parliamo con gosha rubchinskiy di gioventù, mosca e molto altro

Parliamo con l'artista, designer e fotografo russo più interessante del momento di Mosca, Instagram e degli abiti come opere d'arte.

di Tim Neugebauer
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07 gennaio 2016, 11:15am

Gosha Rubchinskiy ama lavorare seguendo delle linee creative molto precise; temi principali della sua ricerca sono: la cultura russa del 21° secolo, il fascino esotico dell'est, la nostalgia per la Guerra Fredda e i gruppi di ragazzi e ragazze che formano quelle che definiamo le subculture giovanili, che spaziano da tifosi sfegatati di calcio, skater a techno kids.

Tutto incominciò con la sua prima collezione Evil Empire, presentata nel 2008 sotto l'ala protettrice di Rei Kawakubo, un percorso che durante l'ultima fashion week è culminato con la sfilata primavera/estate 16 dedicata al costruttivismo russo; in soli sette anni il nome in cirillico di Gosha è diventato sinonimo indiscusso di tutto ciò che è inequivocabilmente cool. 

I suoi scatti sono molto onesti, e ci invitano a scoprire un mondo senza veli o artifici. Quanti di noi conoscono la Russia oggi? Non abbiamo molte occasioni per vedere senza filtri cosa succede, e cosi Gosha ci porta con se e ci presenta il suo mondo quotidiano. La rivista 032c ha pubblicato molti suoi lavori e in questi giorni lo ha invitato ad esporre alcuni ritratti nello spazio della loro galleria a Kreuzberg. Durante il suo soggiorno a Berlino Gosha ha realizzato per noi un diario fotografico, scattando i giovani della città nel suo stile inimitabile.

Lo abbiamo incontrato per parlare di quello che lo ispira, come designer e come artista, del perché non vuole lasciare Mosca e del suo rapporto controverso tra Chanel e Supreme.

Nel 2009 hai presentato la tua collezione uomo a Londra, e non più a Mosca; è stata una decisione importante. Che tipo di reazioni hai riscontrato?
Innanzitutto c'è da dire che la collezione era molto piccola. Siamo stati invitati a Londra solo una settimana prima della sfilata, quindi è stato tutto molto veloce, e non potevamo organizzarci con calma. Per questo motivo ho deciso di concentrarmi su pezzi molto basic: felpe, pantaloni della tuta etc. Abbiamo poi prodotto un video e pubblicato una zine che potesse accompagnare la presentazione della collezione. Normalmente non ricordo mai le reazioni della gente, c'è chi ama la collezione, chi la odia, sai onestamente me ne frego. Ovviamente ho avuto attenzione, alla fine volevo far vedere il video e presentare la mia visione. L'importante è avere occasione di far vedere il proprio lavoro, poi che le reazioni siano positive o negative, questo non è importante. 

Mi ricordo che i tuoi vestiti mi hanno impressionato.
Ah sì? Perché?

Quasi tutte le altre collezioni erano molto vistose. I tuoi abiti invece non erano forzati e sei riuscito a creare un'atmosfera interessante, molto naturale.
Molti designer lavorano in questa direzione al giorno d'oggi.

Il tuo approccio è comunque molto diverso. Forse per questo c'è cosi tanta attenzione su quello che fai?
Mosca e i ragazzi che la abitano sono sempre stati la cosa più importante per me. Ho iniziato il nostro progetto moda nel 2008, è nato in modo spontaneo, senza pensarci molto. La prima sfilata a Mosca è stata concepita come una performance. Volevo creare un'atmosfera particolare, poi non credevo di proseguire con la moda. Ma dopo la performance siamo stati invitati a partecipare a Cycles and Seasons, che era una sorta di fashion week indipendente a Mosca. Così è nata la seconda collezione. Poi sono stato invitato a Londra, e cosi è nata la terza collezione. In qualche modo questo progetto moda sta crescendo.

