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ma la pelle vegana è davvero più sostenibile di quella vera?

Spoiler: no, spesso non lo è.

di Laura Pitcher
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22 novembre 2019, 6:00am

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Mentre l’Amazzonia continua a bruciare, la pelle è stata nominata come il primo colpevole di questo abominio (con un report del 2016 che associa l’80% della deforestazione nel paese destinata al pascolo del bestiame), non stupisce il fatto che molti di noi stanno sostituendo le loro borse di cuoio con altre di pelle vegana. Il mercato della pelle sintetica (con un valore di $25 milioni) si sta spingendo a raggiungere $45 milioni entro il 2025. Ma con il termine “pelle vegana” spesso si intende plastica, è questa l’alternativa che ci aiuterà davvero a salvarci da questa crisi climatica?

Il dibattito del vero versus falso solleva molte variabili riguardo l’ecosistema, tra cui il mettere a paragone le emissioni di carbonio prodotte dall’allevamento di bestiame con il fatto che le alternative in plastica sono spesso prodotte da combustibili fossili. Quando si pensa ai noti effetti della tintura delle pelli, a quelli della dispersione di microplastiche che inquinano i nostri oceani, è chiaro che non è facile trovare una soluzione che possa rispondere a tutto.

Visto che l’industria dell’allevamento e dell’agricoltura apporta intorno al 18% delle emissioni di carbonio globali, sappiamo che il caso della pelle è direttamente collegato all’industria della carne. Ma con ancora una grandissima richiesta di mercato della carne e una invece molto più bassa della pelle, questo fa si che una grandissima quantità di pelle finisca direttamente nelle discariche, creando ancora più emissioni di carbonio. Per questo motivo, il 32enne esperto di moda sostenibile Alden Wicker ha deciso di indossare pelle vera invece che le alternative vegane.

“L’azione più sostenibile che si possa fare da consumatori di moda è comprare meno e comprare meglio,” ci spiega. “Ho provato a utilizzare alternative vegane ma si consumano, si rompono e cadono a pezzi intorno a un anno dall’acquisto. I miei capi in pelle vivono in eterno e sono molto più comodi.” Il problema principale per Alden è che le alternative di pelle vegana sono materiali sintetici che molto spesso contengono PU (poliuretani) o PVC (cloruro di polivinile).

Comunque, la scelta d’indossare pelle vera per prevenire lo spreco dato dalla forte richiesta di carne, non vale per il caso della pelle di vitello e di agnello, la cui pelle ha più valore della loro carne. La carne diventa il sottoprodotto per i vitelli, non più la loro pelle, e il consumo di vitello sta avendo un calo notevole. Per questo motivo, molti brand acquistano delle vere e proprie fattorie per avere accesso a questo tipo di pelle di lusso.

E mentre pelle esotiche come quella di coccodrillo sono da tempo contrastate da enti come PETA contro la crudeltà degli animali, un gruppo di conservazionisti ha recentemente scritto una lettera in opposizione al Business of Fashion affermando che l’uso delle pelli si rettili dia un profitto alle comunità indigene locali. Alden spiega che anche lei si schiera a favore della “tradizionale manifattura indigena, che si affida all’uso della pelle”. “Non direi a gruppi di artigiani locali che devono cambiare dalla pelle vera al consumo di pelle sintetiche,” ha detto.

Per il designer belga Mats Rombaut, fondatore del brand basato a Parigi di scarpe sostenibile chiamato Rombaut, l’uso della pelle non era più una scelta fattibile dopo essersi reso conto dell’impatto che l’allevamento animale ha sull’ambiente e sugli animali stessi. Come uno dei primi designer nel mercato alternativo, ha speso gli scorsi sei anni facendo un prova e riprova per trovare la risposta più sostenibile.

Per il fatto che Mats è vegano, si interfaccia con il dilemma morale che anche molte persone interessate alla questione si trovano ad affrontare, che ha a che fare con la crudeltà rispetto agli animali. Il designer si stupisce che non ci sia un senso di urgenza più forte rispetto alla questione dell’inquinamento di carbonio da parte dell’industria dell’allevamento e vuole provvedere alternative sostenibili per chi vuole boicottare l’uso della pelle totalmente. “Penso che sia importante scegliere aziende che fanno ricerca da molto tempo e che hanno l’intenzione autentica di fare un cambiamento, non perché improvvisamente è diventato cool e una forte strategia di PR,” spiega. “È come andare da McDonalds per un’insalata. Preferisco non farlo se ho altre opzioni.”

Mats ha iniziato ad usare il Piñatex, un tessuto sostenibile fatto dalle fibre delle foglie dell’ananas (spalmato con un derivato del PU per renderlo più durevole). Ha anche ricercato altre alternative naturali come la “pelle di funghi” ma afferma che molte di esse sono ancora in fase di elaborazione e non sono pronte per il mercato. “Ci sono diverse qualità rispetto al sintetico e ai materiali naturali, e specialmente nella footwear hai bisogno di materiali davvero resistenti, e che durino molto,” spiega. “Questo tratto della durabilità è anche molto importante per la sostenibilità.” Opzioni come pelle fatta in laboratorio sono ancora in fase di progettazione ed è chiaro che serve fare ancora molta strada prima che alternative naturali diventino accessibili e, eventualmente, la norma.

Mentre l’industria della carne sta spodestando quella petrolifera nell’essere “il settore più inquinante,” è chiaro che uno scenario ideale per l’ambiente sarebbe quello in cui tutti dimezzassero il loro consumo sia di carne che della pelle. Ma un boicotto non sembra essere possibile, anche se c’è stata una crescita del 600 percento di persone che hanno iniziato a identificarsi come “vegane” tra il 2014 e il 2017. Con questo in mente, le persone che si sentono a loro agio a indossare la pelle possono ribattere dicendo che indossare pelle bovina è un’azione sostenibile fino al momento in cui è un sottoprodotto dell’industria della carne. La pelle di vitello e di agnello, non cadono in questa categoria e devono essere evitate a tutti i costi.

Ma ci sono comunque delle buone ragioni per chi ha intenzione di boicottare l’intera industria e affidarsi solamente alle alternative vegane. Per quelli che non si sentono a loro agio a indossare la pelle, altre alternative naturali come il Piñatex sembrano essere la soluzione più sostenibile fino al momento in cui ci saranno degli sviluppi tecnologici che renderanno la pelle creata in laboratorio più accessibile. Io personalmente cado in questa categoria di persone, ma tenendo a mente l’importanza che ha la lavorazione della pelle esotica per alcune comunità indigene, sono più incline a fare eccezioni in questo senso, per supportare queste comunità specifiche.

E poi c’è la pelle vintage. “Il riciclo e l’upcycle della pelle vintage è la strada da prendere,” dice Alden. Un recente report della Ellen MacArthur Foundation, afferma che l’industria della moda userà più di un quarto del budget mondiale annuale di carbonio entro il 2050, e questo rende difficile giustificare l’acquisto di nuovi prodotti (fatti di pelle ma anche di altri materiali). Investire in oggetti usati sarà sempre l’azione più impattante quando si parla di abbassare la propria importa sull’ambiente, dando comunque la possibilità di usare prodotti in pelle senza avere nessun tipo di senso di colpa eco.

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Crediti

Testo di Laura Pitcher

Questo articolo è apparso originariamente su i-D US

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