Photography Maxwell Tomlinson. Styling Max Clark. From L - R: Doublet, Pressure Paris

se lo streetwear vuole sopravvivere, allora deve schierarsi politicamente

Lo streetwear era l'essenza stessa dell'underground, poi la moda di lusso se l'è divorato. Ora una nuova generazione di designer lo sta riportando alle origini. Chi sono e quali progetti hanno ve lo raccontiamo qui.

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27 marzo 2019, 7:00am

Photography Maxwell Tomlinson. Styling Max Clark. From L - R: Doublet, Pressure Paris

Questo articolo è originariamente apparso in versione cartacea sul numero 355 di i-D, The Homegrown Issue, primavera 2019

A volte ci sembra un mostro saltato fuori dal nulla, ma in realtà lo streetwear è nato in un contesto estremamente specifico. Le coordinate base per capirlo sono: anni '70 e '80, culture giovanili, skater, surfisti, California, New York, abiti cool ma anche comodi. Poi si è evoluto come risposta alla moda di lusso, rifiutando calendari stagionali, sfilate, tessuti ricercati e prezzi esorbitanti a favore di una certa autenticità, creatività e senso di comunità. Discuteremo sempre di cosa sia (o cosa fosse) lo streetwear di preciso, di come è cambiato nel corso del tempo e perso la sua anima originaria. Quello su cui tutti sono (o dovrebbero) essere d'accordo, però, è il suo essere una tela bianca, un template da riempire a seconda delle esigenze. Per tutta questa serie di ragioni, negli ultimi 30 anni si è trasformato in una dichiarazione di moda impossibile da fraintendere. A servirsene è una generazione globale di consumatori, di cui è tanto probabile incontrare un membro negli sconfinati centri commerciali di Seoul e Hong Kong , quanto sulle spiagge e negli skatepark degli Stati Uniti.

Lo streetwear si è affermato in contrapposizione all'industria del lusso, ma si è poi ritrovata schiava di quegli stessi meccanismi di mercato. Lo streetwear—tempio d'elezione per emarginati, artisti e gente "strana" in generale—è diventato un qualcosa di elitario, l'ennesimo trend, un'etichetta per guadagnare qualche follower in più su Instagram. Silhouette generiche, tute costose, felpe con logo e cappellini creati seguendo quelle stesse regole di cui un tempo erano reazione. Un prodotto come tanti altri in un mare di prodotti indistinguibili gli uni dagli altri, l'ennesimo segno positivo negli utili di fine anno della multinazionale di cui fanno parte.

Wafflesncream
Wafflesncream è stato fondato da Jomi, che ha scoperto il mondo dello skateboard quando viveva a Leeds. Poi ha deciso di tornare in Nigeria, aprire un negozio per skater e fondare un suo brand personale per dare spazio alla creatività e diversità di Laos.

Eppure basta allontanarsi dalle passerelle di New York, Londra, Milano e Parigi, ampliare un po' lo sguardo e sforzarsi di vedere oltre per scoprire una pletora di nuovi brand streetwear. Da Singapore a Lagos, dalla Grecia all'Est Europa, c'è una nuova generazione di talentuosi ragazzi che si stanno servendo di quel template a cui facevamo riferimento un paio di paragrafi fa per creare abiti che sono espressione delle loro vite e realtà. Si tratta di una moda che rappresenta le politiche progressive dei giovani del 21esimo Secolo, quell'atteggiamento inclusivo di una generazione cresciuta in comunità virtuali, ma non per questo meno unite.

Nel 2015, dopo l'attacco alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo a Parigi, la Francia ha assistito a un picco di crimini e violenze d'odio legate all'islamofobia. In tutta risposta, Theodoros Gennitsakis ha fondato il brand Pressure proprio con l'obiettivo di contrastare gli stereotipi negativi legati alle persone di origini arabe in Francia. Il primo capo che ha creato era una t-shirt molto semplice con la scritta "Pressure" in arabo, un rimando che voleva indicare "la pressione che gli arabi sentivano al tempo in Francia," come ci spiega Theodoros stesso. "Si tratta di abiti essenziali, ma con un messaggio dal forte impatto."

