giorgio armani non è un fan della teatralità di gucci

“Non parlerò di teste mozzate": per Armani la classicità vince sulla stravaganza.

di Steve Salter
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26 febbraio 2018, 2:32pm

"La mia moda non è teatrale, non dura quanto una sfilata in passerella e non serve solo a far parlare di sé. Altrimenti sarebbe sconnessa da ciò che i clienti trovano nelle mie boutique." Queste le parole di Giorgio Armani dopo la sua sfilata primavera/estate 18. "Non parlerò di teste mozzate, non ho mai giocato questo gioco. Dobbiamo muoverci e creare emozioni, ma senza strafare—sarebbe troppo facile," ha aggiunto lo stilista 83enne. Non ha fatto nomi, ma il riferimento al multi-universo di Gucci e ai suoi effetti speciali cinematografici era ben chiaro.

Le sfilate viste sulle passerelle della Fashion Week di Milano hanno alternato il vecchio al nuovo, il familiare all'extraterrestre e l'aspettato all'inaspettato. Ma il contrasto forse più d'impatto in questa dicotomia è quello tra i due direttori creativi Alessandro Michele e Giorgio Armani. Il lato positivo? Le loro collezioni hanno dimostrato che lo spazio è ampiamente sufficiente per entrambi gli approcci. Certo sulla passerella Armani teste e altri organi erano esattamente dove ci aspettavamo di vederle, ma l'innovazione non è comunque mancata: grazie a tagli sartoriali creativi, rielaborazioni e nuove interpretazioni del suo logo, la collezione Emporio Armani autunno/inverno 18 ci ha ricordato che questo brand non ha paura di sperimentare. Mai. Anche quando si tratta di lavorare sui suoi iconici completi o sul suo inimitabile branding, che gli ha permesso di dare vita a un impero globale nel corso di oltre quattro decenni ai vertici dell'industria della moda.

While Michele’s far-reaching encyclopaedic daydreams take us that bit deeper inside his carefully cultivated world, Armani grounds his vision in elevating the everyday. “I enjoy watching people, bringing into my world the spirit of what I see, processing and reinventing it,” the Emporio Armani show notes explained. “Today everything gets mixed up, rules have been turned upside down. That’s the freedom I wanted to capture in this collection,” Armani explained. This freedom saw him subvert dress codes as eveningwear archetypes were reimagined for the day, garments were mixed-and-matched in unexpected combinations -- rhinestone cowboy boots, teamed with fluid overcoats and short skirts were particularly playful -- and the EA branding popped up throughout. Armani and Michele might use radically different methods but both know how to create product their customers will covet.

E se i sogni enciclopedici di Michele ci immergono nelle profondità del suo incredibile mondo, Armani pone invece le basi della sua visione creativa nell'elevazione del quotidiano. "Amo guardare le persone, trasportare nel mio mondo lo spirito di ciò che vedo, processarlo e reinventarlo," si legge nella nota alla sfilata Emporio Armani. "Oggi tutto viene mixato, le regole vengono stravolte. È questa la libertà che volevo catturare in questa sfilata," ha poi spiegato lo stilista. Questa libertà si traduce quindi in rielaborazione dei codici della moda e archetipi dell'abbigliamento da sera—proposto qui nella sua versione giorno—, in unioni insolite di stili molto diversi tra loro, tra stivali da cowboy, ampi cappotti e minigonne giocose.

Partendo da punti di vista radicalmente opposti, Giorgio Armani e Alessandro Michele arrivano però allo stesso traguardo: portare in passerella ciò che sanno i loro clienti brameranno.

Crediti


Fotografia di Mitchell Sams

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK.

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