arcobaleni, orsi, camioniste e poiane: benvenuti nel magico mondo queer

Abbiamo fatto due chiacchiere con Mariagloria Posani, la giovane creativa dietro A Queer Culture Illustrated Guide, la fanzine che combatte l'ignoranza con l'ironia.

di Francesca Lazzarin
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10 marzo 2016, 11:10am

Ora che spendere parole poco eleganti sullo stile di vita di Vendola su Facebook è diventato più mainstream dei risvoltini ai jeans dello scorso anno e il dibattito sulle unioni civili ci ricorda come in realtà ci troviamo in un Paese che, a volte, di civile ha ben poco, abbiamo incontrato Mariagloria Posani, la grafica editoriale 24enne che preferisce "condividere con la comunità il senso dell'ironia, invece che la rabbia." A Queer Illustrated Guide è, come il titolo stesso suggerisce, una finestra sul mondo queer con le sue infinite sfumature e definizioni, una prima enciclopedia della cultura LGBT che fa proprio ciò che ci si aspetterebbe da una guida: affronta dei temi vasti e complicati in modo semplice e schematico. Questa, in particolare, lo fa con un tono leggero e ironico che, purtroppo, di rado i media riservano alla tematica. Nata come fanzine autoprodotta e disponibile in una versione online (alla quale anche tu puoi contribuire), A Queer Guide è pensata per chi si sente parte di questo mondo e vuole approfondire la conoscenza della propria cultura, trovare la definizione che più gli si addice e perché no, farsi due risate (il fattore LOL di sicuro non manca), ma non solo. Attraverso questi omini color pastello, infatti, la comunità queer si spiega, si prende in giro e invita ad unirsi ad essa anche chi non fa direttamente parte di questa cultura, ma ha il desiderio di capire, di abbattere il muro dell'ignoranza che sta alla base di ogni discriminazione. La guida si traduce in un microcosmo in cui la diversità non viene nascosta, ma celebrata e persino enfatizzata, ricordandoci che, alla fine, la cosa che davvero ci accomuna è proprio la nostra unicità.

Com'è nata l'idea del progetto e come l'hai concretizzata?
Durante l'università io, la mia socia, nonché immancabile compagna di gruppo queer, e altri amici ci siamo fatti un sacco di domande sulle persone, sugli orientamenti, sull'identità, sui cliché. E avremmo voluto che qualcuno avesse schematizzato per noi in modo figo e comprensibile i termini giusti da usare per capire. Non ho mai trovato qualcosa che soddisfacesse il mio disturbo ossessivo-compulsivo per l'ordine e l'infografica - tantomeno in italiano - perciò ho pensato di provare a farlo da me.

Le prime pagine della fanzine che ne è derivata sono nate in una notte, più o meno. Ho tirato fuori tutto ciò che sapevo e l'ho messo su carta. Il resto è venuto per gradi, prima interrogando gli amici, poi i conoscenti, poi gli sconosciuti. C'è da dire che per circa un anno le uniche 3 o 4 copie esistenti della Queer Guide sono rimaste sulla scrivania di qualche amico e sulla mia, finché non ci siamo decisi a stamparne un centinaio e iniziare a darci dentro. Ora siamo alla quarta ristampa, vuol dire circa 350 copie in giro nell'universo mondo, e un sito che è più o meno l'equivalente in verticale della fanzine cartacea.

Qual è il tuo lettore ideale? Quando hai ideato il progetto avevi uno scopo preciso in mente, qualcuno o qualcosa che desideravi raggiungere?
Non direi, per quanto poco poetico all'inizio volevo fare qualcosa e basta. È possibile che come tutti i grafici abbia fatto una cosa un po' da grafici, alla fine. Ma spero sia un progetto che si spiega da sé, e che sia abbastanza semplice da raggiungere chiunque voglia dare un'occhiata.

Hai parlato della Guide ai ragazzi delle superiori. Puoi raccontarci di più dell'esperienza?
Ah, è stata una figata. Poco dopo aver portato A Queer Culture allo scoperto nel mondo, io e delle amiche siamo state invitate da Chiara di Le Cose Cambiano e dai ragazzi di Tessere le identità a partecipare al loro progetto-scuola ad Alessandria, dove abbiamo incontrato diverse classi di un Istituto Superiore per parlare dei nostri progetti, di diversità e di amore. I ragazzi ci hanno ascoltati con un po' di impazienza (e gran sollievo per la lezione di matematica scampata), ma la parte migliore è che quando li abbiamo lasciati liberi di intervenire si sono messi a discutere tra di loro, affrontando la questione "il mondo sì è cambiato / il mondo lo dobbiamo cambiare noi".

