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gli animali sui social media sono vittime della strumentalizzazione?

Cosa si nasconde dietro ai video di gattini vestiti da Pokémon e ai cagnolini con le corone da principessa che vediamo su Instagram?

di i-D Staff
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05 novembre 2015, 2:34pm

Amo gli animali, soprattutto se sono teneri. L'altro giorno mi è passata vicino una coppia di Griffoncini, erano così teneri che avrei voluto passare il resto della giornata abbracciata a loro. Ho sempre creduto che questa mia passione per i cuccioli fosse una cosa del tutto normale, ma è stato quando Instagram ha deciso di aggiornare la sezione "Scopri" che ho iniziato a preoccuparmi seriamente.

La pagina "Scopri" del mio account qualche tempo fa era un mix di immagini di moda affiancate da animali celebri, come Grumpy Cat. Ma l'algoritmo ha capito in fretta ciò che volevo veramente. I miei like evidentemente facevano sottintendere: " Instagram lascia perdere le scarpe e fammi vedere i Pomerania!!!!" La situazione è precipitata nel giro di poche settimane. Ora vi assicuro che guardare il mio Instagram è come farsi un giro all'Happy Bau Urban Dog Resort .

In breve tempo l'evoluzione degli animali nel mio feed di Instagram è entrata in conflitto con qualsiasi logica evoluzionistica. Sopravvivevano solo gli animali dall'aspetto più strano, quelli con la mandibola più larga, gli occhioni più grandi e il corpo da personaggi da cartone animato. Ho iniziato a temere seriamente quando sullo schermo sono apparsi dei cincillà costretti a spingere piccoli carrelli della spesa, Pechinesi truccati e Scottish Fold che mi fissavano di sottecchi. A quel punto ho chiamato l'ASPCA.

Ecco quello che ho chiesto a Cori Menkin, il direttore della campagna Puppy Mills Campaign di ASPCA: forse la popolarità di questi teneri cuccioli sui social media sta incoraggiando lo sfruttamento? Basta pensare all famoso Scottish Fold giapponese Maru che, secondo quanto riportato, fa fruttare 180,000 dollari l'anno con il suo canale YouTube. Quando vediamo degli animali estremamente teneri su Instagram forse dovremmo iniziare a chiederci cosa c'è dietro a quelle immagini e quali problemi potrebbero causare ai nostri amici a quattro zampe? 

Purtroppo le mie preoccupazioni erano fondate. Cori mi ha parlato di una tipologia di cani che sono stati creati appositamente proprio per assomigliare a degli orsetti (nati spesso da incroci tra Bichon Frise e Shih Tzu). "Chi non vorrebbe un cucciolo che assomiglia ad un orsacchiotto? Sono adorabili." Annuisco al telefono. "E questo è il motivo per cui affascinano così tante persone su i social media, su Instagram e su Facebook. Non si può guardare un musetto così e non volerlo coccolare. Sfortunatamente gli allevatori ci marciano: sfornano questi cuccioli in massa per poi venderli a prezzi molto alti."

via @munchkintheteddybear

Questo circolo vizioso sta generando due problemi fondamentali: 1) Gli animali vengono visti come prodotti o come dei giocattoli coccolosi e non più come creature viventi con bisogni reali, e 2) Questi incroci possono dare vita a gravi difetti genetici e questi animali potrebbero andare incontro a seri problemi di salute.

Quando un certo tipo di razza diventa un trend, spiega Menkin, "I produttori sanno che possono guadagnare moltissimi soldi, quindi allevano sempre più animali senza prestare troppa attenzione ai geni difettosi."

Un esempio è il bulldog (su Instagram, #bulldog ha oltre 5 milioni di post.) Secondo il sito BulldogsWorld.com, oltre il 90% dei bulldog ora devono partorire con parto cesareo. Questo perché i cani sono stati creati con teste molto larghe, talmente sproporzionate rispetto al loro corpo che le madri non possono dare alla luce i cuccioli senza un intervento chirurgico. "Credo debba farci riflettere il fatto che alcuni animali non riescano a partorire in maniera naturale," dice Menkin. Elenca altri effetti collaterali degli allevamenti irresponsabili, come "problemi ai fianchi e alle articolazioni, difetti congeniti e problemi digestivi." E nelle razze piccole come i chihuaha (#chihuaha ha oltre 8 milioni di post, probabilmente più di qualsiasi cane di taglia grande), indica un doloroso problema alle articolazioni chiamato luxating patella, che sta diventando sempre più comune. Causano negli animali delle lussazioni al ginocchio che risolvibili solo se operate chirurgicamente.

