Grazie a TikTok, queste ragazze musulmane combattono il razzismo online

Non solo video idioti: TikTok è perfetto per chi vuole trasmettere un messaggio politico al maggior numero di persone nel minor tempo possibile.

di Jenna Mahale
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03 febbraio 2020, 11:28am

"Pensavo che nessuno mi avrebbe presa sul serio." Prima che i suoi video diventassero virali, la 20enne Aaliyah Aaden era scettica verso TikTok. Aveva visto i vari balletti e lip-sync susseguirsi senza tregua sul suo iPhone e ne era rimasta sconcertata.

"Odiavo TikTok," confessa. "Pensavo fosse una delle cose più cringe che avessi mai visto." Ma TikTok è un grande calderone dove potete trovare di tutto, non solo mini-coreografie. Lo scorso anno, ad esempio, sono diventate virali anche storie su temi importanti, dai racconti di coming out alle denunce degli internamenti di massa dei musulmani uiguri in Cina. Gli utenti hanno usato l'app per organizzare scioperi, esprimere la loro solidarietà, denunciare le sparatorie nelle scuole e protestare contro l'ipocrisia dei rappresentanti politici.

Tutto ciò suona molto serio e impostato, ma il collegamento tra questi contenuti è l'uso di un sense of humor poco convenzionale."Mi sono resa conto che la maggior parte dei profili su TikTok sono davvero molto divertenti," ci ha raccontato Aaliyah (@aaliyahthe1st), sottolineando il suo stupore per la diversità degli utenti di questo social media. "Ho visto davvero un sacco di ragazze in hijab che indossavano esattamente i miei stessi abiti."

Quando Aaliyah ha iniziato a postare contenuti legati alla sua esperienza di credente musulmana, in pochissimo tempo quei brevi video sono diventati un tramite tra la piccola realtà in cui viveva e il resto del mondo. "Provengo da un ambiente in cui quasi nessuno porta il velo," racconta Aaliyah. "È un quartiere molto piccolo, dove tutti si conoscono tra loro, e quando [la mia famiglia] si è trasferita lì tutti gli occhi erano puntati su di noi."

Il suo primo contenuto virale su TikTok è stato una versione iperbolica di una situazione che ha realmente vissuto, e ha evidentemente avuto una grande risonanza nella sua audience. "Mi trovavo sull'autobus e stavo pensando ai fatti miei, quando all'improvviso degli sconosciuti hanno iniziato a guardarmi mentre mi sistemavo il velo," spiega. "Sembravano spaventati da me."

La storia di Aaliyah è un esempio di come su TikTok si sia creato uno spazio in cui i giovani possono combattere l'ignoranza e, in generale, sfogare la frustrazione che provano di fronte a certe esperienze che possono farli sentire impotenti. Come ha sottolineato su The Goods by Vox la scrittrice Rebecca Jennings, TikTok è diventato in breve tempo lo strumento privilegiato di chi, privo di una piattaforma istituzionale, vuole comunque diffondere un messaggio politico al maggior numero di persone nel minor tempo possibile.

Riprendendo le parole di Rebecca: "[TikTok] prende il meglio di Twitter (la brevità, dal momento che i video possono durare fino a un massimo di 60 secondi, ma la maggior parte dura ancora meno) e di YouTube (la possibilità di vedere il volto di qualcuno mentre parla direttamente a te), e aggiunge la possibilità di diventare virali anche con zero follower." La mossa vincente è quella di creare una connessione intima con la propria audience, e farlo velocemente. Si tratta di un approccio molto utile se vuoi trasmettere un messaggio importate sul rispetto delle altre persone, anche se è avvolto da strati e strati di sarcasmo.

La sedicenne Areess (@rere.lahx) si è sentita in dovere di denunciare l'islamofobia dilagante nella sua comunità dopo una brutta esperienza vissuta in occasione di una competizione di Taekwondo. "Alcune persone del team della Germania mi dicevano che non ce l'avrei fatta," racconta sommessamente. "Dicevano che "non meritavo di essere lì" e che la mia religione "non mi insegna questo." Una di loro ha persino detto: 'Dovresti startene in cucina.'"

Areess ha iniziato a fare video su TikTok proprio per combattere la percezione dell'Islam come qualcosa di negativo e restrittivo per i suoi fedeli. "Volevo mostrare che siamo persone positive, proprio come chiunque altro, e che ci piace divertirci e fare battute."

Certo, la viralità non è sempre gentile. "Ti becchi comunque i commenti bizzarri dei troll, del tipo 'tornatene nel tuo paese' e cose del genere. In uno venivo chiamata Shamima Begum," racconta Aaliyah. "Non sono cose che mi scioccano. Riceverai sempre odio per ciò che sei e le persone ti attaccheranno per il semplice fatto di vederti esposta lì. Ma non mi importa proprio: ho ricevuto parecchi commenti positivi da parte di persone che avevano trovato il mio video divertente, dicendomi che gli piaceva la mia estetica e il modo in cui ragiono."

Ben lontana dal bisogno di combattere contro un vortice di comment negativi, Areess ha deciso invece di rispondere in DM alle domande serie, così da educare la sua audience sulla propria fede: "Di solito scelgo una o due persone ignoranti in materia, ma anche curiose. Una volta, ad esempio, si è trattato di una donna che mi ha contattata per chiedermi 'Che cos'è l'Islam?' e 'Perché pregate in un angolo?' ed era sinceramente interessata ad approfondire l'argomento."

È evidente che TikTok si stia evolvendo in un potente strumento politico, e nessuno lo avrebbe mai detto, visto il suo inizio come app di balletti. Il fatto che la sua forza possa essere potenzialmente sfruttata da chiunque è sicuramente un motivo di preoccupazione, soprattutto dal momento che l'azienda stessa ha ammesso di aver ridotto la diffusione di contenuti postati da persone disabili, queer e sovrappeso. Ma per il momento, almeno in questa piccola nicchia del web, per l'islamofobia non c'è spazio.

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