​perché dobbiamo ribellarci alle regole di censura sui social media

Perché non possiamo ancora pubblicare foto di seni e capezzoli sui social media? Sono davvero così tante le persone che si offendono nel vedere queste foto piuttosto che quelle di abusi di gruppo o decapitazioni? I capezzoli sono la nostra più recente...

di Felicity Kinsella
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22 aprile 2015, 11:25am

Mentre una scuola media dell'Ohio ha censurato la scritta "feminist" su una maglietta di una giovane allieva per non rovinare la foto di classe, Facebook e Instagram - due delle più importanti piattaforme che ci hanno condotto nella "generazione dei social media" - stanno facendo riaffiorare la discussione su un tipo di censura che è specificatamente diretta al corpo delle donne. Anche se ci sono ancora cacciatori di tette e misogini che girovagano sul web e che saltano fuori appena vedono un corpo femminile nudo, per me e tutti coloro che mi circondano è assolutamente normale considerare gli insulti verso qualcuno che espone parti del suo corpo - di qualsiasi genere sessuale sia (e Facebook ne ha calcolati 71) - sia sbagliato. Allora perché le più grandi piattaforme di social media insistono col volerti censurare se per sbaglio ti spunta un capezzolo dalla scollatura?

Alla fine dell'ultimo anno, Facebook contava 1.35 miliardi di iscritti e Instagram 300 milioni. Erano piattaforme nate per potersi esprimere liberamente, per dare la possibilità alle persone di tutto il mondo di incontrarsi, e agivano come catalizzatori per fondamentali discussioni sociali, ma ora la costante censura dei corpi femminili ha portato questi dibattiti a concentrarsi solo su questo tema. Condividiamo video su notizie di stupri di gruppo e decapitazioni in diretta, e un'immagine di capezzoli femminili è considerata più offensiva di queste? Come la creatrice di #FreeTheNIpple Lina Esco sostiene, "Un americano medio tra gli 0 e i 18 anni vede più di 200mila atti di violenza, inclusi 16mila omicidi, in televisione. Ma è assurdo come non possa vedere un seno su Facebook o Instagram." Secondo il recente agigornamento dei Community Standards di Facebook, pubblicare un contenuto violento o esplicito non sarà rimosso se lo condanna o aumenta la consapevolezza del gesto sbagliato. E va bene. Tuttavia la restrizione riguardo ai "seni femminili compresi i capezzoli" continua, e la spiegazione è che "gran parte della nostra comunità online potrebbe essere sensibile a questo tipo di contenuto." Ma la domanda è: di chi sta parlando? Chi sarebbe questo pubblico così sensibile? Perché non mi sembra di vedere molte donne particolarmente offese dalle immagini di ragazze che pubblicano i loro peli pubici, il loro ciclo o il loro seno...

Nascondere specificatamente parti del corpo femminile e non maschile dal mezzo di comunicazione che definisce la nostra generazione è assolutamente contraddittorio e ci riporta indietro nel tempo a quando le donne non potevano mostrare le loro caviglie in pubblico, o acquistare la pillola, o votare. Nella cultura dei giovani di oggi, la nudità è la norma e i capezzoli non hanno di per sé carattere sessuale. Tumblr è inondato da immagini di nudo o succinte fotografie di moda, che la nostra generazione potrebbe decidere di scorrere e superare oppure ammirare senza alcun tipo di sospetto o esitazione o disapprovazione - sembra obsoleto pensare il contrario.

Nel suo saggio su XO Jane, riguardante il motivo per cui abbia deciso di passeggiare in topless per New York l'anno scorso, Scout Willis ha segnalato i problemi che le donne devono affrontare nella società di oggi, "Questioni come il tabù del seno nel XXI secolo, l'allattamento in pubblico, l'accusa di essere delle puttane, le critiche per essere grasse, la consapevolezza di avere un cancro al seno, la considerazione positiva del proprio corpo, la disuguaglianza fra i generi, e la censura hanno trovato il loro posto nell'attuale dibattito." Mentre internet è la prova che questi sono dei problemi veri, è incredibile vedere che se una ragazza islandese scopre i suoi seni in nome dell'uguaglianza di genere su Twitter (uno dei pochi social in cui è possibile farlo), subisce cyber-bullismo ed è costretta a togliere la foto, e invece sei mesi e un milione di #FreeTheNipple dopo, Olivia Wilde deve ancora difendere la foto a seno nudo mentre allattava pubblicata su Glamour, fino al caso nella vita vera in cui una ragazzina di 13 anni si vede cancellata la scritta "feminist" della maglietta dalla foto di classe con la preside che spiega che quella maglietta poteva essere offensiva per qualcuno. Eppure non ho mica visto molte donne particolarmente offese da quella specifica parola...

Chiunque anche dotato solo di metà cervello potrebbe vedere che la campagna #FreeTheNipple non è fatta per mostrare soltanto i propri capezzoli sui social media, ma è una protesta contro la percezione che la società ha della donna e che cosa invece dovrebbe pensare, contro la sbagliata mercificazione sessuale del corpo femminile e verso la lotta per l'uguaglianza di genere. Si tratta di un gruppo di persone che vogliono lottare insieme per cambiare le cose, e, cosa tipica di ogni protesta, il potere sta nei numeri. E Facebook ne ha miliardi. Come Jessica Valenti ha scritto sul Guardian, domandando chi esattamente Facebook e Instagram stiano proteggendo con le loro regole di censura, "Quando abbiamo il potere di creare in massa la nostra personale immagine, allora abbiamo il potere di creare un nuovo capitolo - uno che rovesci quello che l'opinione comune vuole che facciamo e come vuole che appariamo. Criticare la censura dei seni sui social media è solo un altro passo verso l'uguaglianza di genere. Quando il divieto sui capezzoli sarà rimosso, saremo capaci di realizzare davvero un cambiamento e la società sarà pronta ad accoglierlo." Prima i capezzoli, poi il mondo!

Crediti


Testo Felicity Kinsella

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