Allevare animali basandosi solo sulle loro caratteristiche estetiche non è una nuova moda dopotutto, dice il dottor Richard Goldstein, il medico a capo dell'Animal Medical Center di New York - è solo che grazie ai social media ora la cosa è lampante. "Tutto ciò accade da centinaia di anni. Probabilmente è più comune e di moda in questo momento, ma non è un fenomeno completamente nuovo." Il concetto di razza canina, infatti, è stato creato interamente dall'uomo. "Se si lasciasse che i cani si accoppiassero naturalmente probabilmente ci sarebbero cani marroni di 20 chili tutti uguali," dice Goldstein.
Ma oggi alla gente importa molto di più dell'aspetto dei loro animali rispetto ad un tempo, afferma. "Gli animali sono dei membri della famiglia ora. Non è come una volta che il cane era tenuto in cortile e a nessuno importava veramente della sua estetica."

Gli animali divenuti vere e proprie celebrità sui social media sono l'espressione ultima di questa moda dilagante. Certo, gli animali famosi esistevano già da prima di Instagram. Il fenomeno è iniziato con Internet, probabilmente con Mr. Winkle, il primo cane celebrità, reso famoso da Carrie Bradshaw in Sex and the City. Ma Instagram ha tramutato gli animali in una vera e propria fonte di guadagno. Prendete, per esempio, Grumpy Cat.

Grumpy Cat (il cui vero nome è Tardar Sauce) è nata per essere un meme. Il suo muso - deformato a causa del morso inverso - e le sue dimensioni ridotte - è affetta da nanismo felino - le hanno fatto guadagnare circa un milione di follower su Instagram. Ora è in tour per l'America, promuove la sua marca di caffè e il suo nuovo libro. Nel 2013 è diventata così famosa che un blogger ha lanciato una campagna per liberarla (#FreeGrumpyCat). Mike Isaac ha scritto sul suo sito AllThingsD, "Se fossi grumpy cat l'ultimo posto in cui vorrei essere è a una festa, dove masse di festaioli ubriachi non vedono l'ora di fare una foto con me."

Ho chiamato la PETA per capire cosa ne pensano degli animali come Grumpy Cat. "I bisogni degli animali vengono prima di tutto," ha risposto l'attivista senior Ashley Byrne. Nota bene: nel dicembre 2014, il Daily Ezpress ha riportato che Grumpy Cat ha fruttato alla sua padrona, Tabatha Bundensen, oltre 100 milioni di dollari in due anni (anche se Bundesen smentisce).

Byrne ha continuato, "i performer quando prendono parte ad uno spettacolo scelgono di essere coinvolti, gli animali invece no. Bisogna considerare ogni animale come un individuo, non un prodotto, non una razza." La domanda che ci si dovrebbe sempre porre è: "Perché sottoporre un animale ad uno stress non necessario?"

Ma Byrne ha indicato anche i tanti effetti positivi dei social media. La stessa PETA posta spesso video di animali teneri e afferma che i trend online come "Have You Hugged Your Chicken Today?" incoraggiano milioni di persone ad avvicinarsi maggiormente agli animali. "Gli spettatori in questo modo apprezzano il carattere amichevole di animali come galline, mucche, topi o maiali - animali che conosciamo meno rispetto ai cani e ai gatti, ma che meritano lo stesso rispetto."

via @toastmeetsworld

Per concludere: che cosa deve fare un amante degli animali quando sta su Instagram? Scegliere con attenzione chi seguire. Come afferma Byrne, i social media hanno anche il potere di fare qualcosa di buono per gli animali. Il comico Josh Ostrovsky (aka The Fat Jew) e la moglie Katie Sturino, per esempio, hanno creato un account per il loro cane Toast, un King Charles spaniel dalla lingua buffa, per renderci consapevoli della crudeltà perpetrata dagli allevamenti. Se quel video di gattini miagolanti che avete guardato in loop per un'ora la notte scorsa vi ha fatto venire voglia di prendere un animale, assicuratevi si tratti di un cucciolo nato naturalmente e non di un robottino creato appositamente per Instagram.

Crediti


Testo Alice Newell-Hanson
Immagine via @realgrumpycat

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