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il cavaliere di codalunga

Parliamo con Nico Vascellari di performance, telepatia e codice cavalleresco.

di Gloria Maria Cappelletti
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15 maggio 2015, 10:25am

Nico Vascellari, artista visivo nato a Vittorio Veneto, vive e lavora sul pianeta terra. Sempre in viaggio, lo rincorriamo ovunque si trovi, ma complice la Biennale di Venezia riusciamo a sigillare una conversazione che porta a galla considerazioni sparse. Vascellari ha in sé un fuoco che rompe gli schemi rigidi, risveglia le menti e abbatte le barriere tra arte e vita, anche se la sua arma segreta potrebbe essere proprio una disciplina ferrea. 

Sartre diceva "L'inferno sono gli altri." Sei d'accordo?
Ora come ora sono piuttosto confuso. Mi sembra di ricordare che Umberto Tozzi dicesse "Gli Altri Siamo Noi".

Ti sei mai sentito un outsider, oppure hai solo desiderato esserlo? Se ti sei sentito un outsider, pensi di esserlo ancora oppure l'esperienza ti ha cambiato (contaminato/perverso)?
Mi sono sempre sentito inadeguato. Riguardavo proprio ieri, immedesimandomi nelle sbavature dell'inchiostro, la pecora nera che ho tatuata sulla gamba da quando avevo quindici anni. Out Of Step. In qualche modo mi fa sorridere pensare che ci siano sicuramente più pecore nere che bianche tatuate a questo mondo.

Credi nel sistema arte, oppure è meglio dimenticarsene, oppure bisogna violentarlo?
Credo riconoscere i sistemi sia fondamentale tanto quanto non conoscerli.

L'arte è un mezzo o un fine?
Direi un inizio.

Viviamo circondati da macroscopiche negligenze culturali, cosa ti aberra di più in questa contesto di assenza?
Più di ogni altra cosa mi disgusta il moralismo travestito e riconosciuto come impegno politico.

Vorrei ricordare che nel 1600 Giordano Bruno è stato bruciato vivo, ma oggi i ricercatori di astrofisica si stanno avvicinando sempre di più a quelle che erano le sue visioni - anche mistiche - dell'universo. Secondo le nuove teorie del principio olografico, non viviamo in un "mondo" ma su una gamma di frequenza percepita dai nostri 5 sensi come tridimensionale 3D in un sistema quantistico spazio-tempo bidimensionale che è flessibile e ha frequenze multiple. A partire da queste considerazioni (che intuisco in modo grezzo e confuso ma mi affascinano) ho riguardato i video dei tuoi lavori. La tua performance Cuckoo del 2006 svela quasi un rituale animista, e i concerti a Vittorio Veneto dei Lago Morto nel 2009 possono essere considerati dei canali di comunicazione per oltrepassare questa realtà condizionata, o comunque un tentativo di lacerare la frequenza con cui percepiamo il mondo? Ti interessa andare "oltre"?
Cuckoo ma sopratutto Lago Morto così come in precedenza era stato con opere come A Great Circle e Nico & The Vascellaris nascono tutte dall'esigenza di testare la realtà esasperandola. Non per nulla queste opere hanno sempre avuto delle ripercussioni sulla mia vita personale che hanno creato equilibri altri. Non cercati o sperati se non dall'inconscio.

Su Instagram usi sempre l'hashtag #telepathy hai mai avuto percezioni extrasensoriali?
Sì, certamente. #telepathy poi è un personale omaggio ad una persona con la quale è spesso avvenuto di comunicare telepaticamente. Declino attraverso quelle immagini un carteggio tra noi.

Internet sta creando una mente collettiva, e ci stiamo avvicinando ad una sorta di protorealtà in cui viviamo e interagiamo. Pensi che questo sia positivo dal punto di vista dell'ampliamento dello scambio di comunicazione oppure ti sembra un luogo virtuale creato per controllare le masse e indebolirle?
Credo ogni strumento possa avere utilizzi differenti. Einstein diceva per esempio di ignorare con quali armi avremmo combattuto la Terza Guerra Mondiale ma che per la Quarta avremmo usato pietre e bastoni. Questa mente collettiva della quale a ragione tu parli potrebbe essere tanto stimolante quanto spassosa. Per il momento certamente non lo è.

Immagino Vittorio Veneto come molto più mistica, radicale e hardcore di New York. Sei d'accordo?
Trovo mistico, non necessariamente radicale e hardcore, il fatto di vivere nella lontananza di entrambe. E l'equilibrio in questo caso non si trova nello stare in mezzo. L'assenza è ciò che da sempre crea necessità in me. Forse è anche per questo che le idee così come le ispirazioni non si presentano mai quando cercate.

Hai un chiodo fisso, una scheggia che ti perfora la mente?
Sebbene sia persuaso dall'idea che l'artista debba essere piuttosto che un esempio il ricettacolo delle nefandezze del mondo, al momento ambisco ad un codice comportamentale integro, radicale e disciplinato. Cavalleresco.

Castañeda scrisse nel '98 "L'uomo non ha più sogni propri, se non quelli di un animale che è stato innalzato a diventare un pezzo di carne: sogni banali, convenzionali, idioti". È questa mercificazione dell'Io il senso del lavoro Nicoglione, merda, frocio, gay esposto da Monitor Gallery l'anno scorso?
'Nicoglione, merda, frocio, gay', così come le altre opere esposte recentemente a Roma, è uno studio geografico nel quale intendo geografia come una mappatura sia territoriale che esistenziale. Questo lavoro in particolare nasce strappando delle pagine da alcune riviste che mi sono state regalate dal bar sotto casa a Vittorio Veneto dove facevo colazione. Sono pagine nelle quali compaiono articoli su di me che sono stati scarabocchiati con disegni e insulti da persone anonime che frequentavano lo stesso bar. 

Grazie Nico, hai ragione, chi lo sa se l'inferno sono gli altri o gli altri siamo noi... certo l'importante è incontrarsi.

codalunga.org

Crediti


Testo Gloria Maria Cappelletti
Foto Mattia Zoppellaro