Una cosa certa è che quando poi siamo andati sul personale, parlando di noi, i ragazzi si sono svegliati davvero, hanno iniziato a sentirsi partecipi del discorso. È questo che rende Le Cose Cambiano un progetto geniale: siamo persone che parlano ad altre persone. L'unico modo per capirci davvero è metterci non solo la faccia, ma anche i piedi, la voce e la storia.

Hai già notato una differenza rispetto ai ragazzi della tua generazione? Pensi che ci stiamo avviando verso una progressiva apertura mentale tra i più giovani?
L'apertura mentale? L'apertura mentale dei ragazzi non è mai stata il problema, il problema è la strumentalizzazione politica di temi che invece toccherebbero all'etica laica, al Diritto civile e all'umanità di ognuno. In fondo tutti lo capiamo l'amore, soprattutto da giovani. Forse sono ancora troppo giovane per capire se qualcosa è cambiato negli ultimi anni.

Per i contenuti (soprattutto la parte riguardante pregiudizi e falsi miti) ti sei basata solo su ciò che hai osservato tu stessa o hai chiesto aiuto ad amici e conoscenti?
Prima ho messo su carta tutto quello che già sapevo e, una volta esaurite le fonti, ho chiesto aiuto al mondo là fuori attraverso il web. Da allora mi sono messa sotto a studiare e a raccogliere impressioni. È da un po' che portiamo A Queer Culture in giro per associazioni, feste, fiere di fanzine e che lo promuoviamo online: più gente viene in contatto con quello che sto cercando di costruire, più gente può aggiungere, correggere, discutere. Più persone vengono coinvolte nel progetto, meglio è. Mi arrivano mail anche da altri Paesi e ho conosciuto molta gente che mi ha dato feedback o suggerito titoli di libri e articoli da leggere. È una buona scusa per continuare a imparare.

Nella fanzine vengono illustrati molti termini diversi, ma ora, nel 2016, ha ancora senso definirsi? Pensi sia importante, rassicurante potersi riconoscere in una determinata categoria?
Definirsi ha sempre senso. Come può avere senso scegliere di non farlo. Il fatto che esistano dei termini non costringe nessuno ad usarli, ma permette a chi ne ha bisogno di scegliere quello che ritiene più giusto per sé. Sapere che il modo in cui ti senti ha un nome, in un certo senso, ti fa sentire di non essere mai stato solo, ti dà un punto di riferimento da cui partire, un modo per parlare di te agli altri e una certa sicurezza.

Unioni civili: reale passo avanti o presa in giro?
Presa in giro. Ora stiamo a vedere.

Nella fanzine c'è una parte dedicata al coming out e alla sua importanza in quanto atto politico, puoi approfondire questo concetto?
L'importanza del coming out è molto semplice da capire: a parte il fatto che si esiste in pace in mezzo agli altri solo se sinceri almeno su se stessi, la gente ha paura di ciò che non conosce. Discrimina ciò che vede come lontano e diverso, ma dovremmo sapere tutti che la non etero-normaitività non è né lontana né diversa. È facile prendere per il culo il signor Vendola, ma negare ad alta voce i diritti di tua sorella è già più complicato, no? Penso che parlare di diversità sessuali porterebbe a una collettività più sex positive, meno astiosa, più sicura di sé. Tutti, anche gli etero duri e puri, ne hanno bisogno.

Qual è stato secondo te il coming out più interessante e influente del 2015?
Se mi chiedi di coming out influenti dovremmo parlare di Caitlyn Jenner? Ma a me è piaciuto il "google me, I'm not hiding" di Kristen Stewart. È stato abbastanza iconico come coming non-del-tutto-out dell'era di Tumblr. Cercatela su Google vi prego!

Nella Queer Guide parli di luoghi comuni, di stereotipi. Pensi ce ne siano alcuni che, effettivamente, sono più veri di altri? Quali sono i tuoi preferiti o quali trovi più divertenti?
Non parliamo di pregiudizi, vero? Perché i pregiudizi ("due uomini gay sono pessimi genitori per forza", "se sei lesbica è perché non hai ancora trovato l'uomo giusto", "I bisessuali non esistono" e stronzate così) sono falsi miti che ingrassano la stessa ignoranza di cui si nutrono, e non hanno mai fatto ridere nessuno. 

I cliché invece sono belli perché sono veri. Gli orsi, le camioniste, il lesbo-drama, le passive e il gaydar esistono e va bene così. Poi c'è chi si prende davvero sul serio, ma io preferisco condividere con il resto della comunità il senso dell'ironia, invece che condividere la rabbia.

queercultureguide.com

Crediti


Testo Francesca Lazzarin
Immagini su gentile concessione di A Queer Culture Illustrated Guide