pubblicare anche i nostri progetti, e i media internazionali hanno iniziato ad apprezzare anche questi lavori. Ora abbiamo vari progetti in corso in Europa e stiamo progettando il nuovo palazzo della famiglia reale del Qatar. Ci piace pensare che Somewhere ci abbia guidato fino a oggi.

Se doveste scegliere la vostra immagine preferita? E un posto? Probabilmente finiremmo da queste parti:

Katty, attraverso il tuo lavoro di interior designer sei diventata una fonte d'ispirazione per molti giovani che vogliono seguire le tue orme. Che consiglio daresti loro?
Innanzitutto, sono molto onorata di sapere di essere una fonte d'ispirazione per i giovani. Gli inizi non sono mai facili, ma la coerenza è una qualità che non si trova dappertutto. È stata la costanza che mi ha permesso di lasciarmi alle spalle l'etichetta di “giovane promessa dell'interior design”, per concentrarmi effettivamente sui miei lavori. È difficile convincere un cliente quando sei molto giovane, e non capisco perché nel mondo dell'interior design, a differenza di altri settori creativi, sia pieno di persone anziane. Sono una di quelle persone che crede che prima si entra nel settore, prima ci si farà un nome.

Rubén, ti occupi della parte estetica e fotografica, cosa serve a un'immagine per essere davvero efficace?
Penso che cambi a seconda del momento. Oggi consumiamo molte immagini, soprattutto attraverso i social network, e questo condiziona il modo in cui le percepiamo. Nel nostro caso, in @somewhereiwouldliketolive, le immagini stanno diventando sempre più sensoriali. Non più immagini di spazi, siamo annoiati dal vedere architetture o luoghi straordinari. Dobbiamo poterci viaggiare dentro, e sentire le sensazioni che trasmettono sulla nostra pelle.

Quali altri account Instagram vi ispirano?
Molti, per citarne alcuni:
@decorhardcore
@ines_saffron
@greatartinuglyrooms
@beau_traps
@stylemefresh

Un designer d'interni che adorate? E un fotografo che influenza il vostro lavoro?
L'elenco sarebbe infinito, quindi selezioniamo: gli interni di Paul Rudolph. Il nostro fotografo di riferimento per eccellenza è invece François Halard.

Dopo aver selezionato e mostrato al mondo degli spazi così incredibilmente affascinanti, come sarebbe la vostra casa perfetta?
Sarebbe nel Mediterraneo. Da un lato spazi aperti e luminosi, dall'altro piccole stanze con poca luce naturale. Una casa che possa essere adatta per qualsiasi umore, piena di oggetti di giovani designer e tutto molto eclettico, in termini di stili. Anche se ultimamente ho una fissa per gli interni dell'architettura di Michael Graves.

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I creatori dell'account, l'interior designer Katty Schiebeck e il fotografo Ruben Ortiz.

Questo articolo è apparso originariamente su i-D ES

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