secondo anthony vaccarello è la donna il sesso forte

Affascinante dal 1982, Anthony Vaccarello sta dando ai ragazzi della generazione anni '90 quello che vogliono. Non bisogna, però, pensarla come una strada a senso unico.

di Anders Christian Madsen
|
13 ottobre 2015, 9:01am

La camera da letto di Anthony Vaccarello è moderna e spoglia, un copriletto nero sopra il suo letto gigante, una poltrona Barcelona è posizionata lì vicino, sotto il tetto inclinato del suo appartamento all'ultimo piano dell'edificio Vaccarello, situato in Rue Saint-Martin. "È il mio modo alla Mariah Carey di fare un'intervista. Dovremmo stenderci lì,", dice con voce cristallina, indicando il letto dal suo angolo di salotto. È il set perfetto per un'intervista che gira intorno al sesso, anche se la quantità di domande che portano a questo tema lo ha ormai sfinito. "Ripeto sempre la stessa cosa," singhiozza. "Mi chiedono se avevo previsto di creare vestiti sexy già prima di confezionarli. Mi chiedono se mi rendo conto di quanto super sexy siano quando qualcuno li indossa. E io dico sempre che quando immagino una collezione non penso mai al sesso, perché è tutta una questione di linee e strutture. L'abito diventa sexy quando viene indossato da una donna. Ma credo che gli altri, in primo luogo, vedano solo questo del mio lavoro." Il suo marchio di fabbrica sono abiti affilati, succinti, piuttosto seducenti, che sembrerebbero comunque naturali se portati per strada con un'andatura impettita, al ritmo di The Way You Make Me Feel di Michael Jackson, così come fanno le modelle di Vaccarello sulle passerelle. Ma così come il sex appeal ha portato il suo brand alla fama, e che quest'anno lo ha inoltre portato a conquistare il ruolo di designer di Versus, la sua modestia velata non potrebbe essere più lontana dallo stereotipo comune del "sexy designer", caratterizzato da un vocabolario feroce e da fieri schiocchi di dita. Prendete ad esempio il suo account Instagram: fresco e non commerciale, per lo stilista 33enne è un mood board in continua evoluzione, piuttosto che un diario illustrato della sua fantastica avventura nel mondo della moda. "Non c'è alcuna ragione per condividere la propria vita privata con milioni di followers che ti seguono perfino dal Taiwan; a chi importa quando fai sesso. È strano," dice Vaccarello fermamente, specificando di non essere una celebrità. "Non mi vedo in questo modo, perché non vivo così. Non faccio festa tutte le notti, se potessi non rilascerei alcuna intervista e non mostrerei nemmeno la mia faccia dopo uno show. Non sono portato per queste cose." Dopo una lunga pausa, poi scoppia a ridere. "Ma sono contento di averti conosciuto!"

Quando si parla di sesso, si ritiene che le persone più calme siano sempre le più perverse. Mezzo belga e mezzo italiano, Vaccarello potrebbe essere quindi il caso più lampante, perlomeno se le sue moderne femmes fatales valessero qualcosa. "Non mi piacciono troppi ricami e grandi volumi, ma sono attratto da quel tipo di donna, potente, che non ha paura di vestirsi così e non è spaventata dagli uomini," dice. Nato a Brussels nel 1982, figlio di un ristoratore e di una segretaria, nelle sue vene scorre il sangue della moda, pompato dalle riviste che sfogliava crescendo, ossessionato dalla "ragazza super cattiva" Naomi Campell e le sue compagne supermodelle. Nella sua adolescenza sono arrivati Beverly Hills, 902010 e la sua controparte trash australiana Heartbreak High, che si sono affiancati a Melrose Place e ad un sacco di MTV, e insieme hanno dato significato allo spirito dell'America anni '90, iniziando una rivoluzione giovanile, pop e sessuale. [Tori Spelling? "Era la migliore," sussurra.] "Negli anni '90 la TV era uno strumento molto importante per influenzare la gente. Eravamo tutti ispirati da quello che vedevamo in TV," dice Vaccarello. "Ho una sorta di nostalgia per gli anni '90: rappresentavano un periodo fatto di sesso, quando il sesso non era quello di adesso. Negli anni '90, quando Madonna ha scritto il Sex book - di cui sono ossessionato - o quando Tom Ford ha creato una collezione sexy, il sesso era un argomento molto forte." (Il libro ha il posto d'onore sulla prima mensola attaccata poco sopra il suo letto.) "Adesso non è sorprendente vedere qualcosa di shockante. Tutti ci stanno provando in maniera così ossessiva che sta diventando tutto piatto e un po' noioso. Non è naturale. La gente si sta stufando delle cose sexy. Ecco perché credo che tutti si stiano rivolgendo verso un altro mood, che è anch'esso noioso: quella specie di minimal, inscatolato. Ecco, la gente cerca di nascondere il sesso. Puoi essere super sexy o del tutto anti sesso: ciò è un male, perché non c'è una vita di mezzo, non esiste niente di individuale." La sua risposta a questo difficile equilibrio si può trovare nella sua chiave di interpretazione dell'essere sexy, o perfino nei clichés, stretti in un rigido e a volte cinico universo strutturato, che genera e suggerisce il sex appeal. Guardare ma non toccare - o meglio pensare, e poi non toccare.

