amalia ulman sta trasformando instagram in una performance artistica

L’artista Amalia Ulman rovescia il ruolo dell’artista femminile, trasformando la sua vita sui social media in una performance d'arte e creando storie intricate che rivelano il modo in cui vediamo le donne online.

di Dean Kissick
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11 novembre 2014, 2:50pm

Durante gli incidenti succedono un sacco di cose. Dopo essere finito con l'auto in un fossato alla periferia di Milano, ad esempio, Filippo Tommaso Marinetti ha scritto il Manifesto del Futurismo. Dopo aver rischiato la vita in un incidente tra autobus nel centro di Città del Messico all'età di soli 18 anni, Frida Kahlo non è mai più stata la stessa. E dopo aver distrutto la sua Lexus nel 2002, Kanye West è andato in studio e, sconvolto, ha registrato la canzone che avrebbe cambiato per sempre la sua carriera.

All'1.45 di notte, nel tragitto da New York a Chicago, il Greyhound Bus su cui stava viaggiando Amalia Ulman si è scontrato con un camion, provocando la morte di un passeggero e ferendo gravemente gli altri. "Mi sono svegliata e ho visto le ossa che mi uscivano dalle gambe. È stato strano: non ero fisicamente lì, era come se fossi fuori, al di sopra di tutto. Sentivo semplicemente cosa mi stava succedendo intorno," racconta. "Mi hanno portata via in elicottero e ho passato due mesi in ospedale, imbottita di morfina."

Le gambe di Amalia erano letteralmente in frantumi ma sono state in qualche modo rimesse insieme e, dopo una lunga degenza e un sacco di fisioterapia— incluse le lezioni di pole dance che ha preso a Los Angeles e che erano allo stesso tempo parte del trattamento e parte della sua performance artistica — ora Amalia si sta riprendendo.

Amalia è un'artista argentina, è cresciuta in Spagna, ha studiato alla Saint Martins di Londra e ora vive a Los Angeles. È tornata a Londra per la sua mostra personale The Destruction of Experience, all'Evelyn Yard. E dall'ultima volta che ci siamo visti, nell'estate del 2013, in occasione dell'apertura della sua performance Ethira all'Arcadia Missa, le sono successe un sacco di cose, non ultimo l'incidente stradale.

Ho passato un pomeriggio in sua compagnia mentre si faceva sistemare i capelli, dopo uno sfortunato episodio nello studio di un altro parrucchiere. Dopo l'accaduto, per farsi perdonare, quest'ultimo le aveva inviato una scatola di prodotti per capelli a base di placenta. "Erano delle confezioni di vetro," mi ha spiegato Amalia, "e nel tentativo di aprirli sotto la doccia mi sono tagliata una mano. In pratica una mano mi sanguinava mentre con l'altra cercavo di spalmarmi la placenta sui capelli: un bizzarro ciclo di vita e morte, insomma." Questo è lo strano mondo di Amalia.

Come posso spiegarvi quello che fa Amalia? Il modo migliore forse è iniziare da Instagram, dove alterna foto delle sue colazioni ai selfie dopo la chirurgia plastica. Ha più di 100.000 follower, anche se lei sostiene che non siano tutti veri:

"Ora come ora ho un troll, o comunque uno che mi sta riempiendo di finti follower."
Chi?
"Non ne ho idea!"
E perché lo fa?
"Per darmi fastidio?!"

La trasformazione di Amalia è iniziata quest'estate, quando si è costruita un personaggio alla Iggy-Azalea, facendo video sexy e dicendo cose del tipo: "voglio essere bella per essere invidiata dalle altre ragazzacce; voglio farle singhiozzare davanti ai loro schermi e fare commenti come " F A S T I D I O S A" e "tutto questo schifo è pure fottutamente presuntuoso."

Le vere polemiche però sono nate quando ha iniziato a sottoporsi (o forse no) a una serie di interventi chirurgici—botox, naso e seno—e ha documentato tutta la procedura attraverso i selfie. A quel tempo le sue storie online mi coinvolgevano moltissimo, più di quelle dei miei amici, ma mi provocavano anche una certa confusione. Sullo sfondo del mondo piatto di internet, la finzione di Amalia non rifletteva una situazione molto diversa dalla realtà del suo ricovero ospedaliero.

