Pubblicità

le femministe che negli anni '70 hanno rivoluzionato il porno

C'è chi reinterpretava i grattacieli di New York trasformandoli in peni giganti e chi riutilizzava auto-scatti realizzati mentre lavorava come sex worker.

di Alice Newell-Hanson
|
13 gennaio 2016, 4:26pm

Cosey Fanni Tutti, TG Promo A, fotografia di Szabo

In una scena memorabile al termine della seconda stagione di Transparent, una femminista radicale non più giovanissima fa un brindisi: "Questo è per le ultime femministe rimaste." Nell'ondata di femminismo virale e onnicomprensivo in cui ci troviamo—oggi che le celebrità utilizzano Instagram per postare bellissimi testi di spessore sull'intersezionalità—a volte è facile dimenticare che la policy del movimento non è sempre stata aperta a tutti come nell'epoca del "femminismo a modo tuo."

La mostra allestita nel 2016 presso il Dallas Contemporary Art Museum racconta proprio di questo meccanismo, esponendo i lavori di quattro artiste femministe che non solo furono censurate dal mondo dall'arte, ma anche emarginate dalle loro contemporanee nell'ambito del movimento artistico femminista mainstream.

meet-the-original-sex-positive-feminist-artists-who-fought-the-patriarchy-with-porn-body-image-1452619351

Cosey Fanni Tutti, Szabo Sessions (2010)

Tutte e quattro - Joan Semmel, Anita Steckel, Betty Tomplins e Cosey Fanni Tutti - erano attive negli anni '70 e finirono per essere messe da parte per la natura provocatrice delle loro opere. "Il cliché dell'arte femminista (mainstream) di quell'epoca sarebbe un'opera di Fiber Art tessuta in modo da evocare una vulva," scherza il curatore Alison Gingeras. I dipinti marcatamente sessualizzati, i collage e le fotografie di Joan, Anita, Betty e Cosey non erano nulla di tutto ciò. Joan dipingeva ritratti realistici di coppie immortalate nel mentre di un atto sessuale; i "Fuck Paintings" di Betty erano tratti da ritagli di riviste porno; Anita reinterpretava i grattacieli di New York trasformandoli in peni giganti; e Cosey Fanni Tutti riutilizzava scatti che le erano stati fatti mentre lavorava come sex worker.

Secondo le femministe più ortodosse del tempo, quando si trattava di arte le vagine andavano bene, mentre la figura del pene e i rimandi al desiderio sessuale no. La mostra di Steckel del '72 intitolata The Feminist Art of Sexual Politics ha fatto scandalo. Anche Semmel era della convinzione che le immagini monumentali di Tompkins raffiguranti penetrazioni non fossero propriamente femministe. E la exhibition Prostitution di Cosey Fanni Tutti del 1976 all'Insitute of Contemporary Arts di Londra ha provocato un gran dibattito al parlamento del Regno Unito ed è stata costretta a chiudere i battenti prematuramente.

Nel 1973, Steckel ha fondato il gruppo Fight Censorship collaborando con artisti come Louise Bourgeois, con il fine di creare attivamente arte esplicita da un punto di vista sessuale. Il celebre manifesto che Steckel aveva scritto a mano recitava "Se un pene eretto non è abbastanza "degno" di entrare in un museo, non dovrebbe essere considerato abbastanza "degno" di entrare in una donna"

Durante l'allestimento della mostra, Alison ha risposto per noi ad alcune domande a proposito di queste autentiche eroine del femmismo e cosa significhi esibire i loro lavori insieme per la prima volta.

Com'è nata l'idea per la mostra?
Nel 2010, ho scritto un saggio su Made in Heaven di Jeff Koons, iniziando a delineare una matrilinearità di artisti che gli hanno permesso di creare quella serie. Ci sono un sacco di suoi predecessori, come Betty Tompkins e Cosey Fanni Tutti, che hanno fatto ciò che ha fatto lui e per la quale sono stati apprezzati moltissimo, ben prima di lui.