Hai suscitato l'interesse del mondo moda per la Russia. Come ci sei riuscito?
Questa è una domanda molto difficile. Faccio solo quello che mi piace, quindi non so rispondere. Non faccio mai qualcosa con un interesse specifico o per far piacere a qualcuno. Credo che forse le persone siano interessate a scoprire storie vere, storie di gente vera, credo sia questo il motivo per cui il mondo della moda sia interessato ai giovani, a quello che pensano, a come vivono e quello che gli piace. Inoltre i giovani hanno sempre tantissima energia, e questo è molto importante, e crea interesse. 

Infatti più che mai i giovani sono un target per le case di moda. 
Sì è vero, le case di moda stanno flirtando con la cultura skate e lo streetwear. 

Ho visto in alcune sfilate degli skate usati come accessori ed era molto cheap...
Sì! Proprio per questo motivo ho deciso che farò abiti da uomo molto formali per la mia prossima collezione. 

È assurdo il fatto che fino alla fine degli anni '90 ready-to-wear e streetwear fossero due mondi separati, mentre ora invece una collezione senza scarpe da ginnastica è inimmaginabile. 
La moda è fatta di storie. Yves Saint Laurent ha raccontato la sua, Lagerfeld anche, come pure Jean Paul Gaultier. Questi stilisti rappresentano un mondo differente. C'è stato un cambiamento alla fine degli anni '90, la moda ha scoperto la cultura giovanile e le storie dei giovani. Persone come Hedi e Raf si sono basati su questo. I brand di streetwear come Supreme sono diventanti così grandi grazie a loro. Nel tempo il mercato è cambiato. La gente vuole sentire storie nuove ogni giorno, e le cercano continuamente.

Bisogna dare un'anima alle cose. La moda in sé non è nulla. Il lusso è negli occhi di chi guarda e tu puoi renderlo tale. La storia giusta fa diventare anche una bottiglia di birra un oggetto di lusso, così lo vuoi a tutti i costi. Non importa di cosa si tratti: il prodotto in se non è importante. Un maglione di Supreme può valere come un vestito di Chanel. 

La storia del vestito di Chanel sembra una favola. La tua storia è reale. 
Ma l'abito può anche essere un sogno. Per la gente che non si può relazionare alla mia storia dei teenager russi non è la realtà, non una realtà vicina e fruibile almeno.

Lo streetwear è ovunque. Non solo è accettato da tutti che i ragazzi etero dimostrino di prestare attenzione allo stile e alla moda, essi ricercano anche la qualità. Tutto ciò potrebbe rendere la nostra società più tollerante? 
Ne dubito. Vedo molti ragazzi a Mosca indossare jean skinny. 5 anni fa gli stessi ragazzi avrebbero chiamato questi ragazzi che li indossavano dei froci. È solo marketing. Se Adidas lancia pantaloni da tuta skinny qui ragazzi li indosseranno. Quando Raf e Hedi hanno creato gli skinny 15 anni fa, veniva vista come una cosa queer e assurda. Ma ora a nessuno importa se si tratta di un prodotto che attrae il mercato di massa. 

Parlando di apparenze, sei su Instagram. Cosa ne pensi di questo social?
Instagram è fantastico. Unisce le persone. Le notizie ci insegnano solo ad odiarci l'un l'altro: i cinesi, i russi, tutti. Ci sono brutte persone ovunque. Vedi ragazzi della Corea o della Russia su Instagram e capisci che in realtà sono simpatici e si comportano proprio come te. I giovani di tutto il mondo ascoltano la stessa musica e indossano gli stessi vestiti. Gli skater di Parigi mi riconoscono e mi dicono che supportano i ragazzi russi. Non credono nelle cazzate che dicono i media. Instagram mostra chi siamo davvero. È rivoluzionario. Puoi seguire persone di tutto il mondo e vedi com'è realmente. Per me personalmente è un grande aiuto quando faccio i casting.

