il mondo perduto di paolo di paolo documenta l'italia che abbiamo dimenticato

Un nuova nuova mostra a Roma racconta il lavoro di un grande fotografo del Novecento italiano, mettendo in luce aspetti poco noti del nostro passato storico.

di Benedetta Pini
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17 dicembre 2018, 3:51pm

NdR: Questo articolo è stato pubblicato il 17 dicembre 2018, in occasione della presentazione a Roma del libro fotografico "Paolo Di Paolo. Mondo Perduto. Fotografie 1954-1968", volume fortemente voluto da Gucci, edito da Marsilio e curato da Giovanna Calvenzi con la collaborazione di Silvia Di Paolo. La versione che state leggendo ora è stata editata e aggiornata in data 17 aprile 2019 per annunciare l'apertura della mostra originatasi da questo libro.

Paolo Di Paolo nasce come fotografo dilettante, nel senso più etimologico del termine: inizia per divertimento, le immagini sono una passione, non un dovere professionale né una necessità economica. È un incontro casuale, quello con la macchina fotografica. Una Leica III C per la precisione, che Di Paolo si ritrova tra le mani senza sapere bene che farci. Sono i tempi del Gruppo Forma 1, circolo artistico frequentato da ferventi intellettuali del tempo, quali Mario Mafai, Giovanni Omiccioli, Giulio Turcato, Antonio Corpora, Pietro Consagra, Carla Accardi e Mimmo Rotella. È durante questo periodo che la fotografia diventa lo strumento prediletto da Di Paolo per immortalare e interpretare il mondo, facendosi testimone vorace della società italiana.

Un incontro, quello con la fotografia, avvenuto non solo per puro caso ma anche in età adulta, e forse proprio per questo così prolifico e travolgente. Nato nel 1925 a Larino, Molise, a 14 anni Di Paolo si trasferisce a Roma per conseguire la maturità classica. Ammaliato dal fascino della città eterna, decide di rimanervi e proseguire con gli studi universitari nell’immediato dopoguerra, iscrivendosi alla Facoltà di Filosofia dell’Università La Sapienza. È lì che incontra Guido De Ruggiero, di cui è allievo, e stringe una profonda amicizia con il compagno di studi Lucio Colletti, iniziando a curiosare tra i circoli intellettuali della città. Sono anni di fibrillazione a Roma, culla di movimenti artistici e politici che faranno scuola e si fisseranno nell’immaginario nazionale come focolai vivissimi di un clima forse perso per sempre.

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Una volta avvicinatosi agli ambienti artistici della capitale, Di Paolo entra a far parte del mondo dell’editoria e nel 1953 viene nominato capo redattore della rivista Viaggi Cit. Le tourisme en Italie. Ma è nell'anno successivo che avviene il passaggio decisivo: da fotografo dilettante a professionista, senza tuttavia perdere quella freschezza di chi osserva il mondo attraverso un obiettivo come se fosse sempre la prima volta. È nel 1954, infatti, che inizia la sua storica collaborazione con Il Mondo, settimanale politico, culturale ed economico fondato e diretto da Mario Pannunzio. L’entusiasmo e la curiosità di Di Paolo lo spingono a lavorare senza sosta: con ben 573 scatti apparsi dal 1954 al 1966, è stato il fotografo più pubblicato sulla rivista. Colpiti dal suo estro, lo coinvolgono come collaboratore stabile altre testate di spicco del periodo, come La Settimana Incom Illustrata, diretta da Francesco Malgeri, e il settimanale Tempo, diretto da Arturo Tofanelli.

Tra inchieste, servizi, reportage e ritratti, gli scatti Di Paolo indagano l’Italia a cavallo tra gli anni '50 e '60, un paese ancora intento a smaltire l’eredità controversa del dopoguerra e immerso in un non meno complesso boom economico, che in pochissimi anni illuse e poi disilluse gli italiani tutti. A stretto contatto con gli ambienti intellettuali che trainarono l’intero Novecento, Di Paolo ebbe l’occasione di conoscere personalmente le figure simbolo di quell’Italia vibrante, figlia delle grandi ideologie del secolo breve. Dai suoi scatti traspare di volta in volta un legame affettivo, una vicinanza del sentire o, ancora, un nobile rispetto nella diversità d’intenti: un raro scatto di Umberto II in veste non ufficiale, immortalato a Oporto insieme ai figli; Enzo Ferrari in fabbrica, un tutt’uno con i suoi operai e i suoi motori; Anna Magnani nella sua villa al Circeo; Pier Paolo Pasolini alle feste esclusive della nobiltà romana, sul set de Il Vangelo secondo Matteo e su quello di Mamma Roma; Tennesse Williams in spiaggia con il cane; Sofia Loren che scherza con Marcello Mastroianni negli studi di Cinecittà; e ancora Brigitte Bardot, Salvatore Quasimodo, Alberto Moravia, Federico Fellini; e, infine, i volti affranti del popolo italiano ai funerali di Palmiro Togliatti.

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C’è tutto negli oltre cinquecento scatti di Di Paolo. La prima scoperta della macchina fotografica, maneggiata come un oggetto estraneo, alieno, eppure così attraente. E poi l’entusiasmo fanciullesco di chi scopre la possibilità di uno sguardo nuovo, imprevisto e imprevedibile sul mondo che lo circonda. Arriva poi il momento cruciale della presa di coscienza di sé e del proprio mezzo espressivo, ora maneggiato con quella timida confidenza che non sconfina mai nella supponenza. E, infine, l’incrinarsi dell’idillio del jet set italiano, un canto del cigno immortalato con un distacco leggero e sprezzante, ma non per questo meno sofferto. Nascita e morte, inizio e fine, alfa e omega: sua è la prima fotografia apparsa su Il Mondo e sempre sua è l’ultima pubblicata sul numero di chiusura. Nel 1966 il settimanale cessa di esistere e Di Paolo decide di smettere di fotografare. Torna ai suoi studi filosofici e alle sue ricerche storiche.

Tutto questo è confluito nello straordinario Paolo Di Paolo. Mondo Perduto. Fotografie 1954-1968, un volume fortemente voluto da Gucci e dal suo direttore creativo Alessandro Michele, edito da Marsilio e curato da Giovanna Calvenzi con la collaborazione di Silvia Di Paolo. Sunto, memorandum e celebrazione del lavoro di Di Paolo, il libro porta alla luce 300 fotografie inedite tratte dell’archivio della rivista Il Mondo, rimasto sconosciuto per oltre quarant’anni. Articolato in diverse sezioni che illustrano l’eterogeneità delle ricerche estetiche e sociologiche del fotografo, il libro è arricchito da interventi di figure di spicco del mondo culturale, quali Paolo Pellegrin, Mario Calabresi, Emanuele Trevi, Marco Belpoliti, Giovanna Calvenzi, e Bartolomeo Pietromarchi.

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La mostra PAOLO DI PAOLO. Mondo perduto è visitabile presso il museo MAXXI di Roma dal 17 aprile al 30 giugno 2019. Tutte le informazioni le trovate qui.

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Crediti


Testo di Benedetta Pini
Immagini © ARCHIVIO FOTOGRAFICO PAOLO DI PAOLO

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