Fotografia di Margherita Loba Amadio

Coltivare la Cannabis in California: storia di una tradizione diventata business

Nell'Emerald Triangle la Marijuana si coltiva fin dagli anni '60, e nel frattempo è cambiato tutto. Il progetto fotografico di Margherita Loba Amadio ne racconta il presente, tra legalizzazione ed enormi difficoltà.

di Benedetta Pini
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20 aprile 2020, 10:22am

Fotografia di Margherita Loba Amadio

9 novembre 2016, l’Adult Use of Marijuana Act passa con il 57 percento dei voti e diventa legge in California, permettendo la vendita di Cannabis ricreativa nello stato. Una legalizzazione arrivata con decenni di ritardo, se si pensa che negli anni ‘60 nasceva qui il famoso Emerald Triangle, area in cui si produttceva l'80 percento circa della Cannabis di tutti gli Stati Uniti. Il cuore pulsante della regione è Humboldt, una contea a circa 500 chilometri da San Francisco, affacciata sull’oceano e immersa nelle foreste di sequoie dove i pionieri della Cannabis (i cosiddetti Back-to-the-lander, e cioè hippie disillusi dalla Summer of Love di San Francisco) hanno dato vita ai loro modelli societari utopici, che includevano la coltivazione della Cannabis come attività economica collaterale.

La situazione, però, ha iniziato a farsi tesa negli anni ‘80, con l'implementazione del Campaign Against Marijuana Planting (CAMP), sono iniziate le irruzioni nei campi con l’intenzione di distruggerli e il monitoraggio del territorio con i droni, mettendo in ginocchio una comunità assolutamente pacifica. Nel frattempo, questa condizione ha attirato molta immigrazione sia federale che internazionale (in particolare dalla Bulgaria) e la situazione ha iniziato a farsi oscura, ma mediamente sotto controllo. Paradossalmente, è stata proprio la legalizzazione del 2016 a riaccendere le turbolenze nella contea di Humboldt.

La fotografa italiana Margherita Loba Amadio ha documentato questa realtà attraverso un diario visivo, per restituire la storia di una terra ricca di uno spirito pionieristico e di frontiera. Un luogo abitato da una esseri umani unici, disposti a sfidare le condizioni di un luogo difficile e selvaggio in cambio di uno stile di vita wild and free che non esiste da nessun’altra parte. Margherita vi è capitata un po’ per caso e vi ha trascorso un mese. Dopo aver visto le sue foto, abbiamo deciso di contattarla per farci raccontare tutto di questa comunità e festeggiare così il 420!

coltivazione cannabis emerald triangle california
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Com’è nata l’idea del progetto e come sei entrata in contatto con i coltivatori?
È successo tutto per caso. Stavo viaggiando negli Stati Uniti col mio compagno e tramite un'amica inglese abbiamo conosciuto un gruppo di coltivatori della zona, che poi è diventato come una famiglia per noi. Inizialmente non volevano essere fotografati, ma con il tempo hanno mostrato sempre più disponibilità, tanto che mi hanno spinta loro a pubblicare le foto, nonostante le loro identità non vengano mai rivelate nella serie.

Ci hanno spiegato che avevano bisogno di conoscere persone europee di cui potersi fidare, alle quali affidare il racconto della realtà, che deve essere restituita in modo onesto e con tutta la sua complessità, senza riassumerla con semplicismi. Per questo ho deciso di sviluppare il progetto: per salvaguardare una bolla che negli ultimi anni sta perdendo la sua indipendenza, anche per via della recente legalizzazione.

Il lavoro accosta scatti fashion a fotografie documentarie. Come interagiscono queste due componenti a livello narrativo, estetico e simbolico?
Le immagini documentarie sono orizzontali, quelle fashion verticali, quindi i due piani dialogano in quanto componenti di una stessa storia, ma non vengono mai confusi o sovrapposti. Inoltre, ho scelto di non estetizzare quello che avevo intorno: l’unico elemento impostato è la figura umana vestita, ma tutto il resto è reale, non è costruito.

