Tutte le immagini su gentile concessione di Desigual 

Nude, senza censura e libere: ecco le donne di Carlota Guerrero

Il suo non è un lavoro "sul corpo delle donne", ma sulla loro spiritualità.

di Amanda Margiaria
|
29 gennaio 2020, 6:00am

Tutte le immagini su gentile concessione di Desigual 

Avremmo tanto voluto poter condividere con voi le foto (e i video) della performance creata da Carlota Guerrero per Desigual durante l'ultima edizione di Miami Art Basel, ma non rispettavano la (ridicola) policy su nudo e immagini sessualmente esplicite di Instagram.

Basata sul concept di Love Different, la sfilata-evento di Desigual è stata l'occasione per presentare al pubblico la nuova collezione del brand, ma in modo del tutto anticonvenzionale. Dopo essere saliti su una piramide a gradoni, i modelli hanno infatti iniziato a baciarsi, sfiorarsi, toccarsi, spogliarsi e accarezzarsi, fino a rimanere nudi, sia emotivamente che fisicamente, davanti al pubblico.

L'artista spagnola Carlota Guerrero ha diretto lo show e curato ogni aspetto, dalla creazione del concept al casting, passando per coreografie e musiche. A poche ore dalla messa in scena di questa massiccia opera, abbiamo incontrato Carlota per parlare del suo lavoro, le donne che fotografa con una frequenza quasi ossessiva e quelle che ancora non ha ancora fotografato.

Intervista Carlota Guerrero

Com'è nata la performance Love Different?
In occasione di Art Basel, Desigual voleva presentare la collezione in modo diverso dal solito, non la classica passerella. SI sono rivolti a me perché negli ultimi tempi ho creato diverse performance e pensavano fossi la persona giusta per lavorare insieme a loro al concept Love Different. Sono partita lavorando sul gesto del bacio, che è un simbolo d'amore universale. Quello del fashion show non è che un pretesto, perché in realtà quello che abbiamo creato ha un valore spirituale, estatico. L'obiettivo era quello di fare in modo che il pubblico fosse ipnotizzato dai gesti dei performer. Volevo allontanarmi dalla parte più superficiale dell'industria della moda, andando invece a ricercare qualcosa di così bello e semplice come il bacio. Ho cercato di trasformare qualcosa di frivolo in un'esperienza trascendentale.

Una delle cose che più apprezzo del tuo lavoro è la diversità dei soggetti che scegli di fotografare: ci sono donne di tutte le forme, con i background più disparati e appartenenti a diverse etnie...
Cerco sempre di rappresentare le comunità del posto in cui sto lavorando, mi piace lavorare al casting e supervisionare questa fase da vicino. È un modo per rendere omaggio alla città, il paese che mi sta ospitando. Del resto, sono una donna mediterranea e il Mediterraneo è sempre stato un luogo dove culture e persone diverse s'incontravano, conoscevano. Voglio che il mio lavoro rifletta questa attitudine all'inclusione con cui sono cresciuta e di cui mi sento figlia. Non mi piace molto lavorare con le solite modelle, preferisco lo street casting, magari lavorare più e più volte con la stessa persona perché so che funziona, fotografare amici e conoscenti di cui mi fido. Non voglio dover decidere se fotografare o meno una persona quando tutto quello che so su di lei è che faccia ha, senza averla magari mai neanche incontrata.

intervista carlota guerrero desigual art basel miami

Ma perché hai scelto proprio Desigual per mettere su questo lavoro così imponente? Qual è stato il momento in cui ti sei detta: "Okay, voglio fare questa cosa e voglio farla con Desigual"?
Durante il primo meeting che abbiamo fatto, quando io ho proposto la mia idea e tutti hanno applaudito. Altri si sarebbero spaventati, magari avrebbero cercato di limitare la mia libertà creativa. Desigual invece mi ha lasciato creare esattamente ciò che avevo in testa, senza impormi nulla. Mi hanno dato l'opportunità di creare qualcosa di bello.

