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dal giappone a margiela, ecco l'incredibile storia dei tabi boots

Le Tabi tra passato, presente e futuro.

di i-D Staff
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18 novembre 2015, 2:30pm

Nel 1988 Martin Margiela ha debuttato con la sua prima collezione. Molti elementi delle prime creazioni del genio avant-garde si possono ritrovare ancora nei capi di oggi, ma forse nessun accessorio ha mai eguagliato le iconiche Tabi, la scarpa che separa il pollice dal resto delle dita del piede. Negli ultimi 25 anni questa è diventata simbolo del brand, ed è stata rinnovata e rivisitata stagione dopo stagione. Lo stivale è presente anche alla mostra del MoMu Antwerp Footprint: The Track of Shoes in Fashion, e lo scorso anno Relish, un negozio di Washington DC, ha ospitato una storica mostra sull'iconico pezzo della casa di moda. Ma le Tabi hanno fatto molta strada prima di essere riscoperte e riportate in auge da Margiela. Ecco la loro storia.

Le scarpe Tabi nascono nel XV secolo in Giappone, quando il paese iniziò ad importare il cotone dalla Cina. Questo permise di avviare la produzione di calze, che, per poter essere indossate con le ciabatte infradito tradizionali, vennero realizzate con uno spazio apposito per il pollice. Queste calze, chiamate Tabi, ottennero molto successo negli anni successivi, tanto che lo Stato decise di regolamentare la produzione, realizzandole in diverse colorazioni che permettevano di rispettare la struttura gerarchica giapponese.

Mentre le prime Tabi di Margiela vennero dipinte di rosso per rendere visibile le loro orme (e le macchie vennero trasformate in seguito in un gillet che inaugurò la sfilata dell'89), i colori delle calze Tabi tradizionali simboleggiavano la classe a cui apparteneva chi le indossava, oppure indicavano un'occasione speciale. Per le persone comuni era normale indossare calze Tabi blu, mentre ai matrimoni o alle cerimonie del tè il colore prescelto era il bianco. Le Tabi multicolor sembra fossero indossate solo dai performer, mentre i samurai non potevano indossare calze di nessun colore, eccetto l'oro e il viola. I primi samurai utilizzarono le Tabi per combattere, inserendo tra le trame di cotone dei fili di ferro.

Nel XX Secolo ci fu una svolta: le calze Tabi vennero trasformate in scarpe da ginnastica grazie ad un ampliamento dell'uso della gomma. In Giappone si diffusero le Jika-tabi ("Tabi che toccano il suolo), una versione resistente delle calze delle origini. La creazione è stata attribuita a Shōjirō Ishibashi, fondatore della compagnia Bridgestone.

I primi modelli di Jika-tabi risalgono a prima della Seconda guerra mondiale, tuttavia la creazione non arrivò negli USA fino a che Shigeki Tanaka non vinse la Maratona di Boston del 1951, indossando un paio di scarpe da ginnastica Tabi prodotte da Onitsuka, una compagnia giapponese conosciuta oggi come Asics. Molte società giapponesi cercarono di monetizzare la vittoria di Tanaka producendo modelli di Tabi diversi, come la "Tabi da maratona" di Onitsuka, ma queste creazioni non ebbero mai davvero successo e i modelli venivano prodotti in maniera discontinua. Quando le Asics importate negli USA si guadagnarono un posto sugli scaffali di Blue Ribbon Sports le Tabi erano ormai scomparse.

FootPrint - Customized 'Tabi' boot, Maison Martin Margiela S/S 1990 da MoMu Fashion Museum Antwerp su Vimeo.

Blue Ribbon Sports divenne Nike, che lanciò una sorta di scarpa Tabi nel '96. L'Air Rift è una scarpa sperimentale, a metà tra scarpa da ginnastica e sandalo, divenuta molto popolare grazie a celebrità come Madonna. Nike ha dichiarato di essersi ispirata ai corridori del Kenya e realizzò il primo modello con i colori della bandiera dello stato africano. La scarpa forse non fu capita dai consumatori, e cadde nel dimenticatoio per ben 20 anni (anche se è rimasta un pezzo cult su eBay). Nel 2014 Nike ha reintrodotto una versione limitata della scarpa, e grazie soprattutto al movimento Health Goth i nuovi modelli colorati sono andati a ruba.

Nonostante la scarpa sia oramai un cult sulle passerelle e non solo, per molti l'idea di indossarla è ancora abbastanza inquietante. Ieri, Lena Dunham ha postato una foto su Instagram di suo padre mentre indossa un paio di calze Jinji, chiedendo, "Non dovrebbero arrestarlo per questo crimine?" Quando Perez Hilton ha postato una foto di Sarah Jessica Parker con addosso un paio di Tabi di Margiela il pubblicò è stato spietato, e qualcuno ha definito la scarpa, "un camel toe vero e proprio".

Eppure, nonostante il giudizio severo dell'opinione pubblica, le Tabi continuano a ritornare ciclicamente nella moda. Prada ha incluso delle soffici Tabi in pelle nella collezione Primavera/Estate 2013, i completi stile samurai di Thom Browne sono stati abbinati a calzettoni Tabi sopra la caviglia. Queste scarpe inoltre hanno contribuito al successo di certe immagini persuasive, come l'iconico scatto della giovane Chloe Sevigny con addosso dei Tabi boots neri su una spiaggia. Cosa rende allora questa scarpa così affascinante? Per i giardinieri e i meccanici giapponesi che indossano ancora oggi le Jika-tabi è certamente la comodità, mentre per il mondo della moda, forse, è l'intramontabile stranezza delle Tabi.

Di recente alcuni ingegneri stanno trasformando l'invenzione del XV secolo in qualcosa di totalmente nuovo. Alcuni anni fa Asics iniziò a lavorare con JAXA, ovvero il corrispettivo giapponese della NASA, per creare una scarpa adatta agli astronauti giapponesi. Da questa collaborazione nacquero delle sneakers Tabi ultra leggere. Con una presa ideata apposta per viaggiare là dove la gravità è pari a zero e un tessuto espandibile per evitare la contrazione muscolare, queste Tabi intergalattiche potrebbero essere la scarpa del futuro - che ci piaccia o no.

Crediti


Testo Emily Manning
Foto Alasdair McLellan
Moda Benjamin Bruno
[i-D, The 35th Birthday Issue. No 337, Estate 2015]

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