vi presentiamo anthony vaccarello per saint laurent

Dal 2016 Anthony Vaccarello è il nuovo direttore creativo di Saint Laurent, ma non ha seguito un percorso già battuto; ha scelto di creare una strada nuova, più personale. “Potete amarlo o potete odiarlo, ma questo è quello che faccio,” ci ha spiegato.

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mar 2 2017, 8:30am

All'inizio del 2016 Anthony Vaccarello è diventato il nuovo direttore creativo di Saint Laurent. Non si è spostato di molto, comunque: ha solo attraversato la Senna. Il suo nuovo appartamento si trova infatti a Saint-Germain-des-Prés, nel cuore del quartiere parigino d'élite Left Bank, e include una terrazza panoramica, un accesso preferenziale al Café de Flore e le occasionali apparizioni di Catherine Deneuve. "L'ho vista due volte, stava fumando una sigaretta," racconta Vaccarello in un sussurro. L'ultimo rendez-vous ufficiale di i-D con il direttore creativo risale a due anni fa, e si è tenuto nel suo vecchio appartamento di rue Saint Martin, una zona decisamente meno lussuosa di quello in cui ci troviamo oggi, che al tempo ospitava anche il modesto studio dell'omonimo brand di Anthony Vaccarello; marchio che ha ora messo in pausa dopo essere entrato a far parte del gruppo Saint Laurent. "In un certo senso mi manca le droite," ammette, riferendosi al lato destro della Senna. "Mi sento un po' bloccato qui. Ogni tanto ho bisogno di sentirmi vivo, sentirmi le droite. Non so - prima mi lamentavo della sporcizia del quartiere, ma ora mi manca quella realtà." Scrolla le spalle, mentre dietro di lui fa capolino l'immacolata facciata dell'imponente quartier generale di Saint Laurent - a poca distanza dalla sua nuova residenza.

Lavorare in un ambiente così lussuoso ha imborghesito Anthony Vaccarello? "No, non voglio che accada, però in un certo senso sono costretto a essere borghese qui," risponde lui un po' piccato, ma senza perdere il suo caratteristico aplomb. "Chi lavora in questi ambienti non può essere un punk. O meglio, nulla ti vieta di esserlo, ma sarebbe ridicolo. Ad un certo punto, inizi a diventare uno di loro." Del resto, non lo si può biasimare: basta oltrepassare il cancello d'entrata, salire sulla sua Mercedes nera con autista, o entrare nel suo mastodontico ufficio - niente scrivania, solo enormi divani - per capirlo. Essere giovane e voler diventare uno stilista significa vivere nelle ristrettezze, esattamente quello che Vaccarello ha fatto per molti anni. Quindi chi non vorrebbe scambiare una Skoda mezza scassata per una Mercedes, se si trovasse al suo posto? "Beh, con questa macchina si va più veloce, ma il viaggio non cambia. Alla fine, si fa sempre la stessa strada." La sua nuova vita nella corsia preferenziale, dice lui, non è così diversa quanto si potrebbe pensare. "Arrivo in ufficio alle 10 e me ne vado la sera tardi. Alcuni credono che essere il direttore di un'importante casa di moda ti permetta di avere la vita che tutti sognano, ma non è questo che mi interessa. Sono sempre circondato dalle stesse persone, non è cambiato nulla. Ora, c'è solo più bellezza intorno a me."

Con Vaccarello, a Saint Laurent è approdato anche tutto il suo vecchio team, che si è unito all'enorme staff della casa di moda che il direttore creativo deve supervisionare. Il numero si aggira sulle centinaia, ma neanche lui ha una stima precisa. E forse è meglio così: lo stilista è tutto tranne che superbo. Lo troviamo tranquillamente seduto nell'anticamera del suo quartier generale; indossa jeans e felpa neri. La sua modestia è l'espressione fattuale dell'approccio che ha scelto dopo aver accettato questo nuovo, monumentale, incarico. Per mesi il suo nuovo lavoro è stato il segreto di Pulcinella parigino, e gli addetti ai lavori faticavano a credere a cosa stava accadendo: il bambino prodigio dell'alta moda Hedi Slimane, insieme al suo seguito adorante e ai suoi profitti in costante aumento, se ne sarebbe andato da Saint Laurent per lasciare il posto a uno stilista apparntenente alla generazione successiva, vent'anni più giovane di lui. La sensazione generale è stata quella di un déjà-vu; tutti avevano in mente l'allontanamento di Slimane da Dior Homme nel 2007 e la sostituzione con Kris Van Assche, che ha dovuto lottare per molti anni prima che la sua visione della linea uomo fosse completamente accettata.

