Bagheria da I Am Nothing

valerio spada fotografa la mafia come nessun altro sa fare

Il suo lavoro documenta l’impatto del crimine organizzato in Italia, ma in modo diverso da tutti gli altri reporter.

di Ryan White; traduzione di Gaia Caccianiga
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19 marzo 2019, 2:49pm

Bagheria da I Am Nothing

Nato a Milano, Valerio Spada è cresciuto vagando tra Ginevra, Bari e Roma portando ovunque con sé la sua polaroid. “I miei genitori mi hanno introdotto al concetto di quello che i francesi chiamano ‘errance’,” ci spiega. Valerio ora è uno dei più importanti fotografi documentaristi al mondo e i suoi lavori incentrati sul crimine organizzato in Italia l’hanno portato a vincere nel 2013 il Guggenheim Fellowship. Il suo premiato libro fotografico Gomorrah Girl, acclamato in tutto il mondo, racconta la storia di Annalisa Durante, che a soli 14 anni è stata uccisa a Napoli da una pallottola destinata a un boss della Camorra.

Le sue foto fanno luce sulle tensioni e sulle ferite di questo mondo, vanno oltre i titoli di giornale sensazionalistici e oltre i riferimenti della cultura pop sulla mafia, le sue immagini raccontano storie di violenza organizzata che colpisce famiglie normali e civili innocenti -- come la “Ragazza di Gomorrah”, destinata a una vita insidiata dalla violenza. La sua ultima mostra I Am Nothing alla Benrubi Gallery di New York, continua a investigare sulle ripercussioni del crimine organizzato sulle comunità italiane, questa volta esplorando la Mafia siciliana via a mix of different media and photographed ephemera. Le scene di vita quotidiana accanto a ritratti dei boss diventano uno studio approfondito sulla società e sull’arte.

Valerio ha anche scattato per Vogue Italia, per Moschino e quest’estate ha realizzato per i-D una serie di ritratti che esplorano la vita degli adolescenti nelle periferie di Marsiglia.

I Am Nothing apre ora al pubblico e siamo riusciti a parlare con Valerio per scoprire un po’ di più sulla sua vita.

valerio spada
Letter from the Guggenheim Foundation confirming I’ve been awarded with the Fellowship, Pianello Val Tidone.

Dove e quando è nata la tua passione per la fotografia?
E’ una domanda trabocchetto. Per la “fotografia” con la f minuscola, credo quando ero piccolo, con le polaroid, mentre per quanto riguarda la “Fotografia” con la F maiuscola, forse il giorno in cui ho ricevuto la lettera ufficiale della Guggenheim Foundation che diceva che ero uno dei vincitori di quell’anno, del 2013, accanto a grandi come Alec Soth, Bruce Gilden e Deana Lawson. Strano da dirsi ma sulla lettera c’era scritto “Valerio Spada sarà devoto alla fotografia dal 20 aprile 2013 al 19 aprile 2014”. E’ stato surreale vederlo scritto nero su bianco. La mia prima reazione è stata, “ma a cosa pensano fossi devoto prima?”, poi con più calma ho realizzato che la cosa era stata resa ufficiale.

Ti ricordi la prima volta in cui il lavoro di un fotografo ti ha colpito davvero?
Probabilmente con Richard Prince. Spiritual America e la storia dietro quel gesto di appropriazione e la serie Cowboys. Sono rimasto colpito dalla sua mente, se ricordo bene ha chiesto al fotografo chi avesse scattato quell’immagine, si è fatto prestare la foto e poi l’ha riprodotta. Ha poi venduto la foto dopo averla esposta nella sua prima mostra, tenutasi in un piccolo appartamento privato allestito a galleria. Ripensandoci adesso è pazzesco, ha diviso il mondo il due, arte contro fotografia.

valerio spada
My high school, Liceo Classico Beccaria.

Hai studiato fotografia all’università? Cos’hai imparato? Credi ne sia valsa la pena?
No, non l’ho fatto quindi non so dirti se valga la pena o no. Se potessi tornare indietro nel tempo proverei ad andare a Yale o Princeton, avere Richard Prince o Chris Killip come insegnanti varrebbe la pena. Più che della scuola, si tratta di chi ti insegna. Anche se ora so con certezza che stare al loro fianco con una mente giovane non avrebbe lo stesso valore delle cose che si imparano da soli nel corso degli anni. Quindi è complicato. Ma mi ricordo il giorno in cui la mia scuola - dove sono stato bocciato due volte - mi ha chiamato dopo che Gomorrah Girl è stato nominato come Miglior Libro da TIME Magazine, per incontrare 750 studenti.

Come fai a rimanere originale, quando sembra che tutto sia già stato fatto e visto?
Semplicemente non ci penso. Se penso a The Americans di Robert Frank, beh allora non scatterei mai più. Quando ho vinto il Guggenheim Fellowship, il presidente della fondazione mi ha fermato nei loro corridoi, al 33esimo piano di un palazzo in Park Avenue -- e mi ha mostrato le stampe di vincitori precedenti. C’erano foto di Robert Frank, Cindy Sherman, Edward Weston, Diane Arbus. E mi ha guardato negli occhi e detto, “Ora tocca a te”. Ci saranno sempre storie da raccontare e modi originali con cui farlo.