Per quanto ci sia sempre uno sguardo manipolatore, questo si limita a fare emergere elementi già presenti nella situazione, senza alcun intervento sul set. Ogni dettaglio parla, ha senso di essere lì, bisogna solo avere uno sguardo attento per scovarli.

Quando è entrato in gioco Vitelli?
Viaggiavo con una selezione della collezione del brand, quindi quando mi sono ritrovata dentro a questa realtà, ho pensato di inserirvi Vitelli e la sua estetica per vedere che effetto avrebbe avuto: mi interessava unire il mondo fashion, di per sé fatto per essere mostrato, a una realtà invece nascosta. Ne è uscita una miscela ambigua di spontaneità e narrazione.

coltivazione cannabis emerald triangle california
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Tornando al lato documentaristico del lavoro, dal tuo punto di vista cosa comporta per i coltivatori il passaggio dal mercato nero a quello regolamentato?
Da un punto di vista economico, si tratta di un passaggio che solo pochi farmer possono permettersi: solo per chiedere la licenza (e non è automatico che tu la ottenga), devi condonare 100 mila dollari. Una volta avviata la pratica, il governo ha tutti i tuoi dati e sei completamente esposto, oltre ad aver investito una grossa cifra. Ma la licenza è solo l’inizio: le regole a cui devi sottostare una volta entrato a far parte del mercato regolamentare della Cannabis sono talmente rigide che, se veramente le vuoi seguire tutte, soccombi per forza, a meno che tu non sia un colosso con grandi capitali da investire.

Anche i controlli sono feroci e molto fiscali. Capisco le necessità legali, ma non bisogna sottovalutare il fatto che si tratta di un'attività agricola, che come ogni altra è imprevedibile, ed è davvero raro che vada tutto liscio. Nel caso dei coltivatori da cui sono stata ospitata, hanno alle spalle tanti anni di passione ed esperienza nel biologico, quindi puntano sulla qualità, ma basta una pioggia particolarmente abbondante per vanificare lo sforzo di mesi.

Ti hanno raccontato di com'era quella realtà in passato, e di com'è cambiata col proibizionismo?
I membri della old generation ne parlano spesso. Mi hanno raccontato, ad esempio, della nascita del Reggae on the River, un festival famosissimo oggi, ma ai tempi ancora di nicchia. Eppure vi suonava Bob Marley, perché andava lì a comprare l’erba. Quando si sono trasferiti in quella regione in cerca di tranquillità negli anni '60, si sono resi conto che la Cannabis cresceva particolarmente bene e hanno iniziato a fare incroci ed esperimenti. L'intento, però, non è mai stato quello di arricchirsi, si tratta di un'attività che fa semplicemente parte della loro vita da sempre—pensa che c’è persino una comunità di suore attiva dagli anni ‘70.

Col proibizionismo è cambiato tutto. Quando hanno iniziato con i raid distruttivi c’è stata una scissione: chi ha deciso di resistere, chi ha deciso di andarsene perché non era questo il motivo per cui era venuto lì. Chi è rimasto, lo ha fatto perché non avrebbe potuto vivere da nessun’altra parte. Quindi si è creata una sorta di selezione naturale delle persone più forti disposte a viverla anche così, brutale.

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Oggi che atmosfera si respira?
Sono rimasta a bocca aperta scoprendo cosa viene considerato normale lì. C'è un'enorme varietà di persone, secondo una polarizzazione assurda che rimane irrisolta. Ad avermi attirata è stata proprio la paradossalità generalizzata di quella bolla. Tutto è bianco o nero, ma un estremo non esclude l'altro, anzi convivono in modo armonioso, incredibilmente. La stessa persona che ti accoglie in casa come una figlia e ti aiuta in qualsiasi modo possibile, è la stessa che di fianco alla porta di casa ha lo spray al peperoncino appoggiato a una mensola sotto alla scritta “for the neighbours”.