"Hedi ha inventato da zero una silhouette completamente nuova, difficile da replicare per Dior Homme, ma non per Saint Laurent. Quindi la situazione è molto diversa. Inoltre, Van Assche era il suo assistente," precisa Vaccarello. "Io invece non l'ho mai incontrato, e anche per questo non sono molto preoccupato, perché quello che sto facendo lo faccio solo per me." Nei mesi che hanno preceduto la sua prima collezione, presentata al pubblico nel settembre 2016, Vaccarello ha voluto solo l'aiuto di Pierre Bergé - l'ex partner ottantaseienne di Saint Laurent. Quello che Bergé gli ha detto durante il loro primo incontro risuona ancora nella sua testa: "tu non sei Saint Laurent. Non provare a essere Yves Saint Laurent." Queste parole sono state il lasciapassare di cui Vaccarello aveva bisogno per poter prendere le redini della storica casa di moda fondata nel 1961 da Bergé e Yves Saint Laurent, due soggetti non estranei alla commistione tra borghesia e ribellione di cui ora si serve Vaccarello.

"Odiava tutto ciò. Ma per certi versi era anche molto borghese, in particolare il suo stile di vita e le persone di cui si circondava," riflette ora lo stilista. Per Vaccarello dare un'impronta personale a Saint Laurent non è mai stata una questione di parallelismi tra lui e Yves - o tra lui e Hedi Slimane, per quel che vale. "Non volevo replicare le mosse di Hedi, né quelle di Saint Laurent. Volevo semplicemente fare ciò che ho fatto, e farlo per me stesso," spiega, sostenendo di non essere mai stato intimorito dall'imponenza del suo nuovo lavoro. "Lo faccio per me stesso, non per quello che ne dirà la gente. Non penso ai commenti. È impossibile creare la collezione perfetta, perché tutti hanno la loro personalissima idea di come la collezione perfetta di Saint Laurent dovrebbe essere. Dopo il primo giorno ho immediatamente capito che Saint Laurent è una casa di moda dove la passione gioca un ruolo fondamentale - è amore o odio sin dall'inizio. Sin da Yves, sin da Tom Ford, sin da Alber Elbaz," spiega facendo una lista dei prestigiosi nomi che hanno ricoperto l'incarico di direttore creativo prima di lui. "Potete odiarlo o potete amarlo, questo è quello che faccio."

Gli scettici hanno fatto fatica a unire le linee romantiche di Yves Saint Laurent con l'aspetto deciso e sexy della passerella ideata da Vaccarello. Ma la fusione tra un'anima da ragazzo introverso e una faccia da schiaffi dei modelli scelti dall'italo-belga è facilmente collegabile alla tendenza del suo maestro. Saint Laurent è sempre stato caratterizzato dalle sue numerose sfaccettature, un attimo prima un eremita capriccioso, un attimo dopo un affascinante intellettuale, e quello ancora successivo completamente nudo per scattare la foto più famosa della sua carriera. Vaccarello è nato a Bruxelles nel 1982, una persona educata dalla mente maliziosa. Il padre lavorava nel campo della ristorazione, la madre era una segretaria ed è cresciuto ispirandosi alle femmes fatales degli anni '80 e '90 che vedeva alla TV in programmi come Dynasty, Melrose Place e Beverly Hills 90210, mentre si perdeva in un vortice di video musicali trasmessi da MTV.

