il fondatore del terraforma ci racconta come nasce un festival internazionale

Ruggero Pietromarchi ha portato in Italia un nuovo concetto di rassegna musicale che unisce sostenibilità ambientale, valorizzazione del territorio e artisti internazionali.

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giu 13 2017, 9:50am

Threes è una casa di produzione che si sta prendendo il suo spazio nell'organizzazione degli eventi musicali a Milano e dintorni, con una speciale attenzione alla sostenibilità ambientale e alla riqualificazione del territorio. La settimana scorsa ha portato, in collaborazione con Basemental, il leggendario musicista ambient William Basinski alla Chiesa Rossa, dove capeggia l'installazione postuma di Dan Klavin commissionata dalla Fondazione Prada, e per il secondo anno consecutivo si appresta a curare l'apertura dei Bagni Misteriosi, in cui nel 2016 una big orchestra ha reinterpretato le musiche di Lorenzo Senni.

Il fiore all'occhiello di Threes è però il Terraforma Festival, che tra il 23 e il 25 giugno porterà musica di qualità alla splendida Villa Arconati di Bollate. Il progetto non prevede solo un'accurata selezione artistica per la tre giorni nel verde, ma ha un più ampio respiro e una più nobile missione: quella del progressivo restauro del parco della villa e della realizzazione del Labirinto sul modello originale risalente al XVIII Secolo. Attendendo con ansia quella che sarà la quarta edizione del Festival, abbiamo fatto una chiacchierata con Ruggero, uno dei quattro soci di Threes e fondatore di Terraforma, che ci ha raccontato com'è nato questo progetto e che cosa dobbiamo aspettarci dalla nuova edizione.

Ciao Ruggero, quali sono le novità di quest'anno?
Sin dal primo anno di Terraforma abbiamo voluto insistere sui concetti di esperienza e di community: da qui l'idea—e la necessità—del campeggio, a cui si aggiunge l'invito ai partecipanti del festival a fermarsi a dormire per vivere al meglio la tre giorni nel parco di Villa Arconati.

La componente straniera nel camping è molto nutrita, superando il 50 percento dei partecipanti, e nel corso degli anni abbiamo avuto tante richieste di ragazzi che, essendo in viaggio, avevano l'esigenza di trovare in loco l'attrezzatura da campeggio. Parallelamente, abbiamo ricevuto la proposta di Pop-up Hotel, che si occupa di questo tipo di ospitalità nei migliori festival inglesi - tipo Glastonbury e Wilderness - e voleva aprirsi al mercato italiano. Loro hanno individuato in Terraforma, proprio per questo spirito comunitario che lo contraddistingue, l'apripista ideale e siamo molto soddisfatti di poter collaborare con loro. Un'altra cosa per la quale mi sono battuto (e sbattuto) tantissimo è il Terraforma Playground, un'area per bambini. Abbiamo chiesto a due gruppi di architetti, Parasite2.0 e Agreement sto Zinedine, di progettare l'area dove si terranno workshop destinati ai più piccini organizzati dall'associazione Afterschool Milano.

Nel 2014, il concetto di Terraforma in Italia è stato un vero gamechanger, di cui ora vediamo qualche epigono. Avete preso spunto da qualche realtà all'estero?
Certo. Con Terraforma non abbiamo inventato nulla di nuovo, semplicemente abbiamo messo insieme quelle che sono state le nostre esperienze: il risultato è un unicum originale, soprattutto in quel momento storico della nostra apertura, dato che adesso in Italia iniziano a esserci realtà simili. Un festival che sicuramente ci ha influenzato è il Labyrinth, che si celebra da più di quindici anni in Giappone e ha cui ho partecipato qualche anno fa, invitato da Donato Dozzy. Un altro festival a cui il concetto di Terraforma deve molto in realtà è italiano, o meglio lo era, visto che ora è d'istanza in Spagna, ed è il Rototom Sunsplash. Se da un lato il Labyrinth è stato di grande ispirazione per quanto riguarda il flow del festival, in termini musicali—e quindi questa idea di iniziare la programmazione già dalla mattina—il Rototom lo è stato per quel senso di community e di condivisione a cui accennavo prima.

Avete progetti anche all'estero?
Questa è una domanda che ci poniamo spesso. Sì, vorremmo senz'altro, anche se a dirla tutta devo ammettere che mi piace l'idea di lavorare in Italia, soprattutto perché vedo grandi margini per sviluppare dei progetti su un territorio che ha moltissimo potenziale inespresso. Mi riferisco soprattutto a ciò che gira intorno al mondo della cultura e del patrimonio artistico. La nostra sfida sta nel valorizzare l'enorme bagaglio culturale che ha questo paese e arricchirlo con contenuti d'avanguardia. Da una parte c'è quindi l'idea di guardare oltreconfine, soprattutto per quanto riguarda le collaborazioni con altre realtà: siamo entrati da un paio di mesi a fare parte di un importante network di festival internazionali - l'International Cities of Advanced Sounds - di cui fanno parte tante rassegne che mi piacciono, come il Mutek e il CTM. D'altra parte però abbiamo vinto questa sfida di portare un modello che in Italia non c'era e di farlo funzionare, e vogliamo continuare su questa strada.

La lineup di quest'anno è davvero interessante: so che è difficile scegliere, ma ci dici tre performances che non ci possiamo perdere?
Come sai, Terraforma si struttura come un unico percorso che si snoda nel corso del giorno e della notte, quindi ci sono cose molto diverse tra loro. Sono molto curioso di vedere come sarà l'apertura, che è ad opera di Stine Janvin e N.M.O., due artisti che stanno lavorando su un progetto comune in cui accorperanno le rispettive performance nell'area del Labirinto. Si tratta di un'esibizione pensata appositamente per quella location, e quindi unica. Un'artista di cui sono grande fan, e che ho cercato per anni di portare al festival è Suzanne Ciani, pioniera dell'uso dei sintetizzatori, e sarà un sogno che si avvera vederla suonare il sabato al tramonto. Infine per la domenica, il mio pick è la performance di John Swing, un ragazzo italiano non molto conosciuto che vive a Londra e che fa deep house, che si accompagnerà al cantante dub David Soleil-Mon.

Qui il programma completo del Festival.

Crediti


Testo Dario Buzzacchi
Fotografia © Delfino Sisto Legnani