tricia jones: mamma di i-D, mentore, e molto altro

Terry e Tricia si sono conosciuti da studenti, hanno fondato i-D e non si sono più lasciati. Tricia ci racconta come, dopo 30 anni passati nell'industria della moda, sia riuscita a tenere sempre i piedi per terra.

di i-D Staff
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27 agosto 2015, 8:21am

Terry and Tricia Jones

Prima di diventare la madre di i-D, Tricia Jones era un'insegnante, e una delle più grandi lezioni me l'ha data quando ero ancora una nuova recluta del magazine: "Non scrivere in maniera pretenziosa e autoreferenziale". Quel tipo di giornalismo, mi ha spiegato, è più un mezzo che il giornalista usa per sembrare intelligente più che per dare voce al soggetto di cui sta scrivendo. È stato un consiglio molto importante. "Lasciali andare a casa, Terry!" è un'altra frase, pronunciata a tarda notte prima di una consegna, di cui le siamo tutti molto grati. Portandoci a pranzo da Rose Bakery durante la settimana della moda di Parigi, insistendo perché provassimo la cioccolata calda al Café de Flore e chiamando ogni volta che sentiva stesse succedendo qualcosa di particolare, Tricia ha reso la nostra esperienza a i-D molto umana. A proposito del suo lavoro sul libro SOUL i-D, Benedikt Taschen ha detto: "Tricia è uno degli editor più talentuosi con cui abbia mai avuto il piacere di lavorare." Lei è l'attenzione ai dettagli di i-D e protegge costantemente l'integrità del brand. In un modo molto diverso da Terry, Tricia ha spinto il suo staff a dare il meglio. Questa è per te, Mrs. Jones!

Quali sono i momenti della tua carriera di cui sei più orgogliosa?

Penso che i momenti migliori della mia carriera siano quasi tutti connessi al progetto SOUL. È stato anche molto speciale il mio primo lavoro, Beyond Price, che è stato esposto al Musée Des Arts Décoratifs a Parigi, e che sono riuscita a mostrare anche mia madre che è venuta appositamente da Londra. Era previsto che l'esposizione durasse sette giorni, ma andò avanti per cinque settimane, cosa che fu davvero un onore per me. Sono anche molto fiera di sapere che SOUL viaggi per così tanti luoghi fantastici, dalla galleria Azzedine a Parigi fino ai Christie's di Londra e New York, e più recentemente a Pechino.

Come ha avuto inizio il progetto SOUL?

Il progetto SOUL iniziò con un'idea molto più piccola, ovvero Family Future Positive, che fu pubblicato nel 1998 nel periodo in cui ero affascinata dall'idea di essere viva all'inizio di un nuovo millennio. Al tempo sembrava una cosa davvero epocale ed ero molto interessata a sapere quali gruppi di supporto psicologico ci fossero in quel momento. I libri sembrarono toccare qualche tasto particolare, e in seguito la gente iniziò a chiedermi se avessi intenzione di pubblicarne un altro. È partito tutto da lì, e si è sviluppato molto naturalmente. Come ho detto spesso, non ho alcuna competenza in ambito pubblicitario, queste sono state tutte idee che ho avuto mentre facevo la doccia o nel mezzo della notte, niente di pianificato! SOUL è stato in qualche modo il naturale sviluppo dei libri precedenti. Visto che Terry aveva pubblicato Smile i-D nel 2000, gli dissi 'mi piacerebbe pubblicare un secondo libro e chiamarlo SOUL i-D. Era un sogno'.

Dopo più di 30 anni nel mondo della moda, come sei riuscita a tenere i piedi per terra?

Penso che si debba mantenere la giusta prospettiva e un buon senso dell'umorismo. Siamo in un'industria molto creativa con persone dal talento immenso, ma ci sono anche lati negativi e persone che si prendono troppo sul serio. Mi ha aiutato molto anche avere dei figli, che sono la prossima generazione, e una casa nel mezzo della campagna del Galles, dove pochissime persone hanno idea di chi conti in questo settore.