Con la sua collezione Americana autunno/inverso 15 lo ha appena fatto, plasmando frange col metallo e trasformando disegni a stella in forme che vanno oltre la decorazione, il tutto sottolineato in campagna da un pizzico di porno ma fatto bene. È la seconda collezione eponima di Vaccarello, da quando la sua it-girl di tendenza, Donatella Versace, lo ha assunto a Versus, dopo una carriera lampo nel mondo della moda, che lo ha visto laureato a La Cambre nel 2006, per poi vincere il premio Hyères lo stesso anno e guadagnarsi un lavoro da Fendi. Nel 2009 ha presentato il suo brand, seguito dal premio ANDAM nel 2011. "Quello che è strano è quando chatto con lei su WhatsApp. Mi fa sempre un certo che vedere 'Donatella Versace' sta digitando," dice con gli occhi lucidi. Ma quindi ora vanno in giro a bere e parlano di questioni di vita e amore? "No, mi piace pensare di avere un rapporto professionale con lei. È il mio capo." Vaccarello condivide con il Gianni Versace dell'ultimo periodo un talento per un'estetica spesso associata alla cultura delle celebrità, senza il desiderio di far parte di quel mondo. Anche se la sua BFF è Anja Rubik. "Siamo tutti amici, nessuno è una celebrità a cui sto cercando di far pubblicizzare il mio prodotto. Rifiutiamo un sacco di vip."

Con Donatella condivide una passione per i Jack Russell terriers (ne hanno uno a testa), e la persistente domanda di cosa significano gli aspetti più sexy del loro lavoro. C'è un messaggio sociale più profondo nascosto sotto quest'estetica? "No." Si interessa di politica? "No." Vota? "No." È religioso? "No." C'è qualcosa in cui crede fermamente? "Come il potere delle farfalle? Io credo... Oddio, non credo in niente. Non lo so." Il suo cinismo fa riecheggiare l'atteggiamento distaccato di una generazione anni '90 sfamata forzatamente a cucchiai di stucchevole Oprah-ismo attraverso la nostra stessa dipendenza dalla TV. Ma quella cultura ha anche educato una generazione che - al contrario dei milioni di discepoli di Lady Gaga che si sono susseguiti poi - non ha bisogno di mettere ciò in cui crediamo sotto i riflettori per far sì che esista. Sotto quelle sue succinte minigonne, Vaccarello sta invece coltivando sempre più una sua concezione di femminismo. "Questa ragazza non sta aspettando di fare sesso con suo marito. Magari non fa sesso per niente, e le va più che bene. Magari si masturba," scherza lui, in maniera del tutto francese e indifferente. "Mi piace il fatto che viva da sola, il che non è facile da fare, perché siamo in un periodo in cui le donne non sono trattate molto bene. E a volte mi chiedo se la gente che crea vestiti sexy non ne sia la diretta responsabile."

Sta diventando strettamente retorico, ovviamente. Chiedi a Vaccarello cosa pensa della storia della moda che riguarda tagli mascolini e la mascolinizzazione della forma femminile, e lui si opporrà fermamente." Come la maggior parte dei bambini prodigio degli anni '90, che sono cresciuti a colpi di supermodelle e Madonna, egli sembra fare una cronaca sociale molto più dettagliata di quanto creda. "Quando faccio questo," dice riguardo al suo lavoro, "Non penso di star rendendo la donna un oggetto. Tutto riguarda donne a cui non frega niente di cosa la gente possa pensare di loro. Sono orgogliose si sé stesse, orgogliose del proprio corpo. Non devono per forza essere super-sexy."

@anthony_vaccarello

Crediti


Testo Anders Christian Madsen
Foto Amy Troost
Direttore Moda Alastair McKimm
Capelli Esther Langham at Art + Commerce using Oribe Haircare
Trucco Hannah Murray at Art + Commerce using Topshop Beauty
Unghie technician Ami Vega at Marek & Associates
Tecnico digitale Nick Rapaz
Assistente foto Henry Lopez, Darren Hall
Assistente moda Lauren Davis, Katelyn Gray, Sydney Rose Thomas
Assistente capelli David Colvin
Assistente trucco Jen Myles
Casting Piergiorgio del Moro at DM Casting
Production Matthew Youmans at M.A.P.
Modella Andreea Diaconu at IMG
Andreea indossa tutti abiti Anthony Vaccarello. Orecchini della stylist.

Tagged:
donne
anthony vaccarello