Fotografia di Alexandra Leese. Moda di A Sai Ta e Audrey Hu. I modelli indossano tutti abiti ASAI

brand da tenere d'occhio: asai

Dopo quattro collezioni presentate nell'incubatore di talenti Fashion East, oggi ASAI sta spiccando il volo. Quanto questo cambiamento faccia paura ed entusiasmi insieme ce lo racconta il suo fondatore, A Sai appunto.

di Clementine de Pressigny
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26 novembre 2018, 1:37pm

Fotografia di Alexandra Leese. Moda di A Sai Ta e Audrey Hu. I modelli indossano tutti abiti ASAI

Questo articolo è originariamente apparso in versione cartacea sul numero 354 di i-D, The Superstar Issue, inverno 2018

A Sai Ta è il designer 30enne dietro l'astro nascente della moda londinese ASAI. Lo incontriamo da solo nel suo piccolo studio in un sabato freddo e piovoso d'inizio autunno. È uno spazio di lavoro silenzioso e senza pretese in cui una sorta di caos organizzato regna sovrano. Ci sono abiti impilati ovunque, stoffe che penzolano dagli scaffali e tinture per creare i colori tie-dye che sono già diventati marchio di fabbrica del brand.

Vecchie macchine da cucire sono allineate sul fondo della stanza. Una parete è completamente ricoperta da ritagli di tessuti con orli a vista che fanno capolino dai bordi—qualcosa che solitamente viene nascosto negli abiti, ma che A Sai porta in primo piano e vuole elevare a caratteristica fondante. Accanto a me c'è un moodboard enorme con illustrazioni scientifiche dell'anatomia delle rane, una foto in bianco e nero di un uomo dallo sguardo severo mentre indossa un'uniforme militare e un'altra che ritrae invece una donna tibetana con abiti tradizionali. Intravedo anche il frammento di un materiale arancione fosforescente che sembra essere fatto da migliaia di fili incrociati senza ratio apparente.

Asai brand Londra intervista fondatore

Sono passati alcuni mesi da quando A Sai ha presentato la sua collezione finale per Fashion East, e ora deve trovare il modo di farsi strada nel mondo della moda senza il sostegno del collettivo. "In teoria avrei dovuto fare tre sfilate con loro, ma mi hanno proposto di farne una quarta", mi spiega. "Quando ho capito che era davvero l'ultima, un po' mi sono spaventato." Lo dice ridendo, ma essere un brand indipendente nell'industria non è facile; significa dover fare tutto da soli. "È difficile trovare i finanziamenti e organizzare tutto. Mi occupo anche delle public relation, ma ho un sacco di amici che mi aiutano e sanno darmi le giuste indicazioni, quindi spero di riuscire a fare la mia prima sfilata a febbraio. Sono emozionato, ho il cervello che va a mille". Difficile non notare il suo entusiasmo: parla velocemente, passando con rapidità da un argomento all'altro. È una fonte inesauribile di idee, e vuole condividerle tutte.

A Sai è cresciuto nel quartiere di Woolwich, nel sud di Londra, e ha ben sei fratelli. Entrambi i suoi genitori sono nati in Vietnam, ma il padre ha origini cinesi, e per questo è dovuto fuggire dal paese dopo la guerra. A Sai ha un ottimo rapporto con il suo lato femminile. Il padre se n'è andato quando era ancora piccolo, e lui è cresciuto circondato da donne di tutte le età. Ha un rapporto speciale con la sua sorellina minore. Quando erano piccoli, badava a lei e la preparava ogni mattina per andare a scuola, pettinandole i capelli e aiutandola a scegliere cosa indossare. "Ogni giorno era una sfilata, per noi. Quando andavo al liceo la gente mi diceva 'Sì, conosciamo te e tua sorella, avete sempre quel look'. Ci appendevamo gli Arbre Magique alla cintura dei pantaloni, insieme a catene e altre decorazioni assurde". La madre è una sarta, quindi le macchine da cucire hanno sempre fatto parte dell'arredamento. A Sai ha sempre giocato con stoffe e cartamodelli, ma non era sicuro che la moda fosse l'ambiente giusto per lui. "All'ultimo anno di liceo ero un po' titubante, pensavo che anche studiare economia non sarebbe stato male. Poi non sono riuscito a entrare alla Central Saint Martins, così mi sono preso un anno sabbatico in cui ho fatto moltissimi corsi, tra cui uno di gioielleria e uno di pattern making. Tutto ciò che sceglievo di fare era collegato alla moda, in un modo o nell'altro. Eppure non ero convinto. Le cose sono cambiate con la collezione autunno/inverno 18. Lì, improvvisamente, ho capito che sarebbe stato l'unico impegno a tempo pieno che mi avrebbe reso felice".

