Hari wears corset and hat Prada. Skirt stylist's own. 

in conversazione con hari nef

La modella, attrice ed attivista è stata inarrestabile nell'ultimo anno: dalle passerelle di Gucci al suo profondo e avvicente discorso al TED.

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21 settembre 2016, 11:30am

Hari wears corset and hat Prada. Skirt stylist's own. 

"Ho 23 anni, non ne so poi così tanto della vita," dice Hari Nef. Tra tutte le cose che potresti aspettarti di sentire dalla modella, attrice e attivista, sicuramente questa frase non c'è. Nata in Massachusetts, Hari si è strasferita a New York per studiare teatro alla Columbia University. È stato qui, e nei rassicuranti luoghi della vita notturna, che ha finalmente trovato il coraggio di iniziare la sua transizione. Immediatamente dopo la laurea, Hari ha iniziato ad attirare l'attenzione dalla stampa su di sé, non solo per la sua incredibile bellezza, ma anche per la sua cultura e, beh, classe. Hari è stata la prima modella transgender ad aver firmato per IMG nel maggio 2015. Dopo quel momento è apparsa su i-D, sulla cover di Interview magazine e ha raccontato cosa significa essere se stessa ad American Vogue. È anche un'attrice di talento ed è apparsa nella seconda stagione della serie Tv di culto Transparent, dove ha interpretato una giovane donna trans a Berlino all'inizio della Seconda Guerra Mondiale. Ora la possiamo trovare sulla copertina di British Elle, a godersi quella visibilità che di norma porta a firmare un contratto nel mondo del beauty. Hari sembra proprio inarrestabile. Ogni tweet, foto su Instagram e apparizione pubblica dà vita a dei veri e propri dibattiti, ed è diventata il punto di riferimento per chiunque abbia bisogno di una perla di saggezza sulla vita da trans. Per Hari, però, questa onnipotenza è arrivata a caro prezzo.

Del resto, come potrebbe essere il contrario. Hari è incredibilmente sincera e riflessiva; ti dà tutto ciò che ha. "Vado dallo psicologo, soffro d'ansia, depressione e bassa autostima..." confessa. È questo tipo di intime confidenze che ha fatto sì che Hari finisse per essere tanto amata da centinaia di migliaia di giovani, che seguono ogni sua mossa via social media. Chi altro parla con tanta trasparenza? Sicuramente non le legioni di modelle pallide e smilze o le pop star sempre più giovani e sempre più ricche. L'onestà è la sua forza, anche se mettersi a nudo può essere doloroso. "A volte venir costantemente osservate e ascoltate diventa davvero pesante. Sono certa che chiunque si trovi sotto i riflettori potrebber dire lo stesso, ma, sai, credo per me sia particolarmente difficile essere costantemente al centro dell'attenzione in un momento della mia vita che è già delicato di per sé."

Grembiule Maison Margiela. Gilet Gucci (menswear). Copricapo Christopher Kane. 

Se tutto questo vi sembra in qualche modo deprimente, tranquilli: non lo è. Hari è affascinante e colta e la sua delicata risata riempie la stanza ogni volta che si lascia andare a qualche considerazione più amara. Sapeva a cosa sarebbe andata incontro: parlare e di conseguenza, essere osservata. Ha un modo di esprimersi che rende poetica qualsiasi cosa dica, anche la più banale. "Si è trattato di un periodo davvero difficile per me. Non credo di essere mai stata tanto trasparente da riuscire ad ammettere quanto lo sia stato in realtà," racconta Hari quando le chiediamo di parlarci della sua ascesa alla fama. "In particolare per quanto riguarda i media, la stampa, i clienti, le persone ai party... Devo essere come la statuetta di un carillon, la gente la prenota, le parla, la invita e cose così. Deve girare sempre in tondo per ore. Continuare a cantare canzoni sul proprio corpo, sulla propria identità di genere, la propria storia, le proprie speranze, i propri sogni."

