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cosa ne sarà della generazione z dopo la brexit?

L’esito della Brexit condurrà a una disillusione collettiva nei confronti di un sistema politico che non mostra alcun interesse per il futuro dei giovani, o conferirà alle nuove generazioni l’energia necessaria per cambiare il mondo in meglio?

di Felix Petty
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28 giugno 2016, 9:24am

Ora che i meme hanno smesso di essere i protagonisti indiscussi di tutte le nostre home sui social media, lo shock iniziale è andato scemando e tutti abbiamo capito che impatto questa scelta avrà sul popolo britannico e non solo, possiamo finalmente iniziare a pensare al futuro in termini politici.

Le sensazioni che mi hanno travolto venerdì quando è stato reso pubblico l'esito del referendum andavano da un incredulo come può essere possibile, ad altre emozioni come rabbia, vergogna e disperazione. Poche voci solitarie hanno emesso un grido di speranza, incoraggiando tutti a cercare di rinascere dalle ceneri, l'unica cosa che è rimasta dal nostro sogno europeo. Il sentimento più prorompente, però, era quello dettato dalla disarmante consapevolezza che io e i miei coetanei saremo costretti a vivere un futuro per il quale non abbiamo votato.

Per quanto possa sembrare superficiale, lo slogan che recita "siamo la generazione Easyjet" è anche innegabilmente accurato. La cultura giovanile europea di oggi è profondamente interconnessa, che si parli di Gran Bretagna, Germania, Spagna, Francia, o Olanda. Condividiamo la stessa essenza, abbiamo più cose che ci uniscono che cose che ci dividono, parliamo lo stesso linguaggio culturale. Riusciamo a passare con una facilità estrema dal nostro lavoro londinese alle serate nei club di Berlino, dai festival spagnoli ai fine settimana a Parigi all'insegna del romanticismo. La Brexit, per noi, ha più il sapore di un voto dato al revanscismo e allo sciovinismo, piuttosto che un Independence Day acclamato a gran voce dalla stampa di destra.

Molti ragazzi della nostra generazione ha origini continentali e si possono definire britannici solo di prima o di seconda generazione. I nostri avi si sono trasferiti in Gran Bretagna per lavoro, per amore, per la sintonia con questa cultura, per cercare una vita migliore e assicurarsi un futuro degno di essere definito tale. Molti di noi vengono da varie zone di un continente che è ora diventato terreno fertile per il tipo di violenza politica che l'UE aveva lo scopo di evitare e che, in gran parte, ha evitato.

Fino a che punto dobbiamo ripercorrere i nostri alberi genealogici a ritroso per trovare amici o conoscenti con origini irlandesi? O balcaniche? Quanto prima di incontrare un antenato polacco o ebreo in fuga dopo la Seconda Guerra Mondiale? O un parente che ha cercato rifugio in Gran Bretagna dall'altro lato della Cortina di Ferro dopo la fine della guerra? E dove lasciamo chi invece ha cercato un barlume di speranza nel Regno Unito una volta che la crisi finanziaria ha rovinato le loro prospettive per il loro futuro nell'Europa del sud?

Questi sono i legami che l'UE dovrebbe rappresentare, sostenere, incoraggiare e onorare. Indipendentemente dall'opinione che avete dell'UE, è questo il risvolto più shoccante di questo voto: abbiamo smesso di essere un Paese aperto in cui questo tipo di legami possono fiorire e perpetuarsi.

La campagna a sostegno del Leave ha giocato sporco, alimentando la paura per oscurare la speranza. Una paura di burocrati senza volto e un'idea astratta di "estraneo" pronto a venire nel Regno Unito per rovinare le nostre vite. Purtroppo, però, per buona parte della mia generazione la Brexit non è altro che il primo passo verso un futuro dai toni fascisti. La Brexit è l'ultimo atto di forza di una generazione anziana che pretende di avere il controllo su un mondo che sta, inevitabilmente, cambiando. La loro è una reazione al fatto che le cose non sono più come un tempo e un disperato tentativo di tornare ad un'epoca ormai passata, perché si stava meglio una volta.

