"mamma ho perso l'aereo" non è il film per famiglie che hai sempre pensato

Tra sadismo gratuito e pessimi esempi, forse è il momento di riconsiderare l'eredità di questo film.

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18 dicembre 2018, 6:00am

Non è davvero Natale se in tv non passa Mamma ho perso l’aereo ( Home Alone, Chris Columbus, 1990). Tradizione che, però, quest’anno rischiava di essere soppiantata dall’arrivo di una novità non indifferente: qualche mese fa si vociferava infatti di Stoned Alone, un reboot che avrebbe trasformato il film da commedia di Natale a stoner movie, facendo vestire al protagonista i panni di uno spacciatore che affronta la solitudine a suon di canne. Mentre l’ hype per questo primo progetto scemava, negli scorsi giorni è tornato nelle sale statunitensi la versione originale della pellicola. Di Natale in Natale, Mamma ho perso l’aereo rimane un simbolo indiscusso, e il suo impatto non ha fatto che aumentare nel corso degli anni, facendosi portatore di implicazioni sociali, pedagogiche e politiche. Adesso—a quasi 30 anni dalla sua uscita—è arrivato il momento di rifletterci su.

La trama è nota, ma se negli ultimi anni il vostro tasso alcolico post pranzo di Natale era troppo alto per farci caso, qui un breve riassunto. La famiglia McCallister decide di trascorrere le vacanze di Natale a Parigi e, nella confusione della partenza, il figlio più piccolo, Kevin (interpretato da Macaulay Culkin ben prima del noto tracollo), viene accidentalmente dimenticato a casa. Quando se ne accorgeranno sarà troppo tardi e per lui inizierà la pacchia: solo a casa, è finalmente libero di fare tutto ciò che vuole. L’idillio si interrompe nel momento in cui due ladri, Harry Lime (Joe Pesci) e Marv Merchants (Daniel Stern), decidono di approfittare dell’assenza della famiglia McCallister per rapinarli. A impedir loro di svaligiare la casa sarà proprio Kevin, un ragazzino che di angelico ha solo i capelli biondi. Come scrivono i nostri colleghi di VICE, infatti, "Culkin rimane il miglior rappresentante delle nostre debolezze, così come il film potrebbe essere considerato un simbolo della nostra pessima educazione."

Pronto a proteggere se stesso e la sua abitazione come un cavaliere con la sua fortezza, Kevin elabora una serie di stratagemmi per difendersi dai due ladri. Si tratta di trappole terribili e complesse, orchestrate da Kevin con facilità, in tempi brevissimi e apparentemente senza alcuno sforzo, affidandosi spesso a principi fisici con una naturalezza che un bambino non potrebbe mai avere. È se è vero che la necessità aguzza l’ingegno, a Kevin l’ingegno neanche serve: gli basta collegare qualche cavo un po’ a caso, sfoderare la sua faccia tosta da ragazzino impunito e il resto viene da sé. L’inettitudine viene in qualche modo premiata, e il messaggio che traspare è sempre “continua così!”. Che tu sia davanti alla tv con le pantofole ai piedi o pronto a sgominare una coppia di ladri con il minimo sforzo possibile, poco importa.

Mamma ho perso l’aereo ha foraggiato questo tipo di relazione con il mondo, non solo fornendo Kevin come modello a cui ispirarsi, di chi la scampa sempre alzando un solo dito, ma anche ponendosi come oggetto di questo stesso voyeurismo che incitava: ai nerd che volevano sentirsi trasgressivi per un giorno bastava noleggiare la VHS di Mamma ho perso l’aereo e guardarlo, illudendosi di essere trasgressivi semplicemente compartecipando alle avventure del protagonista. La prima conseguenza era liberatoria: niente sensi di colpa per la propria vita irreprensibile eppure insignificante. Ma ce n’era anche un’altra: dando un alibi a Kevin, il film lo dava anche allo spettatore, condannandolo a diventare un futuro adulto represso e inetto, incapace di agire nel mondo.

E poi una terza conseguenza: proprio in quegli anni i bambini, che prima si preoccupavano solo di riempire il salvadanaio, iniziano a spendere i loro soldi. Un cambiamento generazionale strettamente legato al sorgere della società dei consumi, che raggiungerà l’apice proprio negli anni ‘80-’90, con un consumismo non più di massa ma individuale e narcisistico. Mamma ho perso l’aereo celebra infatti l’etica del “voglio e posso tutto”. Sotto di lui, i meno abbienti: brutti, sporchi e stupidi. In altre parole, "la storia del ragazzino ricco che lotta contro il proletariato indigente è ovviamente un'opera di propaganda destrorsa." Una contrapposizione ideologica che viene riproposta pari pari dallo scontro tra Kevin e i due ladri.

A loro tocca pure subire la violenza inutilmente esagerata di Kevin. Motherboard spiegava in modo concreto come le conseguenze reali dei suoi scherzi sarebbero gravissime, e a volte persino mortali. Un sadismo legittimato dalle modalità con cui vengono inscenati: infantili e cartoonesche alla Willy il coyote, le dinamiche delle trappole stemperano, mascherano ed edulcorano la gravità delle stesse, per di più attribuite a un simpatico preadolescente biondo. Facendo un paragone un po’ azzardato, Mamma ho perso l’aereo trasforma la violenza in gioco come Haneke in Funny Games, ammantandola di leggerezza e superficialità. Anche qui, le conseguenze non sono da sottovalutare: mentre rischia di ammazzare più volte due persone, Kevin ride, si diverte e canta vittoria, come se fosse un videogioco. E per lui non ci saranno conseguenze: la farà franca, uscendone persino da vittima.

Esaltando un approccio al mondo fortemente individualista, pericolosamente incapace di agire tenendo conto delle proprie responsabilità e disinteressato a elaborare la realtà con spirito critico, Mamma ho perso l’aereo ha incentivato quel lassismo edonista che ha forgiato un’intera generazione di inetti, di indifferenti alla partecipazione politica e civile. Il succo non è SMETTETE DI GUARDARE SUBITO QUESTO FILM, ma piuttosto: questo Natale, provate anche voi a guardare le (dis)avventure di Kevin con occhi diversi e vi assicuro che renderete conto di come, in fondo, tutti siamo figli inetti di Mamma ho perso l’aereo, in un modo o nell'altro. Ma siamo ancora in tempo per cambiare le cose.

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Se cercate qualcosa di più impegnativo per le vacanze di Natale, qui trovate un excursus sul modo in cui l'AIDS è stato rappresentato nel corso del tempo al cinema:

Crediti


Testo di Benedetta Pini
Immagine promozionale dal film Mamma Ho Perso L'Aereo