Fotografia di Daniele Mango

Legendary La B. Fujiko: la pioniera del vogueing italiano in esclusiva su i-D

Ha fondato la scena Ballroom italiana ed è la prima Legendary Woman del nostro paese: noi l'abbiamo intervistata.

di Silvia Pilloni
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17 gennaio 2020, 8:20am

Fotografia di Daniele Mango

Ci sono persone la cui presenza riempie tutta una stanza.

Quando, in una grigia mattina di dicembre, La B. Fujiko apre la porta e mi accoglie nella sua casa e nel suo mondo non indossa un outfit incredibile né una parrucca da capogiro. Ma lei non ne ha bisogno per riempire tutta la stanza con la sua presenza perché, esattamente come la scena che più di chiunque altro ha il merito di aver portato in Italia e fatto crescere al di là di qualsiasi aspettativa, è oltre le paillettes e il trucco che si trova la parte più affascinante di questa donna.

Legendary La B. Fujiko Intervista

Ma prima di parlarvi di La B. Fujiko, un breve ripasso sulla cultura in cui la sua figura è nata e cresciuta, fino a diventarne una delle punte di diamante.

Il termine Ballroom identifica una scena nata a cavallo fra gli anni ’70 e ’80 all’interno delle comunità gay nere e latine di New York. In un clima sociale e politico fortemente ostile verso le persone omosessuali, e ancora più violento verso quelle transessuali o non binarie, la Ballroom offriva un luogo di evasione, rifugio e riscatto. Le Ball, ovvero competizioni di bellezza, performance e danza, sono solo la punta appariscente di un iceberg che nasconde in realtà strutture para-familiari capaci di dare sostegno psicologico, logistico ed economico a tantissimi giovani allontanati dalle famiglie d’origine e senza prospettive per il futuro.

In quei primi anni la Madre e il Padre di una House si occupavano dei kids, assicurando loro non solo un tetto e il cibo, ma soprattutto una guida su come muoversi nel mondo senza rischiare di rimanerne schiacciati. Accanto a indicazioni su outfit, trucco e passi di danza trasmettevano un sapere imparato sulla propria pelle e a cui un genitore naturale non avrebbe mai avuto accesso: come proteggersi dalla violenza della società e dalla diffusione dell'HIV senza rinunciare a sé stessi.

Legendary La B. Fujiko Intervista

In quella stanza, io e La B. Fujiko parliamo di quanto in questo mondo si intreccino estetica, danza e impegno sociale davanti a una tazza di tè e una di caffè. Lei lascia a me quella con la scritta I’m a fucking legend, ma spetterebbe a lei visto che è la prima donna in Italia (e seconda in Europa) a essersi meritata questo titolo (riconoscimento per l’impegno dedicato alla scena e i risultati raggiunti) e quello ancora più importante di Pioneer (letteralmente i “pionieri” che hanno dato inizio a tutto, in questo caso in Italia).

“La situazione è molto cambiata rispetto agli anni ‘80," mi dice. "Oggi è difficile che i membri di una House vivano assieme o facciano cassa comune perché per fortuna è più raro che ragazzi giovanissimi, dopo un coming out o un outing, si ritrovino in mezzo a una strada. Questo, però, non significa che i rapporti siano meno forti o che la comunità non si impegni più su certi temi." Il racconto del perché c’è stato bisogno di creare una simile rete di sostegno viene ripetuto in Ball e workshop, superando i confini nazionali e passando di orecchio in orecchio per impedire che il tempo cancelli la memoria e che la scena si svuoti del suo significato. Non mancano azioni più pratiche: il Latex Ball, nato nel 1989 per raccogliere consapevolezza e fondi per l'emergenza di Hiv/Aids, è ancora oggi l’evento più importante del mondo e anche in Italia ci sono stati eventi di sensibilizzazione, come il Red Ribbon Ball.

Legendary La B. Fujiko Intervista

La Ballroom non è però solo ricordo o replica di quello che è stato: dal 2008, quando La B. Fujiko ha scoperto la Ballroom proprio a New York, in Europa c'è stato un terremoto. “Quello che ha superato l’oceano, all’inizio, è stata la parte di danza: il Voguing. Persone come Archie, Benny e Javier Ninja sono stati fra i primi a tenere workshop all’interno dei festival Hip Hop più grossi. Ma era tutto molto frammentato: una classe in Francia, un evento in Svezia e così via. Chi era stato a New York come me viveva di queste bolle d’aria, apprendendo il più possibile e portando l’esperienza a casa, dove pian piano iniziava a fiorire interesse e a crearsi dello spazio. Parlo di persone come Amber (Vineyard, capostipite della scena di Amsterdam), Georgina (European Mother Saint Laurent, di Berlino) e Lasseindra (Ninja, che ha fondato la scena di Parigi), che come me hanno sempre voluto andare oltre la semplice danza e restituire il messaggio che trasportava. Appena la scena è stata in grado di reggersi sulle proprie gambe, abbiamo abbandonato quegli spazi “misti” a favore di eventi che potessero reggere anche la parte sociale e culturale della Ballroom."

Oggi ci sono esponenti delle House originarie (Ninja, Mizrahi, Saint Laurent, etc.) in quasi tutte le nazioni, le cose si muovono molto più in fretta e per una Ball i partecipanti arrivano perfino dall'Asia o dall'America. Se è successo è perché la scena ha saputo evolversi, adattandosi a società molto diverse fra loro, cambiamenti storici rivoluzionari e nuove necessità di rappresentazione e sperimentazione. Ne è un esempio la nascita di categorie come Runway with a twist, in cui i partecipanti devono sfidarsi prima in una passerella d'alta moda femminile e poi in una maschile, o Androgynous Face, in cui viene premiato il volto più androgino e quindi meno definibile secondo i canoni estetici standard di genere.

