Jeanne Vicerial, artista francese in residenza in Italia durante la pandemia

Dall'esperienza è nato un progetto di "maschere couture" per rispondere all'isolamento da quarantena.

di Alessio de Navasques
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31 marzo 2020, 11:29am

Tante e diverse le reazioni al periodo difficile che stiamo vivendo: la comunità artistica è in prima linea nella riflessione sulla crisi generata dalla diffusione del virus, ma anche nella produzione di iniziative e progetti per lo più virtuali, che ci fanno sperare che la creatività non si fermi. Villa Medici è il luogo di residenza dell'Accademia di Francia a Roma, dove ogni anno un gruppo di borsisti, scelti tra diverse discipline artistiche, si aggiudica la possibilità di ricerca e studio nella dimora cinquecentesca che domina la Trinità dei Monti.

Quest'anno la condizione appartata della Villa, già dimensione per certi versi sospesa e surreale, ha offerto ancora nuovi spunti di indagine alla comunità creativa che si trova a dover passare il periodo di ricerca in Italia in assoluto isolamento. Abbiamo incontrato Jeanne Vicerial, artista e designer che, con il suo progetto Clinique Vestimentaire, porta avanti una ricerca a metà tra arte e moda, ridefinendone le connessioni, le visioni e i paradigmi attraverso una pratica multidisciplinare. Dopo un dottorato di ricerca a Les Arts Décoratifs, il primo in Francia per l’approccio esperienziale allo studio della moda, e dopo aver lavorato con un team di ingegneri per creare un nuovo strumento di tessitura, brevettando una tecnica ispirata agli intrecci dei muscoli, ha iniziato l'esperienza del viaggio in Italia come pensionnaire a Villa Medici.

Quando è iniziato il lockdown forzato, l'artista ha intrapreso un progetto su Instagram, in cui ogni giorno in maniera libera e ironica porta avanti con fiori, materiali organici trovati nei giardini, ma anche lavorazioni couture, la sua ricerca sul rapporto tra moda e corpo umano. Forse uno dei progetti più poetici ed eleganti che abbiamo visto in questi giorni di quarantena.

Jeanne Vicerial intervista residenza Villa Medici
Fotografia di Leslie Moquin

Come nasce il tuo studio Clinique Vestimentaire?
Il progetto nasce dal manifesto Anti_Fashion, in cui Lidewij Edelkoort decretò quanto l'industria della moda fosse un sistema viziato. Clinique Vestimentaire mi ha permesso di ripensare la moda attraverso diversi media: arte, design e ricerca.

In passato chi acquistava un abito era in qualche modo presente durante il processo creativo, nel momento in cui provava il proprio abito su misura, per esempio. Oggi l'individuo non è altro che un consumatore senza alcun ruolo nel processo di creazione e design, rappresenta un dato all'interno di uno studio di mercato, deve adattarsi al taglie standardizzate come S M o L. Clinique Vestimentaire pone l’uomo al centro attraverso un nuovo paradigma: il “prêt à mesure” .

Come potresti definire la tua pratica artistica a metà tra moda e arte?
Non faccio una distinzione tra gli universi in cui mi muovo, principalmente design, ricerca e arte. Attraverso i miei pezzi, voglio parlare di moda senza differenziare; possiamo passare dalla performance alla scultura alla scienza.

Jeanne Vicerial intervista residenza Villa Medici
Fotografia di Leslie Moquin

Qual è il tuo background e come sei arrivata a questo tipo di ricerca?
Ho studiato sia la tecnica del su misura, che del ready-to-wear, ma non ho mai saputo posizionarmi tra i due metodi di progettazione. Ho iniziato a pensare al corpo, considerando che prima dell'avvento del prêt-à-porter, le silhouette venivano definite attraverso il capo, a volte arrivando fino a deformazioni fisiche come con l'uso del corsetto. Poi è come se il prêt-à-porter avesse stato lasciato da parte l'elemento del "corpo” e mi sono chiesta dove fosse finito. Ho capito che il su-misura esisteva ancora, ma questa volta era il corpo stesso che veniva modificato con sport, chirurgia, diete, tatuaggi. La pelle è diventata il tessuto del ventunesimo secolo e il corpo la nostra nuova silhouette su-misura. Dopo la prima scrittura di una tesi intitolata “un corpo su-misura” mi sono interessata alla ricerca per riconciliare quest’ultimo con il prêt-à-porter.