Hyein Seo
Dopo aver studiato alla Royal Academy di Anversa, oggi Hyein Seo vive a Seoul e si è servita del suo background per creare abiti dalle atmosfere streetstyle che sono l'avanguardia dei nuovi creativi coreani.

Pressure oggi è un marchio che propone diversi capi d'abbigliamento, ma l'idea creativa in cui affonda le sue radici non è cambiata affatto. "L'obiettivo era quello di dar vita a una storia, perché è da lì che nasce poi il prodotto." Prodotto che parla di un'Europa moderna, un melting pot di culture e riferimenti. Arabo, greco, inglese insieme, uniti da simboli estrapolati da miti antichi e moderni. Una sintesi interculturale a tutti gli effetti che suggerisce una positività paneuropea e collettiva, utopica negli intenti, ma concreta negli obiettivi.

GCDS
L'idea di GCDS è nata quando Giuliano viveva in Cina. A 19 anni il designer si è trasferito a Shangai e ha iniziato a esplorare il panorama della moda contemporaneo. Poi è tornato in Italia e ha lanciato il suo brand.

I capi che Pressure crea sono coraggiosi, colorati, semplici, divertenti e comunicativi. Il brand si serve infatti delle linee pulite dello streetwear per parlare in modo ancora più chiaro dei temi che gli stanno a cuore. Un po' interdetto, Theodoros ha visto Pressure diventare un marchio desiderato dalle fasce sociali più diverse, dai cool kid parigini a uomini di una certa età che lo indossano per fare una dichiarazione politica. Ma Pressure è anche indicativo di un nuovo atteggiamento nella moda, più aperto e gentile, agli antipodi rispetto allo stereotipo di Il Diavolo Veste Prada. E lo streetwear è il modo più facile di esprimere tale atteggiamento, specialmente quando si tratta di ragazzi senza una formazione specifica che non hanno mai frequentato un'Accademia di Moda. "I figli di immigrati che lavorano nella moda sono la cosa più figa che esista oggi, perché stanno davvero mettendo radici in questa industria. È una cultura che nasce dalla strada e torna alla strada."

In Africa, il brand nigeriano Wafflesncream sta dando vita a dinamiche simili. Fondato nel 2012 da Jomi quando è tornato a vivere a Lagos—si era avvicinato allo skateboard mentre era a Leeds, e nella più classica delle mosse streetwear ha dato vita a al cambiamento che voleva vedere nel mondo. Potremmo paragonare quello che fa a Palace o Supreme, ma da un punto di vista nigeriano. "Disegniamo abiti per le nostre zie e i nostri zii, per madri, padri, pastori, preti, amici, comunità e sconosciuti dalle idee simili alle nostre," ci spiega. "Raccontiamo le nostre storie e ci divertiamo. Mostriamo al mondo qual è la nostra quotidianità, e soprattutto quanto è bella."

Youths In Balaclava
La più luminosa delle stelle che brillano oggi nel panorama della moda asiatica underground. Nata nella società repressiva e severa di Singapore, Youths In Balaclava si ribella attraverso una creatività cruda e sincera.

Che è poi il vero obiettivo di questo movimento globale, ciò che ha permesso a un'intera generazione di designer di esprimersi, nonostante la mancanza di strumenti formali. C'è una bellezza democratica in tutto ciò. Puoi fondare il tuo brand, se vuoi. Le barriere non esistono più. Tutti possiamo usare Photoshop e tutti possiamo comprare una 50ina di t-shirt Fruit Of The Loom. Puoi farti conoscere su Instagram. Tutto quello che serve è avere qualcosa da dire. "Hai già tutto ciò di cui hai bisogno," ci scrive via email Youths In Balaclava, un collettivo creativo di Singapore. "Abbiamo dovuto sacrificare tutti i nostri risparmi per creare la prima collezione, ma l'esigenza di creare era troppo forte per mollare. Ci ispiriamo alla nostra vita quotidiana, siamo sempre attenti a ciò che ci accade intorno."

Non c'è molto a unire questi brand a parte un certo atteggiamento e voglia di raccontare la propria vita attraverso gli abiti. Del resto, il vero streetwear è tanto un'ideologia quanto uno stile, e alcuni degli sviluppi più interessanti in questo senso si può osservare a Los Angeles, patria della prima ondata di streetwear negli Stati Uniti.