Ovviamente una persona non può essere in grado di tener in piedi questa messa in scena per sempre, quindi, inevitabilmente, finisce per fare un passo indietro. "Sono molto fiera di collaborare con il National Centre for Trans Equality," la più importante organizzazione statunitense di giustizia sociale che cerca di tutelare attivamente le persone transgender, "e di aver fatto passi avanti come attivista," spiega. Vi basterà guardare il suo discorso al TED per capire che si tratta di un ruolo che le calza a pennello. Spogliata dei suoi soliti 'lol' e della sua felpa Vetements, discute abilmente del perché la femminilità è una forza e spesso, un vero e proprio salvavita per la comunità trans: passare per una donna in senso biologico può essere fondamentale per proteggersi dalle violenze che le donne trans devono subire quotidianamente. Ricorda un po' una giovane Angelina Jolie, che è riuscita a conciliare la sua carriera da attrice con l'attivismo. "Però, allo stesso tempo, mi sono un po' rinchiusa in me stessa," continua. "Forse questo mi rende una cattiva attivista, forse mi rende compiacente, ma l'anno scorso ci sono stati sei mesi in cui mi limitavo a parlare e basta, dire la mia su tutto. E la metà del tempo non avevo nemmeno idea di cosa stessi dicendo," afferma per poi lasciarsi andare ad una fragorosa risata.

Reggiseno Barbara Casasola. Gonna, pantaloni, calze e intimo Harry Pontefract. Scarpe Christopher Kane. 

Parte del modo attraverso il quale Hari racconta la sua storia sono i vestiti. In tempi recenti si è avvicinata molto al direttore creativo di Gucci, Alessandro Michele, dopo aver sfilato per la sua collezione autunno/inverno 16 (la sua apparizione al Council of Fashion Designers of America in un vestito in tulle Gucci è stata splendida). Hari ci confida di essere vittima di molto odio online da parte di persone convinte che Michele la stia usando solo per ciò che rappresenta, per assicurarsi un "cool gender moment." Lei, però, si affretta a specificare come il designer fosse ignaro del tumulto che la sua presenza avrebbe suscitato nella stampa italiana. Hari è anche legata profondamente alla giovane scena modaiola di New York, dove stilisti come Eckhaus Latta, Hood by Air e Vejas hanno recentemente portato a casa il premio speciale LVMH. "Mi servo dei vestiti per parlare di me," racconta, entusiasmandosi mentre discutiamo del perché a New York in questo periodo storico si riuniscano così tanti giovani e interessanti talenti. "Storie che le persone non potrebbero mai intuire da sole, basandosi esclusivamente sul mio corpo, sul mio lavoro o sul mio background culturale. I capi di questi stilisti non mi hanno solo aiutata a farmi conoscere da una prospettiva più intima, ma mi hanno permesso di coinvolgere le persone che li realizzano e che fanno parte della storia che voglio raccontare."

Poi c'è la recitazione. Dopo aver interpretato Gittel nella seconda stagione di Transparent, Hari ha partecipato a numerosi casting, di cui non ci può raccontare ancora nulla. Nonostante abbia volutamente fatto un passo indietro dall'attenzione mediatica, non può fare  a meno di volersi avvicinare a chiunque stia cercando di trovare il proprio posto nel mondo. Quando le chiediamo cosa le permetta di essere tanto forte, risponde senza esitazioni, "Il potere dell'amicizia e della sorellanza queer - è una delle energie più forti nella mia vita." Basta una veloce occhiata al suo Instagram per capire come lei stessa rappresenti il nucleo di una sorellanza internazionale. "A ogni persona queer o non conforme al genere che legge i-D e si sente sola o isolata: credo che la prima cosa che dovresti fare è cercare di trovare degli amici che siano simili a te. Affidati a internet, cerca persone che parlino delle cose di cui parli tu."

Se lo farete, sicuramente finirete per perdervi nel ricco universo online di Hari. Ecco perché fa ciò che fa, perché è Hari, che canta la sua canzone perché gli altri la possano sentire e in tal modo cessare di sentirsi soli. "Ogni volta che la mia canzone finisce, le persone mi dicono cose come 'grazie, ho imparato molto', oppure 'grazie a questo non mi sono suicidato'. È in quel momento che mi rendo conto che forse non è così male essere la statuina di un carrillon."

Tutti gli abiti Balenciaga.

Vestito Prada. 

Vestito Sportsmax. Bracciale Céline.

Blazer, gonna, cravatta e calzini Vetements. Camicia Ermenegildo Zegna. Stivali 3.1 Phillip Lim. 

Crediti


Foto Hanna Moon 
Moda Caroline Newell
Capelli Teiji Utsumi at Bryant Artists using Bumble and bumble. Trucco Lucy Burt at Bryant Artists using Chanel autumn/winter 16 and No.5. Body Cream. Set design Mariksa Lowri. Assistente fotografo Alessandro Tranchini. Assistente styling Philip Smith, Surgil Khan. Assistente capelli Waka.