Quale dei tuoi amici nel mondo della moda ti fa ridere di più?

Nel corso degli anni Alber Elbaz, Richard Buckley, Karl Lagerfeld e Suzy Menkes mi hanno deliziata con piccole, dispettose e irriverenti dicerie che mi hanno fatto morire!

Quali sfilate o momenti della storia della moda ricorderai per sempre?

Dovrei elencare alcune sfilate che si ricordano ancora, come ad esempio lo show per il cinquantesimo anniversario di Dries Vaan Noten nel 2004: è stata una cena straordinaria, con candelabri lungo i tavoli che poi furono sollevati per permettere alle modelle di usare la lunghezza dei tavoli stessi come passerella. Poi l'abito da sposa di Yohji nel 1998, e l'eclettica sfilata di Lee McQueen 'They shoot the horses, don't they?' del 2003.

Come fai a sapere quando qualcuno ha lo spirito i-D?

Fortunatamente spesso sono state proprio le persone giuste a trovare noi, specialmente negli ultimi anni. Le persone che hanno bussato alla nostra porta nel tempo sono state giovani che conoscevano quello che facciamo e le idee che i-D rappresenta. Ho sempre detto che il lavoro si può insegnare, ma è un modo di essere quello che noi cerchiamo.

Com'è stato essere la mamma di i-D per un team in continuo mutamento negli anni?

Amo tutta questa storia dell'essere un po' la mamma del magazine, e in particolar modo da 15 anni a questa parte mi sono sentita più coinvolta dopo che Kayt e Matt sono andati via di casa. Amo essere responsabile del team e prendermi cura di tutti: i weekend via, l'assicurazione sanitaria, le feste da noi etc. Sono brava per quelle cose, meno invece quando si tratta di brontolare o arrabbiarsi per qualcosa, ma negli ultimi cinque anni ho avuto la fantastica Colette che interpreta il ruolo del poliziotto cattivo al posto mio quando c'è bisogno! Di certo non avrei potuto fare le cose senza i suoi consigli misurati, e poi siamo sempre incredibilmente d'accordo sul come affrontare situazioni difficili.

Nei confronti di quale designer ti senti più materna?

Non direi materna, ma forse mi sento come una sorella maggiore nei confronti di Raf perché ci conosciamo da molto tempo, ed è da tanti anni che osservo la sua carriera. Sia Terry che io siamo molto orgogliosi di quello che ha ottenuto, e lui si è spesso riferito a noi come i suoi "genitori di lavoro" perché all'inizio forse era difficile per i suoi genitori naturali capire il mondo vagamente alieno in cui era entrato.

Se potessi cambiare qualcosa dell'industria della moda, cosa sarebbe?

Cambierei l'ossessione che si ha per la celebrità sostituendola con la meravigliosa diversità della bellezza che ci circonda. Al momento il mio focus è sulla responsabilità che hanno i media. È da tanto che lo dico: non è il potere di essere giornalisti e creatori di immagini che mi interessa, ma la responsabilità che ciò comporta.

A chi devi il tuo successo?

Al 100% a Terry, ai miei figli, ai miei genitori che mi hanno cresciuta sapendo che la voce di una ragazza era importante tanto quanto quella di un ragazzo. Nessuno l'ha mai messo in dubbio a casa nostra, e non mi è mai passato per la mente che potesse essere diverso nelle altre famiglie.

Per molti, tu e Terry siete la coppia perfetta: lavorate e vivete insieme. Qual è il vostro segreto?

Penso che come per qualsiasi altra coppia che sia stata insieme per molto tempo (45 anni nel nostro caso), si tratti di molta fortuna e molto amore, ma anche di parlare, scendere a compromessi, e non indossare pigiami!

Crediti


Testo Sarah Raphael

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