Dall'altro lato Instagram fa nascere la competizione. I profili rappresentano i sogni piuttosto che la realtà. 
Tutti vogliono essere degli artisti. Ed è facile diventarne uno su Instagram. Certo, alcune persone lo usano per crearsi un'immagine, ma non per tutti è così. C'è molta realtà su Instagram. È il desiderio umano di creare qualcosa. E attraverso Instagram è accessibile. Scopro sempre nuovi talenti, disegni, foto e video. È una buona cosa.

L'Occidente vede ancora la Russia come un mistero però.
Le cose potrebbero cambiare se l'Occidente accettasse che la Russia faccia parte del suo mondo. La gente ha sempre un po' paura della Russia. Forse l'Occidente dovrebbe smettere di preoccuparsi e iniziare ad amare. Sono felice di aiutare. 

Credi che la crescita dei social media abbia aiutato i giovani ad essere più motivati? Secondo me la competizione ha preso il posto dello spirito ribelle. 
Forse è perché abbiamo vissuto in un mondo di vecchi. A nessuno importava dei giovani. Se la gente prende sul serio i giovani non c'è bisogno di ribellarsi. La gente una volta si chiedeva "Cosa c'è che non va con questi giovani?" Volevamo andare oltre. Volevamo essere visti. Volevamo creare qualcosa. Oggi è facilissimo. 

Questo cambiamento è positivo?
Vedremo. Io rimango positivo. Forse le cose cambieranno tra 10 anni? Invece che la giovinezza ci affascinerà il vecchio, la filosofia, la scienza o lo spazio. Magari sceglieremo di indossare delle tute, dimenticarci della moda e interessarci alla tecnologia e all'astronomia. I vecchi potrebbero essere i giovani di domani. 

Fai ancora skate?
Raramente. Devi farlo ogni giorno. Quando fai una pausa è dura tornare a skateare bene. È difficile a Mosca in ogni caso. Hai solo 3 mesi all'anno per skateare fuori all'aperto. E in inverno non ho molto tempo di andare allo skate park. A volte ci riesco però. 

Cosa significa per te fare skate?
Incontri persone nuove anche se sei timido. Mette assieme persone di diverse culture: musicisti, artisti. Ci sono anche tipi diversi di persone che compongono la comunità di skater a Mosca: fotografi, registi e musicisti. Ti riunisci e crei qualcosa di nuovo. 

Cos'è che ti ispira nello specifico facendo skate? 
Mi piacciono le cose vere. Quando inizio a lavorare a una nuova collezione so che non voglio fare qualcosa di strano o innaturale. L'abbigliamento da skate deve essere confortevole. Gli skater hanno il loro stile, i loro trick, il loro modo di vestirsi. Questo rende la scena interessante, è per questo che mi ispira. I loro abiti sono alla moda e confortevoli allo stesso tempo. E possono essere utilizzati ogni giorno.

Hai detto prima che non ti importa di cosa pensa la gente del tuo lavoro. Pensi di avere questo atteggiamento perché eri uno skater? 
Sì. Voglio dire, non ti interessa di come fanno skate gli altri. Dall'inizio impari a trovare il tuo stile. Alla fine copi una o due cose. Con lo skatewear è la stessa cosa. Conosco i ragazzi di Supreme. 5 anni fa gli ridevano in faccia. La stessa gente che diceva che la loro roba era orribile ora la indossa - come loro tanti altri. Devi credere in te stesso e lo impari nello skate. 

È il tuo motto? Dare potere ai giovani? 
Non lo so. Piuttosto che pensarci mi piace creare cose e realizzare le mie idee. Dopodiché il mio lavoro non è più mio. È libero. La gente lo può vedere come vuole, o trovare un significato che sta dietro. Non mi importa, è semplice. Sono felice se i miei pensieri diventano realtà.

E perché hai deciso di dedicarti ai completi da uomo?
Sarebbe noioso sennò. Di nuovo una collezione sullo skate? Voglio disegnare completi e abiti da ufficio, semplici e minimali. O almeno questa è l'idea per la prossima collezione. 

