giorgio moroder: il padrino della dance

In occasione dell'uscita della sua prima compilation abbiamo incontrato Moroder per parlare di clubbing, fare il Dj, e di quella volta che ha lavorato con i Blondie.

di Matthew Whitehouse
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24 novembre 2016, 10:25am

Pochi artisti nella storia della musica pop sono visti come dei veri e propri innovatori, uno di questi è Giorgio Moroder. Nato nel Sud Tirolo nella primavera del 1940, ha contribuito al successo di Donna Summer, inventato gli spettacoli EDM e sdoganato il moog - un sistema di sintetizzatori - molto prima che diventasse popolare, quando ancora ce n'erano solo 3 esemplari al mondo! 

Oltre a questo, la sua carriera include molti altri successi che hanno contribuito a renderlo una delle pietre miliari della musica dance. Metteteci anche tutte le sue colonne sonore degli anni '80 e '90 (per film come Fuga di mezzanotte, Scarface e The Animals of Farthing Wood) e il suo ritorno sulla scena con l'apparizione in Random Access Memories dei Daft Punk nel 2013, e capirete come questo uomo abbia raggiunto una tale fama. 

A 76 anni Giorgio, dopo tutti questi anni di carriera, sembra ancora piuttosto emozionato per il suo nuovo singolo, Good for Me (uscita su Casablanca Records, la stessa etichetta della hit con Donna Summer del 1977, I Feel Love) quando lo chiamiamo su Skype in diretta dalla sua casa a Los Angeles, felice di parlare di come sia diventato il DJ più richiesto del momento. In occasione dell'uscita di Space Ibiza: 1989 - 2016, la sua primissima compilation, abbiamo parlando con il padrino della dance di clubbing, fare il DJ e di quella volta che ha lavorato con i Blondie. 

Space Ibiza ha chiuso di recente dopo 27 anni… Ci andavi spesso?
Oh, sì. Spesso. La prima volta che ci sono stato è stato 4 anni fa e devo dire che ero parecchio colpito. Era enorme, c'era un gran DJ, Carl Cox, che adoro. Forse era un po' troppo caotico, ma è giusto così.

Hai suonato per la prima volta come DJ 3 anni fa, all'età di 73 anni. Negli anni '70 non ti piaceva tanto il clubbing però, no? 
Già, è vero. A Monaco, quando componevo e registravo, ci andavo ogni tanto. Una volta ogni 2-3 settimane. Ma ci andavo più che altro per capire cosa stava accadendo, non per ballare. A volte portavo con me dei demo e chiedevo al DJ di metterli, così potevo vedere la reazione della gente. Era utile, capivi subito cosa funzionava. 

Quali delle tue canzoni andrebbero bene oggi?
Ad essere onesto, quelle vecchie. La mia canzone numero uno alla fine è Call Me. Poi I Feel Love di Donna Summer. Love to Love You Baby un po' meno, forse perché è la mia prima canzone. Hot Stuff è buona. Poi a tutti piace Flashdance. Delle nuove invece la traccia con Sia funziona. Kylie anche. E poi quella con Charli XCX.

Quali sono i dischi che ti hanno segnato?
Di sicuro una canzone di Paul Anka, Diana. È la prima canzone che ho cantato credo, e suonato con la chitarra. È facile da fare, non ci voleva chissà che voce. Ascoltavo anche un sacco di R&B, musica nera. Agli inizi della mia carriera c'erano dei film a basso costo, in bianco e nero, con Elvis Presley, Bill Haley. Abitavo in una cittadina piccola e ogni volta che uscivano quei film li guardavo. Perciò mi ero appassionato della musica di Elvis Presley, Gene Vincent, tutta quella gente lì.

Quando hai iniziato a produrre altri artisti?
Beh, mi sono trasferito a Berlino con l'idea di diventare un cantante, produttore e compositore. Se consideriamo il cantare ho fatto Looky Looky, una canzonetta leggera, poi c'è stata un'altra hit, Son of My Father. Ma come cantante mi sono fermato lì. Non mi piace l'idea di esibirmi e cantare. Mi dimenticavo i testi. Una volta ho aperto gli Hollies, ma i musicisti erano pessimi. Quindi mi sono detto 'basta così'. Resto dietro le quinte. 