La tua tesi di dottorato presso Les Arts Décoratifs de Paris è stata in qualche modo eccezionale, perché?
Ho presentato una tesi di dottorato di ricerca in Arte Scienze Creazione Ricerca (SACRe) a Les Arts Décoratifs de Paris nell'ottobre 2019. È una tesi speciale, perché è basata sulla pratica, sulla risposta alle ipotesi in modo sperimentale. A quel tempo non esisteva un programma di Dottorato sulla Moda in Francia.

Jeanne Vicerial intervista residenza Villa Medici
Fotografia di Leslie Moquin

Come sei riuscita a brevettare una nuova tecnica tra tricot e tessitura, coinvolgendo l'equipe di ingegneri dell’Ecole des Mines de Paris?
La problematica principale della tesi era trovare un modo di integrare di nuovo il su-misura nella creazione sartoriale contemporanea. Ho focalizzato per un anno le mie ricerche sul sistema muscolare umano per sviluppare la mia tecnica tessile, il “tricotissage”. Ogni pezzo è realizzato con un solo lunghissimo filo, ma la lavorazione manuale richiede un tempo abbastanza lungo, per cui ho proposto una partnership all’Ecole des Mines, e in particolare al gruppo di ricerca Soft Matters, per creare una macchina capace di aiutarmi nella realizzazione dei capi. Questo progetto si inserisce nell'ambito delle Nuove Ricerche sull’Artigianato Digitale.

Jeanne Vicerial intervista residenza Villa Medici
Fotografia di Leslie Moquin

Pensi che nel mondo della moda ci sia spazio per una ricerca che non sia commerciale ma vada verso la sperimentazione pura come la tua?
Questa domanda è complicata, non credo di avere un'unica risposta, ma so che è stato abbastanza difficile per me creare un progetto multidisciplinare. Infatti, quando parlo con il mondo della moda mi viene detto che faccio arte e quando mi confronto con il mondo dell'arte, la risposta è che faccio design! Penso che sia necessario ed essenziale poter disporre di libertà per attuare delle riflessioni, avere spazi per sperimentare. Tuttavia, il progetto è stato meglio accettato nel campo artistico rispetto a quello della moda, un universo che mi ha permesso di esprimere più liberamente ogni aspetto della ricerca. Possiamo parlare o fare moda senza necessariamente produrre un fatturato.

Jeanne Vicerial intervista residenza Villa Medici
Fotografia di Leslie Moquin

Perché hai deciso di concorrere per diventare borsista a Villa Medici e passare del tempo a Roma?
Durante la fine della mia tesi, ho completamente trascurato l’aspetto pratico per la teoria. Di fronte alla mancanza di opportunità per difendere un progetto multidisciplinare nel campo del design, ho deciso di interessarmi alla Villa, come luogo di una convivenza tra arte, design, artigianato e storia dell'arte. La possibilità di residenza all'Accademia di Francia a Roma a Villa Medici è un'occasione unica, perché posso per la prima volta nella mia vita esprimermi liberamente senza dover appartenere a un campo particolare.

Cosa ti affascina del rapporto tra fisionomia e corpo umano, e come lo stai sviluppando nel progetto di residenza per la Villa?
Tutto parte dal corpo, quando si fa una cucitura è come se si stesse creando una seconda pelle. Ecco perché ho iniziato a studiare quello che si trova sotto il nostro derma, ho scoperto questo favoloso tessuto muscolare. Siamo già in qualche modo esseri tessili.

