Fotografia di Bruce LaBruce

"Dune" è la rivista che unisce dark room e mondo accademico

Diretta da Maria Luisa Frisa, questa pubblicazione va ad abbracciare mondi diversi e insospettabilmente comunicanti.

di Giorgia Imbrenda
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15 aprile 2020, 8:28am

Fotografia di Bruce LaBruce

Dune è una rivista che nasce in ambito accademico, l’Università Iuav di Venezia, e intende configurarsi come un territorio aperto, intrecciando molteplici scritture su moda, design e cultura visuale. Bilingue (inglese e italiano), semestrale e monotematica, Dune è diretta da Maria Luisa Frisa, direttore del corso di laurea in Design della moda e Arti Multimediali allo Iuav, pubblicata da Flash Art, con il progetto grafico di Think Work Observe.

La rivista è supportata da donors ed è priva di pagine pubblicitarie tradizionali, espressione di un gruppo di lavoro interessato a nuove forme di dialogo con aziende, istituzioni e collezionisti. Il secondo numero, intitolato Manifesto, è in lavorazione e il comitato editoriale ha aperto una Call for Papers, rivolta a studiosi italiani e internazionali, attraverso l’indirizzo dune@iuav.it.

Abbiamo deciso di parlarvene perché si tratta di un prodotto editoriale inedito per ibridazione di campi creativi e temi trattati. Il primo numero, intitolato Dark Room, raduna tre tipologie di contributi: Essays, Reviews e Studies, ai quali si aggiunge un intervento commissionato a un artista visivo. I contributor sono: Nicola Brajato, Judith Clark, Francesco D’Aurelio, Elda Danese, Louis De Belle, Paolo Di Lucente, Marta Franceschini, Antonella Huber, Bruce LaBruce, Gio Black Peter, Luca Ruali.

Condividiamo dunque con voi l'editoriale del direttore Maria Luisa Frisa, accompagnato da una serie di immagini scattate dal regista, fotografo, scrittore e artista con base a Toronto Bruce LaBruce sul set di due cortometraggi che ha scritto e diretto per due diverse case di produzione di cinema pornografico: Fleapit per Cockyboys e Scotch Egg per Erika Lust.

Rivista Dune Maria Luisa Frisa Bruce LaBruce

"Dune è una rivista che vuole essere spazio di riflessione e raccolta scritta e visiva. Territorio estetico, espressione del gruppo di lavoro che all’Università Iuav di Venezia si dedica alla moda, al progetto e alla cultura visuale. Questa sorta di precisazione degli ambiti di interesse non vuole chiudere Dune dentro dei confini, ma diventa esplicitazione di come questi argomenti possano essere volano di rimandi per attraversare la contemporaneità nelle sue declinazioni più controverse e interessanti.

Una rivista è il formato ideale per radunare intuizioni, riflessioni, ricerche, scarabocchi, privilegiando un approccio interrogativo mai impositivo. Plasmata dalla complessità, senza fissare convinzioni e preconcetti, perché ogni numero può contraddire il precedente.

Il titolo rimanda all’opera fantascientifica epica, filosofica e religiosa in forma di romanzo, di Frank Herbert, pubblicata nel 1965, e al film diretto da David Lynch nel 1984 (prima dell’arrivo del digitale). Il romanzo di Herbert, e più in generale il ciclo pubblicato dagli anni sessanta agli anni ottanta, è il motore che spinge Lynch a realizzare un film in controtendenza con le produzioni del periodo, poiché rinuncia a certi effetti speciali per recuperare la filmografia storica mitologica degli anni sessanta spingendosi anche più indietro. Inizialmente poco apprezzato dalla critica e dal pubblico, il film, come l’immensa opera di Herbert, ha lasciato tracce profonde nell’immaginario collettivo tanto che quest’anno uscirà un remake, diretto da Denis Villeneuve.