Come è cambiata l'industria della musica da allora?
È completamente diversa. Innanzitutto c'è tanta gente coinvolta ora. 2-3 compositori, 2-3 produttori, a volte neanche incontri il cantante. Per esempio, con Sia, ho realizzato la melodia delle tracce. Gliele ho mandate, lei ha cantato, fatto i testi, l'armonia. E mi ha fatto un buon mix! Tante cose si fanno per mail. È totalmente diverso adesso. Ma è così...Quando stai per ore in studio con un cantante è difficile essere obiettivi.

Parlando delle ore passate in studio… Prima hai parlato di Call Me. Com'è stato lavorare con i Blondie? 
Oh, è stato fantastico. Ho composto la canzone con il titolo Man Machine o qualcosa del genere. L'ho data a Deborah, era a New York. Mi richiama e mi dice che adora la canzone. Perciò sono andato a NY e l'ho registrata con loro. Non ci sono stati problemi particolari, l'unico era il batterista, Clem Burke. Inseriva un fill ogni due barre. Alla fine abbiamo trovato un punto d'incontro quando gli ho detto, okay senti, ogni 8 barre ci puoi mettere uno dei tuoi fantastici fill. E poi Deborah ha cantato e l'abbiamo mixata, ma non abbiamo editato nulla. Era perfetta. 

C'è qualcuno con cui sogni di lavorare ma non ci sei mai riuscito?
Oh sì, parecchia gente. So che i Duran Duran volevano collaborare prima di fare il loro album che li ha portati al successo. Ci ho provato ma non ha funzionato con Aha. Parlando di film, dopo aver vinto l'Oscar per Fuga di mezzanotte, Alan Parker mi voleva per Saranno Famosi. Ho letto la trama ma non l'ho capita. Non pensavo fosse brutta, ma non capivo di cosa trattasse il film quindi l'ho rifiutato ed è diventato uno dei film più iconici al mondo. Ci sono una decina di gruppi o cantanti che non mi piacevano e a cui io non piaccio. A volte incontri il cantante, ci parli, e scatta qualcosa oppure no. 

Avevi un bel rapporto con Donna Summer… Sapevi che l I Feel Love sarebbe stata così speciale quando l'hai registrata? 
Sì. Quando me ne sono uscito con l'idea di "creare il sound del futuro" ho deciso di fare tutto coi synth. Era più un lavoro tecnico che suonare musica, ma quando la traccia era finita l'ho fatta sentire a Donna e ha iniziato a cantarci sopra. Donna era molto ironica, si divertiva a fare cose divertenti, e disse, "Okay, mi piace" e ha iniziato a cantare "Ooooh, I feel love, I feel love, I feel love, I feel love, I feel love". Non so quanto il testo fosse profondo, ma ci stava benissimo. 

E suonava come il futuro! David Bowie ha detto che quando Brian Eno l'ha sentita per la prima volta ha commentato, "Ho sentito il sound del futuro," vero?
Sì. Ho scoperto qualche anno fa che Bowie e Eno erano a registrare a Berlino, ed erano alla ricerca del "nuovo sound". Berlino al tempo era un covo di creativi pieno di droga e roba così. Cercavano questo sound e Eno si è imbattuto nella canzone è ha detto, "Fermi tutti, David! Giorgio ha trovato il sound!". È stato davvero bello. 

Pensi spesso a come verrai ricordato?
Sono felice di ciò che ho fatto. All'inizio fare parte della scena disco non era il massimo, ma ora viene accettata di buon grado. La dance ha avuto un successo esplosivo. Ho fatto dei bei film. Ho anche fatto una canzone religiosa che ogni tanto mi riascolto. A parte un musical, non so cos'altro avrei potuto fare.

Per finire, Giorgio, quali sono gli elementi essenziali per una canzone pop di successo?
La fortuna. Devi avere fortuna. 

Space Ibiza: 1989-2016 mixato da Giorgio Moroder, Erick Morillo e Mark Brown è ora disponibile. 

Crediti


Testo Matthew Whitehouse
Immagini via giorgiomoroder.com

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