Oggi Amalia ammette apertamente che tutte queste sue trovate online erano in realtà una messa in scena, concepita come una performance artistica su Instagram che risponde al nome di Excellences & Perfection. L'idea è nata a Los Angeles questa primavera e si è poi sviluppata attraverso un lavoro di tre mesi meticolosamente organizzato e composto da foto, video e parole. Si è infilata furtivamente in hotel di lusso per farsi delle foto, ha frequentato assiduamente H&M per comprare (e poi restituire) vestiti adatti al personaggio che aveva deciso di interpretare e ha fatto un corso di pole dance per calarsi meglio in questo stile di vita immaginario. L'idea era quella di raccontare la storia di una brava ragazza diventata cattiva (e della sua ritrovata redenzione) per mostrare la facilità con cui il pubblico viene manipolato, e far capire come la televisione, i video, i film e i libri contribuiscano alla diffusione di alcuni stereotipi.

"È la storia di una ragazza di provincia che sogna di diventare una modella," mi racconta. "È stata scoperta da un fotografo e finisce a vivere a Los Angeles. Non ha soldi, si è appena lasciata con il fidanzato e cede alla tentazione di diventare una sugar baby (cioè una giovane donna che si fa mantenere da un uomo più vecchio, lo sugar daddy). A un certo punto però la situazione si capovolge e lei inizia a drogarsi, finisce in riabilitazione e torna dalla famiglia, in provincia."

Mentre la plastica al seno di Amalia è stata frutto di finzione, Amalia ha veramente speso 2000 dollari per rifarsi il naso e per le iniezioni di botox. Ha deciso di immergersi nel mondo che stava esplorando ed è stata perfino invitata allo Swiss Institute di New York per incontrare il dott. Fredric Brandt, il "barone del Botox", un collezionista di arte contemporanea e una celebrità tra i medici.

"È lui l'inventore della puffy face: al posto di incidere e sollevare le pelle, preferisce l'iniezione di sostanze attraverso tecniche meno invasive," spiega. Dopo le iniezioni, "non ho dormito per una settimana, ma la mia faccia appariva comunque fresca e rilassata grazie all'acido ialuronico. Sentirsi stanchi ma guardarsi allo specchio e vedersi perfetti dà una sensazione davvero potente. Questo è un esempio di come, in termini di forma fisica, l'accesso a tali pratiche fa sì che artificialmente alcuni siano più privilegiati di altri."

Quando ho annunciato che avrei intervistato Amalia, tutti hanno sperato di poter finalmente trovare risposta a due domande: Amalia ha davvero subito delle plastiche? E perché ha usato Instagram per realizzare questa performance?

"L'idea dell'autopromozione mi faceva sentire davvero a disagio, così ho deciso di distruggere il mio personaggio online e creare questa finta verità con cui non riuscivo nemmeno più a combattere. È il potere dell'immagine. Mi ero anche stufata dello stereotipo della donna artista, quindi ho giocato anche su questo, autodistruggendomi in quanto artista e trasformandomi nell'opposto, in un personaggio che è in grado di suscitare un mix di sentimenti contrastanti: da una parte attrazione, ma dall'altra anche profonda repulsione, un senso di nausea."

"La storia di Amanda Bynes è una delle cose che mi ha ispirato di più. C'erano persone che seguivano la mia storia e aspettavano che arrivasse il tracollo. Questo aspetto mi interessava molto: il fatto che la gente seguisse la storia come se avesse davanti un libro o un film."

Ma chi è la vera Amalia Ulman? Ho scoperto che suo padre era il proprietario di una fabbrica di skateboard fallita a causa della crisi economica argentina del 1989, anno della sua nascita. "Mio padre è un vero punk," racconta, "mentre mia madre è molto più vicina allo stereotipo della Generazione X. Non crede nel concetto di famiglia e delle convenzioni sociali: è una specie di nichilista russa."

Si sono trasferiti in Spagna quando lei era piccola e, in quanto immigrati, non hanno avuto vita facile; Amalia racconta che pochi giorni dopo il loro arrivo qualcuno aveva disegnato una svastica sulla loro porta di casa. A 17 anni ha vinto una borsa di studio per andare a Londra a studiare alla Saint Martins e qualche anno fa è partita di nuovo per portare in giro per il mondo le sue performance.

Amalia gestisce anche una newsletter e una delle ultime cose che ha scritto iniziava così: "mi spiace non avervi scritto per un po'. Non volevo interferire nel ritmo di Excellences & Perfection, volevo farvi credere che il crollo fosse reale, volevo che vi fidaste delle immagini più che di ogni altra cosa... se vi avessi raccontato dei miei giorni felici al mare o di come mi ero vestita per la parata del 4 luglio vi avrei annoiati. E sono sicura che non avreste voluto leggere cose del genere."

The Destruction of Experience è ora in mostra all'Evelyn Yard

amaliaulman.eu

Crediti


Testo Dean Kissick
Immagini da Excellences & Perfections di Amalia Ulman

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