Sono anche le stesse persone che distribuiscono porta a porta agli amici il pescato del giorno, che organizzano fundraising per associazioni di aiuto sociale sul territorio, che gestiscono la radio locale (KMUD radio) completamente run by the people e sostenuta dalle donazioni degli ascoltatori. Ma dall’anno scorso sono in grandissima difficoltà: con la legalizzazione il mercato è cambiato completamente, i prezzi sono crollati e i costi di produzione più che triplicati, quindi la gente non può più permettersi di essere generosa come prima.

coltivazione cannabis emerald triangle california

Com'è la situazione per quanto riguarda uso delle armi e violenza?
Prima della legalizzazione le piantagioni erano tutte controllate da guardie armate. Oggi è illegale possederne una: Cannabis e armi non possono convivere. Ed ecco un altro paradosso. Da una parte ritengo sia giusto, dall’altra causa molta preoccupazione ai farmer, perché si sentono particolarmente esposti e senza la possibilità di proteggersi.

La violenza c'è, la vedi e la senti raccontare, fa parte di quella realtà e non si può negare. Allo stesso tempo, c'è un’apertura, una voglia di collaborare, aiutarsi e creare comunità davvero unica. Mi sono sentita accolta come mai nella vita.

Si tende a pensare che chiunque viva in questa regione sia direttamente o indirettamente legato al business della Marijuana, è così?
La coltivazione di Marijuana coesiste con altre attività, ma esiste in ogni casa da sempre, e le persone che lo hanno trasformato in un business sono una percentuale molto alta. Anche se i dati dichiarati variano continuamente e non si capisce mai bene a quali affidarsi: c’è sempre uno scarto tra quello che è registrato e quello che senti dire. Sono tutte stime.

Coltivare la Cannabis nell'Emerald Triangle non è solo un lavoro, ma uno stile di vita. Ma com’è la vita quotidiana dei farmer?
Dipende molto dal periodo dell’anno, in generale lavorano sodo dalla mattina prestissimo fino sera tardi, senza vacanze né ferie. La tensione è costante, perché il frutto dell'impegno estenuante di un anno intero lo ottieni in un periodo molto ristretto, quindi accumuli un'aspettativa tanto grande quanto labile. Sei in balia non solo delle calamità naturali, delle leggi e delle oscillazioni del mercato, ma semplicemente qualcuno potrebbe rubarti tutto. E succede spesso, purtroppo.

Loro, comunque, reagiscono in modo fatalisticamente ottimista: la vita per loro è così, ne sono innamorati e non ne vorrebbero un’altra. È il prezzo della libertà che provano. A queste condizioni difficili, infatti, si contrappone un panorama naturale a cui non ti abitui mai: è mozzafiato. Sei in mezzo alle foreste di sequoie, ti affacci sull'oceano, la fauna è vivissima. Sono panorami giurassici che in Italia non conosciamo. Dopo due settimane di lavoro intenso ti basta un giorno sull’oceano per ricaricarti per un anno intero. Oltre a essere dei coltivatori, sono quasi tutti surfer.

coltivazione cannabis emerald triangle california
coltivazione cannabis emerald triangle california

L’impatto della produzione all’aperto di Cannabis nell'Emerald Triangle è una problematica ancora irrisolta. Si tratta di pratiche in maggior parte non regolamentate e spesso attuate illegalmente sul terreno pubblico (creare sbarramenti, dighe, deviazioni illegali, prendere acqua dai fiumi, diffusione pesticidi, deforestazione, costruzione di nuove strade, ecc.), danneggiando l’ambiente naturale.
Io ho conosciuto solo la parte migliore della comunità e per scelta non mi sono avvicinata a certe altre, ho solo sentito tante storie e mi sono informata. Coesistono due facce: gli old schooler della generazione back-to-the-land che hanno un approccio biologico, lavorando con cura, amore e attenzione verso la pianta e l’ecosistema in cui vive.

Ma c'è chi ha solo sfruttato al massimo il territorio, soprattutto persone non del posto che, una volta disboscati i terreni e prosciugati i fiumi, abbandonano tutto e se ne vanno. Il problema è che basta che il vento trasporti sulla tua piantagione gli agenti chimici usati da un altro coltivatore a due miglia di distanza da te per rovinare tutto. Ci sono variabili praticamente incontrollabili, ma che possono mettere a repentaglio mesi e mesi di lavoro.