Come Tees
Sonya Sombreuil ha fondato Come Tees nel 2009. Oggi è una parte essenziale della comunità dei designer di streetwear di Los Angeles, quella comunità che vive al di fuori dei radar e si fa notare per l'opposizione al Governo Trump.

Tra questi ci sono Some Ware, Come Tees e Online Ceramics, tutti e tre brand di t-shirt fondati da artisti multidisciplinari basati a Los Angeles. Sono interessanti perché usano il più basic degli abiti per esprimere idee politiche progressiste, ma anche per il loro approccio fresco a un capo così stereotipato. Non servono sete e tessuti preziosi per dimostrare di essere creativi, e questi brand ne sono la prova. "Cerco di inserire contenuto e complessità all'interno delle linee della t-shirt, più che posso," ci dice Sonya Sombreuil di Come Tees. Ed è una frase che ben si applica a tutta la scena creativa losangelina legata allo streetwear. "Mi considero principalmente una creatrice di immagini," continua. "E le mie immagini contengono il mio tratto, la mia firma, che penso sia diversa da quella di molti altri brand. Per questo motivo, cerco di tenere idee, tecniche e riferimenti il più mixati possibile."

C'è un'innegabile capacità creativa in ciò che questi brand stanno facendo, che è poi perché l'industria più standard si ispira a loro. Ma anche questo è importante, che l'industria vada a bussare alle loro porte, e non viceversa. Amano l'espressione di sé e tutto ciò che è artigianale, DIY. Hanno radici punk e una rinnovata purezza. "Sincerità e creatività," secondo Online Ceramics, sono ciò che li unisce e guida. "Siamo tutti artisti che lavorano per essere accettati nel mondo della moda."

SOnline Ceramics
Sono i creatori delle t-shirt psichedeliche ispirate alla comunità che si riuniva attorno ai Grateful Dead che vediamo ovunque ultimamente, e gli Online Ceramics si sentono tanto un brand quanto un progetto artistico.

Molto di tutto ciò deriva dalle radici che questi brand affondano nel mondo del punk e del DIY. La loro essenza nasce lì. Quello che fanno è progressista, puro e inclusivo. Some Ware, ad esempio, ha disegnato i suoi abiti con li specifico intento di funzionare su tutti i corpi. Indicativo della loro attitude è ad esempio il loro recente progetto Election Reform, creato con Tremaine Emory di No Vacancy Inn, per incoraggiare i fan dello streetwear a uscire di casa e votare. In cambio, c'erano t-shirt gratuite ad aspettarli.

È un gesto simbolico, che spiega alla perfezione i valori su cui questa scena ha deciso di crescere. Il successo di questi brand, nonostante gravitino al di fuori della moda tradizionale, dimostra come la moda stia effettivamente cambiando. O per lo meno, che qualcuno oggi ha voglia di cambiare.

Motherlan
La prima crew di skater nigeriana ancora è avvolta da un alone di mistero, ma sta iniziando a trasmettere la gioia di questo sport in un paese di 190 milioni di persone.

"Tutte quelle storiche strutture si stanno disintegrando," spiega Sonya. "I calendari dettati dalle Settimane della Moda, i modelli di business e tutto il resto... I miei momenti preferiti sono quelli in cui qualcuno che che arriva dal mondo underground ha la possibilità di arrivare al vertice della piramide." Che è esattamente dov'è oggi lo streetwear—sulla vetta dell'industria della moda.

Crediti


Fotografia di Maxwell Tomlinson
Moda di Max Clark
Capelli di Gary Gill per Streeters
Set Design di Sophie Durham
Assistenti alla fotografia Meshach Roberts, Kerimcan Goren e Rory Cole
Assistente allo styling Louis Prier Tisdall
Assistenti ai capelli Tom Wright e Chris Gatt
Stampe Labyrinth Photographic
Casting Gabrielle Lawrence per People File
Modelli Marco e May per IMG. Fox, Skinnyman, Yasin, Narayin, Tyson, Tiago, Aljab e Jessica