La sorellanza è un elemento centrale nella tua pratica artistica. È un tentativo di replicare qualcosa che hai sperimentato sulla tua pelle in passato?
Sono stata cresciuta da una famiglia di sole donne. Mia mamma, le mie sorelle... E poi ci sono le mie amiche, che a loro volta durante gli anni del liceo sono diventate parte della mia famiglia. Quindi sì, quando ho iniziato a fotografare le donne, l'ho fatto perché era ciò che vedevo tutti i giorni nella mia vita personale. I primi soggetti, inoltre, sono state proprio loro, le mie amiche.

Spesso chi commenta il suo lavoro si concentra sulla "bellezza" dei corpi femminili che immortali, ma il potere che emanano va ben oltre la sfera estetica. Ne sei consapevole?
Mi fa infuriare pensare al modo in cui l'industria della moda ha lavorato per decenni e decenni, portando avanti istanze sbagliate, proponendo ideali irraggiungibili e facendo sentire inadeguate intere generazioni di giovani ragazze. Certo, ho cercato di dare il mio contributo nel cambiare questa narrativa, ma non è stato voluto. In quanto donna, questo tipo di commenti mi fanno pensare a quanto un certo approccio abbia influenzato il modo in cui vediamo i nostri corpi. Ecco, se dovessi riassumere in poche frasi ciò che cerco di comunicare attraverso il mio lavoro, direi che parla della relazione che ho con me stessa, che è in costante evoluzione. Sono a buon punto del mio percorso, so come volermi bene. Sto bene.

intervista carlota guerrero desigual art basel miami

Oltre all'elemento femminile, anche il senso di comunità gioca un ruolo fondamentale nel tuo lavoro?
Per me, trasmettere un senso di comunità nelle mie immagini è una sfida essenziale. Sono sempre stata una leader. Fa parte della mia personalità. Ho sempre organizzato le cose, vedevo connessioni dove ancora non ce n'erano. La prima volta in cui ho fotografato un gruppo di ragazze non sapevo bene neanche io cosa volevo fare, poi sono tornata a casa, ho guardato le foto e lì ho capito: era quello ciò che avrei voluto fare ogni giorno della mia vita da quel momento in avanti. Sapevo cosa dovevo fare, sapevo cosa volevo da loro, capivo chi sarebbe diventata amica di chi. Ho creato connessioni, legami che poi sono diventati indissolubili.

Legame che, spesso, esprimi attraverso i capelli delle modelle stesse?
Sì. Credo che il mio potere sia fisicamente posizionato nei miei capelli. Tempo fa li ho tagliati e mi sono sentita persa. Avevo l'impressione di aver lasciato scappare una parte importante di me, non "solo" qualche centimetro di capelli. Da lì ho iniziato a riflettere sul significato simbolico di questa parte di noi, che ha radici mitiche e arriva dall'Antica Grecia, e pian piano ho voluto incorporarlo nelle mie fotografie per raccontare storie di potere e connessione. Vorrei che i miei capelli fossero così lunghi da toccare terra.

Scrivi anche poesie, o sbaglio?
Scrivo. Non sono una scrittrice, ma scrivo. Non voglio a tutti i costi inserire le mie poesie nella mia pratica artistica, ma stanno trovando il loro posto all'interno di ciò che faccio, spontaneamente.

intervista carlota guerrero desigual art basel miami

Quando hai capito che il tuo percorso prevedeva un lavoro nel settore creativo?
All'inizio me ne vergognavo, poi quando ho scoperto internet (Instagram in particolare), ho capito che c'erano persone a cui interessava davvero ciò che facevo, lo apprezzavano. Devo dire che i social media mi hanno aiutato molto.

Ma ovviamente non è tutto oro quel che luccica e Instagram non è il Paradiso...
Oggi il mio profilo è solo lavorativo. Una volta condividevo molte più cose personali, ma ora mi sento vulnerabile quando pubblico una foto o un video. Devo proteggere le mie energie, l'ho trasformato nel mio portfolio per evitare che esercitasse un'attrattiva troppo forte su di me.

Due anni fa hai detto che avremmo dovuto tenere d'occhio Rosalia, perché avrebbe sbancato. Chi dobbiamo tenere d'occhio nel 2020?
Paloma Wool. È un genio.

intervista carlota guerrero desigual art basel miami

Crediti


Testo di Amanda Margiaria
Tutte le immagini su gentile concessione di Desigual

Tagged:
CARLOTA GUERRERO
art basel miami
desigual
interviste d'arte
desigual loves different