Ma la parola “dune” è anche una sorta di amplificatore: rimanda ai paesaggi infiniti e dilatati dei deserti. In italiano è un sostantivo plurale, in inglese è singolare. Si contraddice ma conferma. Ci introduce a quelle visioni che sono i miraggi o la fata morgana. E così si ritorna a quel testo mistico che è Dune. In un futuro in cui la spezia, una droga che amplifica i sensi e permette di viaggiare attraverso lo spazio superando ogni limite, diventa motore e causa di ogni azione.

Dune allora è un invito ad alzare lo sguardo e a guardare oltre. Attesa e imprevisto sono parole che potremmo usare come statement di una rivista che riflette sulla moda, ma che evidenzia soprattutto un’idea di moda che si allontana da quelle forme che siamo tradizionalmente abituati ad attribuirle, per indagare la sua pervasività nelle discipline del progetto, nelle pratiche immateriali, nei processi e nelle ossessioni che generano immagini e immaginari, nelle pieghe del pensiero analogico che muove le pratiche artistiche.

La moda matura, ormai radicalmente trasformata dai nuovi autori e dalle nuove traiettorie che ne hanno aperto i confini nella sua dimensione culturale e progettuale, è il nostro lavoro, il nostro interesse, il centro delle nostre relazioni, la conoscenza che condividiamo. In una dimensione che assume tutte quelle trasformazioni culturali, politiche, sessuali che stanno determinando cambiamenti __nel linguaggio, nella geopolitica, nei rapporti tra gli individui – di cui non conosciamo ancora gli esiti.

La decisione di avere numeri monotematici, attraversati da una parola o da una frase chiave, nasce dal desiderio di partire da una suggestione, e dalle possibili divagazioni che ne possono derivare. Dark Room che intitola il primo numero è, a seconda dello sguardo, un tema trasversale e mutevole.

La dark room è intesa in senso primario, originario: è un’immagine, un’idea, un dispositivo che permette di avvicinare questioni per noi rilevanti. Intesa nella sua accezione di luogo d’incontro in cui si sperimenta la promiscuità e, nello stesso tempo, di luogo in cui agisce il fotografo. Ma anche il luogo buio, il deposito dove si conservano oggetti e manufatti. Lo spazio oscuro della creazione e dell’immaginazione. O un pretesto per interpretazioni più astratte e cerebrali: la dark room come paradigma espositivo che coabita con letture più immediate e fisiche, che accoglie l’identità fluida e queer nell’esperienza del clubbing.Dune è un progetto collettivo, frutto di scambi, confronti e discussioni del comitato editoriale, in dialogo con un comitato scientifico che si caratterizza per la presenza di accademici, autori e professionisti attivi nell’ambito della critica, degli studi di moda, dell’arte contemporanea, dell’architettura, della direzione museale, della curatela, dell’editoria, della direzione artistica e della fotografia. E in dialogo con Gea e Cristiano Politi Seganfreddo, editori complici, consapevoli della necessità di mettersi continuamente in gioco in quel territorio accidentato che è oggi l’editoria. La rivista è in lingua inglese per partecipare a un dibattito internazionale, ma la sua identità è italiana: tutti i testi sono fruibili in italiano in fondo alla rivista. Si è privilegiata l’elasticità, preferendo all’articolazione in rubriche e sezioni un’architettura duttile, fatta di saggi testuali e visivi, recensioni, interventi visuali, speech programmatici, ai quali di volta in volta potranno aggiungersi nuove tipologie di contributo. Un’idea di archiviazione è l’escamotage concettuale e grafico che permette al lettore di orientarsi e di raccogliere via i materiali, anche online, nella pagina web dedicata. Dune è un territorio libero, di confronto, di studio, di ricerca che usa la moda perché la moda è la piattaforma comune delle arti del XXI secolo."

Dune: Dark Room Vol. 001 n. 001, marzo 2020 è acquistabile qui.

Rivista Dune Maria Luisa Frisa Bruce LaBruce
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