a bologna c'è un pezzo d'america: vi presentiamo paloma lucenti

Vi raccontiamo oggi il progetto della studentessa IED Paloma Lucenti che ha fotografo alcuni frammenti degli Stati Uniti tra gli edifici bolognesi.

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20 novembre 2017, 12:34pm

Questo contenuto fa parte della serie 'Best IED Students', ricerca in cui noi di i-D selezioniamo i nuovi creativi che entrano oggi a far parte dell'industria della moda. Presentando le loro tesi di laurea, i migliori studenti del corso Fashion Styling 2017 dell’ IED Istituto Europeo di Design vogliono raccontarsi e condividere con i nostri lettori il futuro della moda.

"Mi chiamo Paloma, ho 27 anni e sono di Reggio Emilia. Vivo a Milano da tre anni, dove mi sono trasferita per frequentare l’Istituto Europeo di Design. Questa città mi ha senza dubbio permesso di scoprire tanto, di fare nuove esperienze, di entrare in contatto con nuove realtà creative, di mantenermi sempre curiosa verso ciò che mi circonda. Eppure, il sentimento di nostalgia per la mia casa non mi ha mai abbandonato. Dicono che alla fine il viaggiatore è sempre diretto verso casa. Per me è stato proprio così.

M'interessava particolarmente raccontare il mio territorio, la mia realtà e il mio quotidiano. E volevo farlo in maniera nuova, inaspettata, forse per dimostrare che non bisogna sottovalutare il già visto, o considerare banale ciò che circonda il nostro sguardo quotidianamente. Basta osservarlo in maniera diversa e gli spunti, le idee nascono anche in un luogo piatto, dove “non succede assolutamente nulla,” proprio come nella mia Emilia. Forse, anzi, la grande fortuna della gente che nasce in questi luoghi è capire che perché succeda qualcosa bisogna farlo accadere. La noia è la soglia della fantasia. Ho compiuto un vero e proprio viaggio nella mia terra e ho cercare di applicare una visione personale a ciò che mi circondava. E viaggiando in Emilia ho incontrato l’America. C’erano contadini con cappelli da cowboy, musicisti blues, bikers, persone che conoscevano a memoria i film di Clint Eastwood, persino dei surfisti nei lidi ferraresi...


Sulle note di "Fra la via Emilia e il West" di Francesco Guccini mi sono fermata a riflettere sul fatto che, proprio in un territorio come il nostro—una roccaforte rossa e di sinistra—si potesse cantare del West, dell'America. Ho scelto di approfondire questo aspetto, rendendomi conto che c'è tanta America in Emilia. Percorrendo la lunga strada che va da Piacenza a Rimini, o perdendosi tra la nebbia nelle campagne della Bassa padana, cercarla diventa quasi spontaneo. E spesso la si trova.

C’è l’America inevitabile, quella dei McDonald’s, del ketchup sulle patatine, quella che deborda dalla televisione, delle notizie al telegiornale e delle fiction, quella della musica alla radio, delle hit parade, quella di internet, dei profili Facebook, quella delle palestre aperte ventiquattr'ore al giorno, del fitness a tutti i costi… Sono simboli di una colonizzazione che ha occupato la mente degli individui tramite il potere delle immagini, provocando a volte un'assuefazione a cui è difficile sottrarsi. Sono intrusioni estetiche e culturali che l’epoca della globalizzazione porta necessariamente con sé. Sono segno di un’esterofilia diffusa in tutta Italia. Sono il motivo per cui si incontrano bandiere americane in una terra in cui non si vede quasi mai sventolare una bandiera italiana, neanche nella regione che ha dato i natali al Tricolore.

L’Emilia si appropria di suoni, colori, ambientazioni ed emblemi americani per iscriverli nel vissuto quotidiano, nella campagna o nelle città, senza mai perder nulla della propria identità ma, anzi, trasformando lentamente quei simboli in elementi della propria realtà. La consapevolezza di appartenere a un mondo globalizzato si unisce alla volontà di non rinunciare a solide radici locali. Così il territorio emiliano diventa un crocevia di comunicazioni linguistiche, culturali, visuali ed estetiche. Gli oggetti, le parole e i simboli vengono rivisitati e reinventati. L’estraneo convive in perfetta sintonia con il domestico.

Frontiera Emilia è un’indagine sui possibili modi di esplorare la realtà. È una riflessione che tenta di riportare in superficie ciò che è celato, rivelando un universo sommerso, dove i confini e i territori si intersecano, dove si spalancano le porte della possibilità. Quella possibilità per cui due luoghi apparentemente molto distanti l’uno dall’altro si incontrano e il paesaggio della pianura emiliana richiama alla mente l’immagine delle grandi praterie americane. Quella possibilità per cui il Po si immerge nel Mississippi attraverso il blues. Quella possibilità per cui si può sognare la Route 66 lungo la via Emilia. Quella possibilità per cui ha ragione Guccini quando canta “Fra la via Emilia e il West”.

Questo è un viaggio alla ricerca dell’America in Emilia, la rappresentazione di quella fetta di terra che sogna l’oltreoceano, l’esplorazione di una nuova costellazione di significati e di una nuova estetica.Intimamente Frontiera Emilia è un invito a riscoprire la meraviglia nello sguardo. Come direbbe Wenders “quando il bambino era bambino...”

Crediti


Contenuto realizzato in collaborazione con l'Università IED di Milano
Fotografia e styling Paloma Lucenti