Il mondo collassa—e noi cosa possiamo fare? Risponde Michèle Lamy

"Diciamo per cosa stiamo lottando, ma siamo davvero pronti per lottare?"

di Alessio de Navasques; foto di Gloria Maria Cappelletti
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27 gennaio 2020, 6:00am

Fotografia di Gloria Maria Cappelletti

Vera e propria divinità ctonia dall'energia positiva e coinvolgente, icona e fonte di ispirazione continua per il mondo della moda e non solo, amica generosa e supporter di intere generazioni di creativi, Michèle Lamy non smette mai di essere curiosa: ricercare, prendere parte, condividere ogni forma artistica, nuova e interessante.

Compagna di vita e creatività dello stilista Rick Owens, con cui condivide un universo che va dai progetti artistici e performance in giro per mondo fino alla realizzazione della collezione di furniture e design, è impegnata su molteplici campi con la sua fucina Lamyland e il progetto musicale e artistico Lavascar.

L'abbiamo incontrata durante l'ultima edizione di Pitti Uomo 97, per scambiare qualche battuta sulla situazione politica attuale e sull'impatto tra le nuove generazioni creative, in un sistema moda che sta radicalmente cambiando. Abbiamo cercato di capire insieme a lei quanto sia per importante per l'industria creativa tornare a dare forti messaggi sociali e politici, chiedendosi sempre per cosa si stia combattendo.

Un tema che non le è nuovo: What are we fighting for? era proprio il titolo dell’installazione presentata alla Ca’ d’Oro da Carpenters Workshop Gallery, durante l’ultima Biennale d’Arte di Venezia, dove la boxe, da sempre una sua grande passione, esplicitava nel quadrato di un ring l’idea e la dimensione mentale della lotta.

Cosa pensi della situazione politica attuale e di quello che sta succedendo a livello globale? Che impatto sta avendo sull'industria creativa?
Mi stai facendo una domanda così ampia. Arriviamo dallo show di Telfar che è stato significativo e importante rispetto ai tempi che stiamo vivendo. Se rimani nel tuo bozzolo, non leggi le notizie, non c’è Trump che twitta cose orribili, nessun aereo è caduto, va tutto bene a Baghdad, non sta succedendo nulla a Parigi, nessuno sciopero… Mi stai chiedendo se siamo in una bolla? Siamo in una bolla, cercando di creare... non è bellezza la parola giusta, stiamo cercando fare qualcosa che abbia senso, nella condivisione di un momento. Questa domanda mi fa pensare a cosa sia diventato il mondo e se c’è qualcosa che possiamo fare, o se possiamo solo restare nel nostro angolo, dove ci siamo messi e farlo diventare migliore di come pensiamo sia. Io ho sempre con me i miei braccialetti, che rappresentano quello per cui stiamo lottando. Sono la memoria di un progetto artistico di residenza da Selfridges, Lamyland, dove ho usato la boxe come metafora anche in modo realistico.

Intervista Video Michéle Lamy Pitti Uomo 97

La boxe, che hai anche praticato per tanto tempo, rappresentava una metafora della lotta femminista?
Si è detto molto sul femminismo oggi. La boxe è stato il più maschile degli sport al mondo, ma adesso è diventato anche uno sport femminile. Al di là di questo trovo che sia interessante per tutti come metafora per portare avanti le proprie idee. Anche se sembra uno sport violento, tu sai che devi affrontare l'avversario rispettando un ruolo: guardare l’altro diritto negli occhi e vedere che cosa accadrà e - voilà riparto di nuovo dalla domanda, chiedendo per cosa lottare. Ci sarebbero migliaia di altre risposte che potremmo cercare.

Intervista Video Michéle Lamy Pitti Uomo 97

Pensi che nel sistema della moda sia importante lottare e portare avanti le proprie idee?
Il fatto è che quando diciamo per cosa stiamo lottando, siamo veramente pronti per la lotta? La moda deve essere nel suo tempo, per me è così difficile pensare come potrebbe essere. Dopo tutto quello che ho visto oggi, posso dire che ha ancora da dire al mondo, che abbiamo trovato il modo di essere inclusivi, uscendo dai format tipici, esprimendo molta più umanità. Come l’altra sera quando eravamo insieme: c’è stata molta convivialità, molto scambio. É una tribù. Per me la cosa più importante è trovare la propria tribù con cui condividere un percorso, non sono famiglie ma sono un modo per esprimere noi stessi come artisti, designer, riguardo ogni cosa che stiamo cercando di fare per lasciare un nostro segno.

Questo sembra il futuro della moda: inclusione, diversità.
Esatto è proprio così. Ed è il meglio che possiamo augurarci oggi.

Intervista Video Michéle Lamy Pitti Uomo 97

Crediti


Testo e intervista video di Alessio de Navasques
Fotografia di Gloria Maria Cappelletti

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