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“Certo, arrivare qui non è stata una passeggiata. Creare una scena è impossibile senza una vera passione, tantissimo impegno, un pizzico di shade e caffeina infinita”. La B. Fujiko scherza e guarda con affetto ai primi eventi organizzati a Bologna, poco più di un ritrovo fra amici. Quanto di più lontano si possa immaginare dalla sua ultima Scandalous Ball, il cui sold out a neanche mezz'ora dall'apertura delle porte ha costretto una lunga coda di aspiranti spettatori a tornare a casa a mani vuote.

“Ho visto l'interesse crescere anno dopo anno ma una risposta così grande per certi versi mi sembra ancora incredibile. Milano è una piazza molto difficile e se tre anni fa, quando sono arrivata, non avessi avuto l'appoggio e l’affetto di persone come Lorenzo Bertetto, Sergio Tavelli e Flavia Cavalcanti oggi non sarei qui. Ma in fondo lo stesso vale anche per Bologna, dove è stato fondamentale l'aiuto di Matteo Miglio e la partnership con il Cassero”. C'è ancora tanta strada da fare, però. Un successo del genere mette in luce prima di tutto i cambiamenti necessari per continuare a crescere. “Finora ho fatto tutto da sola: direzione artistica, organizzazione pratica, perfino la contabilità! Guardare in faccia gli ostacoli ti permette di superarli e cerco sempre di guardare avanti, di immaginare qualcosa che nessuno si aspetta e che ci può far fare un passo avanti, come scena”.

Legendary La B. Fujiko Intervista

È uno dei principi della Ballroom: give back to the community, contribuire a costruire il valore della comunità che si prende cura dei suoi membri. Dopotutto è una scena che non ha paura delle contraddizioni: l’apparenza è anche sostanza, l’individualità è bilanciata dall’altruismo, lo sforzo personale è sempre al servizio della comunità. In questo equilibrio chi cammina a una Ball non è mai solo un ballerino, un modello, un corpo, ma prima di tutto un individuo. “Più della tecnica e del virtuosismo allenarsi per una Ball significa fare un lavoro su sé stessi, trovarsi e trovare il modo di comunicare al mondo esterno quello che si è. Per qualcuno è un percorso naturale, per altri può non sfociare mai in una performance degna di un Grand Prize, a prescindere da quanti giri e contorsioni si possano fare”.

La B. Fujiko non è quello che ci si aspetterebbe come ambasciatore della Ballroom: è una donna e non è né nera né gay. Eppure, mi dice, non si è mai sentita tanto a casa come all’interno della scena. “Fin da piccola non sono mai stata a mio agio con le aspettative che la società aveva su di me. Qualunque donna, in particolare in Italia, sa di cosa sto parlando: quella richiesta non sempre esplicita di aderire a un qualcosa di preesistente. Nella Ballroom ho scoperto un mondo in cui questi modelli non esistevano: potevo essere diversa a modo mio senza che a nessuno importasse. Al contrario, quello che ti rende unico è un qualcosa di positivo, una marcia in più che viene celebrata. È stata un'epifania. Col passare del tempo il contrasto fra questo modo di pensare e quello che la società preferiva che io diventassi si è fatto sempre più estremo, sentirmi dire 'non dovresti parlare così, non dovresti comportarti così, non dovresti vestirti così', magari rafforzato dal fatto che 'ormai hai trent'anni' si è fatto sempre più insopportabile. Oggi ci sono pochi aspetti della mia quotidianità che non hanno a che fare con la Ballroom: è la mia vita professionale e anche quella privata. Niente di tutto questo è scontato né semplice, a partire dalla scelta di ballare per vivere. So che alcune decisioni non sono state comprese e accettate da tante persone e forse non lo saranno mai. So che per questo non mi viene riconosciuta una credibilità e un rispetto che potrei avere più facilmente se facessi altro. So anche che questo tipo di visibilità, che rappresentare questa comunità con tutto quello che comporta (il costume, il trucco, la cascata di paillettes), nel mondo eterosessuale è un problema.

Legendary La B. Fujiko Intervista

Non importa. Le difficoltà e le incomprensioni hanno reso ancora più chiaro quanto tutto questo valesse per me e quanto può valere per le persone che posso raggiungere facendo un buon lavoro. È questo che spinge la mia ricerca artistica, che si tratti della scelta delle categorie di una Ball, di un outfit costruito a quattro mani con Flavia o una performance: essere la migliore versione di me possibile, dentro la scena e fuori, può essere un seme nella vita di qualcuno come lo è stato per me incontrare Archie, Benny e Javier a New York”.

Sentirsi autorizzati a essere liberi è una sensazione estremamente potente e preziosa, è per questo che la sfida più importante per la scena oggi è preservare la propria identità ed evitare che l'interesse che si è risvegliato di recente si trasformi in curiosità per l’eccentrico, annacquando il messaggio in una semplice festa a tema. La Ballroom è cultura. Una cultura inclusiva, ma che si fonda su pilastri molto solidi. Non è un caso che parole con cui si chiude la mia chiacchierata con La B. Fujiko siano simili a quelle di molti altri Pioneer: “Se non sei vicino a valori della Ballroom o alle persone che la animano questo non è il posto giusto per te. Farne parte non è dovuto, è qualcosa che si raggiunge solo con il rispetto”.

La B. Fujiko Intervista

Crediti

Testo di Silvia Pilloni
Talent La B. Fujiko
Fotografia di @daniele.mango
Outfit @flaviacavalcanticostumes
Location @sergiotavelli
Assistente @nickdeleo_ndl

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