Questa mostra rappresenta anche una risposta al primo tentativo di stilare la storia ufficiale o mainstream dell'arte femminista. C'è stata questa grande exhibition, nel 2007, chiamata WACK! Art and the Feminist Revolution. Era una mostra molto ambiziosa, enciclopedica, e non ha incluso due delle protagoniste di questa mostra.

meet-the-original-sex-positive-feminist-artists-who-fought-the-patriarchy-with-porn-body-image-1452619384

Joan Semmel, Hold (1972)

Chi ha creato il movimento femminista "mainstream" degli anni '70?
Uno degli esempi più noti è il percorso di studi d'arte femminista al California Institute of Arts, tenuto da Miriam Schapiro e tutte le artiste che creavano opere marcatamente vaginali. Quel linguaggio figurativo era la norma. Anche solo un fallo veniva visto come uno strumento della patriarchia. Riconoscere il desiderio sessuale eterosessuale, è qui che è sorto il problema - ironico, visto che è una delle cose più normative della nostra società. Chi avrebbe mai pensato che essere una donna etero e pronunciarsi riguardo all'argomento avrebbe rappresentato un atto sovversivo? Ma lo era. E apparentemente lo rimane ancor oggi.

meet-the-original-sex-positive-feminist-artists-who-fought-the-patriarchy-with-porn-body-image-1452619473

Anita Steckel, New York Landscape (c. 1970-1980)

Cosa possono imparare da queste artiste le femministe del giorno d'oggi?
Da più punti di vista, sono dell'opinione che questa mostra sia indirizzata alla nuova generazione di donne di questo millennio, che hanno adottato il femminismo senza problemi. È come dire "Ecco, questa è la tua storia mai narrata." L'attuale modello di questo modo d'agire libertino, esplicito, aperto nei confronti del sesso affonda le sue radici negli anni '70. Delle donne hanno sofferto per questo.

Penso che questa mostra riguardi quel tipo di atteggiamento. Queste donne non erano passive - cercavano il confronto. Mettevano in luce il dibattito, invece di aspettare una reazione in risposta a ciò che facevano. Però, sono convinta anche che le cose fossero così perché queste artiste non avevano visibilità. I lavori di Betty Tompkins sono rimasti nel suo appartamento dal 1975 al 2002. Non vennero mai esposti finché il commerciante d'arte la riscoprì nel 2002.

E per quanto riguarda le altre tre? Quanto vennero esposte?
Anita molto poco. Era conosciuta in quel periodo, ma poi cadde nel dimenticatoio. Betty era un'insegnante e creava arte completamente isolata dal resto del mondo. La carriera di Joan andò bene per un po', ma ancora una volta l'interesse verso il suo lavoro è riemerso negli ultimi dieci, quindici anni. E Cosey conduceva una sorta di doppia vita, essendo anche una musicista e una figura di culto per quel motivo. Le sue opere sono state esposte in Europa, ma non è un nome conosciutissimo. L'ho introdotta in una mostra collettiva al Tate Modern e abbiamo dovuto insistere molto perché venisse inclusa.

meet-the-original-sex-positive-feminist-artists-who-fought-the-patriarchy-with-porn-body-image-1452619578

Anita Steckel, New York Landscape 5 (c. 1970-1980)

Come si sentono Joan, Betty e Cosey riguardo a questo rinato interesse nei confronti della loro arte?
Credo che Betty sia felice di avere finalmente il suo momento di gloria, meglio tardi che mai. E a New York è diventata una figura di culto. Gli artisti giovani la adorano, è "cool"! Nate Lowman ha fatto una mostra con lei in questo spazio.

Ritengo che sia tanto importante guardare a questo gruppo ora che vengono prodotti così tanti lavori che prendono in prestito la loro estetica e i loro interessi concettuali. Tutti hanno bisogno di un punto di riferimento, tutti hanno bisogno di eroi. È importante quindi dare ciò spetta loro di diritto e celebrarle. Non importa quanto sia tardi.

dallascontemporary.com

meet-the-original-sex-positive-feminist-artists-who-fought-the-patriarchy-with-porn-body-image-1452619589

Betty Tompkins, Fuck Paintings #2 (1970)

Crediti


Testo di Alice Newell-Hanson

Tagged:
Porno
donne
femminismo
8 marzo
lotte femministe