E le nuovissime generazioni?
Puntano molto su marketing e social media per modernizzare l’azienda di famiglia e renderla più competitiva sul mercato. Dal 2018 le persone hanno iniziato a parlare più tranquillamente di Marijuana e a fare un po di branding per cercare di normalizzarla, ma non è semplice, perché non c’è un'etica di mercato e i piccoli non hanno alcun sostegno. Quindi per le nuove generazioni non è scontato continuare l'attività familiare, ma il concetto di base è “mai dire mai”, perché non c’è modo di predire cosa ti riserva il futuro e come ti evolverai come persona, soprattutto quando sei giovane.

Alcuni sognano una vita diversa, ma poi non riescono a fare a meno di quella che hanno, altri se ne allontanano ma con la consapevolezza che quel luogo sarà sempre casa. Di fatto, chi ci è nato torna quasi sempre. È un posto difficile in cui vivere, ma ti richiama indietro come un magnete.

coltivazione cannabis emerald triangle california
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In Italia sembriamo ancora parecchio lontani dalla legalizzazione. Credi che succederà mai?Non mi sentirei mai di dire che non c’è speranza, ma sicuramente saremo più lenti di tanti altri Paesi. Il problema sono l'ipocrisia, il moralismo e la disinformazione. Secondo me, tanto la retorica che sia una pianta demoniaca, quanto quella che sia la pianta che salverà il mondo sono insensate.

Spesso sulle questioni tabù si tende a vedere le cose o bianche o nere, ma la legalizzazione della Cannabis è una questione complessa che deve essere studiata e approfondita, ma sarà impossibile finché continuerà a essere un tabù. È una questione di apertura mentale, conoscenza, esplorazione e misura.

Che messaggio vuoi trasmettere col tuo progetto?
Con questa storia e queste fotografie desidero togliere di mezzo ogni sorta di morale. Voglio solo mostrare questo angolo di mondo. Punto. Senza pensare cosa sia giusto e sbagliato o come trovare una soluzione. Per me è importante che ci sia un dialogo, non una risposta: voglio suscitare curiosità verso questa realtà, che è così assurda, paradossale, complessa e controversa anche per me.

Ho cercato di approcciarmi a una situazione insolita con apertura e curiosità, senza dare niente per scontato, scevra di giudizi e sensazionalismi, perché dalla diversità c'è sempre da imparare. Col mio lavoro mi interessava indagare la forza nella vulnerabilità, la trasparenza nella spudoratezza, la saggezza nello sviluppo. Inoltre ci tengo a sottolineare che il mio obiettivo è di non avere la pretesa di fare capire quella realtà, perché è impossibile riuscirci, e di restituire un ritratto univoco, perché non c’è.

coltivazione cannabis emerald triangle california
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E che nesso c'è tra questo e la moda?
C'è ancora un forte stigma sulla pianta e penso che sia importante che la moda adempia alla sua responsabilità di diventare ambasciatrice di messaggi sociali. Questo è un messaggio di accettazione della bellezza della realtà. È il diario visivo di un viaggio personale attraverso preconcetto, confine e tabù, il coraggio di incarnare realmente coerenza, curiosità e amore.

Credi di tornarci?
Dubito che quelli della vecchia generazione si muoveranno mai, quindi significa che dovrò tornare io a trovarli. Però al momento non è in programma, e non lo era neanche prima che scoppiasse l'emergenza sanitaria. Li ho invitati più volte in Italia, ma hanno davvero tanto da lavorare. So di per certo che la figlia Sofie, che ha circa 20 anni, prima o poi verrà: qui sa che ha una casa amica, un posto sicuro in cui arrivare.

In generale, non è facile che si spostino: molti non sono mai usciti dai confini della regione e hanno molta paura di ciò che c'è fuori, il paradosso è che credono sia pieno di pericoli o comunque peggiore—pensa che mi hanno chiesto se in Italia abbiamo gli smartphone.

coltivazione cannabis emerald triangle california
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Crediti

Testo di Benedetta Pini
Fotografie di Margherita Loba Amadio

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