Asai brand Londra intervista fondatore

Oggi A Sai è diviso tra il desiderio di lavorare a idee concettuali è la necessità di creare abiti che siano indossabili, non troppo stravaganti. "Attualmente non sento di esprimermi al massimo delle mie capacità, è come se mi stessi volontariamente limitando solo per rendere più comprensibile agli altri quello che faccio. Con la mia collezione di laurea avrei potuto andare davvero, davvero nell'astratto, ma qualcosa nella mia testa mi diceva che si trattava comunque di moda, e che la gente avrebbe voluto vedere in passerella elementi tangibili e in cui potessero rispecchiarsi per poter capire il mio lavoro. C'è una tensione tra quanto quello che faccio sia per me, e quanto invece per il consumatore finale". A Sai sta quindi cercando nuovi modi per inserire concetti astratti nel suo design, pensando ad esempio a come danza e scultura possano essere espresse nella collezione. Forse sarà lui stesso a fare una performance durante la sfilata. "La danza mi è sempre piaciuta, e ho sempre avuto una forte consapevolezza del mio corpo e delle mie abilità... Almeno finché ballo davanti allo specchio".

Anche l'esperienza universitaria di A Sai è stata altalenante: ha avuto ripensamenti e si è preso lunghe pause dovute a problemi personali. Eppure, tutti si sono accorti del suo talento. Durante l'università ha fatto uno stage a The Row, e dopo la laurea è stato chiamato da Yeezy per un progetto a termine. Tutte queste esperienze sono confluite in un'idea molto chiara di cosa la moda debba essere (e cosa debba invece non essere) per lui. "Le mie collezioni stanno crescendo perché con il passare degli anni mi sto lentamente conoscendo meglio", dice. "Fino ad ora ho voluto giocare con il cattivo gusto e inserire reference alla mia adolescenza, ma ora credo sia il momento di portare in passerella uno stile più rifinito e sofisticato. Non vedo l'ora di buttarmici dentro. Ho 30 anni, ma ho l'impressione che le mie creazioni finora fossero basate sull' A Sai 16enne, tutto incazzato e tutto DIY".

Asai brand Londra intervista fondatore

A Sai sta acquisendo più sicurezza in chi è e in cosa vuole comunicare. Sebbene abbia giocato con motivi legati alle sue radici orientali—e in particolar modo al modo in cui la cultura occidentale vede l'Asia—non vuole essere categorizzato. "Avevo paura che le persone si limitassero a vedere in me un ragazzo mezzo inglese e mezzo aisiatico... Ma io non ho il diritto di esplorare altri temi oltre la razza? O sei l'eccezione, o sei quello che parla per 'la sua gente'. Nella prossima collezione voglio mostrare al pubblico che io sono molto più che questo. Tutta l'idea di essere legati a un solo tema è un problema, secondo me. Con i miei abiti voglio rappresentare tutte le sfaccettature della mia personalità e della mia idea di femminilità".

Quello che è riuscito a creare finora, comunque, riesce a dimostrare perfettamente il talento di questo giovane designer, uno che lavora sodo e ha voglia di sperimentare, sviluppare la sua visione e spingersi oltre i confini, senza preoccuparsi degli alti e bassi che sicuramente dovrà affrontare. "Tutto quello che ho me lo sono conquistato. Ovviamente ho ricevuto aiuto, il che è fantastico, ma sapere che ce l'ho fatta, che sono riuscito ad arrivare fino a qui... questo mi dà coraggio".

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Crediti


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Moda di A Sai Ta e Audrey Hu

Capelli Minghu Zhang. Trucco Xin Miao. Produzione England Summers e Beibei per Odd Studio. Assistente alla produzione Paula Jeong. Retouching IMGN Studio. Casting Denise Hu r Beibei. Modelli Pan Haowen per LongTeng e Wong Chunjin per NSR.

I modelli indossano tutti abiti ASAI

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