Collage realizzato da Giorgia Imbrenda.

perché la moda è fissata con le maschere che coprono totalmente il viso?

Nelle collezioni di Rick Owens, Gucci, Vetements, Maison Margiela, Alyx, A-COLD-WALL* e Palm Angels, giusto per fare qualche nome, si sono visti volti coperti. Qual è il motivo?

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ago 2 2018, 12:42pm

Collage realizzato da Giorgia Imbrenda.

Ultimamente si parla moltissimo della propensione dei designer a disegnare collezioni che funzionino bene sui social media. Cioè sulla capacità di un capo, o di un accessorio, di diventare virale quando fotografato in passerella. Più è instagrammabile, meglio è.

Esempio perfetto di questa nuova tendenza è la presenza sempre più ingombrante di maschere, caschi e qualunque altra cosa a coprire il volto di modelli e modelle in passerella. Le collezioni a/w 18 di,Gucci, Palm Angels, e Takahiromiyashita The Soloist, giusto per fare qualche nome, comprendevano tutte questo accessorio.

Tuttavia, a cementarne lo status di trend in ascesa sono state le sfilate Uomo s/s 19, perché non le abbiamo viste solo sulle passerelle, ma anche indossate dagli spettatori stessi. Le maschere per il viso sono piuttosto comuni nell'Asia orientale, dove vengono usate per proteggersi dall'inquinamento atmosferico e dai raggi solari. In Europa e negli Stati Uniti, però, sono un accessorio quantomeno nuovo.

All'ingresso della sfilata A-COLD-WALL*, gli ospiti sono stati invitati a indossare un mini-equipaggiamento brandizzato: occhiali protettivi in plastica trasparente, tappi per le orecchie e maschere. "L'idea è nata da un'esigenza pratica," ha spiegato il direttore creativo Samuel Ross. Chi conosce il lavoro di questo brand sa infatti che il concept è parte essenziale dell'immaginario di A-COLD-WALL*, spesso narrato attraverso esperienze fisiche e concrete.

In questo caso, a pochissima distanza dal first-row, modelli ricoperti di una sostanza simile all'argilla hanno distrutto le pareti di una scultura quadrata, liberando dal suo interno un individuo completamente nudo. Una metafora che richiamava la dissoluzione delle barriere tra le diverse classi sociali. "Abbiamo voluto della nebbia artificiale a rappresentare le particelle e sostanze che respiriamo ogni giorno."

Volendo fare congetture astratte, non sarebbe difficile immaginare hypebeast e affini che distorcono le loro identità con maschere di A-C-W* all'uscita delle sfilate del prossimo Fashion Month. Tornando invece alla realtà dei fatti, non sorprenderà sapere che praticamente tutti gli invitati alla suddetta sfilata hanno condiviso sui loro social selfie in cui sfoggiano l'equipaggiamento fornito dal brand.

Ma lasciamo per un attimo da parte like su Instagram e viralità. Forse c'è un altro motivo dietro questo trend. Samuel Ross ha infatti spiegato che si tratta, nel caso di A-C-W*, di "maschere antigas completamente funzionanti che possono essere usate in ambienti metropolitani come strumento di protezione dall'inquinamento atmosferico."

Significa che, finalmente, i designer stanno affrontando il tema dell'inquinamento globale?

Fotografia di Mitchell Sams

Ci siamo posti la stessa domanda durante la sfilata parigina di Rick Owens. Gli inviti sono stati spediti, appunto, sotto forma di maschere e, in quello che è stato uno dei momenti più instagrammati dell'intera stagione, una volta arrivati sul posto gli invitati sono stati accolti da un'armata di modelli circondati da nubi di polveri colorate. Quelle maschere erano più di un invito diverso dal solito. Erano una vera e propria necessità pratica. Anche alcuni dei modelli hanno sfilato con il viso coperto, ma da tessuti lucidi che arrivavano fino alle ginocchia. Una sorta di du-rag indossato al contrario.

Rick Owens è del resto un designer noto per i riferimenti sociopolitici che inserisce nelle sue creazioni, ed è quindi improbabile che un allestimento così d'impatto sia stato pensato solo per deliziare occhi (e fotocamere) dei presenti. Le maschere proteggevano gli ospiti dalle polveri chimiche, ma come la mettiamo con la vita quotidiana? A differenza dei bellissimi colori scelti da Owens, le particelle che contaminano l'aria attorno a noi sono impossibili da vedere a occhio nudo.

Sul finire di quella stessa settimana, anche 1017 ALYX 9SM ha presentato la sua collezione. L'estetica spiccatamente utilitaristica di questo brand è definita da tessuti tecnici, dettagli metallici e imbracature—estetica che oggi piace a molti, moltissimi altri stilisti e sembra suggerire un bisogno di protezione. Ha quindi perfettamente senso l'inserimento di maschere nella collezione s/s 19 di Alyx, il cui arrivo è stato preannunciato dalla collaborazione del suo fondatore Matthew Williams con la Nike; all'interno della capsule, oltre ai tipici capi di sportswear, c'erano infatti, indovinate un po', delle maschere.

Chiedersi se questo accessorio possa potenzialmente diventare mainstream è quindi assolutamente legittimo. E se c'è un brand che sa trasformare trend bizzarri in mode mainstream è Vetements, che nel corso degli anni ha reso normali capi fino a quel momento considerati improbabili. Claustrofobiche, pesanti e integrali. Queste le maschere presentate da Demna Gvasalia sulla passerella Vetements s/s 19, create dal designer ispirandosi al suo passato.

Fotografia di Mitchell Sams

È innegabile che tutte queste maschere per il viso siano una provocazione e trasmettano inevitabilmente un messaggio punk. La loro funzione principale è quella di proteggere e nascondere il volto di chi le indossa; nel corso della storia sono state più volte legate ai movimenti di protesta e alle ribellioni studentesche. Ti distinguono dagli altri, ma allo stesso tempo ti rendono invisibile. In un'epoca in cui il dibattito politico si fa sempre più acceso e le manifestazioni sempre più frequenti, dobbiamo quindi stupirci se questo nuovo trend sta guadagnando sempre più trazione e adepti?


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This article originally appeared on i-D UK.