Durante queste epoche iconiche, la figura di Yves Saint Laurent è sempre stata un punto di riferimento per l'evoluzione della moda e della cultura immaginifica a livello mondiale - anche se un giovane Vaccarello si lasciava ispirare più da Thierry Mugler o Jean Paul Gaultier. Quindi, lavorare per Saint Laurent si è rivelato un cambiamento meno drastico di quanto alcuni commenti su Instagram avrebbero lasciato a intendere. "Credo che mi abbiano assunto per quello che ho realizzato, per la mia linea personale e per la mia visione del brand Vaccarello," spiega, riferendosi al marchio che fondato nel 2009 dopo una laurea a La Cambre e un impiego per Fendi. "Qui sfrutto la mia visione, ma lo faccio lasciandomi andare a contaminazioni che arrivano dall'archivio e dal lavoro di Yves Saint Laurent. Questo non significa però copiare ciò che ha fatto lui. Quando guardo le mie vecchie collezioni c'è sempre stata una sorta di Saint Laurent attitude, quindi il passaggio è stato indolore." Per la sua collezione di debutto per la casa di moda francese, Vaccarello ha scelto di non percorrere una strada già battuta, allontanandosi dai capi più iconici del brand che ha potuto ammirare alla Fondazione Pierre Bergé Yves Saint Laurent, e scegliendosi invece un percorso nuovo, personale.

C'è una sola eccezione: "mi sono innamorato di quell'abito nel momento stesso in cui l'ho visto all'atelier per la prima volta." Si tratta di un capo della collezione autunno/inverno 81-82, ovvero l'anno precedente la sua nascita, un vestito dalle maniche a sbuffo di velluto caratterizzato da uno scollo a forma di cuore e una gonna di taffeta. Vederlo appeso accanto all'ufficio di Yves Saint Laurent ha convinto Vaccarello che quella fosse la direzione da seguire, ma "non volevo semplicemente prenderlo e trasformarlo in un abito corto. Volevo giocare con la collezione come una sorta di collage, prendendo una manica e poi aggiungendoci inserti in pelle. Volevo avvicinarmi a Saint Laurent più nelle forme che nella concretezza."

Quando Vaccarello ha pubblicato la nuova campagna Saint Laurent che ritrae due donne durante un bacio, le reazioni non si sono fatte attendere. "Gli Stati Uniti lo rifiutano, l'Italia lo rifiuta. Tutti questi paesi lo rifiutano, ma non mi interessa. Non voglio cambiare la mia personale visione del brand semplicemente perché alcune nazioni restano ancora sconvolte di fronte a due ragazze che si baciano. Quindi sì, c'è un aspetto politico nella collezione, ma non ho intenzione di rilasciare nessuna dichiarazione su questo argomento," dice Vaccarello. "C'è qualcosa nell'aria che non voglio analizzare troppo nel dettaglio, ma l'anno scorso è stato un'impasse in termini politici per Parigi. Non voglio fare parallelismi, ma questo ritorno agli anni '80 è una sorta di reazione a quanto sta accadendo. Credo che, in quanto stilisti, abbiamo il compito di non ritrarci, di notare quello che ci circonda."

Ciò che spesso non viene considerato quando si parla di stilisti e case di moda è l'indiretto potere politico che hanno tra le mani. Certo, chi fa shopping in un monomarca Saint Laurent a Dallas o a Dubai magari non ha la più pallida idea di quali siano le opinioni politiche del suo direttore creativo, ma indossando le sue creazioni si diventa in automatico simboli e icone dei valori che la casa di moda sceglie di proporre con Vaccarello. E non c'è niente di più vicino allo stile di Yves Saint Laurent che lanciare un messaggio politico all'establishment in modo così sottile . Per quanto riguarda la linea uomo di Vaccarello - che ha fatto il suo debutto a febbraio, accanto alla collezione donna autunno/inverno 17 - anche qui chi indossa Saint Laurent si fa portavoce del suo messaggio. "Voglio che sia un po' femminile, perché la nostra è sempre stata una casa di moda dalle linee femminili. Non si parla di silhouette maschile da Saint Laurent, si parla di lui personalmente. Lo vedo come una persona estremamente sensibile, che può rubare abiti dall'armadio di una donna," dice annuendo al pensiero della visione uomo che ha scelto per la sua prima collezione: una blusa nera in chiffon con maniche a sbuffo e trasparenze, indossata sulla pelle nuda. "È molto personale," confida Vaccarello con un sorriso. "È come se stessi creando il mio guardaroba."