Valerio Spada
3 kids, Vulcano from I Am Nothing

Pellicola o digitale? Bisogna spendere molto in attrezzature per farcela?
Tutto quello che faccio è per la fotografia. Passo il tempo a comprare e vendere macchine. Mi piacciono entrambe. Non si tratta di questo. E’ difficile scattare formati larghi, svilupparli, spedirli, le scansioni a raggi x, le pellicole che si perdono - il digitale ti risparmia tutto questo. Entrambi hanno i loro pro e contro.

Come fotografo, qual è la sfida più grande?
Chiamare un posto casa.

valerio spada
Printing Aula Bunker, Lightjet print 70 x 95 inches, Milano.

Credi che la fotografia sia un settore elitario?
L’equivoco è pensare di fare soldi come fotografo. In realtà è il contrario. Fai soldi in qualsiasi modo e poi li spendi per la tua attrezzatura, per produrre i tuoi lavori che non sono commissionati, che fai solo per te.

Il problema del nostro settore è che i grandi marchi ingaggiano un fotografo solo perchè il suo Instagram è bello e pulito, così spendono 30k per uno shooting di un giorno da usare su Instagram. Poi il fotografo arriva con 20 immagini prese da Pinterest e copia pari pari il lavoro di altri colleghi -- dalla posa alle luci -- e le foto fanno schifo, il cliente pubblica solo un paio di immagini per i suoi due milioni di follower, perchè le immagini non hanno alcun significato. Voglio dire, questa è probabilmente la fine che fa il 70% dei lavori oggi.

valerio spada
Judith+moi+Ligne 4

Cosa rende una foto emozionante e coinvolgente?
Le cose che non si possono spiegare a parole. Devi assicurarti che ci siano in ogni foto che scatti.

Che consiglio daresti a chi vuole dedicarsi alla fotografia a tempo pieno?
L’unico consiglio che posso dare e non dire a te stesso e ai tuoi amici che sei un fotografo basato a Parigi se vivi con i tuoi genitori a Monza e te ne vergogni. Non vergognarti. Vivi la tua vita e non dire bugie. E’ importante non mentire. Si ripercuote sulle tue foto. Si te stesso. Una delle cose più interessanti che ho visto di recente è di Mike Brodie. Le sue foto sono pazzesche. Era un fenomeno di Instagram e Tumblr. Ama riparare motori diesel e guadagna così. Ma comunque quando decide di scattare ci regala mostre e libri. Ho passato la mia vita tra New York, Milano e la Sicilia. A Milano i fotografi (di qualsiasi età, fino ai 45 anni) vanno in giro a raccontare che vivono a Londra, ma possono lavorare a Londra solo se un loro amico con un piccolo studio in casa va in vacanza e glielo lascia. Voglio dire, perchè mentire? Perchè vivere una vita che non ti appartiene?

valerio spada
Anna from Gomorrah Girls

Quanto prendi in considerazione i social media, soprattutto Instagram, quando scatti una foto e pensi all’impatto e alla diffusione delle immagini?
Zero. Instagram è solo un veicolo. Ho una persona che se ne occupa e lo uso solo per le storie. Chiudevo tutti gli account che avevo prima di questo appena arrivavano a 3000 follower, troppe persone. La mia vecchia agenzia mi ha convito a usarlo, ma comunque cancello spesso le foto.

Hai speranze per il futuro della fotografia come arte? Che direzione credi abbia preso il settore?
E’ interessante. Non sono sicuro di come si sta muovendo il settore. Ma fino a quando avremo bravi creative director la fotografia è al sicuro. Come arte, la fotografia è sempre stata un’arte e continuerà a esserlo. Le foto online, Instagram, quelle non sono fotografie. Credo ancora che la fotografia è quella che vedi in una mostra, su un muro, incorniciata o no. Ma a volte puoi toccarla con le tue mani, stamparla e ristamparla, correggerla e ristamparla ancora.

Valerio Spada
Vulcano, from I Am Nothing

Perchè la stampa è ancora così importante?
La parte migliore di una mostra è quando non c’è nessuno nella galleria ed entra una persona da sola, giorni dopo l’inaugurazione, sentire i suoi passi mentre va verso una delle mie stampe (o verso di me mentre guardo le opere di altri artisti). Mi ricordo di aver ricevuto un’email una volta da una persona che diceva “Ho fissato una tua foto a quella mostra per 20 minuti.” Quello è il momento in cui, se hai fatto un buon lavoro, qualcosa accadrà. Non devono essere per forza 15 minuti, bastano anche 15 secondi. Sarei soddisfatto. Darebbe senso a tutte le frustrazioni, ai continui traslochi, alle relazioni finite, all’essere al verde e all’essere ricco, a tutto.

valerio spada
Giulia, Trapani from I Am Nothing

La mostra "I Am Nothing" è visitabile dal 14 Marzo al 27 Aprile 2019 alla Benrubi Gallery di New York.

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Questo articolo è originalmente apparso su i-D UK