Cos'altro ti ispira?
Guardo sempre le altre persone. La cosa più importante è l'energia. Se incontri qualcuno la senti subito se c'è. Ora sento che è la cosa giusta per me. Ragazzi da diverse parti del mondo sono ciò che mi ispira. Nonostante ciò la pensano tutti in maniera simile. E la mia collezione li unisce.

In un'intervista Raf ha detto che la moda è diventata pop e che era meglio quando la moda era più d'elite. Che ne pensi?
Sono d'accordo. Alla fine degli anni '80 e all'inizio dei '90 la moda era un mondo da sogno, non troppo distante dall'arte contemporanea. Designer come Rei Kawakubo e Martin Margiela erano degli artisti, creavano davvero qualcosa. Di sicuro hanno ispirato Raf e altri stilisti, o li hanno fatti interessare alla moda. Ma oggi i tempi sono cambiati. Lo streetwear è ovunque e la moda è diventata molto commerciale. Forse sarebbe meglio fare qualcosa di assurdo. come hanno fatto Alexander McQueen, o come Rei Kawakubo fa ancora oggi. Ogni sua collezione è fuori di testa, è davvero estrema. I suoi abiti sono opere d'arte piuttosto che vestiti. Penso - come Raf - che lei ci voglia dire quanto sia importante fare qualcosa di sbagliato, di contraddittorio.

Prima hai paragonato un abito di Chanel a una felpa di Supreme. L'hype compensa ogni differenza di qualità. 
È vero. La qualità e le emozioni erano ciò che più importava nel passato, oggi invece tutto si basa sull'immagine e su una visione accessibile. La gente non si interessa più ai tessuti o alla manifattura. Se vogliono qualcosa lo comprano comunque, non importa come gli sta addosso, ciò che conta è l'immagine.

Senza l'hype queste cose non valgono nulla.
Sì, anche io la vedo così.

Dall'altro lato però chi siamo noi per giudicare? Magari è una cosa buona. 
Credo tutto possa funzionare, tutto è possibile. Se vuoi fare qualcosa devi farlo, che si tratti di indossare abiti strani o t-shirt semplici, fallo e basta. Pensa a quello che ha fatto Raf: fa quello che vuole, quando vuole, e diventa direttore creativo di Dior. Quando vuole lasciare, lascia. È così che si fa. Devi solo capire cosa vuoi fare e non guardarti indietro. Tutto qui.

Hai deciso di vivere e lavorare a Mosca. Vivresti da qualche altra parte? 
Non ci sarebbe motivo di farlo. La gente lo fa perché vuole vedere qualcosa di interessante o gli manca qualcosa. E non è il mio caso. Posso lavorare e vivere a Mosca ed è sempre interessante. Trovo ispirazione qui, qui ho tutto ciò di cui ho bisogno. C'è internet e Instagram, so cosa succede nel mondo. Non è più importante dove vivi se hai una connessione internet -- potresti vivere nella foresta e lavorare da lì se lo vuoi. 

Ci sono delle somiglianze tra Berlino e Mosca?
Berlino e Mosca hanno molto in comune: l'architettura, l'arte, molte cose sono uguali. Ma l'atteggiamento a Mosca non è quello giusto: la città parla di soldi e potere. Berlino è l'opposto in questo.

A volte queste situazioni possono servire a motivare, a trovare un modo per sistemare le cose. 
Sì. Ma i russi sono persone oneste. Ridiamo, odiamo, e amiamo, perché crediamo in qualcosa. Il concetto di contraddizione interna ci è estraneo. Le cose sono ciò che sono. Succedono sempre cose che nessuno si aspetta. È per questo che mi piace stare qui: l'incertezza rende le cose emozionanti e genera sempre un cambiamento.

@gosharubchinskiy

Crediti


Testo Tim Neugebauer
Foto Gosha Rubchinskiy