Per il suo debutto con Saint Laurent, la spada di Damocle sopra la testa di Vaccarello non era rappresentata esclusivamente dai recenti successi di Slimane, ma anche dall'imponente eredità di Yves Saint Laurent - una figura quasi mitologica per chi lavora nell'alta moda. "Ascolto commenti e critiche solo di chi conosco e rispetto nell'ambiente - in tutto saranno tre persone, forse. Non mi fido delle recensioni. Non è più come prima, non c'è più niente di vero. Prima, o ti piaceva, o non ti piaceva. Oggi invece, grazie alla pubblicità, si può fare una pessima collezione e le persone diranno che è stupenda perché sono obbligate. Sapendo questo, non posso avere rispetto dei loro pareri. Mi fido solo di chi è sempre fedele a se stesso."

Parlando del fenomeno dei blogger, Vaccarello sostiene di "non essere sicuro che siano ancora così importanti - possono essere comprate con troppa facilità. Per essere indipendente, un blogger deve essere nuovo nel giro, ma non appena iniziano ad arrivare i primi numeri importanti in termini di followers, anche i brand mettono le mani su di te. Quindi, non mi fido neanche di loro." Yves Saint Laurent avrebbe approvato il lavoro svolto finora da Vaccarello? "Ci ho riflettuto molto, e per me l'unica soluzione è rivolgermi a Pierre Bergé. È venuto alla mia sfilata, e ne sono rimasto colpito." Nei giorni successivi, i due si sono incontrati per pranzo. "Bergé capisce davvero i miei look, capisce da dove arrivano in termini di ispirazione e influenze creative. È interessante parlare con qualcuno che non sa dirti solo 'che collezione sexy!', ma che capisce davvero chi sono i tuoi punti di riferimento. Pierre Bergé è una sorta di guardiano del tempio della moda. He is the one. E ricevere un parere positivo da parte sua mi ha spinto dire ce l'ho fatta. I did it."

Crediti


Testo Anders Christian Madsen
Fotografia Mario Sorrenti 
Fashion Director Alastair McKimm

Capelli James Pecis at Bryant Artists using Oribe. Trucco Diane Kendal at Julian Watson Agency. Unghie Alicia Torello at The Wall Group using Dior Vernis. Set design Philipp Haemmerle. Lighting technician Lars Beaulieu. Digital technician Johnny Vicari. Photography assistance Felix Kim, Javier Villegas. Styling assistance Lauren Davis, Sydney Rose Thomas.
Assistente capelli Adlena Dignam, Rebekah Calo, Clara Leonard. Assistente trucco Caoilfhionn Gifford, Angelina Cheng. Set design assistance Ryan Stenger. Production Katie Fash and Steve Sutton. Casting directors Piergiorgio Del Moro and Samuel Ellis Scheinman for DMCASTING. Models Wallette Watson at Supreme. Mica Arganaraz at DNA. Anja Rubik, Selena Forrest, Agnes Akerlund and Binx Walton at Next. Cara Taylor at Oui. Yasmin Wijnaldum, Birgit Kos and Vittoria Ceretti at Elite. Lexi Boling and Freja Beha Erichsen at IMG.
Total look e accessori Saint Laurent by Anthony Vaccarello.
Modelle Wallette Watson, Mica Arganaraz, Anja Rubik, Selena Forrest, Agnes Akerlund, Binx Walton, Cara Taylor, Yasmin Wijnaldum, Birgit Kos, Vittoria Ceretti, Lexi Boling, Freja Beha Erichsen