Ma qual è la nostra posizione allora? La posizione di chi sarà costretto a convivere con le conseguenze di questa scelta per il resto dell vita. Se gli anziani ha votato per lasciare l'UE, i giovani hanno scelto di restare. Una generazione a cui è stata concessa un'educazione gratuita, pensioni consistenti, mobilità sociale e libertà sessuale ci ha lasciato in eredità poliziotti razzisti, affitti impossibili, università carissime, lo spettro onnipresente degli attacchi terroristici, la crisi finanziaria e un'economia dell'austerity che ha delle conseguenze catastrofiche sulle nostre esistenze. Ora, come la ciliegina sulla torta, la Brexit. Siamo stati spogliati della libertà di spostarci a nostro piacimento e lavorare in un continente che non solo chiamavamo casa, ma che aveva il sapore di casa. L'abisso tra le varie generazioni e le diverse zone di questo Paese non è mai stato più profondo, o più deprimente.

Questo referendum è stato indetto in un periodo in cui i social media ci permettono di essere informati e costantemente connessi agli altri e in cui ci siamo spesso avvicinati pericolosamente a una rivoluzione generazionale, voluta da chiunque miri al raggiungimento di una società più equa, giusta e inclusiva. Che ne sarà di queste persone dopo Brexit?

Recentemente abbiamo visto un'ondata di politiche giovani incentrate su campagne volte a sensibilizzare il mondo su temi singoli. Si è trattato di veri e propri movimenti di respiro globale che sono stati spesso creati e alimentati grazi all'ausilio dei social media. Da Black Lives Matter alla solidarietà dimostrata per le tragedie di Parigi e Orlando: le nostre comunità si sono radunate su queste piattaforme per offrire conforto, combattere per interessi comuni per poi diffondersi nella vita reale, in uno sforzo concreto di cambiare il mondo in meglio. Purtroppo, però, sembra che questi movimenti non abbiano nessun impatto in un mondo in cui il sistema popolare sembra preservare esclusivamente gli interessi di una generazione anziana che pare scadere sempre più spesso nello sterile conservatorismo e nell'egoismo. Brexit ne è solo l'ultima prova. Un ultimo pugno nello stomaco per una generazione che crede nella libertà di potersi facilmente spostare per lavoro o anche solo per viaggiare, una generazione che si batte per i diritti dei rifugiati, e per le speranze di chi arriva nel Regno Unito in circa di una vita migliore.

La domanda principale per una generazione profondamente connessa allo scenario politico è: questo ci condurrà in uno stato di apatia o alimenterà un maggior coinvolgimento da parte dei giovani? Finiremo per essere dei perenni disillusi nei confronti di un sistema politico che non mostra alcun interesse per il nostro futuro o ne usciremo con la spinta e l'energia necessarie per cambiare davvero il mondo in meglio? Potremo coalizzarci per fermare un governo ancora più spiccatamente di destra dal prendere il potere e continuare a imporci un futuro che non abbiamo scelto?

Fortunatamente, nello scorso weekend abbiamo visto sempre più persone insorgere e dimostrare la propria indignazione nei confronti dell'esito di questo referendum. Nonostante chi ha votato per lasciare l'UE faccia leva sulle promesse di un futuro con meno immigrazione e con più denaro al sistema sanitario, è partita una petizione che si propone di rivedere l'esito del voto. Questa petizione ha velocemente raggiunto più di tre milioni di firme. Proteste sono state organizzate con il solo scopo di difendere i diritti dei migranti e per dimostrare solidarietà ai rifugiati. Gruppi di giovani si sono riuniti, marce sono state organizzate perché sono proprio i giovani che dovranno convivere con le conseguenze di questa decisione. Proprio coloro che si erano opposti a questa decisione ora sentono il bisogno di far sentire il proprio dissenso, di dar voce alla propria indignazione. Oggi si terrà una protesta che avrà luogo a Trafalgar Square (con eventi satelliti anche a Oxford, Manchester, Cardiff e Liverpool). In momenti come questo riunirsi non solo è essenziale, ma è probabilmente l'unica fonte di speranza alla quale si può attingere in questi giorni amari.

Crediti


Testo Felix Petty