Image via Cult of Mac

perché mandiamo sempre più note vocali—e sempre meno messaggi?

Difficile trovare mille significati nascosti in una nota audio. Decisamente più facile quando la risposta è un emoji.

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ago 13 2018, 7:00am

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Ve lo ricordate Her, il distopico film di Spike Jonze? Ecco, vi ricordate anche quando Theodore (interpretato dal sempre eccellente Joaquin Phoenix) fissa il soffitto dal suo letto con dentro tutta la tristezza del mondo? Vuole dimenticare la sua ex, e per farlo cerca una voce femminile con cui chiacchierare. A un certo punto si imbatte in un robot chiamato SexyKitten che mormora con sensualità "hey, non riesco a dormire, c'è qualcuno là fuori a cui sta capitando la stessa cosa?" Theodore si sente immediatamente attratto da lei. "Sono anche io a letto, proprio accanto a te," risponde.

Si tratta di una scena creata per suscitare un senso di orrore e distopia nell'osservatore, raccontando visivamente la possibilità che l'automazione sostituisca anche gli incontri fisici tra esseri umani. Ma questa è una realtà che stiamo già in parte affrontando, perché le note vocali sono una forma di comunicazione sempre più diffusa. L'unica differenza è che la persona dall'altra parte respira e non è un ammasso di cavi elettrici.

Le note vocali, infatti, sono modo di comunicare più intimo dell'ennesimo "ciao, che fai?" su WhatsApp. Ti costringono a esporti di più. È un po' come fare una telefonata, ma senza l'ansia di dover elaborare una risposta in frangenti temporali misurabili in millisecondi. Con una nota vocale puoi prenderti tutto il tempo che vuoi, pensare a cosa dire e poi dirlo come se stessi recitando una poesia imparata alle elementari. Magari con un po' più di pathos, ecco.

"Un messaggio è facile da analizzare mille e mille volte ancora, trovandogli sempre nuovi significati. Ci sta provando o è solo una battuta? Questi fraintendimenti con le note vocali non esistono."

La prima nota vocale che io abbia mai mandato è stata una risposta a una sfilza di note vocali da parte di un tipo con cui stavo uscendo da un po' di tempo. Ero terrorizzata: volevo rispondere con un normale messaggio, perché, diciamocelo, tutti odiamo la nostra voce registrata. Nessuno pensa di fare certi acuti a metà frase, né di pronunciare in modo così orribile certe parole. E quante volte ripetiamo in un minuto "cioé" oppure "dai"? Poi mi sono buttata, ho registrato un audio di cinque secondi circa e ho seppellito la faccia sotto il cuscino per l'imbarazzo.

Incredibilmente, nel giro di qualche botta e risposta le note vocali hanno iniziato a piacermi davvero. Un messaggio è facile da analizzare mille e mille volte ancora, trovandogli sempre nuovi significati. Ci sta provando o è solo una battuta? Questi fraintendimenti con le note vocali non esistono. Le parole che leggi su uno schermo possono sembrare più decise o crude di quanto non siano in realtà, e ogni singola emoji ha almeno cinque significati diversi. Invece negli audio parli. E basta. Non c'è spazio per analisi degne di un professore di semiotica.

L'idea che sentire la voce di qualcuno, il modo in cui fa una pausa tra una frase e l'altra, la scelta di parole che fa quando non ha tempo di rileggere e il tono con cui parla siano tutti ottimi elementi per conoscere meglio quel qualcuno, comunque, non è nulla di nuovo. Diversi studi collegano la nostra capacità di riconoscere quando qualcuno è sincero con l'atto di parlare. Altri hanno invece dimostrato che ci basta ascoltare la voce di qualcuno per avere un'idea della sua età e delle sue caratteristiche fisiche, inspiegabilmente. Questa ricerca del 2010 ha monitorato il modo in cui le persone modificano la loro voce quando vogliono suonare attraenti e sedurre l'interlocutore. La maggior parte dei soggetti, ovviamente, ha rallentato l'eloquio e abbassato il tono per cercare di sembrare più sexy.

Dopo una serie di note vocali tipo "A che ora ci vediamo davanti al ristorante?" oppure "È da te la mia maglietta azzurra? Non la trovo più," anche le mie note vocali hanno iniziato ad allungarsi, e mi sono accorta che più entravo in intimità con questa persona e meno mi imbarazzavo a borbottare frasi poco conclusive. Poi lui è stato nella casa di campagna con la sua famiglia per una settimana, e ho iniziato a sentire la sua mancanza. Una sera, proprio come Theodore, mi sono addormentata ascoltando vecchi messaggi audio che mi aveva mandato nelle settimane precedenti. Niente di sexy o romantico, erano tutte cose piuttosto prosaiche, eppure riascoltarle è stato un po' come il classico dei classici, annusare una felpa della tua metà quando non è con te.

E così sono arrivata alla conclusione che i messaggi ti danno meno l'impressione di parlare con un essere umano. Quindi, se volete entrare davvero in intimità con qualcuno, mandategli una nota audio. Funzionerà.

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Sempre sulla linea delle tecnologie distopiche, ecco una notizia che qui ci aveva decisamente inquietato:

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK.