c'è chi dice che questa poetessa italiana non dovrebbe scrivere perché transgender

Benvenuti nel 1818. Ah no, nel 2018.

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06 giugno 2018, 11:15am

Immagine via Instagram.

Vi ricordate quei manifesti antiabortisti apparsi a Roma qualche tempo fa? Ecco, quelli sono stati rimossi, ma la missione retrograda della onlus ProVita a sostegno della famiglia tradizionale continua.

Nell’occhio del mirino c’è questa volta Giovanna Crisina Vivinetto, una scrittrice siciliana di 24 anni che ha scelto di raccontare in poesia la sua transessualità. Dopo essere stata pubblicata da varie riviste letterarie come Atelier, Pioggia Obliqua, La Tigre di Carta, nel libro Dolore minimo (Interlinea) Giovanna si mette a nudo e racconta il percorso di transizione.

L’attacco di ProVita è diretto proprio a questa nuova raccolta di poesie. Così scriveva la onlus su Facebook lo scorso 31 maggio:

Ma il vero orrore si dipana nel fiume di commenti omofobi e transfobici comparsi sotto il post in questione (adesso in larga parte cancellati e sostituiti da un numero consistente di parole positive e incoraggianti). Giovanna li ha ignorati, ha segnalato la pagina per intimidazione e incitazione all’odio e ha risposto il giorno dopo sul suo profilo personale su Facebook: “Ieri speravo bene per l'umanità, oggi un po' meno. Non siamo messi poi così bene.” Sentita da Repubblica, aggiunge poi: "Ci sono rimasta male. Non avevano letto le mie poesie, ma erano lì a sentenziare che non avevo il diritto di scriverle e che il mio libro era un manifesto di propaganda politica."

Benvenuti nell’Italia del 1818. Ah no, del 2018.

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