E’ dal fascino per la dissezione, l’anatomia, l'analizzare e studiare il corpo umano, portando all'esterno quello che è interno, che sono nati dei pezzi sartoriali. Continuando questa ricerca sulle sculture della Villa, l'idea è quella di rianimare i corpi scultorei della Gipsoteca dell’Accademia. Inoltre, la tecnica del moulage del gesso utilizza la stessa terminologia di quella dei tessuti, una sorta gioco semantico tra lo scultore e il couturier.

Jeanne Vicerial intervista residenza Villa Medici
Fotografia di Leslie Moquin

In questo ultimo mese di quarantena com'è cambiata la tua vita e che ricadute sta avendo sul progetto di residenza che stai portando avanti?
Mi sono fermata: non potevo fare programmi, ed è così difficile immaginare pezzi, creazioni o una collezione per un futuro che non conosciamo. Ho deciso di continuare a creare con un programma giornaliero, anche in maniera un po’ effimera.

Com'è il clima tra gli artisti in residenza nella Villa e come sono cambiati i vostri rapporti?
Non so davvero come rispondere a questa domanda. Tutto è cambiato qui come ovunque.

Com'è nato il progetto delle maschere che simboleggiano una sorta di protezione o una reazione al virus, che significato hanno?
Quarantaine Vestimentaire è nato il giorno dopo l'annuncio del lockdown in Italia, dall'idea di continuare a creare e in qualche modo condividere. Rappresenta un modo di rispondere formalmente, visivamente alla crisi, stabilendo un obiettivo giornaliero, che non è necessariamente legato al concetto di protezione o di reazione al virus. Volevo fosse una cronaca mattutina diversa dalle notizie che si leggono appena svegli. Ogni giorno condivido una nuova creazione sul mio account Instagram, lasciando totale libertà e interpretazione alle forme. C'è un titolo, ma potrebbe cambiare in qualsiasi momento.

Jeanne Vicerial intervista residenza Villa Medici
Fotografia di Leslie Moquin

Che evoluzione avrà questo progetto e dove pensi di esporlo?
Questo progetto è come un diario: ho iniziato scattandomi dei selfie. Non sapevo neanche se volessi condividerli davvero. Poi ho iniziato a collaborare con Leslie Moquin, una fotografa artista residente qui a Villa Medici, che scatta rispettando il protocollo di distanza. Non ho ancora pensato al futuro, per il momento lavoro giorno per giorno.

Come cambierà il mondo della moda, o comunque l'ambiente artistico e creativo dopo la fine della pandemia?
Non lo so, ma penso che, in un certo senso, sia importante capire che la produzione stava andando troppo lontano, troppo velocemente e in modo troppo inquinante. Quel ritmo era insostenibile, speriamo che una pausa ci permetta di ripensare a sistemi di produzione diversi.

La moda è la seconda industria più inquinante al mondo e nelle ultime settimane abbiamo visto tutti un miglioramento nell'aria e nell'ambiente a seguito della chiusura delle fabbriche. Spero che si possano ripensare i nostri sistemi di consumo e, forse, essere più clementi verso il pianeta. Sarebbe terribile ricominciare come prima.

Come ti vedi nel futuro dopo l'esperienza di Roma e dopo che finalmente tutto questo finirà?
Non vedo l'ora di scoprirlo. Per il momento non lo so, non pianifico.

Quarantaine Vestimentaire continua fino alla fine della quarantena sui canali instagram di Jeanne Vicerial e Leslie Moquin

Jeanne Vicerial intervista residenza Villa Medici
Fotografia di Jeanne Vicerial
Jeanne Vicerial intervista residenza Villa Medici
Fotografia di Jeanne Vicerial
Jeanne Vicerial intervista residenza Villa Medici
Fotografia di Jeanne Vicerial

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Crediti

Intervista di Alessio de Navasques
Fotografia di Leslie Moquin
Fotografia di Jeanne Vicerial

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